Annie Kopchovsky (Annie Londonderry)

1870 - 1947
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Annie Kopchovsky aveva ventitré anni quando decise di lasciare nell’armadio le gonne e i corsetti e allontanarsi dalla sua casa di Boston, da suo marito e dai tre figli piccoli, per tentare un’impresa del tutto impensabile al tempo per una ragazza: fare il giro del mondo in bicicletta. Era il 25 giugno del 1894, e tutto era nato dalla scommessa sul fatto che una donna non potesse fare il giro del mondo a cavallo di una bicicletta – come dieci anni prima aveva fatto Thomas Stevens – scommessa che avrebbe dovuto risolvere una disputa tra due ricchi gentiluomini della città americana, e che in realtà faceva parte di un più ampio dibattito sulla (dis)parità tra i sessi. Secondo l’opinione dominante, infatti, una donna non avrebbe saputo badare a se stessa nel mondo per tutto quel tempo in condizioni così essenziali.

La sfida era quella di tornare dopo quindici mesi con 5mila dollari guadagnati in tasca. Annie non solo decise di accettarla per smentire il pregiudizio, ma colse l’occasione di spostarsi da un modello di vita che le stava stretto, quello che la vedeva nel ruolo di moglie e madre lavoratrice – Annie all’epoca aiutava il marito, venditore ambulante, occupandosi degli spazi pubblicitari su alcuni quotidiani locali -, perseguendo la via della libertà e dell’autonomia economica. Secondo i giornali locali la ricompensa sarebbe stata dai 10mila ai 20mila dollari, se fosse riuscita nell’impresa. Dalla corporatura esile, ciclista dilettante, Annie sembrava l’ultima donna a potercela fare. Per augurarle buon viaggio il giorno della partenza andarono a salutarla in centinaia. Tranne il marito, e suo fratello.

Prima che Annie scomparisse all’orizzonte, però, un imprenditore locale di acque minerali finanziò con 100 dollari il suo viaggio ottenendo in cambio di incollare il marchio della Londonderry Lithia Spring Water Company sulla bici di Annie che affiancò anche il cognome Londonderry al suo nome. Da quel momento Annie Kopchovsky, ebrea, arrivata a Boston dalla Lettonia quando era ancora una bambina, diventò per tutti Annie Londonderry, la coraggiosa avventuriera che con un solo cambio di vestiti e un revolver dal manico di madreperla partì in solitaria su due ruote per girare il mondo. Il suo fu definito dalla stampa “il viaggio più straordinario mai intrapreso da una donna.”

Da Boston, passando per New York, Chicago, Parigi, Gerusalemme, Singapore, Annie girò il Mediterraneo e arrivò fino in Cina e in Giappone, cambiando itinerario per il freddo, salendo su treni e navi a vapore, dando prova di resistenza e di inventiva nell’auto-promozione (in poco tempo diventò un mito, i ciclisti delle regioni che attraversava percorrevano chilometri al suo fianco, gli ammiratori volevano incontrarla, la gente applaudiva e tirava fiori al suo passaggio) e nell’auto-sostentamento (per pagarsi le spese di viaggio vendeva le sue foto autografate), superando difficoltà pratiche e giudizi morali, liberandosi della sua Columbia di oltre 40 chili – decisamente troppo pesante – e cambiandola con una bici da uomo, e decidendo di indossare i calzoncini al posto della gonna, poco pratica per un’impresa di tale portata.

Il passaggio di Annie fu raccontato dalla gente e dai giornali locali come una gioia per gli occhi e per le orecchie. Perché Annie scardinava già solo alla vista gli stereotipi più radicati nella società dell’epoca, ma soprattutto amava raccontare le avventure dei suoi viaggi alle persone che incontrava lungo il sentiero, spesso anche fantasticando e inventando bizzarre varianti della sua impresa per disorientare gli interlocutori.

Dopo il suo ritorno a Boston, che fu, come promesso, quindici mesi dopo la partenza, Annie si trasferì a New York con la famiglia. Qui, firmandosi “la nuova donna” scrisse una serie di storie e reportage per il New York World. “Sono un giornalista e una donna nuova” scrisse in quegli anni “nel senso che credo di poter fare qualsiasi cosa che un uomo può fare”.

Pur trattandosi di una vicenda soggettiva e unica nel suo genere, la storia di Annie Kopchovsky Londonderry – riportata alla luce dal giornalista Peter Zheutlin, suo pronipote – è diventata uno dei capitoli più entusiasmanti della storia del ciclismo oltre che l’emblema dell’incontro tra il boom della bicicletta e il cambiamento del ruolo delle donne nella società vittoriana. Da Annie in poi, l’espressione “donna nuova” è diventata sinonimo di una donna capace di rompere con le convenzioni, lavorando fuori casa, diventando indipendente negli spostamenti e socialmente attiva.

L’invenzione della bicicletta e la sua popolarità tra le donne, è indubbiamente coincisa con una conquista di libertà di movimento fisico e di orizzonti all’interno delle geografie urbane, offrendo anche un’occasione di ripensare l’abbigliamento femminile. È con la diffusione delle biciclette, infatti, che i calzoncini diventano indumento quotidiano per chi fino ad allora era stata obbligata a indossare vestiti troppo ingombranti anche solo per camminare. Inutile dire come questo creò problemi in seno alla cultura dell’epoca: non solo i pantaloni erano considerati moralmente sconvenienti per una signora, ma furono messe in campo intere campagne contro l’utilizzo stesso della bicicletta tra le donne, perché tale attività ne avrebbe danneggiato la salute e messo a repentaglio la corporatura ‘fragile’. Tra le preoccupazioni più sentite, l’eccitazione sessuale che sarebbe scaturita dalla posizione a cavallo della sella combinata con il movimento della pedalata. Per ridurre questo ‘rischio’ furono progettate addirittura delle selle speciali e meno ‘pericolose’…


Questa voce è pubblicata in collaborazione con la rivista InGenere (tag: “Pioniere”). .

Claudia Bruno

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