Mercedes Doretti

Buenos Aires 1959 - vivente
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Non appena riconquistata la democrazia in Argentina, mentre sua madre, la giornalista Magdalena Ruiz Guiñazú, è impegnata nella Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas (CONADEP), Mercedes conclude gli studi di Antropologia all’Università di Buenos Aires. È il 1984. Il titolo della relazione finale di quel Comitato sarà: “Nunca más” (Mai più).

Ma affinché questo monito si trasformi in un progetto reale occorre raccogliere il coraggio e guardare il passato senza esitazioni. Come tanti altri argentini allora, sempre più consapevole delle dimensioni dell’orrore dei desaparecidos perpetuato dalla Giunta militare, Mercedes pensa alla giustizia e alla necessità di immaginare una impossibile riparazione. Una cosa, nonostante tutto, si può ancora fare per le famiglie che domandano le circostanze della tragica fine dei propri cari: bisogna riesumare, letteralmente, la verità. Da un lato, ciò dimostrerà a tutta la società la realtà di quanto è accaduto e, dal punto di vita giuridico, contribuirà a riunire le prove sulle responsabilità più gravi. Dall’altro, localizzare i resti mortali, individuarli, permetterà ai sopravvissuti, particolarmente alle molte madri dei desaparecidos, di seppellire con dignità i propri figli e affrontare un dolore che, quantunque permanente, possa cominciare a cicatrizzarsi, poiché non sarà più inquinato dall’incertezza.
Con quel traguardo Doretti si riunisce con altri cinque colleghi di studio appena laureati per costituire l’EAAF, Equipo Argentino de Antropología Forense. La materia richiede una enorme responsabilità: più che mai in questo caso il dovere civile esige l’eccellenza professionale. Un esperto in antropologia forense, Clyde Snow, viene convocato dalla CONADEP per assistere il gruppo e sostenerne la formazione. Nell’arco di 5 anni, e sotto la guida di Snow, il team completa la ricerca su 100 esumazioni. Quando Snow torna nel suo paese per lavorare sui resti, anteriori al 1950, dei prigionieri di un carcere di Arkansas, lascia in Argentina non più degli assistenti bensì dei colleghi.
Mercedes Doretti assume la direzione dell’EAAF e diventa, con l’andar degli anni, una delle più note esperte mondiali in questa scienza applicata alla pietas, poiché lavora solo a richiesta di ONG e delle famiglie delle vittime di violazioni ai diritti umani. Secondo i principi guida del gruppo, devono essere i parenti i primi a ricevere le conclusioni delle ricerche, che soltanto dopo o contemporaneamente vengono comunicate al magistrato o ad un eventuale comitato di ricerca.
Le fasi del durissimo compito assunto dal gruppo sono quattro. Nella prima si punta sulla ricerca dei dati storici: si fanno indagini negli schedari dei cimiteri, letture dei giornali dell’epoca, interviste a testimoni, ecc. Nella seconda fase si studia l’area delle fosse e si raccolgono tutte le informazioni che riguardano il corpo della vittima, le sue caratteristiche fisiche e si consultano, per esempio, i registri odontologici. Nella terza fase si fa appello alle tecniche dell’archeologia e della criminalistica per il recupero di evidenze, come proiettili, vestiti e tutto quanto circonda i resti nella scena del crimine. In fine giunge la fase di laboratorio, quella della medicina forense e della genetica, scienza quest’ultima naturalmente fondamentale, ma non unica e sufficiente. Come si vede, si tratta di un approccio multidisciplinare di grande complessità: mentre la giovane Mercedes s’iniziava nell’antropologia forense, Alec Jeffreys stava pubblicando le sue scoperte sulle impronte genetiche attraverso il DNA.
Negli ultimi quindici anni le conclusioni di Doretti e del suo team sono state usate dalle Nazioni Unite per confermare o meno la fondatezza di numerose denunce di massacri. Così, lei ha dovuto lasciare parecchie volte e per lunghi periodi quella che è ormai la sua base a New York per dirigere ricerche in più di 30 paesi, dall’Etiopia fino a El Salvador, da Bosnia al Messico, dove ha svelato il femminicidio di Ciudad Juárez. Ha collaborato con gruppi nazionali, per esempio, nell’indagine dei crimini commessi in Africa durante l’apartheid. Una cosa ha scoperto comune ai parenti dei desaparecidos in tutto il mondo: la paralisi che deriva loro dal non sapere cosa è successo alla figlia, al figlio, al fratello, alla sorella. Nessuna riconoscenza pubblica né, tanto meno, indennizzo da parte dei nuovi governi può cicatrizzare la ferita quanto il recupero dei resti e della loro storia particolare. Ma ciò implica un lungo processo che richiede quello che è forse l’aspetto più difficile del lavoro di Mercedes e del suo gruppo: l’accompagnare i congiunti, il contenere la loro ansietà, il garantire al di là di ogni dubbio l’identità di quella mano, le cui ossa finalmente possono carezzare. L’aspetto più pericoloso invece è quello di lavorare in paesi dove la transizione verso un governo democratico non è arrivata alla sua fine, e dove quindi riesce difficile stimare se l’intervento dell’EAAF sia fattibile. In questi casi, molto dipende dal sostegno internazionale e della cittadinanza locale. Al contrario, in quei paesi dove il recupero dello stato di diritto è rapido, l’ansia di riparazione può condurre ad un’esumazione frettolosa durante la quale si perdono prove importanti.
Per svolgere un compito così delicato e difficile si impiegano, in ogni caso, molti anni, durante i quali non è possibile per il team rimanere sempre nello stesso paese. Perciò, in una fase più recente del suo lavoro, Mercedes Doretti si è concentrata nella formazione di gruppi di antropologi forensi nazionali.
Nel 2007, Mimí, come la chiamano gli amici, ha ricevuto il premio concesso dalla McArthur Foundation a chi abbia dimostrato un’eccezionale creatività nel suo lavoro. Ma niente può onorare di più Mercedes che la sua vicinanza alla figura di donna scelta da lei per dare titolo al film, prodotto da Mercedes Doretti, dedicato alla relazione fra antropologia forense e diritti umani: Sulle tracce di Antigone.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

CONADEP, Nunca más, 8va. ed., Buenos Aires, Eudeba, 2006

Doretti, M., - Burrell, J., Gray Spaces and Endless Negotiations, in Field, L.W. – Fox, R.G. (ed.), Anthropology put to work, Berg Publishers, 2007

Doretti, M., Commingled Remains and Human Rights Investigations, in Adams, B., Byrd – J., (ed.), Recovery, Analysis, and Identification of Commingled Human Remains. Springer, 2008 (film)

Following Antigone: Forensic Anthropology and Human Rights Investigations (EAAF Witness production 2002), Mercedes Doretti co-producer

Il sito dell'Equipo Argentino de Antropologia Forense (EAAF)

Silvia Magnavacca

È ordinario di Storia della Filosofia Medievale all’Universidad de Buenos Aires. Dirige la collana Lejos y cerca (Madrid - Buenos Aires) su temi del pensiero medievale. Ha pubblicato il Léxico técnico de Filosofía Medieval. Ultimo libro: Filósofos medievales en la obra de Borges, Buenos Aires, Miño y Davila 2009.

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