Sofonisba Anguissola

Cremona 1535 ca. - Palermo 1626
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1551: una ragazza dipinge il ritratto della sorella appena entrata in convento, colta con finezza nella sua delicata spiritualità, velata da un’ombra di malinconia.
Oggi quel ritratto è esposto nella Southampton City Art Gallery a testimoniare l’inizio della lunga, e per certi versi straordinaria, carriera artistica di una delle più famose pittrici italiane, la cremonese Sofonisba Anguissola, la prima donna pittrice a conoscere un’autentica fama internazionale, in particolare nell’ambito della ritrattistica, che sembra essere stato il genere pittorico prediletto in antico dalle artiste.
Cosa ha reso proprio questa donna capace di superare le barriere del tempo e dello spazio, conquistandosi un posto d’onore nelle pagine dei libri d’arte? In che modo è riuscita a vincere i pregiudizi sociali e culturali della sua epoca, elevandosi al di sopra di molti artisti uomini? Perché re e regine volevano essere ritratti da lei e non da altri? Cosa c’era di così speciale in questa ragazza dai grandi occhi chiari e dalla fronte spaziosa, che amava ritrarsi con abiti semplici ma dignitosi e severi (Autoritratto al cavalletto, Lancut, Muzeum Zamek; Autoritratto alla spinetta, Napoli, Capodimonte), bella con semplicità?
Speciale fu innanzitutto la famiglia (Ritratto di famiglia: il padre Amilcare, la sorella Minerva e il fratello Asdrubale, Nivaa, Nivaagards Malerisamling) di Sofonisba, prima di sette figli (di cui uno solo maschio) di Amilcare Anguissola e Bianca Ponzoni, entrambi di famiglie nobili di Cremona, all’epoca della dominazione spagnola seconda città dello Stato di Milano per importanza e ricchezza.
Speciale fu in particolare il padre, egli stesso amante dell’arte e disegnatore dilettante; superando i pregiudizi dei contemporanei, egli non solo concesse alle figlie la possibilità di studiare letteratura, pittura e musica, secondo quanto suggerito dagli umanisti più illuminati, come Baldassarre Castiglione, ma fece di più promuovendone la notorietà (la Biblioteca Laurenziana di Firenze conserva ancora sue lettere indirizzate tra il 1557 ed il 1558 al grande Michelangelo). A Sofonisba fu tuttavia precluso lo studio della matematica, della prospettiva e dell’impegnativa tecnica dell’affresco, ben nota invece ai suoi maestri, Bernardino Campi, prima – ritratto in Bernardino Campi ritrae Sofonisba (Siena, Pinacoteca Nazionale) – e Bernardino Gatti poi, dai quali la sua pittura deriverà evidenti echi della raffinata arte emiliana.
Speciali furono le sorelle, di Sofonisba, talentuose anch’esse: Elena, Lucia, Minerva, Europa ed anche la più piccola, Anna Maria si dimostrarono abili disegnatrici e pittrici di buon livello, pur senza raggiungere mai la fama della sorella maggiore.
Speciale fu soprattutto l’approccio di Sofonisba alla ritrattistica nella quale introdusse vari elementi di novità, trasformandola talvolta in pittura di genere, come nella Partita a scacchi (Poznan, Muzeum Narodowe), che ritrae con vivezza tre delle sorelle Anguissola con la fantesca. Con Sofonisba il ritratto non è solo l’immagine della persona, ma accenna alla sua storia; infatti, accanto ai volti straordinariamente somiglianti («tanto ben fatti che pare che spirino e siano vivissimi» scrisse il Vasari in persona dopo aver visto nel 1566 i ritratti di famiglia in casa Anguissola), la pittrice dipinge spesso con minuzia descrittiva elementi che, come pezzi di un puzzle, aiutano a ricomporre la personalità del soggetto raffigurato: un medaglione, un libro aperto, un guanto, un gioiello, uno spadino, secondo l’approccio tipico della ritrattistica cinquecentesca, ma con un naturalismo diretto che presuppone anche la conoscenza della pittura bresciana del Moretto e di quella bergamasca del Moroni. Notevole soprattutto l’intensità degli sguardi e la capacità espressiva dei visi, sui quali Sofonisba si esercitò molto, come testimoniano vari disegni ritrovati, studiando in particolar modo, sulla scorta della teoria leonardesca dei moti dell’animo, il riso ed il pianto, fino ad allora poco considerati in ambito ritrattistico. Significativo a questo proposito il disegno di un bimbo che piange perché morso da un gambero (Napoli, Capodimonte), al quale molto probabilmente si sarebbe ispirato Caravaggio per il suo Ragazzo morso da un ramarro.
Grazie alle sue capacità ed alla promozione che ne seppe fare il padre, Sofonisba riuscì in breve tempo a farsi conoscere nelle corti italiane ed europee – Annibal Caro in una lettera del 14 luglio 1556 scrisse «le cose sue son da principi» – a cominciare da quella spagnola dove arrivò nel 1559, per il tramite del duca d’Alba e del duca di Sessa, presso cui aveva soggiornato a Milano. A Madrid conquistò subito il favore dei sovrani grazie ai ritratti che eseguì della regina Isabella di Valois prima e dell’imperatore Filippo II poi, entrambi al Prado di Madrid; il sovrano fu così impressionato dalla somiglianza di entrambi i ritratti da premiare la pittrice con una rendita annua di 200 scudi. Col tempo però Sofonisba seppe farsi apprezzare non solo per il talento artistico, ma anche per le doti umane, quelle doti che la spinsero a restare alla corte anche dopo la morte della regina Isabella per prendersi cura delle due figlie di lei. Per trattenerla in Spagna il più a lungo possibile, Filippo II cercò di maritarla con un nobile spagnolo, ma dovette arrendersi di fronte alla volontà di Sofonisba che preferiva invece un consorte italiano. Il prescelto fu dunque un nobile siciliano, Fabrizio Moncada, fratello del viceré di Sicilia, che la ritrattista cremonese sposò nel 1573, anno in cui lasciò la Spagna per trasferirsi a Palermo. L’unione durò solo cinque anni a causa della tragica ed improvvisa morte di Fabrizio, annegato nei pressi di Capri, nel corso di un attacco piratesco ed in memoria del marito, del quale non fu mai trovato il corpo, Sofonisba dipinse, come attesta un atto notarile del 1579, una pala d’altare per la chiesa dell’Annunziata di Paternò raffigurante la Madonna dell’Itria, cui il casato dei Moncada era molto devoto, con la Vergine col Bambino sopra una grande bara. La pittrice, però, non rimase sola a lungo poiché dopo un anno, durante un viaggio via mare verso Genova, conobbe il nobile Orazio Lomellini e si risposò, ancora una volta imponendo la propria volontà contro il parere di tutti. Per oltre trent’anni la pittrice visse con il marito a Genova continuando la sua opera di ritrattista per le famiglie aristocratiche della città e facendo registrare nei suoi dipinti le influenze del genovese Luca Cambiaso (Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Giovannino, Coral Gables, Florida, The Lowe Art Museum). Morì a Palermo, dove si era trasferita col marito, ormai ultranovantenne e dove fu visitata, addirittura, da un ammirato Anton Van Dyck che ne schizzò la figura in un disegno (Londra, British Museum) e che ebbe a dire: «ho ricevuto maggiori lumi da una donna cieca che dallo studiare le opere dei più insigni maestri». Fu sepolta a Palermo nella chiesa di S. Giorgio.
Nonostante la lunga carriera artistica, Sofonisba non fu mai pagata in contanti, a differenza dei suoi colleghi maschi, ma solo con doni o rendite, mentre sono documentati i pagamenti che per lei ricevettero prima il padre Amilcare e poi il fratello Asdrubale.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori, Firenze, 1568, vol. III; ed. anastatica, Firenze, 1906

A. Campi, Cremona fedelissima, Cremona, 1585, p. 192

R. Soprani, Storie de’ pittori e scultori ed architetti liguri e de’ forestieri che in Genova operarono di Raffaello Soprani, seconda edizione riveduta da C. G. Ratti, Genova, 1768, I, pp. 411-416

G. B. Zaist, Angussola Sofonisba, Notizie historiche de’ pittori, scultori ed architetti cremonesi, Cremona, 1774, pp. 227-233

A. M. Romanini, Anguissola, Sofonisba, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 3, Roma, 1961

M. Gregori, Sofonisba Anguissola, in I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Milano, 1985, pp. 171-178

F. Caroli, Sofonisba e le sue sorelle, Milano, 1987

Sofonisba e le sue sorelle, Catalogo della Mostra di Cremona, Corsico (Mi), 1994

E. Testori, Sofonisba, Artemisia, Frida unite nell’“avventura più grande”, in L’arte delle donne dal Rinascimento al Surrealismo, Milano, Catalogo della Mostra di Palazzo Reale, 2007, pp. 23-26

Carolina Ghilardi (NOE del Liceo Manin di Cremona)

Per il NOE - Nucleo Operativo Enciclopedia- del Liceo Manin di Cremona la voce è stata scritta da Carolina Ghilardi con Pilar Victoria Pesenti e Giulia Notari, coordinate da Anna Maccabelli e Raimonda Lobina

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