Emma Hellenstainer

Sankt Johann 1817 - Merano 1904
Download PDF

Ancora oggi, passeggiando per l’Alta Pusteria, non puoi non incontrare qualche cosa che parli di lei, che la ricordi. E non solo a Villabassa, dove abitò. Anche i cartelli che indicano i sentieri raccontano della sua incredibile e operosa vita.

Emerentia Hausbacher nasce il 23 aprile 1817 nell’impero austro-ungarico, all’indomani della Restaurazione. Il paese di nascita è Sankt Johann nel Kronland Tirol, signoria dei conti del Tirolo, uno dei principali territori dei domini del casato degli Asburgo.

A Sankt Johann gli Hausbacher gestiscono l’albergo Grauer Bär (Orso grigio) ed è qui che la giovane Emerentia – da subito Emma – inizia a lavorare per aiutare i genitori. Costoro sono benestanti, lungimiranti e intelligenti e la mandano a studiare, prima, dalle Orsoline a Innsbruck (dove impara, tra le altre cose, l’arte del ricamo e l’italiano) e, poi, a Salisburgo, dove nel 1829 ha aperto la nuova Gasthof zu den drei Alliierten (i tre alleati erano le potenze della Santa Alleanza) nella Cammerlohrhaus (Getreidegasse 12). È qui che Emma si appassiona all’arte della cucina salisburghese e viennese: giovane entusiasta, scrive subito un libro di ricette.

Quando la madre eredita la gestione del Bräugasthof di Toblach (Dobbiaco) e il nuovo birrificio sul torrente Rienza, ne affida la direzione alla giovane e bella figlia che, tornata dalle grandi città, le sembra ora in grado di gestire locanda e birrificio. L’impresa può avere successo grazie anche all’apertura nel 1833 della Strada d’Alemagna, la via imperiale che raggiunge la valle d’Ampezzo e aumenta il traffico di persone e oggetti nell’Alta Pusteria. La Mitteleuropa è così collegata a Venezia, al Mediterraneo.

Emma arriva a Dobbiaco accompagnata dalla balia e dai consigli materni, come quello di lachen darfst du nie (non ridere mai). Ma tra i frequentatori della Bräugasthof è Joseph Hellenstainer, il figlio del postiere di Niederdorf-Villabassa che gestisce il servizio di carrozze e i cavalli di posta. Quando un giorno lui le regala dei tipici orecchini ampezzani, Emma ride… e si sposa.

Siamo nel 1842: Joseph e Emma convolano a nozze e, poco dopo, lei vende l’azienda di Dobbiaco. Insieme al marito va a stare a Villabassa, ove assumono la gestione dell’albergo Zum Schwarzen Adler (all’Aquila nera) che Joseph ha da poco ereditato. Anche Villabassa, a soli sei chilometri da Dobbiaco, sta per risentire del grande traffico indotto dalla Strada d’Alemagna e il loro albergo è proprio nella piazza del paese. Con la nuova strada Villabassa diviene ufficio doganale di prima classe, da dove transitano merci di ogni sorta provenienti da Venezia e Trieste e destinate a Innsbruck. Impiegati, controllori, spedizionieri, doganieri e osti stanno per vivere un periodo di intenso lavoro.

Mentre Joseph si occupa prevalentemente dell’impresa di trasporti (con la sua carrozza di servizio collega Bressanone a Lienz passando per Villabassa) e di spedizioni (che apre nel 1852), Emma assume la guida dell’albergo. Tra il 1844 ed il 1856, mentre nascono sei figli (quattro femmine e due maschi), tiene in mano le redini dell’attività alberghiera. Si occupa soprattutto delle questioni “interne”, cioè del personale, dell’ambiente, degli ospiti; sovraintende anche al giardino e all’orto, alla cucina e alla cantina e, quindi, anche al loro maso. Joseph, invece, si occupa delle questioni “esterne”, cioè dell’impresa di trasporti, degli affari commerciali (le cose erano legate ché al tempo tutto il trasporto avveniva su carri trainati da cavalli) e dei tanti contatti che entrambi iniziano ad avere.

Nel 1858, dopo sedici anni di matrimonio, Joseph Hellenstainer muore, all’età di 50 anni, a causa di una disfunzione renale. I figli sono minorenni. Emma non ha ancora 40 anni, è vedova, ma non si arrende. Anzi, assume su di sé anche le responsabilità del marito come, appunto, la gestione dell’impresa di spedizioni e trasporti.

Grazie alla cordialità e al suo saper unire ospitalità e competenza, consigli pratici (tanto in tedesco quanto in italiano) e piatti viennesi sopraffini, la fama dell’albergo comincia a diffondersi. Il successo è dovuto non solo alla cura prestata all’ottima cucina e al servizio impeccabile, ma anche all’attenzione per l’arredamento delle stanze e ai tanti sapienti suggerimenti che dà ai suoi ospiti per, ad esempio, percorrere il sentiero più panoramico, visitare il lago più azzurro, sostare sul prato più ampio e magari pregare nella chiesa meglio affrescata. Come la breve passeggiata che si fa partendo dall’albergo per raggiungere la chiesetta nel grande campo, là dove il terreno si fa paludoso: Sankt Magdalena im Moos (che se non si conosce non si trova) venne fatta edificare e affrescare nel 1490 da Paola Gonzaga (figlia di Ludovico III Gonzaga, marchese di Mantova, e di Barbara di Brandeburgo) ed è una meraviglia. Le idee non mancano. Frau Emma si occupa e preoccupa davvero di tutto e di tutti. È una padrona di casa perfetta. Ognuno è importante e a proprio agio; ogni ospite si sente casa propria. Villabassa sta diventando una località famosa e Frau Emma ne è il cuore pulsante.

Sono questi gli anni nei quali si inizia a viaggiare per diletto, per curiosità intellettuale, per curare qualche affezione morbosa alle sorgenti minerali dalle proprietà curative, future stazioni termali. Tra queste divengono subito famose la Hirschbrunn di Braies, Weiherbad e Maistatt presso Villabassa, i Bagni Waldbrunn a Welsberg (Monguelfo) e quelli della Salomonsbrunn ad Antholz (Anterselva). Persone di cultura, musicisti, scrittori e pittori cercano ora nel viaggio non solo il riposo e l’aria fresca, ma anche l’ispirazione tanto attesa; teste coronate non solo il riposo, ma anche il diletto. È il turismo l’ultima moda nell’élite europea. All’Aquila Nera fa tappa l’alta aristocrazia viennese, dall’Infanta Isabella di Bourbon-Parma, sposa di Giuseppe II, all’Imperatore Francesco Giuseppe, dall’Imperatrice Sissi all’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando e al Conte Esterhazy d’Ungheria. Tutti, aristocratici e non, affrontano lunghi viaggi disagevoli per godere dello splendido paesaggio della montagna con tappa obbligata a Villabassa allo Schwarzer Adler di Frau Emma. Si dice che dopo un soggiorno all’Aquila Nera gli ospiti segnati da tristezza ritrovino la gioia di vivere, quelli affetti da disturbi intestinali si sentano risanati. L’Aquila Nera si trasforma in uno dei più rinomati alberghi d’Europa. Emma diviene l’albergatrice più famosa non solo del Tirolo. Basta il suo nome per raggiungerla da ogni dove. La prova? Una cartolina spedita da un turista americano grato dell’ospitalità ricevuta e indirizzata a «Frau Emma, Europa» giunge a destinazione. Emma entra nel mito, da viva.

Ma c’è dell’altro. La bella Emma organizza gite e passeggiate su per i monti. Motiva e incoraggia i giovani scalatori che dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dall’Austria stanno arrivando numerosi: sono i pionieri dell’alpinismo. Sono questi gli anni in cui si scopre la montagna da scalare e la vetta da conquistare. L’Alta Pusteria è la porta d’ingresso per i Monti Pallidi: per le Dolomiti di Braies e di Sesto. Dopo la scalata del Pelmo, la prima cima dolomitica ad essere vinta il 19 settembre 1857 per opera dell’irlandese sir John Ball (1818-1889), è la volta degli austriaci Viktor Wolf Edler von Glanvell (1871-1905) e Paul Grohmann (1838-1908); quest’ultimo vince, in sequenza, alcune delle più importanti cime dolomitiche. Convintissima di questo nuovo modo di affrontare la “sua” montagna, nel 1869 Emma diviene il primo socio femminile del Deutscher Alpenverein, un’associazione aperta in principio solo agli uomini e, poi, cofondatrice della sezione Alta Pusteria dell’Alpenverein stesso. E per facilitare questo “nuovo corso” assume alle sue dipendenze Josef Appenbichler, la famosa guida alpina del maso Schneiderhof di Braies. Gli ospiti dell’Aquila Nera possono davvero scalare in tutta sicurezza.

Il 1871 è un anno di svolta per la Pusteria. Arriva il treno e, proprio grazie alle capacità persuasive di Emma e ai suoi contatti, la ferrovia meridionale (Südbahn) passa in prossimità di Villabassa. L’inaugurazione ufficiale del tratto ferroviario, che collegava Fortezza a Lienz, avviene il 20 novembre 1871: Vienna e Monaco sono sempre più vicine.

Nel 1884, in occasione della mostra culinaria viennese, venne insignita della medaglia d’argento per il suo burro da tè.

Villabassa si riprende dall’incendio del 1902, così come si era ripresa dall’alluvione del 1882. Emma non si era fermata. Con il figlio Eduard aveva concepito e costruito il Grand Hotel al Pragser Wildsee, il meraviglioso lago di Braies, inaugurato nel luglio 1899, l’anno in cui l’Imperatore Francesco Giuseppe aveva conferito alla “famosa signora Emma“ la Croce d’oro al merito. Della progettazione del Grand Hotel era stato incaricato Otto Schmid (1857-1921), l’architetto viennese che aveva concepito una costruzione tale da armonizzarsi perfettamente con il paesaggio alpino in cui è immersa. Doveva essere una cosa unica e tale fu.

Qui sul lago di Braies, dove Gustav Mahler (1860-1911) comporrà tra qualche anno il suo struggente Das Lied von der Erde (Canto alla Terra), Emma passerà ogni estate dell’ultimo periodo della sua vita. Gli inverni, invece, li trascorrerà a Merano dove morirà il 9 marzo 1904, all’età di 87 anni.

 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Brigitte Gasser Da Rui, Emma Hellenstainer, in FemBio, Notable, Women, International, su
http://www.fembio.org/english/biography.php/woman/biography_3rd/emma-hellenstainer

Hans Günter Richardi, Die Wirtin. Das Leben der Emma Hellenstainer, Lavis Hans-Günter Richardi, s. l. 2014

Emma Hellenstainer: la pioniera del turismo delle Alpi in Europa, in
https://www.tre-cime.info/it/villabassa/villabassa/vivere-villabassa/emma-hellenstainer.html

“Frau Emma” pioniera del turismo, in https://www.villabassa.eu/it/Frau_Emma_pioniera_del_turismo

Paola Cosmacini

È medico, specialista in radiologia. Da alcuni anni si occupa di storia della medicina dell’antico Egitto e di paleoradiologia. È responsabile della rubrica di Paleoradiologia per la rivista «Il radiologo». Collabora con il Museo di Storia della Medicina dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre a lavori di carattere scientifico, ha scritto Alla ricerca dell’arte necessaria. Storia di un medico, di un papiro e di una mummia (Iacobelli 2009), Il medico delle mummie. Vita e avventure di Augustus Bozzi Granville (Laterza 2013), Il medico d’oggi è nato in Egitto. Alle origini del pensiero medico moderno (Piccin 2015) e Paleoimaging (Il radiologo 2018).

Leggi tutte le voci scritte da Paola Cosmacini