Franca Rame

Parabiago 1929 - Milano 2013
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«…“recitare” significa tradurre con gesti e parole la scrittura, convincere usando il minimo dei mezzi, sia vocali che gestuali, non strafare, evitare gli effetti facili e soprattutto comunicare.(…) accetto di essere classificata «attrice”, ma con l’aggiunta di qualche altra definizione. Nella compagnia in cui sono nata e cresciuta ho imparato tutto quello che può servire per fare questo mestiere, dal restaurare un costume a calare un fondale»[1].

Attrice, scrittrice, attivista politica, Franca Rame ha partecipato a rivoluzioni di scena, pensiero e azione che hanno segnato la nostra storia più recente. Sceneggiatrice e attrice accanto al marito Dario Fo, ha contribuito a tradurre con gesti e parole la scrittura del nostro tempo, dando voce a personaggi femminili e maschili che mai avevano avuto lo spazio e la luce della scena.
Nata nella provincia di Milano in una famiglia di attori, burattinai e marionettisti attiva nel Nord Italia fin dal XVIII secolo, Franca Rame debutta a teatro all’età di tre anni. Come rievocato dalla stessa artista nelle memorie della sua vita “all’improvvisa” (espressione che nella commedia dell’arte indica l’andare a soggetto, fuori dal testo), nella compagnia girovaga Famiglia Rame le donne avevano un ruolo cruciale: si occupavano dei costumi e delle attrezzerie di scena e sceglievano e gestivano le abitazioni in affitto; la madre, in particolare, curava l’educazione dei figli e insegnava loro le parti da recitare. L’ultima parola sulle decisioni importanti che riguardavano il programma teatrale spettava proprio alla madre di Franca, e di fatto l’intera famiglia contava un maggior numero di donne.
Nella Famiglia Rame, Franca cresce e recita fino al 1950-51, periodo in cui lascia la famiglia e si trasferisce a Milano per lavorare sia a teatro che per il cinema: il suo primo film, nel 1952, è Papaveri e papere di Marcello Marchesi, con Walter Chiari. Nel 1951, lavorando al Teatro Odeon, conosce Dario Fo.
Nel 1954 Franca e Dario si sposano a Milano nella basilica di S. Ambrogio, e l’anno successivo si trasferiscono a Roma, dove nasce il figlio Jacopo. Scrive anni dopo Franca: «Credo che per una donna sia il momento più bello della vita, aspettare un bambino»[2]; e ancora: «Passa una vita… ed ecco la mia creatura, il mio bambino! Ben lavato e profumato di meraviglie, è qui tra le mie braccia. Mi sto sciogliendo di gioiosa emozione e felicità che non si può raccontare»[3].
Nel 1957, dopo aver interpretato alcuni film “di cassetta” (tra i quali: Amarti è il mio destino, di Ferdinando Baldi e Rascel Fifì, di Guido Leoni e sceneggiatura di Dario Fo) e spettacoli teatrali di grande successo, Franca torna a Milano con il marito, e i due fondano la compagnia Fo-Rame. Fo è autore, attore, regista, scenografo e costumista della compagnia, mentre Franca è prima attrice, collaboratrice all’allestimento dei testi e responsabile dell’amministrazione.
Il sodalizio artistico Fo-Rame durerà per oltre cinquant’anni, con centinaia di spettacoli di diversi generi: farsa e commedia dell’arte (tra cui Comica Finale, del 1957, tratto dalle farse ottocentesche dei canovacci della famiglia Rame e Isabella, tre caravelle e un cacciaballe, del 1963, in cui per la prima volta la protagonista è una “giullaressa”); teatro politico (tra cui Bandiere rosse a Mirafiori – basta con i fascisti! di Fo, Rame e Lanfranco Binni, del 1973); teatro civile e sociale, tra cui Lo stupro, che è la dimostrazione più drammatica di come il teatro fosse per lei il modo di trasformare l’esperienza. Il monologo rievoca con stile asciutto la violenza subita dall’artista nel 1973 da cinque neofascisti a Milano, che verranno condannati molti anni dopo (nel 1998, al termine del processo, i mandanti della violenza sono identificati in alcuni alti ufficiali dei Carabinieri della Divisione Pastrengo[4]. La coppia Fo-Rame era divenuta un obiettivo politico. Ancora sulle relazioni fra uomini e donne Parliamo di donne, spettacolo incentrato sulla condizione femminile e Tutta casa, letto e chiesa, la prima opera a doppia firma Rame – Fo, entrambi del 1977; Io, Ulrike grido e La Madre – quest’ultimo scritto con Fo – del 1982; Coppia aperta, quasi spalancata, del 1983; Parti femminili (Una giornata qualunque e Coppia aperta), del 1986; la rassegna organizzata al Teatro di Porta Romana di Milano Un palcoscenico per le donne e lo spettacolo Sesso? Grazie, tanto per gradire, tratto da un testo del figlio, entrambi del 1994.
Nel corso degli anni, gli spettacoli hanno portato sulla scena sempre più direttamente la cronaca del momento, affrontando temi sociali, storici e politici inclusi la condizione delle donne, lo status delle madri lavoratrici, il divorzio, l’aborto, la violenza sessuale, l’abuso di stupefacenti, la condizione dei detenuti in carcere, il fascismo e la Resistenza.
Franca Rame ha esercitato una lingua teatrale diretta, dall’apparenza non letteraria ma in realtà meditata e antica, una parola pulita, graffiante e forte che il teatro dell’arte aveva scritto per tanti anni nel suo patrimonio genetico, e che anche per questa sua incisività poteva facilmente diventare una parola politica, saldamente ancorata ai valori democratici che muovevano il suo impegno civile.
La sua sapienza teatrale permette di attirare l’attenzione su temi scottanti in modo ironico e provocatorio, e di trasformare la sapienza della commedia dell’arte in un focolaio culturale calato nell’attualità che diventa con ciò stesso politica.
Come rivela lo stesso Dario Fo in occasione dei funerali della moglie, nel maggio 2013, «Franca ed io abbiamo quasi sempre scritto i testi del nostro teatro insieme. Io mi prendevo l’onere di mettere giù la trama, quindi la illustravo e lei proponeva delle varianti; spesso le recitavamo a soggetto, “all’improvvisa” come si dice. Questo era il metodo preferito, ma non sempre funzionava. Si discuteva a volte ferocemente, si buttava tutto all’aria e si ricominciava da capo. In verità poi mi ritrovavo a dover riscrivere il testo da solo. Poi lo si discuteva con più calma insieme e si giungeva a una versione che funzionasse e che andasse bene a tutti e due. Franca è stata l’autrice unica di alcuni testi. Ci sono opere che furono stese da lei completamente a mia insaputa»[5].
Nel 1969 rinasceva, su iniziativa della Comune di Dario Fo e Franca Rame, Soccorso Rosso, un movimento atto a raccogliere fondi e sostegno per i molti detenuti politici che riempivano le carceri negli anni di piombo, attivo fino al 1985.
Nel 1980, Franca, Dario e Jacopo fondano la Libera università di Alcatraz, agriturismo culturale in Umbria tuttora operante.
Franca Rame ha ricoperto la carica di Senatrice nel Parlamento italiano dal 2006 al 2008, anno in cui rassegna le dimissioni.

NOTE
1. Franca Rame – Dario Fo, Una vita all’improvvisa, Guanda, Parma, 2009, p. 109.
2. Idem, p. 98.
3. Idem, p. 103. Nelle sue memorie, Franca Rame rievoca una precedente gravidanza, interrotta illegalmente con un aborto: «Stavamo male come due cani che avevano perso la strada di casa, in più io mi sentivo così colpevole, d’essere certa che non avrei più osato guardare negli occhi mia madre. Duemila anni di pregiudizi erano il pane quotidiano che molta gente ha mangiato. Io, con mia madre onestamente cattolica osservante e convinta, ne ho fatto indigestione».
4. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/02/10/carabinieri-ci-dissero-stuprate-franca-rame.html5. Trascrizione del discorso di Dario Fo, contenuto nel video: È morta Franca Rame dal sito di RepubblicaTv.
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Franca Rame - Dario Fo, Una vita all'improvvisa, Guanda, Parma, 2009.

Luciana D'Arcangeli, I personaggi femminili nel teatro di Dario Fo e Franca Rame, Franco Cesati Editore, Firenze, 2009.

Luciana D'Arcangeli, The Rape by Franca Rame: Political Violence and Political Theatre in Pierpaolo Antonello - Alan O'Leary (a cura di) Imagining Terrorism: The Rhetoric and Representation of Political Violence in Italy, 1969-2009, Legenda, Oxford, 2009, pp. 101–115.

Margherita Zanoletti

È nata e vive a Milano. Compiuti gli studi a Milano, Londra e Sydney si occupa di arte e scrittura del Novecento, pubblicando traduzioni, articoli e saggi. Ha insegnato italiano in Australia (University of Sydney, Macquarie University) e dal 2010 è subject e reference librarian per la Biblioteca di Ateneo dell’Università Cattolica di Milano. Con Francesca Di Blasio ha scritto un libro sulla scrittrice aborigena Oodgeroo Noonuccal, che contiene la prima traduzione italiana della raccolta poetica We are Going (Università di Trento, 2013).

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