Marguerite Eymery

detta Rachilde

Château-l'Evêque, Dordogna 1860 - Parigi 1953
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Figlia di un funzionario militare, passò l’infanzia viaggiando da un paese all’altro della Francia a causa del lavoro del padre. I genitori non le nascosero mai che avrebbero preferito un figlio maschio al posto suo, ciò caratterizzò e turbò fin da bambina la sua fervida immaginazione.
Il padre si rese responsabile di abusi fisici e psicologici sia sulla madre che sulla figlia, e si oppose da subito alla vocazione letteraria di Marguerite, considerando scandaloso che una ragazza della media borghesia si dedicasse alla scrittura. Per sfuggire all’oppressione, non solo paterna, Rachilde iniziò a scrivere sotto pseudonimo: asserì che Rachilde fosse il nome di un nobiluomo svedese che la usava come medium e che le dettava in trance i suoi racconti. Portata a Parigi dalla madre nel 1880, Rachilde si inserì a pieno nell’ambiente simbolista, carico di interesse verso l’occultismo, lo spiritismo e gli stati alterati di coscienza, così lontano dal coevo naturalismo che indagava la realtà con sguardo positivista. Nel travagliato periodo della Terza Repubblica, un intellettuale nazionalista come Maurice Barrès salutò Rachilde come la “Mademoiselle Baudelaire”, e Rachilde non disdegnò di servirsi della notorietà che ciò le diede.
Nel 1889 divenne moglie di Alfred Vallette, fondatore del circolo Mercure de France, la cui omonima rivista fu una delle più importanti del tempo. Lei stessa fu animatrice del circolo di intellettuali che faceva capo alla rivista, e conobbe i maggiori scrittori dell’epoca che si riunivano ogni martedì nel suo salotto parigino.
A differenza di altre autrici del suo tempo – Colette in primis –, condusse una vita lontana dagli amori scandalosi che indagava nella sua poetica, impegnò il suo tempo a scrivere una lunga serie di romanzi e fu attiva anche come giornalista, tenendo fino al 1926 la rubrica delle novità letterarie sul «Mercure de France», da dove lanciò molti giovani talenti.
Strinse però amicizie con i personaggi più estremi della sua epoca, come Jean Lorrain e Alfred Jarry, legami che evidenziano anche il suo interesse speculativo per la cultura omosessuale.
Tra le sue opere sono da segnalare i romanzi: Monsieur de la nouveauté (1879); Monsieur Vénus (1884), unanimamente considerato il suo capolavoro; L’animale (1893); Le meneur de louves (1895); La tour d’amour (1899); La maison vierge (1920); Mon étrange plaisir (1934); e la meravigliosa raccolta di racconti Le demon de l’absurde (1893), che mantiene stretti legami con i Racconti crudeli di Villiers de L’Isle-Adam, editi pochi anni prima, nel 1883.
Rachilde scrisse anche drammi: Madame la mort (1891) e Le char d’Apollon (1913), e il saggio Alfred Jarry ou le surmâle des lettres (1928).
Il suo romanzo più celebre, Monsieur Venus, le valse un’accusa di oscenità. Pubblicato a Bruxelles nel 1884, fu accusato di pornografia e l’autrice in Belgio fu condannata alla prigione. Lo scandalo però le diede anche grande notorietà: l’opera narra la storia, intrisa di sadomasochismo, di una donna dell’alta società che mantiene un efebico sarto di fiori artificiali, che ama fino a farlo imbalsamare, facendone, post mortem, il suo automa di cera. Travestita da uomo, la protagonista mette in scena uno scambio di generi che non si limita all’evocazione di una sensualità conturbante e polimorfa, ma arriva fino agli estremi confini del macabro e della tanatofilia.
Inserita a pieno titolo nella grande cultura francese fine de siècle, Rachilde seppe declinare in chiave di genere alcune grandi tematiche già care alla letteratura gotico-romantica, maledetta e simbolista, traghettando la sua matrice decadente direttamente nella novità avanguardistica del surrealismo (forte è la sua vicinanza infatti, con autori pienamente novecenteschi come Apollinaire e Bataille).
Con la lunga serie di rovesciamenti di genere e attraverso le indagini sensualistiche dei suoi scritti, Rachilde seppe proporre un modello femminile aderente sì, al prototipo baudelairiano della femme maudit, ma con finalità assolutamente oppositive rispetto allo sguardo maschile della cerchia simbolista. Si pensi ad esempio al romanzo di Huysmans, À rebours, edito lo stesso anno di Monsieur Venus (ma destinato a più duraturo successo), il cui effimero protagonista, pendant dell’agguerrita femminilità proposta da Rachilde, perderebbe oggi, nella competizione letteraria, ogni attrattiva di originalità.
La fama di Rachilde s’incrinò dopo la prima guerra mondiale, poiché le nuove leve di scrittori e scrittrici misero in luce un certo conservatorismo derivato dalle sue collaborazioni con Marinetti e col movimento futurista, nonché l’ambiguità teorica di molte sue elitarie rappresentazioni, iconografie che trovano oggi invece una loro ragione rivoluzionaria, se contestualizzate nel periodo in cui furono elaborate e lette ad esempio in un’ottica queer.
Durante la seconda guerra mondiale il suo nome fu scambiato per ebreo e i nazisti misero all’indice le sue opere. Sopravvissuta alla sua epoca e alla cultura di riferimento che aveva animato, morì nel 1954 pressocché dimenticata e in precarie condizioni economiche.
Rachilde seppe cogliere novità e gusti con una tale lucidità critica da anticipare tematiche che ancora oggi mostrano la loro carica sovversiva. Il perturbante scandagliato dalla sua prosa levigata è infatti teso a smascherare l’origine patriarcale della divisione sessuale e dell’istituzione familiare. Anche se non aderì mai a movimenti e pensieri del femminismo, la sua vita e la sua opera dimostrano una straordinaria indipendenza dai modelli precostituiti, lontana anche dagli stereotipi dei suoi colleghi uomini (si pensi solo al romanzo di Théophile Gautier, Madamoiselle de Maupin, che nel 1836 aveva anticipato le tematiche del travestimento femminile e dell’inversione dei ruoli).
Nella felice stagione che vide la Francia come uno dei luoghi più aperti alla creatività femminile, Rachilde si colloca come un personaggio chiave, non solo perché inserita a pieno titolo nel circolo intellettuale che condivideva con suo marito, ma anche per la sua particolarissima visione di genere, che indaga non soltanto le costruzioni identitarie del femminile, ma anche quelle, assai più rimosse, del maschile. Il capovolgimento e l’assurdo sono le armi che Rachilde usa per costruire sfondi psicologici dotati di una libertà d’indagine che anticipa lo studio freudiano delle pulsioni e delle perversioni sessuali.
I suoi libri in Italia sono praticamente introvabili e perlopiù inediti, segno di una rimozione non tanto dell’erotismo che la contraddistingue, ma forse imputabile allo stile raffinatissimo, ancora intriso dell’estetismo parnassiano di fine Ottocento, che ha invece risparmiato dall’oblio autrici come Colette e Anaïs Nin.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Opere principali

Rachilde, Monsieur Vénus, Paris, Flammarion 1977
Rachilde, Nono, Paris, Mercure de France 1997
Rachilde, La Marquise de Sade, Paris, Mercure de France 1981
Rachilde, L’animale, Paris, Mercure de France 1993
Rachilde, La tour d’amour, Paris, Mercure de France 1994
Rachilde, La Jongleuse, Paris, Des femmes 1982
Rachilde, Mon étrange plaisir, Paris, Éditions Joëlle Losfeld 1993

Opere disponibili in italiano

Rachilde, La giocoliera, Facchi, Milano, 1919
Rachilde, Il Signor Venere, Milano, Facchi, 1919
Rachilde, L’animale, Facchi, Milano, 1919 (Madella e C., Milano, 1928)
Rachilde, L’ora sessuale, Facchi, Milano, 1920
Rachilde, Il veleno nel sangue, Casa Editrice Italiana, Firenze, 1926
Rachilde, La torre d’amore, Mondadori, Milano-Verona, 1935
Rachilde, La viziosa, Attualità, s.l., 1968
Rachilde, Vergognati, Marinette!, s.e., 1969
Rachilde, Monsieur Venus, Edizioni delle donne, Milano, 1982 (Editori Riuniti, Roma, 1994)
Rachilde, Il demone dell’assurdo, Studio Tesi, Pordenone, 1993
Rachilde, L’ora sessuale; Il signor Venere, Club degli editori, Milano, 1973

Opere su Rachilde

Marina Geat, Rachilde: per un simbolismo al femminile, Edizioni universitarie romane, Roma, 1990
Franca Franchi, Rachilde. Il desiderio e l’assenza, Moretti & Vitali, Bergamo, 1994
Melanie Hawthorne, Rachilde and French Women’s Authorship: From Decadence to Modernism, University of Nebraska Press, Lincoln, 2001
Diana Holmes, Rachilde. Decadence, Gender and the Woman Writer, Berg, New York, 2001

Chiara Cretella

Dottore di Ricerca in Italianistica, è Assegnista di Ricerca di sociologia con un progetto di ricerca in gender studies presso l’Università di Bologna. Lavora come organizzatrice culturale free lance ed è caporedattrice della rivista di poesia e studi di genere «Le voci della luna». Tra le sue ultime pubblicazioni: la curatela del volume di Camillo Boito, Senso. Nuove storielle vane, (Allori, 2005); la curatela del volume di Camillo Boito, Storielle vane (Pendragon, 2007); la curatela, con Piero Pieri, di un Atlante dei movimenti culturali dell’Emilia-Romagna 1968-2007 in tre volumi (CLUEB, 2007); la curatela, con Sara Lorenzetti, del volume Architetture interiori. Immagini domestiche nella letteratura femminile del Novecento italiano. Sibilla Aleramo · Natalia Ginzburg · Dolores Prato · Joyce Lussu (Franco Cesati, 2008); la curatela, con Alessandro Russo, di Corpi e soggetti (CLUEB, 2009); la curatela, con Alberto De Bernardi, Valerio Romitelli, di Ripensare gli anni Settanta (Archetipolibri, 2009); la curatela dell’opera di Joyce Lussu, Padre padrone padreterno (Gwynplaine, 2009). Lavora con la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna.

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