Freda Kelly

Liverpool 1945 - vivente
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Freda Kelly è stata segretaria dei Beatles  e ha lavorato per loro sino al 1972.  Nel 2013 è apparso il film documentario a lei dedicato, Good ol’ Freda, di Ryan White (tit. it. La segretaria dei Beatles).
Nasce a Liverpool, ed è ancora bambina quando viene a mancare sua madre. Come tante ragazze del ceto medio Freda frequenta una scuola professionale. A17 anni lavora come dattilografa in un ufficio pieno di impiegate che, come lei, battono a macchina ininterrottamente, in un frastuono assordante. La svolta della sua vita avviene per caso. Un giorno, insieme a un amico, capita al Cavern. È un seminterrato fumoso, buio, una ex cantina con archi e uno spazio centrale dove sono ammucchiate un centinaio di sedie; in fondo, sopra un piccolo palco si esibiscono giovani musicisti.
È il 1961. Freda sente suonare per la prima volta quattro sconosciuti, che giocano a fare i duri vestiti di pelle nera e si divertono come matti scherzando con il pubblico, in gran parte femminile. Li ascolta rapita (“non avevo mai sentito niente di simile…”) e si ferma a chiacchierare con loro. Terminato il lavoro di dattilografa, torna al Cavern ogni giorno fino a diventarne una presenza abituale, “quasi parte dell’arredo”, dice lei.
Col tempo, cresce la confidenza con i quattro ragazzi: Paul il simpatico, John l’ombroso, George il taciturno e Pete il bello, che verrà presto sostituito da Ringo.
Un’altra loro ammiratrice, Bobbie Brown, aveva fondato The Official  Beatles Fan Club e chiede a Freda se vuole aiutarla; lei accetta, un po’ per gioco, sino a occuparsene da sola quando Bobbie si trasferirà.
La assiduità di Freda al Cavern e i suoi modi amichevoli non passano inosservati e una sera Brian Epstein, manager del gruppo, le propone di lavorare per loro: lei risponde semplicemente: “andiamo!”  Così le viene approntato un piccolo ufficio all’interno del Nems, il magazzino di elettrodomestici e dischi degli Epstein, a Liverpool. Ingenuamente Freda aveva indicato come indirizzo del Fan Club il suo domicilio; in breve tempo tempo però le lettere aumentano, sino a diventare sacchi di posta, sotto lo sguardo sgomento del padre che non trova più nemmeno le bollette di casa.
La dimensione mondiale del successo  dei Beatles è una sorpresa anche per lei.
Il suo compito si rivela entusiasmante per un verso, ma anche immenso: si trova a rispondere a 3000 lettere al giorno. Lavora fino a notte fonda per cercare di rispondere a tutti, anche alle richieste più stravaganti (“mi mandi i capelli di Paul?…”; “Ti invio questa federa, puoi chiedere a Ringo di dormirci sopra e rispedirmela?”) e, quando i “ragazzi” – come li chiama – passano dall’ufficio li blocca per soddisfare quelle richieste o far autografare le foto che poi invierà alle fan; spesso, a sorpresa, si fa trovare nelle rispettive case quando sa di poter trovare Paul o George, o John o Ringo: “mentre stai lì a guardare la televisione mi puoi firmare un po’ di roba…?”
Con grande naturalezza ritiene doveroso soddisfare tutte queste richieste, e rifiuta qualunque stratagemma – suggeritole dal suo datore di lavoro, come l’uso di timbri per le firme – per sbrigare quella valanga di corrispondenza.
Nel 1968 i Beatles prendono casa a Londra e aprono l’Apple’s Studio. Freda vorrebbe seguirli ma il padre è contrario; a malincuore Freda si presenta a Brian Epstein e annuncia le  proprie dimissioni che vengono però rifiutate dal manager e, con forza,  dal gruppo; così Freda mantiene il suo impiego a Liverpool e va a Londra solo saltuariamente.
Con il successo internazionale del gruppo spetta a lei spesso mantenere i contatti con le famiglie, diventandone amica e confidente.
Pur conservando la sua naturale gentilezza è una tigre nel difendere la vita privata dei suoi amici. Con la stessa perseveranza rifiuta ogni possibilità di ottenere vantaggi economici dalla sua posizione privilegiata, invidiata da milioni di giovani in tutto il mondo.
Nel frattempo, dall’agosto 1963, viene pubblicato un periodico,  «The Beatles Book Montly Magazine » a cura di Sean O’ Mahony, edito da Jonny Dean, con l’approvazione di Epstein e degli stessi Beatles, al quale Freda collabora molto attivamente.
Alla fine degli anni ’60 Freda, così vicina ai quattro di Liverpool,  capisce che ormai il gruppo non esiste più, John, Paul, George e Ringo hanno una propria vita e differenti interessi e ambizioni. Continua a lavorare per loro fino al 1972,  anche dopo la mitica session sui tetti della Apple, il 30 gennaio 1970 che segna di fatto, la fine del gruppo.
Chiuso ufficialmente il Fan Club, nell’ultimo «Beatles Book »,  (dicembre 1969) l’editoriale di Freda si conclude con “please do not write again”. Nonostante ciò, per altri tre anni,  continuerà da casa a rispondere a tutte le lettere che le arriveranno.
Terminata quella intensa esperienza, Freda ripone in soffitta tutto il materiale relativo al gruppo: fotografie, documenti, appunti, ritagli di giornali. E anche se, solo con gli autografi, avrebbe potuto arricchirsi, ne regala gran parte ai fan e  inizia una nuova fase della sua vita.
Si sposa con Brian Norris e dal loro matrimonio nascono due figli, Rachel  e Timothy, prematuramente scomparso. Freda riprende a lavorare come segretaria in uno studio legale.
Nel 2013, alcuni anni dopo la nascita del nipote, accetta di raccontarsi nel documentario citato. Concluderà la serie di interviste dicendo: “…ero e resto una fan dei Beatles ma non avrò più bisogno di raccontare questa storia, ora che tutto è registrato”.
Varie le sue apparizioni cinematografiche: nel ruolo di Mrs Harrison, partecipa a Blackbeat che racconta del periodo antecedente al grande successo dei Beatles, quando, ancora sconosciuti, suonarono ad Amburgo (1994 Ian Softley); compare anche come passeggera del bus in Magical Mistery Tour (1967 George Harrison – Bernard Knowles).
Nel ruolo di se stessa appare inoltre in alcuni documentari musicali: Love me do: The Beatles ’62 (2012 Peter Trollope); I was there: when the Beatles played in the Cavern (2011 John Piper); Magical Mistery Tour Memories (2008 Dave Lambert).

Luigi Cesareo

Luigi Cesareo (1953) scrive raramente. Si interessa di Spagna e del mondo che ruota intorno alla Corrida e alla tauromachia, dal quale è rimasto folgorato una mattina di luglio, a Ronda. Ha scritto alcuni racconti su questi temi. Altri incontri decisivi: Totò, Achille Campanile, Eduardo, Van Morrison. Suona il basso elettrico e ha due bambini.

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