Nawal el Moutawakel

Casablanca (Marocco) 1962 - vivente
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Fino ai Giochi di Los Angeles del 1984, nessuna donna musulmana aveva mai vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi. Tutto è cambiato quando la marocchina Nawal El-Moutawakel ha limato di 76 centesimi di secondo il suo record personale nei 400 ostacoli battendo la favorita. Con quella vittoria è diventata non solo la prima donna musulmana, ma anche il primo atleta marocchino a conquistare l’oro alle Olimpiadi. «Il re Hassan II mi ha chiamato subito dopo aver tagliato il traguardo», ha ricordato l’atleta marocchina. «Qualcuno mi ha portato in una stanza speciale e mi ha detto con una certa enfasi che il Re era al telefono e che aveva chiesto di me. Con un certo imbarazzo ho preso la cornetta e ho sentito la sua voce dall’altro capo del filo che mi diceva: “Siamo tutti molto orgogliosi di te. L’intero paese è in festa. Questa vittoria ci ha reso tutti felici”. Sono rimasta senza parole. Non potevo credere che il re fosse rimasto sveglio tutta la notte per non perdersi la corsa in televisione. In Marocco, il fuso orario aveva spinto la gara a ridosso delle prime ore del mattino. Il re mi disse anche che per festeggiare l’evento, avrebbe annunciato che ogni ragazza nata quel giorno si sarebbe dovuta chiamare Nawal.»
Nawal El-Moutawakel ha più volte sostenuto che la sua vittoria ha aiutato migliaia di donne musulmane in tutto il mondo ad avere una nuova prospettiva di vita. Precedentemente, si pensava che le donne non potessero distinguersi nello sport, ma il suo trionfo in una gara così cruciale dell’atletica leggera come i 400 ostacoli, ha offerto un’allettante chance a un’intera generazione. Non a caso Nawal è diventata immediatamente una figura di riferimento per tutte le donne musulmane. In pochi mesi la sua casella postale è stata invasa da migliaia di lettere spedite al semplice indirizzo di: Nawal El-Moutawakel, Marocco. «Le donne mi scrivevano per ringraziarmi per quello che avevo fatto per loro attraverso lo sport. Ragazze con e senza il velo mi raccontavano che, grazie a me, si erano sentite liberate e che sentivano nel loro profondo di aver corso al mio fianco». In effetti, quell’apnea di meno di un minuto che aveva accompagnato la visione della gara, si era per tutte loro tramutata in una specie di canto di gioia. Come abbiamo sentito da questo discorso in occasione di un prestigioso premio alla carriera, introdotto dalla madrina della manifestazione Gwyneth Paltrow, il suo percorso verso lo sport era stato aiutato dai suoi genitori, che avevano insistito affinché i loro figli, sia i maschi che le femmine, fossero trattati allo stesso modo e avessero la possibilità di essere educati allo sport. Nawal venne indirizzata verso l’atletica. In breve tempo mostrò una certa predisposizione per gli ostacoli che la portò nel 1983 a catturare l’attenzione dei talent scout della Iowa State University, che le offrirono una borsa di studio. In un primo momento, suo padre si mostrò riluttante all’idea di lasciar partire per gli Stati Uniti la figlia diciottenne, ma alla fine dovette convenire sul fatto che avrebbe ricevuto di certo un’ottima istruzione. L’indecisione del padre in realtà nascondeva una specie di presentimento, perché solo una settimana dopo, Nawal avrebbe dovuto superare il primo vero ostacolo della sua vita. Uno dei più duri, certamente non uno di quelli che tagliavano di traverso la pista di atletica e che lei superava a centinaia in ogni seduta di allenamento. Solo una settimana dopo la sua partenza, infatti, il padre era morto in un incidente stradale. «Per 3 mesi nessuno mi disse niente. Quando cercavo di parlare con lui, mi rispondevano che era occupato o che non voleva che io mi distraessi neppure per un secondo dai miei studi e dai miei allenamenti. Quando seppi la verità mi infuriai.»
Dopo appena 8 mesi dalla morte del padre, Nawal ha conquistato la medaglia d’oro nei 400 alle Olimpiadi di Los Angeles. Oggi è un membro del Comitato olimpico Internazionale e il segretario di Stato per lo sport in Marocco. Dal ’93 è l’ispiratrice di una corsa a Casablanca su un percorso di 5 km dedicata esclusivamente alle donne. In pochi anni è diventata la più grande gara femminile che si disputa in un paese musulmano. «È stata una piccola rivoluzione» ha dichiarato Nawal. «Sono fermamente convinta, come sostiene lo stesso Nelson Mandela, che lo sport possa avere un impatto decisivo sul carattere di un individuo. La mia vita può essere divisa in due parti distinte: prima e dopo l’oro di Los Angeles. Quei 54 secondi e 61 centesimi hanno totalmente cambiato la mia vita.»

Fonti, risorse bibliografiche, siti

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Giampiero Vigorito

Giornalista, ha partecipato come autore e come conduttore a programmi radio e televisivi. Coautore di un'Enciclopedia del Rock (Teti Editore, 1981), ha pubblicato la biografia Burt Bacharach, The book of love (Coniglio editore, 2008). Nel 2012, in occasione delle Olimpiadi di Londra, ha scritto e condotto su Radio3 in 20 puntate il programma Leggende Olimpiche.

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