«Sentivo dire […] che molto prima che io nascessi le neonate venivano sepolte vive. Fossi nata a quell’epoca sarei stata una di quelle neonate. Questo mi dicevano quando avevo quattro anni. Ma i miei erano tempi migliori. Quando veniva alla luce una bambina non le si faceva niente. Semplicemente la vita si fermava, semplicemente la gente era triste.»

(Nawal al Sa’dawi, Una figlia di Iside)

Nawal nasce, seconda di nove figli, il 27 ottobre 1931 a Kafr Tahla, villaggio nel cuore del Delta del Nilo a Nord del Cairo, in Egitto. Il padre, al-Sayed Effendi al-Sa’dawi, fermo oppositore di re Fārūq ibn Fu’ād, dell’occupazione inglese e del governo coloniale, è un uomo giusto, mite, compone poesie, gioca con i figli, insegna loro a pregare e la storia dei profeti, li incoraggia ad amare la letteratura. La madre di Nawal, Zaynab, è una donna orgogliosa: avrebbe voluto divenire musicista, Zaynab, ma il padre la ritira dalla scuola ancora bambina affinché si sposi.

A sei anni, e prima dell’avvento del menarca, Nawal, subisce la circoncisione[1] da parte della daya, la donna del rasoio. Nel romanzo Firdaus, Nawal descrive, attraverso le parole della protagonista, quella mutilazione con dimessa fredda crudezza: «Mi tagliarono via qualcosa tra le cosce»[2].

Shatra (intelligente) è il soprannome di Nawal, perché brava massaia, musulmana devota, modello di pietà e virtù morali, che prega quasi ossessivamente per chiedere perdono ad ‘Allah dei propri peccati, del proprio essere impura. Il talento artistico di Nawal germoglia mentre frequenta la scuola elementare inglese, e già a quella giovanissima età, in Nawal è chiaro l’unico obiettivo che ritiene degno di essere raggiunto nella sua vita: frequentare l’università e divenire scrittrice. Per questo boicotta ogni tentativo da parte della famiglia di trovarle uno sposo adeguato: «quando mi ribellavo nei loro occhi si manifestava l’odio. Negli occhi di tutti ma non in quelli di mia madre: i suoi mentre mi osservava combattere le mie battaglie, luccicavano di orgoglio e felicità. Di tanto in tanto mi lanciava un’occhiata di complicità e mi sussurrava all’orecchio parole d’incoraggiamento»[3].

Con il consenso della madre e del padre si trasferisce prima al Cairo per poter frequentare la scuola media, sopportando ogni disagio (senza lamentarsi mai, per evitare il ritorno a casa) e poi ad Helwan per poter frequentare la scuola superiore dove alloggia nel convitto e fonda Il Teatro della Libertà dei quali spettacoli è sceneggiatrice, regista, interprete. Mentre frequenta la scuola superiore, Nawal s’impegna nelle prime lotte politiche, che prosegue insieme alla sua attività di scrittrice, anche mentre frequenta l’Università di Medicina a Giza.

«A volte ero l’unica donna tra migliaia di studenti uomini ad aderire alle manifestazioni […] A forza di cantare “Lunga vita all’Egitto libero” mi si strozzava la voce, e le lacrime che scendevano dagli occhi scacciavano la tristezza che mi portavo dietro dalla nascita. Il mio corpo si alleggeriva come se si fosse liberato di un peso, come se si liberasse anche da se stesso, mentre io, staccata da lui, mi avvicinavo alla folla, senza nome, senza padre, madre o famiglia, la mia famiglia era questa gente, i miei genitori, la mia casa»[4].

Nel 1955 Nawal si laurea col massimo dei voti e si specializza poi in psichiatria. Si dedica così a quegli strumenti che le avrebbero permesso di aiutare concretamente le donne, scegliendo di non praticare modelli tradizionali di terapia che rafforzavano la loro condizione subordinata. Esercita la professione medica ma non sospende la sua attività di scrittrice di saggi, racconti e romanzi, che ritiene mezzi di fondamentale importanza per affrontare e denunciare argomenti considerati tabù dalla società arabo-islamica, quali il rapporto fra sessualità femminile e religione, aborto, prostituzione, abusi all’infanzia, le mutilazioni fisiche sociali psicologiche che le donne sono costrette a subire.

Nawal divorzia[5] da due mariti che volevano imporle di abbandonare la sua carriera di medico e di scrittrice, considerando queste attività imbarazzanti e ostacolanti per le proprie carriere rispettivamente di medico e di avvocato. Nawal narra, nell’auto-biografia Walking through fire, come il secondo marito rifiutasse ostinatamente di concederle il divorzio fino a quando, una notte, Nawal non lo minacciò col bisturi e pronunciò esasperata quelle tre parole che le resero la libertà: «I repudiate you!»[6]

I libri di Nawal sono sottoposti a censura, autorità religiose, capo-villaggi e autorità statali l’accusano di non rispettare i valori tradizionali e d’incitare le donne a ribellarsi contro la Legge e la religione. Nel 1981 è arrestata ed incarcerata per crimini contro lo stato, per poi essere scarcerata dopo l’assassinio del Presidente della Repubblica dell’Egitto, al-Sadat (6 ottobre 1981). Nawal fonda The Arab Womenn’s Solidarity Assocation, la prima organizzazione legale indipendente femminista, iniziativa che provoca nei suoi confronti nuove persecuzioni e minacce da parte di gruppi fondamentalisti islamici e la condanna a morte per eresia. L’Associazione è dichiarata fuori legge e chiude, Nawal vive di nuovo l’esperienza del carcere, fino a quando, nel 1992, è costretta all'esilio; sarà prima in Olanda e poi, l’8 gennaio 1993, si trasferisce insieme al terzo marito Sherif Hetata, medico e scrittore che cura la traduzione in inglese dall’arabo dei suoi libri, nel North Carolina, presso la Duke University’s Asian and African Languages Department.

I libri di Nawal al-Sa’dawi sono ancora sottoposti a censura dalle autorità egiziane. Nel 2002 un avvocato integralista ha richiesto il divorzio coatto tra Nawal e suo marito; i coniugi Hetata hanno vinto la causa solo grazie ad una mobilitazione internazionale. Nel 2007 Nawal è stata denunciata due volte per apostasia, una volta con la figlia Mona Helmy, anch’essa poeta, e la seconda volta per apostasia ed eresia a causa del suo spettacolo teatrale God Resigns at the Summit Meeting. Entrambe le cause sono state vinte dalla scrittrice egiziana.

Il 2008 è stato un anno molto importante per Nawal, perché in Egitto sono state promulgate leggi per le quali Shatra ha lungamente combattuto: dal 7 giugno 2008 le donne egiziane hanno conquistato il diritto di registrare i figli nati fuori dal matrimonio con il proprio cognome; l’età minima per il matrimonio è stata alzata a diciotto anni; la circoncisione femminile, la clitoridectomia e l’infibulazione sono ora un reato perseguibile e punibile con il carcere o una pena pecuniaria.

Nella sua lunga carriera di scrittrice, Nawal al-Sa’dawi ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, fra i quali: High Council of Literature Award (1974); Literary Award of the Franco Arab Friendship Association (1982); Literature Award of Gubran (1988); First Degree Decoration Republic of Lybia (1989); International Writer of the Year for 2003, nominata dall’International Biographical Centre di Cambridge in England; One of the Great Minds of the 21 Century Award dall’International Biographical Institute, North Carolina, USA, 2003; International Literary Award from the Pan African Writers Association (PAWA) and the Honorary Membership of PAWA (2009).

NOTE

1. Circoncisione femminile (asportazione del cappuccio della clitoride), clitoridectomia (escissione della clitoride), infibulazione (escissione della clitoride, asportazione delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra, e cucitura della vulva) non sono pratiche rientranti nelle consuetudini islamiche. Le mutilazione genitali femminili in Egitto risalgono alle culture pre-islamiche e sono praticate sia dai cristiani copti, che dai musulmani.

2. Nawal al-Sa’dawi, Firdaus storia di una donna egiziana, Firenze, 2001, pag. 17.

3. Nawal el-Sa’dawi, Una figlia di Iside. L’autobiografia di Nawal el-Sa’dawi, Roma, Nutrimenti, 2003, pag. 11.

4. Op. cit. pag 293.

5. Secondo la Legge Islamica una donna può chiedere il divorzio dal marito, se questa si rende conto di non amarlo più, ma deve restituire la dote che il marito ha elargito, interamente o in parte, secondo le clausole del contratto di matrimonio.

6. Nawal al-Sa’dawi, Walking through fire, Londra, Zed Books, 2002, pag. 192.

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Fonti, risorse bibliografiche, siti su Nawal al Sa’dawi

Nawal al-Sa’dawi, Una figlia di Iside. L’autobiografia di Nawal al-Sa’dawi, Roma, Nutrimenti, 2002

Nawal al-Sa’dawi, Walking through fire, a life of Nawal al-Sa’dawi, New York, Londra, Zed Book, 2002

M.Badran M.Cooke, Opening the gates. A century of arab feminist writing, London, Virago Press Limited, 1990

Nawal al-Sa’dawi, Firdaus, Firenze, Giunti, 2001

Sito web ufficiale di Nawal al-Sadawi

Referenze iconografiche: Nawal el Saadawi, Tahrir, Aprile 2012. Foto di Gigi Ibrahim.  Creative Commons Attribution 2.0 Generic license.

Voce pubblicata nel: 2012

Ultimo aggiornamento: 2023