Giovanna Cavazzoni

Milano 1931 - 2016
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“Perché fa tutto questo, perché assistere chi percorre il tratto terminale della sua esistenza?”
Giovanna Cavazzoni non ebbe dubbi e replicò, senza esitazioni: “Perché la mia esistenza poggia su una fede alimentata da un insopprimibile bisogno di giustizia; perché il verbo servire ha caratterizzato tutte le fasi della mia vita; perché mio padre m’ha insegnato a condividere senza paura anche le diversità in apparenza più scioccanti”.
Così è sempre stata Giovanna Cavazzoni. Si è sempre sentita investita da un privilegio riservato a poche, fortunate esistenze: avere inseguito un sogno che s’è fatto realtà, avere dato corpo e gambe a un’idea meravigliosa: Vidas, da lei fondata nel 1982. L’associazione assiste gratuitamente i malati terminali (200 al giorno), ventiquattrore su ventiquattro, sia a domicilio sia in Casa Vidas – l’hospice nato a Milano nel 2006 che sarà affiancato nel 2019 dalla Casa Sollievo Bimbi.
Un servizio garantito da équipe interdisciplinari sociosanitarie affiancate da volontari, che erogano cure palliative assistendo chi soffre senza chiedere nulla, ricchi o poveri che siano, in difesa della dignità della persona sino all’ultimo istante.
L’affascinante signora che è stata sino all’ultimo dei suoi giorni, riflette l’immagine di una giovane splendente sedicenne, una bella voce da coltivare. La guerra è finita da poco, e la sua insegnante di canto della Scala si ammala. Un tumore. C’è chi in quella casa a ringhiera della vecchia Milano nemmeno vuol salire. Giovanna invece l’assiste, l’accompagna nell’ultimo tratto della sua esistenza. Un impulso che trova radici in un’educazione familiare.
Giovanna condivide con dedizione i patimenti della sua maestra, ma è insieme una ragazza vivace, con una prorompente voglia di vivere, di divertirsi. Alle visite quotidiane in via Rugabella, a Milano, al capezzale dell’inferma, e ai sogni di un impegno da missionaria in Africa, accompagna gli amori della giovinezza, i balli, la vita di società.

Poi l’innamoramento del giovane compagno di armonie, Claudio Abbado. Che sposa prima ancora che salga sul podio delle sale da concerto come direttore delle più grandi orchestre di tutto il mondo. Condivide con lui i primi passi di una straordinaria carriera e rinuncia alla passione per il canto: “Di musicisti in famiglia ne basta uno”. Dall’unione nascono i due figli, Daniele e Alessandra. La “storia”, come si ama definire oggi la relazione tra due innamorati, finisce. Una pena da affrontare che nel tempo si trasformerà in un rapporto di affetto e stima profondi. Claudio Abbado sarà sempre vicino a Giovanna e a Vidas, sostenendo con i suoi concerti l’opera dell’Associazione.
Alla ferita della separazione si aggiunge la scoperta del cancro. Siamo nel mezzo degli Anni Sessanta. Giovanna ha 34 anni e non si dà per vinta, ce la mette tutta per guarire e guarisce, completamente. Quell’esperienza, unita al ricordo di Rina, l’insegnante di canto mai dimenticata, le ripropone il bisogno mai sopito di dover fare qualcosa per chi è davvero senza speranza.

“Fu allora – spiegò Giovanna – che per la prima volta mi posi il problema di un’assistenza a chi si trova senza rimedio nell’ultimo tratto della sua esistenza. E fu allora che nella mia testa nacque Vidas. La mia maestra era assistita, medico e infermiera l’aiutavano, ma più il male s’impadroniva del suo corpo e più si diradavano le visite. E tutte nell’arco di un tempo sempre più breve, lasciando scoperte le lunghe ore di cui è composta la giornata, interminabili per un malato. Avvertivo acuta la mia impotenza e mi rendevo conto con lucidità della mancanza di una persona esperta che affiancasse il mero intervento sanitario, uno psicologo per esempio, e di un’organizzazione che pianificasse nei giorni e nelle ore l’assistenza, così da renderla continua e davvero efficace”.

I tempi per passare dai sogni alla realtà non sono tuttavia ancora maturi. Giovanna prima insegna in un istituto di rieducazione per minori, poi fonda un’agenzia di pubbliche relazioni, particolarmente attiva in iniziative sociali e sanitarie: la Provincia di Milano, la Clinica Lemana-Losanna, la Casa di Cura Ville Turro di Milano, il rilancio dell’omeopatia in Italia. Tra gli impegni spicca la cura dei rapporti con l’esterno dell’Istituto dei Tumori e la preziosa collaborazione con Umberto Veronesi, il quale sarà sempre accanto a Giovanna.

Accanto ai medici vanno mobilitati psicologi, infermieri, assistenti sociali, coordinatori in grado di mettere davvero il malato al centro dell’universo senza abbandonarlo nel vuoto di ore peggiori della morte stessa: in altre parole il nocciolo delle cure palliative.

È così che nasce Vidas nel 1982. Giovanna ha sempre ricordato quegli anni con passione. Non era facile fare accettare l’idea di un siffatto accompagnamento alla morte, in quei tempi di edonismo e celebrazione dell’effimero. Parlare di inguaribili era come sanzionare la sconfitta di una scienza in perpetuo e inarrestabile progresso.

Giovanna, anche in un clima poco propizio, lavora con pazienza e tesse la rete. Si circonda di validi collaboratori, assidua è l’opera di convincimento nei confronti della stampa.
Anche se scherzosamente si definiva “questuante”, dicendo che era il lavoro che più detestava, Giovanna Cavazzoni aveva una rara e speciale capacità di relazione, oggi si direbbe che era una straordinaria fundraiser. Molto utili le conoscenze coltivate grazie all’attività dello Studio di Pubbliche Relazioni, e nei circoli culturali che costituivano il suo ambiente. Con grande caparbia e cura ha sensibilizzato fin dai primi anni il mondo dei media e riunito intorno a Vidas le grandi famiglie milanesi (soci fondatori: Mario Bassani, Giuseppe Bernoni, Ida Etro du Chène de Vère, Simonetta Lagorio Antonio Magnocavallo, Mario Usellini).Tra i primi sostenitori: Livio Garzanti.
Dinnanzi a refrattari e distratti cronisti, pronti a respingere con qualche scongiuro ciò che “non fa notizia”, Giovanna non si perde d’animo. Con il suo timbro di voce avvolgente invita al dialogo, trasmette, anche ai meno sensibili, gocce della sua infinita passione per l’idea meravigliosa e i risultati non mancano. Vidas rompe il silenzio stampa.

Poi l’incontro, fondamentale, con il professor Alberto Malliani, medico e intellettuale di prim’ordine, che con Giovanna condividerà, sino alla fine della sua esistenza, la “necessaria utopia”. Oltre un quarto di secolo di continua ascesa, di rinnovate preoccupazioni, ma anche di grandi gioie fino all’apertura dell’hospice. Un traguardo, ma solo di tappa, del suo Giro senza fine. Giovanna ha già in mente altri sogni, l’ultimo dei quali realizzerà proprio poco prima di morire: l’avvio dei lavori di costruzione dell’hospice pediatrico.
“Stanca io, perché mai?- osservava sorridendo maliziosa – È come se vivessi tante vite, le persone si confidano con me e oggi scopro il piacere della saggezza. Per me il paradiso è sollevare per quanto possibile gli altri dal loro inferno. La morte? È una luce bianca, un decollo oltre le nuvole”.

Ferruccio de Bortoli, attuale presidente dell’associazione, ha voluto ricordare come “l’opera silenziosa e tenace di Giovanna ha consentito a tutti noi di accedere a una dimensione etica e civile nella quale chi non può guarire è comunque nel pieno esercizio della propria cittadinanza e conserva tutti i diritti a un trattamento dignitoso e umano. L’assistenza gratuita a domicilio e in hospice è stato ed è un gesto di amore, di solidarietà e di misericordia di inestimabile valore.(..) È stata una straordinaria animatrice e ricercatrice della vita anche là dove si pensa che ormai non ci sia più.”

Vari riconoscimenti hanno sottolineato il suo impegno civico. Fra i più significativi l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano nel 1992, la nomina di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana conferita dal Presidente della Repubblica nel 1998, il Premio della Pace nel 2000 a Taormina, il Premio Dama d’Argento “alle donne che fanno grande Milano” conferito dal Museo Poldi Pezzoli nel 2002, il Premio “Cataldo Agostinelli” conferito dall’Accademia Nazionale dei Lincei nel 2004, il Premio Rosa Camuna conferito dalla Regione Lombardia nel 2006, il Premio Milano Donna conferito dal Comune di Milano nel 2008, il Premio Carlo Porta conferito dal Circolo Filologico milanese nel 2009 e il Premio Mens Sana In Corpore Sano conferito dall’Università degli di Studi Milano nel 2009, l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana nel 2012.

Giuseppe Ceretti

Ho fatto il giornalista per 40anni, di cui 27 all’Unità e il resto al Sole24ore. Ho fatto, ma a dire il vero faccio, perché se ami questo mestiere non smetti mai. Potevo scrivere libri, ma poi mi sono chiesto se avevo davvero qualcosa di importante da dire. Risposta: no. Il sì l’ho invece detto all’amica Giovanna che mi ha chiesto se volevo diventare un volontario della penna per Vidas. Perché sì? Perché avevo qualcosa da dare a chi è solo e soffre. E poi a Giovanna, meglio alla signora Cavazzoni, non si poteva dire no. E se capiterà vi spiegherò la ragione.

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