Louise Michel

Vroncourt-la-Côte 1830 - Marsiglia 1905
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Io, donna, ho il diritto di parlare delle donne

Insegnante, rivoluzionaria, scrittrice, comunarda e anarchica, Louise Michel nasce nel 1830 a Vroncourt-la-Côte, un paesino della regione francese della Haute-Marne. Trascorre i primi anni di vita in un castello della nobiltà terriera locale, un po’ “fortezza” e un po’ “tomba” – come lo sente chiamare da bambina -, una “vasta rovina, dove il vento soffiava come su una nave” (Mémoires). Figlia illegittima di una donna di servizio del castello, Marianne Michel, e del figlio del castellano, la futura comunarda vi trascorre un’infanzia serena che contrasta con gli anni travagliati della sua vita adulta:

La mia esistenza si compone di due parti ben distinte. Formano un contrasto completo: la prima, tutta di sogno e studio, la seconda, colma di avvenimenti, come se le aspirazioni del periodo di calma avessero preso vita nel periodo di lotta.”1

L’educazione che riceve in famiglia si distingue da quella tradizionalmente impartita alle ragazze di provincia. Da un lato vi sono i “nonni volterriani”, la famiglia paterna dei Demahis, che la introduce ai principi dell’illuminismo liberale, a Rousseau e ai philosophes; dall’altra la “zia cattolica esaltata”, il cui misticismo avrà una certa influenza sulla sua visione quasi religiosa della rivoluzione sociale. In mezzo a tali esempi, Louise trova presto la propria strada, “come l’ago della bussola, sconvolto dalla tempesta, cerca il nord, sgomenta, nei cicloni. Il Nord era la Rivoluzione!”.

Prima ancora che sulle barricate della Comune, questa tensione rivoluzionaria si rivelerà nelle scelte di vita, votate alla più assoluta indipendenza. Le norme sociali vorrebbero che Louise prenda marito, come si conviene alle ragazze di buona famiglia. Ma alle proposte di matrimonio che arrivano in questi anni, lei oppone ogni volta un netto rifiuto, convinta che ogni unione non basata sull’amore e la libera scelta sia da considerarsi “come una prostituzione”.

Nel 1850 avviene il primo grande cambiamento nella sua vita. Dopo la morte dei nonni, e potendo contare su una piccola eredità, abbandona il castello di famiglia; l’anno successivo ottiene il diploma di istitutrice – massimo titolo di studio concesso allora a una donna – presso la scuola di Chaumont, che le consente di esercitare l’attività di insegnante. Comincia qui una fase di grande impegno sul piano educativo, che la porta a fondare – spinta anche dal desiderio di non voler prestare giuramento a Napoleone III, scelta che le preclude di fatto l’accesso alle scuole pubbliche – una scuola libera privata ad Audeloncourt nel 1852, quindi un’altra nel 1854 a Clefmont. La sua pedagogia, di impronta laica e basata sui principi di eguaglianza tra sessi e classi sociali, riscuote ampio successo negli ambienti liberali, ma suscita pure le prime non gradite attenzioni da parte delle autorità. Nello stesso periodo si lancia anche nell’attività giornalistica, attraverso la collaborazione con giornali della regione dove pubblica articoli che adombrano, dietro lo schermo della storia classica, riferimenti critici all’attualità politica.

Il 1856 è l’anno del grande salto dalla provincia a Parigi. Nella capitale francese fonda nel 1865, dopo alcuni anni di insegnamento presso un pensionato, una propria scuola nel quartiere di Montmartre. L’ambiente parigino rappresenta per Louise Michel il terreno ideale per dare sostanza al proprio impegno, grazie alla possibilità di entrare in contatto con figure di spicco del socialismo rivoluzionario come Auguste Blanqui e Théophile Ferré, unico amore platonico di una vita per il resto consacrata interamente alla causa rivoluzionaria. Nel 1869 diventa segretaria nella “Société démocratique de moralisation”, che si occupa di fornire assistenza alle donne bisognose e alle prostitute, una categoria più volte ricordata nei suoi scritti. Negli stessi anni partecipa in prima persona agli eventi che segnano il crepuscolo del secondo Impero, come i funerali di Victor Noir – giornalista de «La Marseillaise» di Rochefort assassinato da un cugino di Napoleone III – al quale partecipa armata di pugnale e “vestita da uomo per non mettere a disagio gli altri né essere io stessa infastidita”.

L’anno 1870 è quello dello scoppio della guerra franco-prussiana, destinata a cambiare i destini di Francia e della stessa Louise. La disfatta delle truppe francesi a Sédan segna, infatti, la fine dell’Impero e porta alla dichiarazione il 4 settembre della Terza Repubblica, alla quale la rivoluzionaria guarda con entusiasmo (“La Repubblica era come la visione di un sogno! Dunque si stava realizzando?”), e per la cui difesa si impegna direttamente, come molte altre donne, prendendo le armi:

Tra i più implacabili lottatori che combatterono l’invasione e difesero la Repubblica come fosse l’aurora della libertà, le donne sono numerose. […] Il nuovo mondo ci riunirà come un’unica libera umanità nella quale ciascun essere avrà il proprio posto.

Il 18 marzo è la volta della Comune: contro la volontà del governo di Thiers di prendere e sottomettere la città, il popolo parigino lancia uno dei più rivoluzionari esperimenti politici di autogoverno. Louise Michel, come noto, vi giocherà un ruolo di spicco, in qualità di membro del Comité de Vigilance des Citoyennes du XVIIIème arrondissement (Montmartre) e di soldatessa nelle fila del 61° battaglione della Garde nationale e ambuliancière.

La repressione delle truppe di Thiers, finalmente venuta a capo della Comune, metterà tragicamente fine a questa esperienza durante la semaine sanglante del maggio 1871. Come ricorda la stessa Michel nei suoi ricordi della Comune: “Versailles stende un immenso lenzuolo rosso di sangue su Parigi. Non c’è un angolo in cui non dimori un cadavere”. Durante i giorni della repressione Louise, venuta a sapere che sua madre, arrestata, sta per essere fucilata, decide di consegnarsi ai versagliesi offrendo il proprio arresto in cambio della sua liberazione. Seguirà per lei l’incarcerazione nella prigione di Satory, dove vede giustiziare molti dei suoi compagni (tra i quali Ferré) e il processo davanti al VI Consiglio di Guerra, il 16 dicembre 1871. Qui, con un atteggiamento che non manca di stupire i presenti, si assume l’intera responsabilità delle proprie azioni: “Non voglio né difendermi né essere difesa. Appartengo alla Rivoluzione sociale e accetto la responsabilità dei miei atti!”.

Il coraggio e la sfrontatezza con cui difende il proprio operato cominciano allora ad alimentarne la leggenda. Da un lato c’è la stampa reazionaria, che la rappresenta come “lupa avida di sangue”, personificazione della devianza (ancora più pericolosa perché femminile) che aveva generato la Comune, come si può leggere nella «Gazette des tribunaux» dello stesso giorno2. Dall’altro, nasce presto il mito opposto di Louise Michel virago – così la rappresenta Victor Hugo, suo corrispondente e amico, che le dedica all’indomani del processo la poesia Viro Major – e mistica della Rivoluzione, “vergine rossa” che incarna la purezza della battaglia sociale.

Dopo un periodo di carcere in Francia, al pari di altri comunardi tra i quali Henri Rochefort
, nel 1873 viene imbarcata sulla nave Virginie con destinazione il bagno penale della Nuova Caledonia. Qui trascorre sette anni che, nonostante la pena da scontare e le limitazioni dell’esilio, saranno fecondi: crea un giornale, si interessa di scienze botaniche e zoologia, approfondisce la lingua e la cultura dei Canachi, pubblicando anche una raccolta di Leggende e canzoni di gesta canache nel 1875, e svolge l’attività di istitutrice per i figli dei deportati a Nouméa. Sono questi anche gli anni della sua maturazione politico-filosofica, che la porteranno a posizioni anarchiche e a un’idea della rivoluzione sociale più organicistica, intesa come palingenesi universale e rifondazione completa dell’essere umano:

Nessun essere può evitare le trasformazioni che, alla fine di qualche anno, ci avranno cambiato fino all’ultima particella. Poi verrà la Rivoluzione che trascinerà tutto nelle tempeste […].
Se ne andrà dunque per sempre la vecchia pelle dalla crisalide umana. Bisogna che la farfalla spieghi le sue ali e che esca sanguinante dalla sua prigione dove sta morendo.
Salve alla razza umana dal sangue caldo e vermiglio in cui tutto sarà giustizia, armonia, forza e luce!

All’interno di questa visione, per Louise Michel, la donna è destinata a giocare un ruolo chiave nel propiziare la rivoluzione sociale, in quanto schiava tra gli schiavi:

Ovunque, l’uomo soffre nella società maledetta, ma nessun dolore è comparabile a quello provato dalla donna. Nella via, lei è una merce. Nei conventi, dove si nasconde come in una tomba, l’ignoranza la chiude […]. Nel mondo, lei si flette sotto il disgusto. Nella sua casa, il fardello la schiaccia. […] I nostri diritti noi li abbiamo. Non siamo accanto a voi per combattere la grande guerra, la guerra suprema? Che forse voi oserete fare dei diritti delle donne cosa a parte, quando uomini e donne avranno acquistato i diritti dell’umanità?

L’amnistia concessa ai comunardi nel 1880 le consente finalmente di tornare in patria. Al suo arrivo a Parigi, il 9 novembre, viene accolta alla stazione di Saint-Lazare da una folla di circa 8 mila persone, tra deputati, ex comunardi e cittadini comuni. L’impegno a favore dei lavoratori e la promozione delle teorie anarchiche in Francia e in Europa non tardano però ad attirarle nuovamente l’attenzione delle forze di polizia. Nel 1883 viene arrestata per aver organizzato, di concerto col sindacalista rivoluzionario Émile Pouget, una manifestazione di disoccupati in Place des Invalides. Nel 1886, dopo aver ricevuto la grazia, fa appena in tempo a uscire dal carcere per essere arrestata ancora una volta dopo aver partecipato a un’iniziativa di protesta in difesa dei minatori di Decazeville.

Il 1886 è anche l’anno della pubblicazione delle sue memorie presso l’editore Ferdinand Roy, che segnalano già nel titolo – Mémoires de Louise Michel écrits par elle-même – la volontà di riappropriarsi della propria identità pubblica. Questa pubblicazione si inserisce in un’attività editoriale che, dopo le prime prove poetiche della giovinezza (in particolare la raccolta poetica Lueurs dans l’ombre. Plus d’idiots. Plus de fous, del 1861) e il ritorno dalla Nuova Caledonia, si è fatta via via più intensa. Nel 1882 firma assieme a Marguerite Tynaire il romanzo sociale La misère, sempre per l’editore Roy; nel 1884 il volume Conte et légendes; nel 1898 è la volta del racconto della propria esperienza comunarda in La Commune. Histoire et souvenirs, solo per citare alcune tra le opere di questi anni.

Intanto la sua figura continua a suscitare grandi passioni così come odi ostinati. Nel 1888 è vittima addirittura di un attentato per mano di Pierre Lucas, un giovane cattolico bretone che, in occasione di un discorso pronunciato dalla stessa Michel nella città di Le Havre, le spara due colpi senza per fortuna ferirla gravemente. Convinta che il suo attentatore abbia agito senza reale capacità di discernimento, l’anarchica rinuncia tuttavia a denunciarlo e anzi si attiva per difenderne la causa.

Gli ultimi anni la vedranno impegnata in una sempre più febbrile attività di militanza e divulgazione, divisa tra la fondazione di scuole anarchiche e la partecipazione a conferenze in giro per tutta l’Europa, dalla Francia all’Inghilterra, dai Paesi Bassi al Belgio. La morte la coglierà proprio durante una di queste sue tournée, a Marsiglia, il 9 gennaio 1905. Alle sue esequie, tenutesi a Parigi il 25 gennaio, un’immensa folla di lavoratori e compagni saluterà per l’ultima volta la sua Marianna.

  1. Questa e tutte le citazioni dalle opere di Louise Michel che seguono sono tratte dall’antologia a cura di Anna Maria Farabbi intitolata Louise Michel, È che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, Firenze, Il Ponte Editore, 2017.  ^
  2. Enrico Zanette, Criminali, martiri, refrattari. Usi pubblici del passato dei comunardi, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2014, p. 114.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Gauthier, Xavière, La vierge rouge. Biographie de Louise Michel, Paris, Les Éditions de Paris, 2013

«Louise Michel: louve et agneau (1830-1905)», podcast a cura di France Culture disponibile sul sito: https://www.franceculture.fr/emissions/une-vie-une-oeuvre/louise-michel-louve-et-agneau-1830-1905

Anna Maria Farabbi (a cura di) Michel, Louise, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, Firenze, Il Ponte Editore, 2017

Michel, Louise, La Comune, traduzione e cura di Chiara Di Domenico, Firenze, Clichy, 2021

Risorse su Louise Michel disponibili su Gallica, portale della Bibliothèque Nationale Française : https://gallica.bnf.fr/conseils/content/louise-michel

Voce del Dictionnaire des anarchistes dedicato a Louise Michel: https://maitron.fr/spip.php?article24872

Zanette, Enrico, Criminali, martiri, refrattari. Usi pubblici del passato dei comunardi, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2014

Francesco Bonelli

Sto preparando presso l’Université Grenoble Alpes, e in co-tutela con l’Università “Cattolica” di Milano, una tesi di dottorato sulla “Scapigliatura democratica”. Le mie ricerche riguardano la Scapigliatura milanese e, più in generale, la letteratura italiana del secondo Ottocento. Tra i miei interessi anche le vicende del femminismo francese negli anni della Comune, soprattutto per quanto riguarda gli scambi e le relazioni con l’Italia. Dal 2013 faccio parte del comitato organizzativo del "Work in Progress", un gruppo di dottorandi e giovani ricercatori del GERCI (Groupe d’Etude et de Recherche sur la Culture Italienne) che organizza seminari trasversali legati all’ambito dell’italianistica. Scrivo di letteratura italiana e Digital Humanities sul blog FonteGaia.

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