Jacqueline Duhême

Versailles, 1927 - vivente
Download PDF

Nata a Versailles nel 1927 e tutt’ora in attività, Jacqueline Duhême è un’artista nota soprattutto come innovativa illustratrice di libri per l’infanzia.

Si è occupata anche di pubblicità e di giornalismo, è pittrice, scrittrice e poetessa e persino autrice di straordinari cartoni per arazzi, tutti multicolori, per la Manifattura di Aubusson.

Nella sua autobiografia, Une vie en crobards (Gallimard, 2014), racconta una vita intimamente legata alla storia artistica e letteraria del XX secolo. Picasso, Louis Aragon, Colette, Marc Chagall, Robert Doisneau, Man Ray, Raymond Queneau, Henry Miller, Jack Kerouac sono stati alcuni dei suoi amici e lunga è stata la frequentazione con Henry Matisse.

Aveva poco meno di vent’anni quando conobbe il suo più grande amore, Paul Éluard (1895-1952). La loro love story stava per culminare nel matrimonio quando il partito comunista francese, all’indomani della Liberazione, pose il veto. La notevole differenza d’età fra i due fu ritenuta “sconveniente” per l’immagine del Partito. Con il cuore a pezzi, il poeta partì allora per il Messico, mentre Jacqueline, anch’ella costretta a lasciare Parigi, si rifugiò in Costa Azzurra, andando a lavorare con Matisse a Saint-Paul-de-Vence, dove il Maestro era intento a decorare la cappella di Santa Maria del Rosario. Restò con lui dal 1948 fino al giorno della sua morte avvenuta nel 1952 e in qualità di assistente, e allieva, lo seguì nei suoi atelier di Cimiez e di Parigi.

Questa esperienza è raccontata in Petite main chez Henry Matisse (Gallimard, 2009), testo ricco di aneddoti sul Maestro e sui suoi amici artisti, come, ad esempio, quello riferito a Picasso che, quando lavorava alle ceramiche per la cappella di Vence, era costantemente alla ricerca di una scatola di sardine per insaporire la propria zuppa quotidiana, oppure quello su Chagall che portò in dono a Matisse – suo vicino di casa – un cactus talmente bello da entrare ripetutamente in molti dei suoi quadri; e racconta anche alcune abitudini di Matisse (per concentrarsi soleva ascoltare i Canti Gregoriani e per addormentarsi mangiava dell’ananas e leggeva Chateaubriand) e del suo rigore nel lavoro, della passione, della sua ossessione per i propri occhiali, della cura meticolosa con cui riponeva i colori e i pennelli, del rito del lavaggio delle mani prima di toccare i fogli da disegno. Corredano il tutto vivacissime illustrazioni di mano di Jacqueline.

Ed Éluard? Jacqueline lo avrebbe rivisto soltanto nel 1951, quando il poeta le dedicò il racconto per bambini Grain-d’Aile pregandola di illustrarlo. Venne pubblicato per la prima volta, con mirabili disegni di Duhême, sulla rivista “Elle” (nr. 277, 19 marzo 1951), con cui la nostra aveva iniziato a collaborare in qualità di giornalista e di illustratrice.

Duhême ha lavorato a lungo anche con Jacques Prévert e pure con Gilles Deleuze, illustrando i loro libri destinati all’infanzia. Tra questi, il magnifico Oiseau Philosophie, apparso soltanto pochi mesi prima che il filosofo si togliesse la vita (pubblicato in italiano da Edizioni Junior nel 2010 e andato subito esaurito). Lo stesso Deleuze ha dichiarato di apprezzare molto il modo in cui Jacqueline sapeva dipingere le parole per “far emergere dai concetti filosofici gli eventi puri, vale a dire capaci di colpire una bambina, senza sequenza logica”. In questo piccolo, straordinario libro, magistralmente illustrato, Deleuze immagina infatti di rivolgersi alla sua nipotina di sei anni, facendo seguito al suo desiderio di far arrivare i concetti filosofici a tutti.

Nel 1959 Jacqueline Duhême ha poi illustrato l’edizione americana di Zazie dans le metrò di Raymond Queneau per Olympia Press, oggi divenuta un vero e proprio oggetto da collezione, mentre nel 1961, quando era nella redazione della rivista «Elle», ha inventato il “reportage disegnato”. Collaudato per la prima volta in occasione della visita di John e Jaqueline Kennedy a Parigi, ha riscosso un successo talmente grande che la coppia presidenziale, per ringraziarla, l’ha invitata alla Casa Bianca. Nel 1964 il format “cronaca disegnata” è stato riproposto, quando lei, unica donna giornalista ammessa, ha accompagnando il Generale de Gaulle nel suo viaggio diplomatico in America Latina.

In quello stesso anno, ha dato vita anche al famoso Paporama, un grande affresco disegnato a commento del viaggio di papa Paolo VI in Terra Santa. Il numero della rivista su cui era pubblicato andò a ruba e le richieste da parte dei lettori furono così tante, da costringere l’editore a una seconda tiratura.

Il termine ‘crobard’ che dà titolo alla sua autobiografia, fu coniato da Raymond Queneau appositamente per definire le illustrazioni di Jacqueline per poi divenire parte del gergo francese. Si potrebbe tradurre con “abbozzo”, o con schizzo preparatorio ma sarebbe riduttivo. Si può solo dire che il lemma è il risultato della crasi fra la parola croquis, abbozzo, e il termine bobard derivato dal francese antico bobe, bobeaux con il significato di margine d’errore, di oggetto da sottoporre a verifica, cui è stato aggiunto il suffisso ard, per conferirgli il senso di vigoroso, di forte, ma anche di audace. E mai vocabolo fu più azzeccato per indicare gli estrosi e coloratissimi lavori della “imagière des poètes“, come Paul Éluard, cui non piaceva la parola illustratrice, ebbe a definire Jacqueline Duhême, “la signora che dipinge le parole”.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

 Jacqueline Duhême, Une vie en crobards, Gallimard, Parigi, 2014; AA.VV, Hommage à Jacqueline Duhême,  catalogo della mostra, Bibliothèque Forney, Parigi, 2019

Maria Luisa Ghianda, Dipingere le parole, Jacqueline Duhème, L’Imagère, Doppiozero.com,  25.05.2019

Intervista diffusa  a Jacqueline Duhême in occasione della esposizione alla Bibliothèque Fournais (marzo 2019);

Intervista.

 

Maria Luisa Ghianda

Docente di Storia dell’Arte e scrittrice, ha insegnato alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e in numerose scuole italiane, tra cui l’Istituto Statale d’Arte di Monza nei suoi anni gloriosi. Per Italia Medievale ha pubblicato il romanzo storico I mercanti bizantini scomparsi (2017), con cui ha vinto tre premi letterari. È autrice di numerosi racconti a soggetto storico-artistico, di cui l’ultimo, Un filo di seta, pubblicato da Bolis nel 2018. Il suo amore per il Medioevo va di pari passo con quello per il design, campo nel quale ha maturato una accreditata competenza. Ha scritto per molte riviste d’arte, attualmente collabora con la rivista culturale «Doppiozero». Brianzola di nascita, vive e scrive a Terracina.

Leggi tutte le voci scritte da Maria Luisa Ghianda