Rose Montmasson

Saint-Jorioz (Savoia) 1823 - Roma 1904
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E poi l’omu eloquenti e virtuusu Crispi, cu l’eroina Rusulia Che lu so dignu spusu assicunnava Pri quanto la Sicilia scatenava

Fu da questo verso di una poesia popolare di Carmelo Piola che Rose Montmasson divenne per tutti Rosalia; con questo nome è passata alla storia, divenendo quasi cittadina di quella Sicilia che aveva contribuito a liberare.
Nasce in Savoia – parte del regno di Sardegna – il 12 gennaio 1823 in una famiglia di coltivatori, forse piccoli proprietari terrieri. Frequenta le scuole elementari e intorno ai 15 anni aiuta la famiglia nel lavoro dei campi. Forse a seguito della morte della madre decide di lasciare il piccolo borgo natio ed emigrare.
Non sappiamo esattamente le tappe del suo itinerario. Probabilmente si ferma prima a Marsiglia e poi a Torino, dove lavora come stiratrice. Non sappiamo neppure dove e quando sia avvenuto l’incontro, determinante nella sua vita, con il “cospiratore” Francesco Crispi. Crispi scrive infatti di averla conosciuta nel breve soggiorno nelle carceri di Palazzo Madama, dove era stato rinchiuso prima di essere espulso da Torino. In pochi giorni sarebbe quindi nato l’amore tra la giovane stiratrice e l’esule siciliano; un amore così forte che avrebbe spinto Rose a raggiungere il suo uomo a Malta. Ricerche recenti però fanno pensare che i due si siano conosciuti prima, forse addirittura nel passaggio di Crispi a Marsiglia, e che poi insieme si siano trasferiti a Torino. La convivenza sarebbe stata turbata dall’arrivo da Palermo di Felicita Valla, madre del figlio che ella aveva avuto anni prima da Crispi. 1

A Malta comincia per Rose una nuova vita. Certo, continua a lavorare per mantenere Francesco Crispi, ma incontra gli esuli italiani, partecipa alle loro riunioni, ascolta i loro discorsi che parlano di democrazia, di libertà e dell’unità d’Italia. Due di questi patrioti l’affascinano e resteranno suoi amici per sempre: Nicola Fabrizi e Giorgio Tamajo, ma più di tutti la sua attenzione è per un uomo lontano, da tutti venerato e chiamato “il Maestro”: Giuseppe Mazzini.

L’attività sovversiva di Crispi è attentamente seguita non solo dalle spie borboniche, ma anche dall’autorità inglese che governa sull’isola. Egli dirige un giornale politico «La Staffetta» e i suoi editoriali infuocati sono quotidianamente al vaglio della censura e diventano causa del decreto di espulsione.
Prima della partenza per Londra di Francesco, i due si sposano, forse dopo qualche resistenza di Crispi: l’amico Tamajo lo dissuade infatti dal compiere “questo grave atto” con una donna tanto dissimile dalle sue condizioni e dalle sue aspirazioni. 2

Dopo due mesi Rose raggiunge Crispi a Londra, con una tappa in Savoia per festeggiare il suo nuovo stato con i suoi familiari.
A Londra per i coniugi Crispi inizia un intenso periodo di cospirazione. Intimi di Mazzini, del quale Crispi diviene un fidato collaboratore, la coppia viaggia per l’Europa e si stabilisce per qualche anno a Parigi. Per Rose è un periodo di grande attivismo. Spesso viene incaricata di portare ai vari comitati insurrezionali messaggi, volantini e anche armi, che nasconde sotto i vestiti o, enfatizzando il sua aspetto contadino, in grandi panieri di frutta o verdura.

L’anno fatidico è il 1860. Nell’aprile Rose si mette in viaggio via mare con il postale: in meno di un mese va da Genova in Sicilia, dove anticipa la notizia dell’imminente arrivo di Pilo e di Garibaldi a diversi Comitati Cittadini; quindi s’imbarca per Malta per informare anche Fabrizi e Tamajo. Da Malta torna a Genova in tempo per chiedere e ottenere da Garibaldi in persona il permesso di partire. Crispi non approva, ma lei parte con lui. Garibaldi aveva accettato anche la richiesta di un’altra donna, Felicita La Masa, la quale viene convinta dal marito Giuseppe a non partire per proseguire il proprio impegno politico a Brescia.
Rose è dunque l’unica donna a partire da Quarto la sera del 5 maggio.

Il suo ruolo prevalente dopo lo sbarco è soprattutto di infermiera e sarà preziosissima a Calatafimi dove soccorre i feriti anche durante la battaglia. Per questo si guadagnerà l’appellativo di “Angelo di Calatafimi”. Così molti anni dopo la chiamerà, riconoscendola per strada, uno dei Mille suscitando verso di lei, ormai vecchia e malmessa, la sincera ammirazione di tutti gli astanti. In Sicilia comunque in quella impresa decisiva e sanguinosa furono presenti anche altre donne: fra le altre Jessie White Mario (i Mario e i Crispi strinsero una duratura relazione d’amicizia), Antonia Masanello, o Maria Martini della Torre, moglie del cospiratore cremonese e figlia del Generale Salasco, firmatario dell’armistizio tra il Piemonte e l’Austria.
Terminata la gloriosa spedizione, a Napoli, nei concitati giorni che precedono i plebisciti, Rose salva il marito da un tentativo di arresto gridando dalla finestra “vogliono arrestare Crispi!”, scatenando così la reazione del popolo che, unanime, riesce a salvarlo.

Rose segue Crispi deputato a Torino e Firenze e inizia per la coppia una fase di tranquillità e agiatezza. Soprattutto a Firenze Rose vive un periodo di grande splendore. Le signore della Firenze bene fanno a gara ad averla ospite nei loro salotti, lei la sola eroina dei Mille, amica di Garibaldi – che le manda i saluti in tutte le lettere che scrive a Crispi e le invia anche una ciocca dei suoi capelli – di Mazzini, di Cattaneo e di tutti i grandi del Risorgimento. Sempre a Firenze il salotto di casa Crispi diventa il salotto politico per eccellenza e di quel salotto lei è la regina incontrastata. È in questo periodo che alcuni dei Mille le regalano una croce di diamanti che Rose porterà sempre con grande orgoglio insieme alla Medaglia dei Mille (“è mia, perché io ero con loro”).
Trasferita la capitale a Roma, Crispi diventa sempre più un punto di riferimento della politica italiana. Lei invece si sente insoddisfatta e trascurata, e non lo nasconde. La situazione familiare è sempre più critica e destinata a precipitare.

Rose infatti lascerà la casa al termine di un “accordo” assai doloroso stipulato nel ’74. Si trasferisce in via della Croce e poi in via Torino, dove morirà. Questo accordo – stretto con la mediazione di Agostino Bertani e Giorgio Tamajo – prevede un vitalizio consistente e l’uscita di casa di Rose.

Il 30 dicembre 1875 scrive all’amico Agostino Bertani, firmandosi Rosalia Crispi: “Il 28 cadente alle 11 ant. Io sono uscita di casa mia, onde non essere più esposta alle sevizie di Francesco Crispi, che ora mi rinnega per sua moglie”.

Nel‘71 Crispi aveva infatti cominciato una relazione con Lina Barbagallo. 3
Dopo tre anni dalla separazione però la vita privata di Crispi esplode pubblicamente: avendo sposato la Barbagallo dopo la nascita di una figlia, nel ’78 viene accusato di bigamia dal «Piccolo»; per difendersi, dichiara che quello con Rose era un matrimonio nullo, per le condizioni in cui venne celebrato; un procedimento a Napoli stabilisce poi che quello di Malta fu un “simulacro di matrimonio”. Tutta la vicenda viene, comprensibilmente, fortemente strumentalizzata sul piano politico.

Dopo la rottura del ‘74 e il clamore del ‘78 Rosalia conduce una vita ritirata, circondata dai gatti e dedita al ricamo. Esce raramente, non manca mai però di essere in prima fila a tutte le celebrazioni del 20 settembre.

Dimenticata dai più, morirà a Roma il 10 novembre 1904. Aveva disposto di essere sepolta con la camicia rossa – molti dei Mille lo chiesero; su un cuscino innanzi al feretro furono poste le sue medaglie, testimonianza della sua vita. Ebbe, come desiderava, una cerimonia laica. Nascosta in una carrozza, schiacciata dal peso degli anni e del cognome, volle partecipare alla cerimonia Maria Crispi Caratozzolo, sorella maggiore di Francesco.

Furono presenti gli esponenti di tutte le associazioni risorgimentali, ma nessuna autorità di quello Stato che Rose aveva contribuito a creare, eccezion fatta per il Senatore Cucchi, che lesse l’Orazione funebre. “Ebbi la fortuna di conoscere Rosalia Montmasson il 5 maggio 1860, mentre col marito Francesco Crispi, saliva a bordo della nave, in cui si trovava Giuseppe Garibaldi, la nave che conduceva i Mille a Marsala. Da Quarto a Marsala, Rosalia Montmasson non si occupò che di tutto quello che poteva servire ai garibaldini. A Calatafimi assistette i feriti con fede, con diligenza ed amore. Non mi dilungherò sulla vita della valorosa donna che cooperò grandemente alla indipendenza d’Italia e fu una delle grandi amiche del nostro paese. Le porgo l’ultimo saluto”.

Meno poetico, ma più diretto, il giudizio che ne dà in una sua lettera (7 novembre 1862) Giuseppe Mazzini, affezionato alla democratica Rose alla quale rimproverava una certa “ingenuità politica”: “Essa certamente non è dei moderati”. Difficile non concordare con lui.

  1. Qualche storico sostiene che il figlio vivesse già a Torino col padre e Rose. Prima della relazione avuta con Felicita Valla, Francesco Crispi era rimasto vedovo della moglie Rosina D’Angelo, morta di colera nel 1839 e madre di Giuseppa e Tommaso, i primi due figli di Crispi.  ^
  2. Gualtiero Castellini, Crispi, G. Barbera, Firenze, 1924, seconda edizione. Tamajo, che diverrà Senatore del Regno d’Italia sarà molto presente nella vita dei Crispi. Napoletano, esule a Malta, legatissimo a Nicola Fabrizi, con lui sbarcherà in Sicilia a fine maggio del ’60; testimone alle nozze, con Agostino Bertani sarà artefice del successivo accordo di separazione tra Rose e Crispi.  ^
  3. Crispi nel ‘73 aveva avuto un figlio anche da Luisa Del Testa.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Renato Composto, Una donna fra i Mille, Edizioni Novecento, Palermo, 1989

Anonimo, Crispi per un antico parlamentare, Edoardo Perino Editore, Roma 1890

Christopher Duggan, Creare la nazione, Editori Laterza, Roma-Bari, 2000

Arturo Carlo Jemolo, Crispi, Felice Le Monnier, Firenze, nuova edizione aggiornata 1970

La Montmasson è citata in tutte le biografie di Francesco Crispi e in molti dei libri dedicati alla Spedizione dei Mille. Una sua foto si trova nel L'Album dei Mille di Alessandro Pavia al numero 338, indicata col nome di “Crispi Rosolia”.

Guido Palamenghi Crispi

Guido Palamenghi Crispi è esperto in Comunicazione Culturale con prevalente attenzione alla valorizzazione delle collezioni private. Ha curato una mostra di dipinti barocchi presso la National Gallery di Washington e la mostra che ha accompagnato la visita di Giorgio Napolitano in Lussemburgo nel 2009. Ha anche ideato e organizzato per anni la manifestazione "Invito a Palazzo". Ha recentemente curato la pubblicazione del volume Repubblica e Monarchia. Il diverbio Mazzini/Crispi (2014).

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