Rita Atria

Partanna 1974 - Roma 1992
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È rimasta un simbolo della lotta alla mafia e della volontà di riscatto. Una ragazza di diciotto anni che sceglie la morte come protesta contro i soprusi mafiosi e come testimonianza perenne della volontà di riscatto di un intero popolo. Rita Atria nasce a Partanna, provincia di Trapani, nel 1974, da Vito e Giovanna Cannova, lui pastore e proprietario di sette ettari coltivati a vite e ulivo, apparteneva ad una cosca mafiosa del trapanese. Anche il figlio Nicola, di dieci anni più grande di Rita, apparteneva alla stessa cosca.
Nel 1985 Vito viene ucciso. Nicola medita vendetta e cerca di rintracciare il killer del padre. Ma nel 1991 anche lui viene ucciso, all’età di 27 anni. A questo punto, Piera Aiello (Partanna 1967), vedova di Nicola, che era presente all’assassinio del marito, denuncia i due killer e collabora con la polizia, trasgredendo la legge dell’omertà. E, sotto protezione, viene trasferita a Roma.
Rita decide. E segue l’esempio della cognata. Così, si reca in segreto a Marsala e presentatasi al Procuratore Paolo Borsellino gli rivela tutti i segreti della cosca cui appartenevano il padre e il fratello. Da qui inizia una fitta collaborazione col Procuratore Borsellino, al quale Rita si affeziona. Le sue dichiarazioni porteranno all’arresto di decine di mafiosi e alla loro condanna. La ragazza riceve minacce e finanche la madre si schiera contro di lei. Anche Rita, allora, viene trasferita a Roma sotto protezione e con nuovi documenti.
Rita scrive un diario con considerazioni molto sensibili, carico di condanna per la cultura mafiosa, con vivo senso di giustizia e con la speranza che le nuove generazioni possano liberarsi dal cancro mafioso: «Prima di combattere la mafia devi farti un esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combatterla nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci».
Ma il 26 luglio 1992, dopo l’assassinio del giudice Giovanni Falcone e del “suo” giudice Paolo Borsellino, Rita perde ogni speranza, il suo sogno di riscatto si spezza: «Quelle bombe in un secondo spazzarono via il mio sogno, perché uccisero coloro che, col loro esempio di coraggio, rappresentavano la speranza di un mondo nuovo, pulito, onesto. Ora tutto è finito». Rita si suicida gettandosi dal quinto piano del palazzo dove l’aveva nascosta la polizia, nella Via Amelia di Roma. La sua storia diventerà emblematica e sarà spesso rievocata in teatro, nei libri, nei film.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Gabriello Montemagno, Il sogno spezzato di Rita Atria, Palermo, Ediz. della Battaglia 1992

Sandra Rizza, Una ragazza contro la mafia, Palermo, La Luna 1993

Non parlo più, fiction RAI in due puntate, regia di Vittorio Nevano, 1994

Marco Amenta, Diario di una siciliana ribelle, 1997 (film)

Gabriello Montemagno

Nato a Caltagirone nel 1938, è giornalista professionista. Ha lavorato per 25 anni al quotidiano «L’Ora» e per circa vent’anni ha collaborato con il settore programmi della RAI siciliana. Collabora attualmente con le pagine culturali della «Repubblica-Palermo». Ha esercitato intensa attività nel teatro di prosa come autore, regista e attore.

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