Giovanna Salviucci Marini

Roma 1937 - vivente
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Giovanna nasce in una famiglia di musicisti. Il padre, Giovanni Salviucci, scomparso a soli 30 anni, qualche mese dopo la nascita di Giovanna, era già un affermato compositore della scuola di Alfredo Casella e Ottorino Respighi, autore di opere importanti per la storia della musica del primo Novecento italiano. La madre, Ida Parpagliolo, insegnava armonia al Conservatorio di Santa Cecilia, era compositrice e tra le prime donne in Italia a dirigere un’orchestra in concerto.
Diplomata in chitarra nel 1959 (il primo diploma di questo tipo in Italia), perfezionatasi con Andrès Segovia, Giovanna agli inizi degli anni Sessanta comincia a frequentare un gruppo di intellettuali – tra cui Pier Paolo Pasolini, Diego Carpitella, Roberto Leydi, Gianni Bosio e il gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano – attivamente impegnati nella ricerca di ciò che all’epoca si definiva musica popolare e di protesta, quella dei contadini, dei pastori, degli operai. Con loro Giovanna stabilisce una decennale collaborazione sia come arrangiatrice e performer (partecipando tra l’altro a celebri spettacoli come il Bella Ciao di Spoleto 1964 e Ci ragiono e canto, con regia di Dario Fo, presentato in varie tournee, nonché centinaia di concerti e numerose incisioni discografiche), sia impegnandosi in attività di ricerca, con particolare attenzione agli aspetti formali e agli elementi di rilevante peculiarità (i timbri, i colori vocali, i micro intervalli) delle espressioni musicali ascoltate. Dopo una breve parentesi a Boston con il marito (Pino Marini, fisico nucleare) da cui scaturisce la ballata Vi parlo dell’America, lunga composizione per voce e chitarra per diversi aspetti affine al talking blues, Giovanna comincia la propria attività solista, proponendo degli elaborati recital in cui alterna ballate e altri brani propri, con l’esecuzione di canti tradizionali sempre rielaborati (in ciò staccandosi dalla logica del “ricalco dell’originale popolare” di tanto folk revival nostrano).
Nel 1974 è a Roma fra i fondatori della Scuola di Musica Popolare del Testaccio, insieme con jazzisti come Giancarlo Schiaffini ed Eugenio Colombo. Per gli allievi e gli insegnanti della scuola compone diversi lavori, riprendendo certi stilemi formali della musica d’accademia (i modelli dell’oratorio, della cantata, del poema sinfonico) per dar vita a costruzioni originali, caratterizzate da insoliti, spesso sorprendenti, mescolamenti fra linguaggi musicali diversi, sempre con una grande cura per il colore del suono.
Del 1976 è la creazione del quartetto vocale, formazione musicalmente duttile, con cui approfondisce le enormi possibilità espressive della voce femminile scrivendo varie “cantate” (celebre quella in morte di Pier Paolo Pasolini), ossia cicli di brani polifonici inframmezzati da narrazioni declamate, recitate, dall’autrice che si accompagna alla chitarra, evocando nei modi e nella sostanza, la figura del cantastorie. Incentrate su tematiche della contemporaneità, le cantate risultano accessibili ad un largo pubblico benché alquanto complesse dal punto di vista formale. Dalla fine degli anni Settanta, Giovanna viene frequentemente chiamata in Francia come performer e soprattutto come compositrice, ricevendo varie commissioni di musiche di scena per il teatro, sempre accolte con significativo successo di critica e di pubblico. Legata all’hic et nunc dell’esecuzione dal vivo, la sua produzione è andata diversificandosi, mantenendo dei profondi legami con le suggestioni del colore vocale contadino ascoltate “sul campo” su cui innesta originali forme di espressività modellate sull’azione scenica, sull’individualità dell’esecutore/attore, sull’interazione con l’ascoltatore, in un percorso di ricerca ancora in corso. Una musica viva che va ascoltata nel suo farsi in palcoscenico, senza l’artificiosità del lavoro costruito in studio (i suoi dischi sono sempre riprese dal vivo di spettacoli). Ha due figli, Silvia, cantante lirica specializzata in opere del primo Novecento, e Francesco, che insegna sassofono al conservatorio.
All’attività di compositrice ed esecutrice Giovanna ha associato quella didattica, insegnando sia presso la scuola del Testaccio (dall’anno della fondazione ad oggi) che all’Università Paris VIII-Saint Denis (dal 1991 al 2000), le tecniche delle vocalità contadine da lei studiate.
Se in Francia e nel resto d’Europa il nome di Giovanna Marini è quello di una compositrice, in Italia la sua figura viene equivocata per quella di una folk singer, di una etnomusicologa, della “passionaria” del canto politico resa celebre, più recentemente, dalla collaborazione con Francesco De Gregori, tutte etichette improprie, che non rendono conto della ricchezza e varietà del suo fare e scrivere musica. Rifuggendo da qualsiasi etichetta la sua produzione rivela fortissima impronta personale frutto di una musicalità maturata attraverso percorsi artistici quanto mai diversi fra di loro e per molti aspetti irripetibili.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Sito ufficiale

Giovanna Marini, Una mattina mi son svegliata, Rizzoli, Milano 2005
Ignazio Macchiarella, Il canto necessario. Giovanna Marini, compositrice, didatta e interprete, Udine, Nota 2005

Ignazio Macchiarella (con Giovanna Marini), Il canto necessario, Arles, Actes Sud 2006 (nuova edizione in francese) (il volume ha avuto il premio Coups de Coeur, Musique du Monde dall’ Académie Charles Cros)

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Ignazio Macchiarella

Ignazio Macchiarella, palermitano, insegna etnomusicologia presso l’Università di Cagliari. Autore di monografie e saggi su volumi e riviste specialistiche, interviene nelle occasioni di incontro e di studio delle principali organizzazioni etnomusicologiche internazionali (ICTM; SEM ed ESEM); è vice-chair dello Study Group ICTM on Multipart Music.

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