Kira Muratova

Soroca (Moldavia) 1934 - Odessa (Ucraina) 2018
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“Continuo a essere stupita dalla varietà e diversità degli esseri umani”

Kira Muratova, cineasta senza compromessi, è stata una creatrice irriducibile di forme cinematografiche sempre sorprendenti e figura di spicco del cinema sovietico e ucraino.

Kira Muratova (in ucraino: Кіра Георгіївна Муратова) nasce da padre russo e madre rumena a Soroca nel 1934. Kira Korotkova (il suo nome da nubile) studiò all’Istituto statale di cinematografia dell’Unione Sovietica, le VGIK (Vsesojuznyj Gosudarstvennyj Institut Kinematografij), per poi trasferirsi a Odessa, in Ucraina, dove seguì il suo primo marito, il regista ucraino Aleksandr I. Muratov. Con lui la cineasta ha realizzato i suoi primi lavori cinematografici, tra questi, il film Il nostro onesto pane (Naš čestnyj chleb) (1964).

In seguito, nel 1967, la cineasta realizza il suo primo grande lavoro cinematografico dal titolo Brevi incontri (Korotkie vstreči). Il suo stile è subito evidente: una vera libertà di tono, una narrazione destrutturata attraverso una serie di flashback e una chiara predilezione per la ricerca sull’inquadratura. Il film, in bianco e nero, viene apertamente bloccato dalla burocrazia sovietica e censurato. Tuttavia, quest’opera segna l’indipendenza di Muratova come cineasta e traccia l’inizio di un lungo discorso politico e rivoluzionario che sarebbe durato per almeno altri trent’anni fino al declino e alla caduta dell’impero sovietico. Brevi incontri è la storia di un triangolo amoroso: la funzionaria del governo Valentina Ivanovna (interpretata dalla regista Muratova) che si occupa di approvvigionamento idrico e del controllo di conformità degli edifici dati in alloggio; il suo amante, il geologo e cantastorie Maksim (interpretato da Vladimir Vysotsky, un famoso cantante popolare dell’epoca) sempre assente dal focolare domestico; e, infine, la giovanissima Nadja (interpretata da Nina Ruslanova) donna delle pulizie assunta da Valentina e sedotta da Maksim.

Anche il suo film successivo, Lunghi addii (Dolgie provody) (1971), storia di un difficile rapporto tra madre e figlio, venne messo al bando dalla censura sovietica (uscì solo nel 1987 e ricevette il premio Fipresci al Festival di Locarno).

Il cinema di Muratova esplora le passioni e le ossessioni individuali. Trabocca di personaggi portati al limite della follia: l’artista circense di Passioni (Uvlecheniya) (1994) che impara a cavalcare, o Micha, che raccoglie oggetti smarriti in Gente ordinaria (Vtorostepennyye lyudi) (2001). Tuttavia, lo sguardo della cineasta sull’umanità è anche un atto di generosità: ogni protagonista ha diritto al proprio momento, e quando la telecamera abbandona il quadro narrativo e si sofferma sul personaggio emerge il racconto personale, nella sua forma ed essenza più intima.

Il suo lavoro si nutre anche di un desiderio di armonia tra i suoi personaggi che cercano di incontrarsi e unirsi nonostante il caos che abitano e che li abita. Come il protagonista del film Il poliziotto sentimentale (Chuvstvitelnyy militsioner) (1992): un poliziotto di Odessa che trova un bambino abbandonato in un cavolo durante la sua passeggiata di sorveglianza e decide di adottarlo stravolgendo così la sua vita.

Tutti i film di Muratova mostrano una capacità sottile e arguta di osservazione dell’animo umano mettendo in scena il melodramma provinciale e accompagnando lo spettatore nelle vite dei suoi personaggi.
Muratova è stata una figura importante del cinema sovietico e ucraino. Iniziò a filmare le persone della classe povera con un realismo e un senso critico che l’ha sempre messa sotto il mirino dell’autorità sovietica. Il suo stile è lontano dall’estetica dell’epoca, per questo non sempre ben vista dalle autorità sovietiche.

Prima del 1989, l’anno della caduta del muro di Berlino, le opere di Muratova erano sconosciute ai più, vittime permanenti della censura del regime. Nei primi anni del 1990 con l’arrivo di Michail Sergeevič Gorbačëv e la politica della “glasnost” ((Termine che indica l’insieme delle riforme attuate nella selezione dei quadri del PCUS (Partito comunista dell’Unione Sovietica) da Gorbačëv a partire dal 1986, con l’obiettivo di combattere la corruzione e i privilegi del sistema politico sovietico, sito consultato il 24 luglio 2020 http://www.treccani.it/enciclopedia/glasnost/).
riemersero una serie di registi e letterati rimasti fino ad allora nel dimenticatoio. Infatti, solo con l’avvento della perestroïka (“ristrutturazione”), nel 1986, i film della cineasta saranno visti finalmente da un pubblico più ampio circolando ormai senza censura in diversi festival internazionali.

Da questo momento in poi, la cineasta realizza i suoi film più importanti sempre negli studi di Odessa. Tra questi Sindrome astenica (Astenicheskij sindrom) del 1989, lavoro per il quale riceverà l’Orso d’argento al Festival di Berlino. Con questo lungometraggio Muratova ci mostra la crisi esistenziale che provocherà nel paese il passaggio alla perestroïka. Quella che un tempo veniva comunemente chiamata ipocondria, o melanconia nera, diventa ora la sindrome astenica che sembra diffondersi nella società alla fine dell’era sovietica: una donna in lutto, una scrittrice che non riesce più a stare sveglia, un insegnante e tanti altri personaggi ci conducono in un mondo che sembra perdere significato.

Il cinema di Muratova parla del mondo, ma anche di cinema. Nel suo ultimo film, Eterno ritorno: provini (Večnoe vozvraŝenie) (2012), un produttore proietta le sequenze di un film incompiuto in cui la stessa scena viene riprodotta da vari attori, lasciando allo spettatore la possibilità di assaporare variazioni e ripetizioni a proprio piacere. Un film interamente girato in interni che riassume e condensa meravigliosamente lo stile sperimentale di Muratova, il suo universo “surreale”, l’estetica della sua messa in scena di matrice teatrale, il lavoro sulle inquadrature, e, infine, il suo sguardo senza illusioni sull’arte e sul mondo.

Scomparsa il 6 giugno del 2018 a Odessa, Kira Muratova ci lascia un patrimonio cinematografico che merita di essere difeso e preservato per le generazioni presenti e future.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

J. A. Taubman, Kira Muratova, Londra, I.B. Tauris, 2005

G. Lanzo, C. Antermite, Kira Muratova, Gemma Lanzo Editore, collana Moviement, Manduria, 2009

Chiara Rubessi

Chiara Rubessi è docente in cinema e design e ricercatrice associata presso il centro Cinesthea dell’Università Grenoble Alpes e il centro CEREFREA Villa Noël dell’Università di Bucarest. Ha ottenuto un PhD in Arts du spectacle-études cinématographiques presso l’UGA-Université Grenoble Alpes con una tesi dal titolo Scénographie et esthétique: étude sur la conception de l’espace cinématographique. La sua attività di ricerca verte principalmente sul rapporto tra estetica e spazio cinematografico, con particolare riferimento alle componenti scenografiche e architetturali. Recentemente si è occupata di sviluppare queste tematiche per l’analisi delle pratiche legate ai dispositivi digitali nel campo delle arti visive e nel design. Autrice di testi critici su cinema, design e arti visive, tra le sue pubblicazioni: 2019 Lo spazio cinematografico in L’année dernière à Marienbad. Meccanismi e Forme dell’immaginario, Collana Fotogrammi, Aracne Editrice, Roma. 2020 Le display comme dispositif de réception dans l’exposition photographique, in «Revue Focales-La photographie mise en espace», n. 4. 2019; Un dispositif d’art-spectacle: autour de l’exposition Edward Hopper, in Simulations du monde. Panoramas, parcs à thème et autres dispositifs immersifs, MētisPresses, Genève.
https://www.chiararubessi.com/

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