Gustava Amasia von Platen

Engelholm, Svezia 1839 - Ayoun Musa, Egitto 1872
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Gustava Armasia von Platen nacque a Engelholm (oggi Ängelholm) Skäne, in Svezia, il 1 Luglio 1839. Visse poi a Helsingborg dove studiò. 

 

Missionaria evangelica svedese, fu un’abile disegnatrice, autrice di schizzi e incisioni che documentano la cultura materiale del tempo in Eritrea. 

Fu anche la prima fotografa professionale a Stoccolma, ottenendo la licenza di fotografa il 10 ottobre 1869, sostenuta dalla casa madre missionaria. Ciò permise di avere i primi ritratti fotografici di chi partiva per le missioni cristiane all’estero, i primi documenti storici iconici della loro attività. 

 

Muovendo da Berlino per Trieste con altri tre inesperti missionari, inviati dalla casa madre di Johannelund (Uppsala), intraprese un lungo tour nel Mediterraneo passando per Corfù e Creta per giungere ad Alessandria. 

Il 31 marzo passò per il canale di Suez e poi, portando sempre con sé l’equipaggiamento fotografico, affrontò un impegnativo viaggio via terra dal porto sudanese di Swakin, il 7 aprile 1870, fino a Kassala, nella regione del Taka, ai tempi del governo egiziano sudanese della Turkiya. 

 

Aveva l’obiettivo di raggiungere la missione svedese fondata nel 1868 dai missionari Englund e Kjellberg tra i Kunama, nell’estrema striscia di savana sudanese al limite dell’altopiano eritreo, ma a Kassala venne informata che la missione, nel frattempo, era stata drammaticamente stroncata dalle febbri malariche e da morti cruente costringendo i sopravvissuti a ripiegare sul Mar Rosso e a insediarsi a Massawa. 

Dovette così ripercorrere all’indietro la via per Swakin e da qui finalmente, dopo otto mesi dalla partenza, raggiunse Massawa per mare, a metà luglio del 1870. 

 

Qui, il 31 Agosto 1870, sposò il missionario Bengt Peter Lundhal (1840-1885) della Missione Evangelica per l’estero (Evangeliska Fosterland Stiftelsen – EFS). Insieme nella città portuale fondarono la prima scuola per i giovani nel 1871 con soli cinque allievi di diverse appartenenze e iniziarono la formazione dei primi convertiti. 

Gustava intendeva in particolare dare un sostegno alle donne schiave o socialmente vulnerabili e destinate alla prostituzione nel porto e alle donne musulmane. Prima di poter attuare il suo progetto, Gustava, già indebolita dalle febbri reumatiche, incinta, dovette imbarcarsi per Alessandria d’Egitto, ma morì di parto insieme con il nascituro sotto una tenda a Ayoun Musa (le fonti di Mosè), in Egitto nel 1872. 

 

Negli archivi della città di Stoccolma, nella sezione della EFS, è conservato il suo emozionante diario di viaggio rimasto inedito fino al 2018 (estremi 17 agosto 1869-31 dicembre 1870), scritto a inchiostro nelle prime pagine e poi a matita, che descrive anche il suo sbarco e itinerario in Sudan, l’incontro con il governatore egiziano, con il famoso esploratore svizzero, al tempo funzionario della Turkiya, Werner Munzinger, di cui aveva letto e annotato il reportage del 1864 Ostafrikanischen studien

Le descrizioni ed emozioni contenute nella sua scrittura diaristica, il suo coraggio, sostenuto dalla fede missionaria, e l’abilità professionale la fanno iscrivere nella storia delle donne intraprendenti e viaggiatrici della seconda metà del secolo XIX.   

Fonti, risorse bibliografiche, siti

SEM/EFS Stadt Arkivet Stockholm; SEM/EFS Arkivet Uppsala
Karl Johan Lundström-Ezra Gebremedhin, Kenisha. The Roots and Development of the Evangelical Church of Eritrea 1866-1935, The Red Sea Press, Trenton 2011
Ingrid Kägedad, Gustava och bröderna i OstAfrika, Uppsala, copyright Ingrid Kägedad, 2018

Giovanni Dore

Giovanni (noto Gianni) Dore ha insegnato e condotto ricerca per le Università di Cagliari, Venezia e Bologna. Antropologo,è specialista di antropologia tecno-culturale e di studi sul colonialismo italiano. Tra le sue più recenti pubblicazioni Capi locali e colonialismo in Eritrea. Biografie di un potere subordinato  (1937-1941) (Roma 2021); Amministrare l'esotico. L'etnografia pratica dei funzionari e dei missionari nell'Eritrea coloniale (Padova 2017); con Glauco Sanga Autobiografia dell'antropologia italiana (Brescia 2017, 2018) 

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