Harriet Powers

Atene (Georgia, USA), 1837 - 1910
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La storia di Harriet Powers, autrice nell’Ottocento di quilt ricamati a tema, è oggetto di una recente riscoperta, culminata con le celebrazioni che la sua terra d’origine le ha riservato nel centenario della sua morte.
Harriet era nata schiava vicino ad Atene, in Georgia, ed è una delle prime afroamericane di cui sia stata tramandata memoria in quanto artista. Oggi è inserita nella Georgia Women of Achievement Hall of Fame e le sole opere di lei rimaste sono custodite a Washington (National Museum of American History) e a Boston (Museum of Fine Arts). Si tratta di due trapunte ricamate, una con storie tratte dalla Bibbia e una con la narrazione di leggende e sconvolgimenti naturali rimasti nella memoria popolare.

Harriet viveva in una piantagione della contea di Madison; aveva imparato a leggere e scrivere, conosceva la Bibbia e sapeva cucire e ricamare. A diciotto anni sposa Armstead, da cui prende il cognome, e vive con lui la libertà giunta con la fine della Guerra di Secessione. Un censimento del 1870 registra come conviventi solo tre dei numerosi avuti dalla coppia, che possedeva anche un piccolo podere; ma un lungo periodo di difficoltà finanziaria indusse il marito, nel 1895, ad abbandonare la famiglia. Harriet rimase sola e si procurò sostentamento con il suo lavoro.

Una delle sue coperte patchwork venne esposta nel 1886, quando si tenne ad Atene, in Georgia, una “Fiera del cotone”. Questo le procurò l’attenzione di Jennie Smith, insegnante d’arte; da lei Harriet ricevette una vantaggiosa proposta d’acquisto, ma si rifiutò di vendere. Dovette farlo invece qualche anno dopo, a un prezzo più basso a causa della crisi economica; rimase tuttavia in buoni rapporti con miss Smith, che trascrisse con cura le spiegazioni dell’autrice riguardanti le storie del quilt, noto come Trapunta della Bibbia (consultabile sul sito del museo).
Ambientate nel Paradiso Terrestre, alcune scene del quilt presentano Adamo ed Eva e la stessa Eva con un figlio; altri riquadri descrivono Satana circondato da sette stelle, Caino che uccide Abele, di nuovo Caino che si reca nella terra di Nod per ottenere una moglie, il sogno di Giacobbe, il Battesimo di Cristo, la Crocifissione, il tradimento di Giuda per trenta denari, il Cenacolo e la Sacra Famiglia.
I quilt di Harriet (una sua lettera ne cita almeno quattro) erano trapuntati sia a mano che a macchina, con forme applicate in tessuto diverso e cuciture ripassate a bordura; le coperte avevano imbottitura di cotone ed erano rifinite con un orlo ugualmente in cotone stampato, e gli spazi aperti presentavano motivi in linea retta che si intersecano casualmente. Nel loro stile queste trapunte erano estremamente originali rispetto alla tradizione nordamericana, perché presentavano figure umane e animali in scene cariche di significati complessi; i temi di narrazione combinavano motivi dell’Africa occidentale con leggende della Georgia e concetti cristiani. 

Probabilmente le occasioni di incontro collettivo, durante la messa o vicino al fuoco durante il disbrigo di piccoli lavori manuali, favoriva tra gli schiavi la tradizione di leggende e notizie del passato. Infatti il secondo quilt sopravvissuto, noto come Trapunta Pittorica, descrive sconvolgimenti astronomici e naturali memorizzati dalla comunità nera e interpretati come una testimonianza dell’intervento divino sulla terra. Gli storici hanno riconosciuto nei pannelli di questa trapunta scene riferibili addirittura al 1780, quando un vasto incendio partito dal Canada aveva provocato una duratura nube di fumo, tale da oscurare il cielo dell’intero nordamerica; probabilmente le confraternite e i sermoni domenicali ne avevano conservato il ricordo intimorito fino al secolo successivo, ispirando la visione di Harriet. Altri pannelli sembrano invece riferirsi ad una pioggia di meteore avvenuta alcuni anni prima della nascita dell’artista; il fenomeno, descritto come un’alternanza di luce e buio con suoni di trombe e lo spegnersi del sole, aveva terrorizzato le folle che vi avevano riconosciuto l’arrivo dell’Apocalisse, attribuendo il placarsi dell’evento solo alla mano di Dio. In questa coperta Harriet descrive inoltre delle donne che invocano miracoli davanti ad una forma di serpente interpretata come un’apparizione di Mosè; ricorda il verificarsi di una gelata talmente severa da provocare assideramenti immediati di molte persone; racconta le reazioni degli animali in occasioni di tale eccezionalità. 

Dalle scarse notizie giunteci, è possibile che la Trapunta Pittorica sia stata commissionata da altre donne, mogli dei componenti dell’Università di Atlanta, che avevano apprezzato la prima coperta. Allo stesso modo quest’ultima è arrivata fino a noi grazie ad un’altra donna: l’estimatrice Janet Smith conservò sempre con estrema cura il quilt biblico che aveva acquistato, rendendosi disponibile alla richiesta di visite periodiche da parte di Harriet, che evidentemente attribuiva a quest’opera un grande valore affettivo. È stato dunque un rapporto di stima e affidamento fra donne a permettere la conservazione e la trasmissione di una produzione artistica  che altrimenti, per la sua costituzione deperibile e per l’incuria in cui viene lasciata generalmente l’opera femminile, rischiava di essere completamente dimenticata.

Lidia Piras

Ha fatto parte di diverse associazioni di donne fin dagli anni universitari e si è laureata a Cagliari con una tesi sul lavoro femminile. Insegna Storia dell’Arte nei licei da circa vent’anni; contemporaneamente svolge una specifica ricerca sulle artiste del passato, confrontandosi con la prospettiva pedagogica della differenza. Negli ultimi anni ha tenuto una serie di lezioni pubbliche su temi come: La corporeità difficile: testimonianza di alcune artiste sulla violenza, Il punto di vista di genere nell’architettura di Grete Schϋtte–Lihotzky, Charlotte Salomon: un percorso di rinascita interrotto ad Auschwitz.

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