Femonoe

Poeta pre-omerica
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Insieme ad Erofile Eritrea, Senoclea, e Sibilla, Femonoe – nome parlante per “mente oracolare” – è annoverata tra le poetesse esametriche ante Homerum. Femonoe pertanto è una figura mitica della letteratura greca e non una poetessa realmente esistita come lo furono, tra le altre, Saffo in età arcaica, Prasilla, Telesilla e Mirtide in epoca classica, Anite e Nosside nel periodo ellenistico.

Tuttavia la sua vicenda illumina anche elementi storicamente rilevanti. Pausania, nella Guida della Grecia (X 5. 7), ci racconta che Femonoe fu la prima profetessa di Apollo e che cantava i suoi oracoli in esametro. La fama degli oracoli esametrici di Femonoe si protrasse a lungo. Abbiamo infatti diverse testimonianze tarde, che concordano nell’attribuire a Femonoe l’invenzione del verso esametrico e, di pari passo, dell’epos (epos > dal verbo epomai “seguire”), in tempi mitici dunque l’oracolo in esametro, così chiamato perché conforme ai fatti profetizzati e poi realmente accaduti. Di particolare importanza a questo proposito è la testimonianza negli Anecdota Graeca (Vol. IV, p. 316, 4-6 Cramer), secondo la quale Tespi sarebbe stato l’inventore della tragedia, Epicarmo l’inventore della commedia e Femonoe l’inventrice dell’esametro.

Nei manuali di letteratura greca (in italiano e non) non si cita mai questa testimonianza e quindi non si ricorda mai Femonoe come inventrice mitica dell’esametro, mentre si ricordano sempre però Tespi ed Epicarmo, facendo riferimento alle testimonianze nella Poetica aristotelica (Poet. 1448 a 33-34, 1449 b 4-7), nelle Vite e dottrine dei filosofi illustri di Diogene Laerzio (3. 56) e nei Discorsi di Temistio (Or. 26. 316d).

Attraverso la figura di Femonoe la tradizione mitica greca ci restituisce un’origine femminile ed esclusivamente oracolare della poesia epica. L’unico oracolo di Femonoe a noi pervenuto ci è tramandato da Pausania, sempre nel decimo libro della sua Guida della Grecia (X 6. 6-7). In questo oracolo Femonoe vaticina che Apollo, con una delle sue frecce, avrebbe ucciso l’uomo predatore del Parnaso. Stando a Pausania, l’uomo in questione sarebbe stato un figlio scellerato di Crio, signore dell’Eubea, che saccheggiò per ben due volte il tempio di Apollo a Delfi. Questo fu il motivo che avrebbe indotto gli abitanti di Delfi a cercare aiuto presso Femonoe e consultare il suo oracolo. L’oracolo recita così:

“da vicino una grave freccia Febo scaglierà contro un uomo
che depreda il Parnaso; e purificheranno le mani dal delitto
uomini di Creta, e la gloria di questa impresa non perirà mai”.

Alla “pioniera delfica dell’epos”, come De Martino definisce Femonoe nella sua importante monografia dedicata alle poetesse greche (all’oggi la più completa e scientifica), si attribuisce anche l’invenzione della massima delfica “conosci te stesso” (Diogene Laerzio I 40 = Antistene FGrHist 508 F 3). Questo dato ci autorizzerebbe a supporre un’origine tutta oracolare e femminile della pratica filosofica in Grecia. Sappiamo infatti che per Platone (Protagora 343a-343b) le massime delfiche “conosci te stesso” (gnothi sauton; lat.: nosce te ipsum) e “nulla di troppo” (meden agan; lat.: ne quid nimis) erano delle massime filosofiche testimonianti la concinnitas del pensiero filosofico ai suoi albori. Se dunque sulla scia di Platone Femonoe, in quanto autrice del detto “conosci te stesso”, può essere considerata una filosofa ante litteram, sembra legittimo ricondurre alla tradizione mitica oracolare, e specificatamente femminile, non soltanto l’invenzione dell’epos, ma anche l’invenzione dell’indagine filosofica. È interessante notare a questo proposito che da una testimonianza su Femonoe nel Libro dei sogni di Artemidoro (IV 2 = Femonoe 26 F 2 Del Corno) possiamo ricostruire l’immagine di una Femonoe dedita a questioni filosofiche: la profetessa delfica infatti avrebbe disquisito delle cose esistenti per natura e di quelle esistenti per convenzione, anticipando quell’indagine sulla natura (physis) e sulla legge (nomos) con la quale si fa coincidere la nascita della filosofia greca.

Nell’ambito della sua attività oracolare, Femonoe si occupò anche di oniromantica e/o ornitologia, come possiamo dedurre da due testimonianze nella Storia naturale di Plinio (X 7 e 21). Secondo il primo passo pliniano, Femonoe avrebbe fornito una descrizione ornitologica del morphnos (una varietà di aquila), senza però alcun riferimento esplicito alle caratteristiche divinatorie dell’uccello. Il secondo passo di Plinio invece ci riporta che Femonoe classificò il triorche (una specie di falco) al primo posto fra gli uccelli di buon augurio. Le doti divinatorie di Femonoe dovettero godere di grande fama. L’indovino Melampo, celebre per le sue pratiche di palmomantica, cita Femonoe nel suo trattato sulle vibrazioni, Peri palmon mantikes (Melampo, Περὶ παλμῶν, 18-19 Diels).

Fonti, risorse bibliografiche, siti

All’oggi non ci sono studi critici su Femonoe, fatta eccezione per il capitolo “Il parto dell’esametro”, pp. 113-127 nel libro del grecista Francesco De Martino sulla poesia femminile in Grecia (Poetesse greche, Bari 2006). Non mancano tuttavia studi sull’origine oracolare dell’epica greca, C. Autran, Homère et les origines sacerdotales de l’ épopée grecque, Vol. 1, Paris 1938, pp. 38-68 (“ ‘L’invention’ de l’hexamètre d’après la tradition”); J. Bérard, “Remarques sur les origines sacerdotales de l'épos homérique”, Revue Archéologique 21 (1944), 35-43, e, di pari passo, sull’oracolo in esametri, H. W. Parke, “The use of other than hexameter verse in Delphi oracles”, Hermathena 65 (1945), 58-66 e “Apollo and the Muses, or prophecy in Greek verse”, Hermathena 130/131 (1981), 99-112, e sul rapporto tra sapienza oracolare e filosofia (notamente lo studio di Giorgio Colli, La Nascita della filosofia, Milano 1975). Non è da escludere che l’edizione del trattato inedito “Orneosophium” possa fare emergere nuove notizie importanti su Femonoe, in particolare a riguardo della sua attività oniromantica e del suo studio degli uccelli. Dell’Orneosophium si conservano vari manoscritti, di cui uno a Parigi (Grec 2246 alla BnF, Bliothèque Nationale de France) e uno a Uppsala (Gr. 35, Uppsala University Library). Sulle poete greche vedi anche Vittoria Longoni, C'era in Atene una bella donna, Enciclopediadelledonne.it i libri, 2018

Giulia Maria Chesi

Ricercatrice in letteratura greca alla Humboldt-Universitaet di Berlino. Ha pubblicato un saggio sull’Orestea di Eschilo (The play of words, De Gruyter 2014); sta terminando la sua tesi di abilitazione su Omero (From Cyclopes to cyborgs. Odysseus technologicus and the future of AI), e insieme a Francesca Spiegel sta editando un volume sulle teorie postumane e la loro applicabilità alla letteratura classica (Undoing the human. Classical literature and the Post-human).

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