Liliana Grassi

Milano 1923 - 1985
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All’Università degli Studi di Milano in via Festa del Perdono c’è un’aula, la cosiddetta “Crociera alta”, con i muri completamente di vetro situata come sospesa sulla grande aula crociera che ha l’ingresso dal cortile del Filarete. Sospesa perché l’aula in questione è appoggiata su una struttura in metallo mentre le pareti in vetro sono appese al soffitto da funi di acciaio. 

Essa è una delle tante meraviglie che vennero realizzate nel progetto di ristrutturazione dell’ospedale Ca’ Grande e della sua riconversione in centro universitario da un’equipe di valenti architetti: Ambrogio Annoni, , Amerigo Bellone, Liliana Grassi e Piero Portaluppi.

Tra costoro  Liliana fu l’unica a seguire ininterrottamente i lavori dal 1949 al 1985.

Liliana era nata nel 1923 ed aveva frequentato la facoltà di architettura in anni difficili 1943-47, gli anni dei bombardamenti su Milano. Per iscriversi alla facoltà di architettura aveva voluto superare la maturità artistica poiché aveva frequentato, come molte ragazze in quegli anni, il Regio Istituto Magistrale Carlo Tenca di Milano.  

Laureatasi iniziò una fruttuosa e lunga collaborazione con il suo docente di tesi Ambrogio Annoni sia nei progetti di restauro sia nella docenza universitaria.

Milano era da ricostruire. I selvaggi bombardamenti avevano distrutto e devastato intere zone urbane. Molto c’era da ricostruire e molto da recuperare affinché i capolavori architettonici non andassero del tutto distrutti. Ma come effettuare un restauro? Di questa attività, teorico e pratica, si occupò Liliana sia progettando e realizzando restauri sia riflettendo sul significato profondo, antropologico potremmo dire, del senso del “restauro”.

Per Liliana, seguendo ma anche innovando con nuova linfa di pensiero, l’approccio di Camillo Boito, il restauro era un delicato equilibrio tra passato e presente, tra storia e arte:

“Sì tende oggi per ragioni complesse a ribaltare rapporti. Si tende cioè attraverso le proposizioni della cultura materiale a dare autonomia all’azione tecnico conservativa fino ad identificarla con il restauro stesso sostituendo Cioè in modo integrale Il “come” al “perché” conservare la materia.”

Per Liliana un restauro doveva essere basato su un serio studio della storia del monumento restituendo l’oggetto a una più aderente autenticità.

Ciò però non significava, per l’architetta, evitare qualsiasi tipo di ricostruzione, anzi.

Ne è la prova più evidente il faraonico lavoro in via Festa del Perdono: pur optando per mantenere la struttura adesa all’originale vennero fatti interventi atti a permettere una fruizione moderna degli spazi come, appunto, l’uso di vetrate, solette divisorie per grandi spazi, tiranti in metallo e parapetti in cristallo temperato grigio oltre che il sapiente utilizzo di ampie superfici vetrate come a suggerire continuità tra esterno ed interno.  

Nonostante questo, lavorò anche per molti altri progetti di restauro tra cui:

1947 Proposta di restauro del Palazzo comunale, Cremona

1949-1985 Restauro dell’Ospedale maggiore e suo adattamento a sede dell’Università degli studi, Milano

1953 Proposta di sistemazione del presbiterio e dell’altare nella chiesa di San Francesco, Ravenna

1954 Abitazione di via Sismondi 53, Milano

1955 Monumento funebre a E. De Magistris, Milano

1956 Progetto di sistemazione del presbiterio della chiesa di sant’Agata, Brescia

1957 Villa Doria, Stresa (VB)

1957 Progetto per il grattacielo degli Uffici comunali (concorso, terzo premio), Milano

1960 Restauro e ampliamento della villa Sommi Picenardi adattata a ospizio, Brembate di Sopra (BG)

1960-1961 Nuovi uffici delle Assicurazioni Generali, Milano

1962 Salone della Sfondrata e Casa rossa nella villa Serbelloni, Bellagio (CO)

1966 Abitazione di via Tolmezzo 3, Milano

1966 Oratorio di san Carlo alle Rottole di via Palmanova, Milano

1968-1970 Restauro abside della chiesa di santa Maria Incoronata, Milano

1976-1985 Restauri del complesso dell’ex collegio Beccaria e dell’attiguo palazzo di via Lupetta, Milano

1978-1979 Proposte di restauro della chiesa di san Vittore, Muralto (CH)

1983-1985 Restauro dell’oratorio di san Rocco, Trezzo sull’Adda (MI)

1984 Restauro del campanile di Viggiù (VA)

1984-1985 Progetto per la nuova chiesa parrocchiale di Assago (MI)

1985 Progetto funzionale per il Castello di Vigevano (PV)

Accanto alla sua attività pratica proseguì il suo impegno universitario prima presso la facoltà di architettura poi in quella di ingegneria. Infatti, dopo le prime contestazioni studentesche iniziate nel 1963 e acuitesi nel 1972, Liliana decise di spostarsi dalla facoltà di architettura a quella di ingegneria, dove insegnò Tecnica del restauro fino al 1985 e dove fu direttrice dell’Istituto di disegno generale nel periodo 1972-82.

In lei, infatti, l’importanza e il rispetto per la storia e la tradizione che esplicava praticamente nella sua concezione di restauro informava anche la sua posizione nei confronti del mondo accademico e della cultura in generale. Innovare non significava, per lei, distruggere quello che c’era prima ma recuperare il passato in una nuova dimensione creativa

“Il recupero dei valori spaziali e numerali non è da intendersi come meccanico revival né come sincretismo formale e arcaistico Ma come recupero creativo della memoria storica realizzato attraverso una impalpabile relazione tra i fondamenti che illuminano la ricerca progettuale e i dati della tradizione “.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

FONDO GRASSI (1930-1985)

https://www.biblio.polimi.it/sedi-e-orari/archivi-storici/fondo-frisia/fondo-grassi

LOMBARDIA BENI CULTURALI 

Restauro e trasformazione della Ca' Granda in Università degli Studi

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture900/schede/RL560-00011/ 

Grassi, L., La Ca' Granda: storia e restauro, Milano 1958

Grassi, L., Arte Lombarda, Aspetti nuovi dell'antico Ospedale Maggiore sistemato ad uso dell'Università di Milano, Milano 1958, n. 1, 1955, pp. 137-138

Grassi, L., Lo 'spedale di poveri' del Filarete: storia e restauro, Milano 1972

Maria Antonietta Crippa, Liliana Grassi e il restauro in Butllti de la Reial Acadèmia Catalana de belles Arts de Sant Jordi, 1997, pp. 77-89

Manuela Filomena Ottaviani

Scrittrice, autrice di più romanzi, tra cui: L'Ultima Pizia (Manni, 2020), Massimino (Manni, 2019), Achille Ricci (LED, 2019) Maria Maddalena (DAE, 2017), Arianna (DAE, 2016). Laureata in filosofia antica con due master in comunicazione e educazione alla teatralità, conduce laboratori teatrali e di scrittura creativa di preferenza nelle scuole o in contesti sociali e comunitari. Madre di tre figli è da sempre intensamente interessata ai diritti delle minoranze (in quanto mancina ne fa naturalmente parte) che siano genetiche, sociali, etniche, di genere o altro. Da qui il suo interesse per la riscoperta delle figure femminili in ambito culturale. Vive a Milano.

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