Lucy Renée Mathilde Schwob

detta Claude Cahun

Nantes 1894 - Parigi 1954
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«Maschile? Femminile? Ma dipende dai casi. Neutro è il solo genere che mi si addice sempre».
All’anagrafe era Lucy Renée Mathilde Schwob, figlia di Victorine Mary Antoinette Courbebaisse e di Maurice Schwob, noto giornalista e saggista, proprietario del giornale «Le Phare de la Loire».
Artista dai molti talenti – scrittrice, fotografa e attrice – rimase a lungo in ombra, forse perché la sua arte, e la sua stessa persona, sfuggivano alle consuete categorie.
Precoce autrice di saggi e scritti originali, si firmò Claude Courlis e Daniel Douglas prima di assumere definitivamente il nome di Claude Cahun, che – scrisse – «rappresenta ai miei occhi il mio vero nome, piuttosto che uno pseudonimo»: un cognome, quello della nonna paterna, che rinviava alle sue origini ebraiche; un nome invariabile, maschile e femminile.
Appena quindicenne aveva conosciuto Suzanne Malherbe, giovane promessa delle arti grafiche, divenuta poi Marcel Moore, futura sorellastra (il padre Cahun ne avrebbe sposato la madre) e amante. Fu per Cahun «l’altra me stessa».
Tra il 1918 e il 1938 vissero insieme a Parigi, dove frequentarono illustri personaggi delle avanguardie artistiche e letterarie. Legata idealmente al movimento surrealista, Claude Cahun ne rimase una figura defilata malgrado Breton la definisse «lo spirito più curioso di questi tempi» e la incoraggiasse a scrivere: quell’ambiente sembrava però ignorare per le donne altro destino che l’essere musa ispiratrice. Fu attivista politica e sostenne la causa trotskysta nell’Association des Ecrivains et Artistes Revolutionaires. Nel ‘34 pubblicò un libello, Les paris sont ouverts, in cui rivendicava per l’arte un ruolo più concreto, di strumento per cambiare la società.
Le sue apparizioni in società destavano costantemente scalpore, per via dell’impatto delle sue mise maschili da dandy e dei suoi capelli cortissimi spesso tinti d’oro o di rosa.
Nella sua prosa poetica slegata dalle convenzioni narrative e talora esempio di uno “Stream of Consciousness” caro alle avanguardie. Nel suo interesse per il teatro sperimentale, così come nell’immaginario che tradusse in fotografia, si dimostrò sensibile interprete delle suggestioni artistiche del proprio tempo.
L’ossessione del proporsi davanti alla macchina fotografica come un’identità instabile, fatta di maschere e stereotipi, è un tratto che si ritroverà nella poetica di Cindy Sherman; i riferimenti a temi intimi e autobiografici in quella di Nan Goldin.
Negli anni Ottanta del Novecento queste tematiche così vive nella sua opera attirano l’attenzione sulla sua attività fotografica più che su quella letteraria o teatrale. Grande attenzione ha riscosso in questa ripresa la serie dei suoi numerosi autoritratti en travesti – in realtà scattati e stampati da Moore e con lei concepiti e progettati. Attraverso la maschera e la moltiplicazione delle identità si svolge il tema dell’asessualizzazione e della pluralità del soggetto, quasi un percorso di cura, in grado di riunire gli aspetti della psiche e della persona, secondo una sensibilità analitica (psicanalitica) che si rintraccia anche in certi suoi scritti. «Sotto questa maschera un volto. Non finirò mai di sollevare tutti questi volti», aveva scritto Cahun in Aveux non Avenus, intreccio autobiografico di pensieri, disegni e immagini fotografiche.
Lasciata Parigi nel ’38, Cahun e Moore si trasferiscono su un’isoletta del Canale della Manica, Jersey, occupata poi dai Nazisti. Per quasi quattro anni le due donne conducono da sole un’incredibile campagna di demoralizzazione – indirizzata alle truppe d’occupazione – diffondendo volantini in lingua tedesca (che Moore conosceva bene) incitanti all’ammutinamento, firmati “Il Soldato Senza Nome”. Catturate e condannate a morte, trascorrono 10 mesi in prigionia prima della sconfitta e della resa tedesca. Nel corso di varie perquisizioni alla loro dimora molto materiale fotografico va perduto: distrutto perché definito pornografico.
Nel dopoguerra Cahun tenta di riallacciare i rapporti col gruppo surrealista, incontrando Breton e Max Ernst, e seppur con la salute compromessa dalla prigionia, progetta di tornare a Parigi. Muore nel ’54 a causa di un’embolia polmonare nell’ospedale di Jersey. Nel 1972 muore, togliendosi la vita, anche Marcel Moore.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Clara Carpanini, Vedermi alla terza persona, Editrice Quinlan, Bologna 2008.
sito dedicato a Claude Cahun a cura di Lucia Biolchini

Rosa Maria Puglisi

Fotografa e critica. Ha collaborato a lungo, in veste di redattrice, a una testata online specializzata in arti visive. Insegna fotografia e collabora attualmente a vari web magazine. È creatrice del blog Lo Specchio Incerto: per mezzo di esso, e con la sua apertura a vari progetti, intende diffondere un'idea di fotografia consapevole degli aspetti artistici e comunicativi, ma anche di quelli legati alla cultura, alla società ed alla memoria.

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