Teresa di Cartagena

Burgos 1425 ca. - ?
Download PDF

Nella seconda metà del XV secolo circolava in Castiglia un’opera, scritta da una donna sorda, duramente avversata dal pubblico. Il trattato, appartenente al genere delle consolazioni, muoveva dal grande dolore cagionato all’autrice dalla sordità. Tale infermità, che l’aveva colpita da giovane in seguito ad una malattia, la conduce prima in un lento e sofferto isolamento dagli uomini e, poi, destato l’“orecchio dell’intelligenza” (Arboleda de los Enfermos, p. 44), alla scoperta del mondo dell’interiorità e della trascendenza. Le critiche sollevate contro la Arboleda de los Enfermos, questo è il titolo dell’opera, non erano dirette ai contenuti, quanto all’autrice. Come la stessa racconta nel suo secondo trattato, si dubitava persino che quell’opera, troppo solida e colta, fosse stata scritta da una donna: «Molte volte mi si è fatto sapere, virtuosa signora, che alcuni uomini prudenti e alcune donne discrete si meravigliano o si sono meravigliati di un trattato che la mia mano, avendo la grazia divina guidato il mio debole intelletto femminile, ha scritto… è manifesto che tale meraviglia non si fa per merito dell’opera, ma per difetto dell’autrice». (Admiraçión Operum Dey, p. 113, la traduzione è mia). L’autrice è Teresa di Cartagena, nata a Burgos nel seno di un’agiata e colta famiglia di origine ebraica convertita al Cristianesimo intorno al 1425, educata agli studi superiori in ambito francescano tra Salamanca e Burgos, dopo essere rimasta orfana. La storiografia afferma unanimemente che fosse figlia di Pedro di Cartagena e María di Saravia e che, dopo gli studi, avesse abbracciato l’ordine francescano; tuttavia, i dati biografici certi di cui disponiamo sono esigui, poco più di quanto l’autrice stessa racconti di sé nelle sue opere. Della sua morte sono ancora ignote la data e le circostanze.
La grandezza di Teresa di Cartagena risiede nei due trattati scritti dopo il 1450 in volgare castigliano: la Arboleda de los Enfermos e la Admiraçión Operum Dey. In essi, come nella sua esistenza, il leitmotiv è l’obbligo al silenzio in cui è relegata dalla sordità e dalla condizione femminile, un silenzio cui Teresa riesce a sottrarsi grazie al soccorso del divino e della scrittura. La sua seconda opera, l’Admiraçión Operum Dey, è un vero e proprio trattato in difesa delle donne e della loro “naturale” attitudine alla scrittura e alle scienze, pari a quella maschile. Il casus per la stesura dell’apologia è fornito dalle accuse di plagio mosse all’autrice per l’Arboleda. Sul filo di una sottile argomentazione dialettica, saldamente ancorata all’orizzonte dell’autorità divina, Teresa compie il salto dal suo caso particolare alla difesa universale del sesso femminile. Così, in un passo della Admiraçión, ingiunge: «è manifesto che viene più alla mano alla femmina essere eloquente che non essere forte, e più onesto le è essere dotta che audace, e le sarà più lieve usare la piuma che la spada. Così che devono notare i maschi prudenti che Colui che concesse industria e grazia a Giuditta per compiere un atto così sublime e famoso, ben può dare industria o intelligenza e grazia a qualche altra femmina, perché faccia ciò che altre donne, o per sorte qualcuno di stato maschile, non saprebbero fare» (Admiraçión, p. 120, la traduzione è mia). La radicale esperienza di scrittura e di pensiero in favore della donna che Teresa conduce nella tradizionalista, cattolica e patriarcale società della Castiglia tardo-medievale ha portato la critica a inserirla nel contesto della Querelle des femmes, in linea di continuità con l’anteriore e straordinaria opera di Cristina di Pizan e a seguire con quelle, tra le altre, di Laura Cereta, Lucrezia Marinella e Moderata Fonte.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

L. J. Hutton (a cura di), Teresa di Cartagena, Arboleda de los enfermos y Admiraçión Operum Dey, Madrid 1967

Dayle Seidenspinner-Nunez, The writings of Teresa de Cartagena, Cambridge 1998

M.-M. Rivera, Una pensatrice castigliana del XV secolo: Teresa de Cartagena, in Filosofia, Donne, Filosofie, a cura di M. Forcina, A. Prontera, P. I. Vergine, Lecce 1994, pp. 603-622

Iole Turco

Iole Turco (Palermo, 1978) è dottore di ricerca in Filosofia, scienze e cultura dell’età tardo-antica, medievale e umanistica (Università di Salerno) e in Humanitats (Universitat Pompeu Fabra di Barcellona). É autrice di articoli scientifici e ha partecipato a convegni nazionali e internazionali. Svolge attività di traduzione dall’inglese e dallo spagnolo e collabora alle attività scientifiche dell’Officina di Studi Medievali (Pa). I suoi interessi di ricerca vertono sulle scritture femminili, sulla storia della mistica medievale inglese e sulla riflessione femminile in materia etico-politica nel periodo medievale e umanistico. È in fase di pubblicazione la sua monografia su Cristina di Markyate corredata dalla traduzione italiana della Vita a cura di F. P. Ammirata.

Leggi tutte le voci scritte da Iole Turco