Emily Brontë

Thornton 1818 - Haworth 1848
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«Ha del sangue sulle labbra!» disse lui rabbrividendo.
«E con questo?» risposi acidamente.
E gli raccontai che lei, prima del suo arrivo, aveva deciso di esibirsi in una crisi di nervi.

Emily era la sesta dei figli del reverendo Patrick, al secolo Patrick Brunty (o Brandy), il quale decise di mutare il suo cognome in Brontë in onore dell’ammiraglio Nelson di cui era fervente ammiratore e che era stato insignito del titolo di duca di Bronte (in Sicilia) da Ferdinando di Borbone in occasione della repressione della rivoluzione napoletana.
La vita di Emily fu subito costernata da lutti, tra cui la morte della madre Mary, e dispiaceri, compreso quello per la vita dissipata del fratello Branwell. Rifugiarsi in un mondo fantastico appariva ad Emily e ai suoi fratelli – e sorelle – l’unico modo per sfuggire alla solitudine. Fin da bambini i fratelli Bronte, su consiglio del padre, si dilettarono nell’ideare storie fantastiche che finiranno per confluire in un ciclo di narrativa fantastica: Angria, opera di Charlotte e Branwell, e Gondal di Emily e Anne.
Mentre Angria è interamente in prosa, in quanto Charlotte e Branwell non erano per nulla abili poeti, Gondal è una raccolta di poesie che avrà un ruolo importante nella produzione poetica della Brontë, contenendo già la maggior parte delle sue centonovantatré poesie.
Nell’immaginario brontiano Gondal è una terra irreale e gli scenari rappresentati, che si tratti della descrizione di un lago (è il caso del fantastico lago Werna) o di un paesaggio autunnale, seppur fortemente appartenenti al mondo onirico di Emily, si possono almeno in parte ricondurre ai paesaggi che la scrittrice poteva osservare da casa sua.
Il ciclo gondaliano presenta forti intrecci anche per quanto concerne le forme letterarie: i frammenti narrativi appaiono spesse volte delle liriche: sicuramente Gondal, pur nella sua forma di ibrido lirico-narrativo, ha rappresentato un banco di prova per quello che nella produzione della Brontë sarà il romanzo Wuthering Heights, il notissimo Cime tempestose. Le due opere presentano delle analogie. Gondal è un’isola del nord del Pacifico; i suoi abitanti conquistano un’isola tropicale, Gaaldine. Tra i personaggi appaiono fortemente privilegiati quelli femminili e in particolare una figura che sembra anticipare quella di Catherine di Cime tempestose.
A Gondal vige la violenza: i personaggi si direbbero crudeli, si uccidono e infliggono violenze. L’amore appare dominato dalla rabbia. I sentimenti umani, come la fedeltà e l’amicizia, sono assenti. Il mondo umano presentato in Gondal, seppur in chiave fantastica, sembra rispecchiare l’idea del mondo dell’autrice. È un suo componimento scritto in francese a Bruxelles durante il suo soggiorno nel 1842 all’Istituto Heger a darci chiarimenti a riguardo:

«la nature est un problème inexplicable, elle existe sur un principe de destruction […]».

 

In questa storia dell’umanità ricca di violenza e di distruzione sembra emergere il personaggio di Heathcliff, il protagonista maschile di Cime tempestose.
Per tutta la vita Emily continuò incessantemente a lavorare al ciclo gondaliano, tanto che molte poesie sono state scritte durante gli anni di stesura del suo romanzo, quasi che poesia e prosa potessero essere considerati un reciproco laboratorio di forme espressive. Tra Cime tempestose e Gondal l’analogia più importante riguarda proprio la struttura: come le poesie oscillano tra lirica e epica, così Cime tempestose si presenta come un racconto mistico-visionario e contemporaneamente un romanzo realistico.
Se Gondal, però, fu la prima esperienza di Emily il suo capolavoro è scuramente Wuthering Heights che venne pubblicato sotto lo pseudonimo maschile di Ellis Bell nel 1847 (una seconda edizione postuma fu curata da sua sorella Charlotte). Il titolo prende ispirazione da Wuthering Heights – luogo in cui si svolgono le vicende narrate – cioè quelle terre poste sulla sommità di un colle dove spira il vento e la pioggia è perennemente presente tanto da creare un’atmosfera spettrale. Il successo del romanzo, che oggi è considerato fra i più importanti della letteratura inglese, si fece attendere. Alcuni critici erano convinti che si trattasse di un primo esperimento letterario di Charlotte e solo successivamente si comprese la complessità del romanzo di Emily e le dovute differenze con le opere delle sue sorelle.
Relativamente a Wuthering Heights molti quesiti restano da risolvere e mostrano aspetti peculiari della personalità di Emily e una sua maggior complessità artistica rispetto a quella di Charlotte e degli altri fratelli Brontë. Se per Charlotte, Branwell e Anne l’ambiente familiare e le vicende autobiografiche costituirono una fonte di ispirazione tanto da definire le loro opere autobiografiche – almeno per buona parte -, scoprire i reali sentimenti di Emily non è così facile. In Wuthering Heights, apparentemente, non sembrano molte le tracce dell’ambiente familiare dei Brontë, se non quel paesaggio e quel clima riscontrabile anche nei testi poetici di Emily. Eppure, proprio Emily fu la sorella più legata alla brughiera e alla casa paterna, tanto da viverci per tutti i trent’anni della sua vita, eccetto che per brevissimi periodi di lontananza!
Cime tempestose, invece, nasconde al suo interno vicende e conflitti non troppo estranei a casa Brontë; la rovina di Branwell, la mitezza di Anne.
Luci ed ombre restano, inoltre, per quanto concerne l’attribuzione dell’opera della Brontë al genere della letteratura gotica. Alcuni elementi ci autorizzano a considerare Cime tempestose un romanzo gotico per eccellenza: l’arrivo di un trovatello inquietante e dal passato oscuro; Wuthering Heights descritta come violentemente travolta dal vento, ricorda i castelli in rovina che fanno da sfondo ai romanzi gotici; l’amore dell’eroina Cathy verso una natura cosi selvaggia e inquietante ricorda le eroine di Ann Radcliff; gotico, infine, risulta essere l’amore che Heathcliff prova per Cathy anche dopo la morte di lei e che lo spinge ad atteggiamenti estremi, come il gusto necrofilo di voler vedere il cadavere della donna amata.
Emily seppe dar vita ad un romanzo dalle mille sfumature, e quei tratti insieme romantici e gotici sembrano esprimere a pieno quell’attrazione per il sublime e l’abisso, che attrae e piace ancora così tanto oggi. Per questo motivo Cime tempestose dopo più di un secolo dalla sua pubblicazione continua ad affascinare tantissime ragazze fino a diventarne una tappa essenziale nella loro formazione letteraria e forse sentimentale.
Emily morì di tubercolosi dopo la morte di Branwell causata dalla tisi: dopo aver tentato per anni di curare il morbo, decise di farsi morire e raggiungere suo fratello – autore del ritratto che ci rimane di lei (Londra, National Portrait Gallery) – e i suoi cari che aveva perso lungo il breve percorso della sua vita.
Morì il 19 Dicembre 1848 nella sua amata casa paterna a Haworth immersa nella brughiera inglese, seguita a pochi mesi di stanza dalla sua affezionatissima Anne.

Immagine: Patrick Branwell Brontë, Emily Brontë, National Portrait Gallery, London, 1833 ca.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Bompiani G., Lo spazio narrante, etal edizioni

Robert M., Roman des origines et origines du roman, Grasset, Paris 1972

Moers E., Literay women, Doubleday, Garden City, New York, 1976

Punter D., Storia della letteratura del terrore. Il “Gotico” dal Settecento a oggi, Editori Riuniti, 1997

Sonia Favale

Si è laureata in Lettere classiche discutendo una tesi in Storia del cristianesimo antico nel 2005 e nel 2012 ha conseguito una seconda laurea in Filologia moderna presentando una tesi in Letteratura latina. Dal 2007 è docente di lettere. Tra i suoi interessi, un posto dominante è occupato dalla storia e dall’archeologia e dall’amore per la lettura, specie se di gialli e thriller storici. Da poco collabora con la rivista «Instoria».

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