Giancarla Re Mursia

Alassio 1920 - Milano 2016
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Nata ad Alassio da famiglia torinese, scomparsa a Milano all’età di 95 anni, Giancarla Re Mursia era stata soprannominata “la signora di ferro”, come la celebre prima ministra del Regno Unito.

Giancarla Mursia fu editrice e a quella professione, per lei una missione, dedicò tutta la sua esistenza. Aveva una solida preparazione culturale. Si era laureata a Padova in filosofia con tesi su L’estetica psicanalitica nel 1942, quando le donne ancora studiavano poco.

Era traduttrice dall’inglese e dal francese (curò la traduzione di molti libri per l’infanzia) e aveva una vasta cultura anche nel campo artistico. È a Padova, negli anni universitari, che incontrò il siciliano Ugo Mursia, che sposò nel 1943, a 23 anni. Fu un’unione molto felice, durata 39 anni. Poco dopo le nozze scoppiò la guerra civile, nella quale Ugo si schierò con i partigiani di Giustizia e Libertà, lotta condivisa attivamente dalla moglie.

A conflitto terminato la coppia si trasferì a Milano. Pochi i soldi (era nato Silvio e sarebbe seguita qualche anno dopo Fiorenza). Molti i sogni: Ugo meditava di diventare bibliotecario, Giancarla si sarebbe dedicata all’insegnamento della filosofia.

Invece, rilevato il catalogo della Corticelli, nel 1955 fondarono arditamente una casa editrice, iniziando l’attività nel settore scolastico, poi con libri per ragazzi, memorialistica e saggistica. Poche incursioni nella narrativa. La fortuna della casa editrice, ricca di 400 titoli, con belle traduzioni dei classici, fu poi costruita con la letteratura d’avventura e di viaggio, il cui fiore all’occhiello rimane la collana “la Biblioteca del Mare”.

L’inatteso lancio internazionale avvenne nel 1963, con Centomila gavette di ghiaccio di Giuseppe Bedeschi, un bestseller assoluto: a tutt’oggi, oltre due milioni di copie vendute. Una storia editoriale quasi incredibile, ma non poi così insolita (si pensi all’analogo caso de Il Gattopardo): il manoscritto di Bedeschi aveva subìto 17 rifiuti, l’autore non esigeva neppure più un contratto, gli bastava che qualcuno lo pubblicasse. Giancarla tentennava ritenendo il testo troppo triste ma il marito decise “Facciamo contenta una persona e noi non ci roviniamo”. La prima tiratura, 3000 copie, andò esaurita in due giorni.

Dalle note autobiografiche di Giancarla Mursia si legge che da giovane aveva intravisto il suo futuro come casalinga, intenta a pratiche familiari, tra uncinetto e cucina, con il diversivo dell’insegnamento, dopo che il suo sogno segreto di diventare scrittrice si era infranto alla lettura de La storia della Morante, che l’aveva folgorata e fatta desistere da qualsiasi velleità.

Ma il carattere estroverso e vincente di Giancarla Mursia doveva comunque portarla a una vita pubblica e professionale di successo. Con un punto debole. In un durissimo “mea culpa”, con la spietata autocritica sua caratteristica, Giancarla denunciò il suo fallimento nel ruolo di madre, avendo permesso al lavoro assorbente della casa editrice di distoglierla dalla cura dei figli. Compito che, pur essendo lei molto esigente sul profitto scolastico (“ero inflessibile nelle traduzioni di latino e greco”) per anni affidò a una severa istitutrice, perdendo il loro diretto contatto affettivo.

Giancarla Mursia ricordava che lei e il marito erano consumati da una smania febbrile. Lavoravano senza soste, anche sabato e domenica, Natale e Pasqua. Inoltre Ugo, anima dell’azienda, uomo sedentario e schivo, odiava apparire in pubblico, e delegava la mansione dei contatti con l’esterno interamente alla capace moglie, tra l’altro grande oratrice. Incarico che lei affrontò facendo di necessità virtù. La sua natura era proprio questa: battersi sempre come una leonessa, volitiva e autoritaria, sfidando e vincendo lotte date per perse, a volte tacciata di eccessiva intransigenza o di utopiche fantasie. Sempre comunque agendo con correttezza adamantina e indiscusso rispetto per l’interlocutore, fosse pure avversario.
Dopo la morte del marito (1982) iniziarono fatalmente le tensioni per la successione della casa editrice, tensioni molto aspre che si conclusero nel 1990 con la sofferta cessione del ruolo di presidente alla figlia Fiorenza.

Amante della montagna, negli ultimi anni Giancarla Mursia passava le estati a Cortina, dove possedeva una casa ed era promotrice di eventi culturali. Un’altra grande passione aveva condiviso con il marito: quella per il mare (la collana ad esso intitolata ne è conferma). In omaggio a Ugo, nel 2005 Giancarla Mursia organizzò un’importante mostra di cimeli marinari che poi vennero regalati e trasferiti al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Si trattava della prua (il cui recupero era stato finanziato da Ugo Mursia) dell’Otago, il brigantino a palo con cui Joseph Conrad fece il suo ultimo comando prima di dedicarsi completamente alla letteratura. Tra i cimeli donati da Mursia al Museo milanese ci sono inoltre la preziosa e rarissima collezione di sette polene policrome, e oggetti e libri di argomento navale.

Giancarla Mursia fu per 15 anni nel Consiglio Comunale di Milano per il PRI; assessore all’educazione; membro del consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala; la prima donna a presiedere l’AIE (Associazione Italiana Editori); presidente della AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda).

Quale fondatrice e prima presidente del Soroptimist Club Milano alla Scala (1984-86) ideò e realizzò progetti legati all’avanzamento della donna sul piano culturale e alla promozione della cultura italiana nel mondo. Alla fine degli anni Novanta ideò il progetto di raccogliere e donare testi italiani alla popolazione dell’Istria, impossibilitata a reperirli altrove. I libri furono consegnati alla biblioteca civica di Pola con una manifestazione pubblica cui parteciparono le autorità e gli italiani là residenti. Per diversi anni l’invio di libri italiani divenne un service natalizio del club Milano alla Scala, destinato a turno alle scuole dell’Istria.

Colpita da ictus, dal quale si riprese pur rimanendole difficoltà di parola, fino all’ultimo fu amorevolmente confortata dalla costante amicizia delle socie del Soroptimist Milano alla Scala da lei fondato trent’anni prima. Giancarla Mursia fu insignita di vari premi e riconoscimenti. Tra i più prestigiosi, l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana per meriti culturali.

Carla Maria Casanova

Nata a Monza il 1 agosto 1936 da padre italiano e madre belga. Giornalista professionista. Laureata in architettura, dopo uno stage nella scenografia del Teatro alla Scala con Nicola Benois, si è dedicata esclusivamente alla scrittura, con specializzazione Cultura e Teatro musicale. Ha pubblicato un po’ di libri, iniziando con Renata Tebaldi, la voce d’Angelo (Electa, Milano 1981, tradotto in francese, inglese, russo) e terminando (per adesso) con Il gesto e la musica (Zecchini Editore, 2016, terza edizione) che racconta i suoi 66 anni di vita spericolata a tu per tu con i più grandi. Chi inizia a leggere non la smette più.

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