Mercedes Sosa

San Miguel de Tucumán (Argentina) 1935 - Buenos Aires 2009
Download PDF

La Madre di America, la Pachamama, la voce della terra, questi e simili epiteti sono stati utilizzati per evocare la figura di Mercedes Sosa, cantante folklorica e attivista argentina di fama internazionale nota anche semplicemente come La Negra.
Haydée Mercedes Sosa nasce il 9 luglio 1935 nella capitale della provincia di Tucumán, nel nord-ovest dell’Argentina. È la terza di cinque figli di una famiglia molto umile quanto affiatata.
Benché Mercedes inizi a cantare da molto piccola la sua, come sosterrà lei stessa, non è proprio una vocazione. Ama cantare dappertutto e a scuola, l’insegnante di musica le consiglierà di studiare canto lirico, ma la ragazza detesta esibirsi in pubblico. Infatti, per molto tempo vivrà quel dono della voce come una sfortuna vergognandosi ogniqualvolta suo padre la costringe a cantare nei matrimoni o nelle feste del Partito Peronista al quale aderiscono i genitori. La sua timidezza non le impedisce comunque di partecipare nel 1949, con lo pseudonimo di Gladys Osorio, a un concorso organizzato da una radio locale dove vince il primo premio. È in quel momento che comincia a delinearsi la sua carriera artistica. Messi da parte gli indugi iniziali, il padre acconsentirà alla firma del suo primo contratto radiofonico.
Negli anni successivi Mercedes alterna lo studio con le audizioni e l’insegnamento di danze folkloristiche. Si esibisce in diverse sale di Tucumán e dintorni diventando un personaggio piuttosto noto dalle sue parti. A ventidue anni sta per sposarsi quando incontra il compositore e chitarrista Oscar Matus. È un colpo di fulmine artistico-sentimentale. Nel 1957 la coppia si sposa e si trasferisce a Mendoza, città dell’Argentina centro-occidentale, dove allora si viveva un’epoca di straordinaria effervescenza culturale. Matus era insieme al poeta Armando Tejada Gómez uno dei promotori del Nuevo Cancionero, movimento di rinnovamento culturale che aveva per obiettivo il riscatto del patrimonio della musica popolare e il suo adattamento ai nuovi generi e contenuti della società moderna. Questo periodo sarà fondamentale per la cantante, lì scoprirà per la prima volta il suo amore totale per la musica. Ma l’affiatato rapporto musicale col marito non lo sarà altrettanto sul piano affettivo. Il 1958 vede la cantante a Buenos Aires. La coppia lavora in una portineria e di notte si esibisce nei locali. Nel mese di dicembre nasce il loro unico figlio, Fabián.
A dispetto del suo debutto discografico la cantante rimarrà sconosciuta in patria ancora per diversi anni. Nel 1962 la famigliola tenta la fortuna in Uruguay. Cantando nei club ed esibendosi insieme a musicisti di strada la sua musica ottiene grande diffusione radiofonica e viene apprezzata da quella cerchia di giovani intellettuali che come Eduardo Galeano e Mario Benedetti lavorano anch’essi per il rinnovamento socio-culturale. Ma la sua svolta artistica avverrà soltanto nel 1965, anno in cui partecipa al Festival Nazionale del Folklore di Cosquín. Mercedes allora ha trent’anni, degli amici le hanno prestato dei soldi per raggiungere il paesino nella provincia di Córdoba e grazie all’intervento del folklorista Jorge Cafrune riesce a salire sul palcoscenico. È sola davanti al microfono, coperta dal poncho sul quale scendono i lunghi capelli neri. La giovane, accompagnata soltanto dal bombo legüero, lo strumento di percussione andino, intona la Canción del derrumbe indio, intenso brano che narra del dolore dell’indigena davanti ai soprusi dei conquistatori bianchi. L’esibizione provoca una forte emozione negli spettatori che non finiscono di acclamarla colpiti da quella voce unica per potenza cristallina. La cantante non otterrà allora alcun premio osteggiata com’è dagli organizzatori per le sue simpatie comuniste, ma poco dopo firmerà un contratto con la Polygram/Universal che la farà uscire dall’anonimato. Nel frattempo la vita di coppia è diventata impossibile. Alla precarietà economica si sommano i continui litigi causati dalla rivalità professionale, la lenta ascesa della cantante provoca l’insofferenza del marito che diventa violento. Lei si vede costretta a traslocare di pensione in pensione insieme al figlio di sette anni. Si guadagna da vivere cantando nei locali notturni della capitale. Qualche mese dopo, con grande dolore ed enormi sensi di colpa decide di lasciare il bambino presso i nonni a Tucumán.
A partire del 1967 inizia una nuova fase nella vita professionale della cantante, quella che la porterà sui palcoscenici internazionali. Tappa che coincide con l’inizio del rapporto affettivo col suo manager Francisco “Pocho” Mazzitelli. Nel 1969, mentre il paese subisce il peso di una nuova dittatura militare esce l’album Mujeres Argentinas dedicato a personaggi femminili della storia nazionale, fra cui la scrittrice Alfonsina Storni e l’eroina ottocentesca Juana Azurduy. La censura si accanisce sempre di più contro le sue canzoni. È in questo periodo che Mercedes inizia a prendere lezioni di canto e partecipa a due film storici incarnando la figura della patriota andina Azurduy.
Cercando sempre di perfezionarsi senza mai venir meno al livello artistico Mercedes alterna gli impegni internazionali ai concerti gratuiti e alle registrazioni discografiche. Agli inizi degli anni ’70 escono diversi album importanti sia per la musicalità che per il loro contenuto politico e sociale. La voce intima della cantante si fonde sempre di più con quella collettiva. El grito de la tierra, Homenaje a Violeta Parra (dedicato alla cantante cilena morta suicida), Hasta la Victoria, contengono brani come Canción con todos, Cuando tenga la tierra e Gracias a la vida che diventeranno inni di lotta e di speranza per i popoli dell’America Latina. E nel ’72, all’alba di quella che sembra una nuova era democratica Mercedes canta nel tempio della musica classica, il Teatro Colón. Seguono anni di forti sconvolgimenti politici. Nel 1973 si esibisce in America Latina, Europa, in Unione Sovietica. Assiste a Mosca al Congresso Mondiale per la Pace e a Parigi chiude lo spettacolo della Fête de l’Humanité. Il colpo di Stato in Cile fa da prologo a un epoca difficile e violenta. Continuano le pressioni e la censura e nel 1975, durante il governo di Isabelita Perón è minacciata di morte dalla Tripla A (l’Alleanza Argentina Anticomunista). Ciononostante, la cantante continua ad esibirsi nei teatri di Buenos Aires «con la paura che mi attanagliava», come dirà lei stessa, e conclude diverse tournée fra cui una in Giappone. Il clima di oppressione peggiora di giorno in giorno. II 24 marzo 1976 s’instaura la dittatura più sanguinosa della storia argentina. Poco dopo esce l’album Mercedes Sosa dedicato a poeti latinoamericani come Víctor Jara e Pablo Neruda. La censura si inasprisce. A febbraio del ‘78 muore improvvisamente il suo amato compagno e a ottobre durante un concerto viene arrestata per qualche ora insieme al suo pubblico. La situazione diventa insostenibile: i suoi spettacoli vengono cancellati, la sua voce sparisce dai programmi radiofonici e i suoi dischi vengono ritirati dai negozi. Nel 1979 Mercedes parte in esilio per la Spagna. «L’esilio fu il delitto perfetto. Alcuni si esiliarono dentro. Altri (…) fuori. Il delitto sta sia dentro che fuori, è perfetto.» dirà poi la cantante. Infatti, al lutto per la morte del marito si aggiungerà la lontananza dal suo unico figlio ancora minorenne. Saranno anni di grande solitudine che marcheranno a fuoco la sua vita privata, accompagnati da una frenetica attività artistica e da enormi successi. Fra il ’79 e l’82 si trasferisce a Parigi e poi ancora a Madrid calcando i teatri di tutta Europa. L’universalità della sua voce conquista i cuori del pubblico locale e trasmette speranza a quella moltitudine di esiliati che da qualche anno popolano il vecchio continente. Ma a dispetto dei trionfi la cantante vive in uno stato di profonda tristezza e solitudine. Le manca il figlio che ha tentato in vano di portare con sé, è affamata di affetto, persino «le pietanze – come racconterà – mi dicevano che mi mancava la mia terra. E mi ordinavano di tornare a casa». Così, nel 1982, poco prima che la dittatura ormai agonizzante compia l’ultima carneficina nella guerra delle Falkland/Malvinas, l’artista rientra in Argentina decisa a cantare. I concerti tenuti al Teatro Ópera di Buenos Aires rimarranno una tappa memorabile nella lotta per la democrazia. Mercedes sarà affiancata da prestigiosi artisti locali e da un pubblico che a dispetto della paura affollerà la sala per dieci giorni consecutivi. Col ritorno della democrazia la cantante rientra definitivamente in patria.
Gli anni successivi vedono Mercedes impegnata a promuovere giovani musicisti provenienti dal folk, dal rock e d’altri generi musicali coi quali registrerà numerosi album insieme ad artisti internazionali. Considerata ormai la voce più importante dell’America Latina continuerà a viaggiare per il mondo, dagli Stati Uniti al Marocco, dalla Bolivia a Israele, unendo le doti della sua voce al suo impegno etico. A metà degli anni ’80 restituisce la tessera del Partito Comunista: «perché non volevo – spiega – rinunciare all’essenza del pensiero comunista (…) sentimento associato ad una necessità di giustizia». Negli anni ’90 partecipa ad Amburgo al gran gala contro il razzismo, canta in Vaticano nel concerto di Natale e riceve dalle Nazioni Unite il premio UNIFEM per il suo impegno nella difesa dei diritti delle donne. Nella sua lunga carriera verrà insignita di numerosi premi e riconoscimenti fra cui la Medaglia dell’Ordine del Cavaliere delle Arti e delle Lettere rilasciata dal Ministero della Cultura francese, il titolo di Cittadina Illustre di Buenos Aires, la Laurea di Honoris Causa dell’Università di Cuyo per il suo impegno come ambasciatrice culturale. Nel 1997 partecipa all’assemblea internazionale Rio+5 come Vicepresidente del Comitato di Redazione della Carta della Terra. Nello stesso anno, uno stato di depressione acuta e l’aggravarsi di una vecchia malattia la portano sulle soglie della morte. La cantante rimane a letto per mesi. «Capii che desideravo morire», dirà più tardi. Ma lentamente e con l’aiuto dei suoi cari si riprende e ritorna in attività.
Con l’avvento del nuovo millennio la “Cantora del Pueblo” diventa ambasciatrice dell’UNICEF e s’impegna attivamente per la depenalizzazione dell’aborto. Fra concerti e tournée incide la Misa Criolla, opera somma del folklore argentino. Nel 2002 apre al Colosseo il Concerto per la Pace e inizia insieme allo scrittore Braceli la stesura della sua biografia.
Mercedes Sosa muore il 4 ottobre 2009 a Buenos Aires. Vengono decretati tre giorni di lutto nazionale. La salma esposta nel Congresso della Nazione è salutata da una moltitudine che intona commossa le sue canzoni. Interprete eccelsa, nella sua carriera ha condiviso la scena con prestigiosi artisti come Pavarotti, Serrat, Martha Argerich, Sting, Joan Baez, Milton Nascimento. Le sue ceneri verranno disperse fra Buenos Aires, Mendoza e Tucumán.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Rodolfo Braceli, Mercedes Sosa. La Negra, Giulio Perrone Editore 2010

Sito ufficiale

Una charla íntima entre Mercedes Sosa y el escritor Martín Caparrós, in
Settimanale Alternativa

Adriana Langtry

Nata a Buenos Aires nel 1956, risiede a Milano dal 1977. Ha lavorato diversi anni nell’ambito informatico e della traduzione tecnica. Laureata in Letteratura Ispanoamericana all’Università Statale di Milano, ha scritto due saggi inediti: I simboli dell’immaginario nazionale nel romanzo argentino di fine ‘900, sulla letteratura argentina di fine millennio, e La presenza dell’universo poetico italiano nei romanzi di Antonio Dal Masetto, sullo scrittore italoargentino. Una recensione su questo scrittore intitolata Dal Masetto e la ricerca delle radici è stata pubblicata dalla rivista letteraria «Crocevia». Ha pubblicato racconti e poesie (in spagnolo, in italiano e in una sorta di terza via espressiva nata dall’incrocio di entrambe le lingue) sulla rivista «Pagine», «El-Ghibli» ed altre riviste on-line. Fa parte della Compagnia delle Poete fondata dalla poeta italo-francese Mia Lecomte. Collabora inoltre col gruppo di artisti plastici dell’atelier Artcolle, Museo dell'arte del collage (Francia) fondato e diretto da Pierre Jean Varet, col quale ha pubblicato: L'art du collage à l'aube du XXI.ème siècle (ed. P.J. Varet, 2009) e L'art du collage dans tous ses états (ed. P.J. Varet, 2009).

Leggi tutte le voci scritte da Adriana Langtry