Maria Attanasio

Caltagirone 1943 - vivente
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Segnata dalla scrittura sin da piccolissina, appena nata Maria Attanasio riceve dai suoi genitori una penna, come raccontato nel libretto Della città d’argilla.1 Ispirata da un’educazione semplice e aperta, Maria studierà all’università a Catania, ma la sua identità politica si definisce nel periodo ‘caldo’ delle proteste di Gela, come rievoca lei stessa in un’intervista:

“C’erano scioperi, grandi lacerazioni sociali senza conclusioni. Si scioperava per 15 giorni, si tagliavano ruote, morivano persone, in piazza c’erano arresti… una realtà di fabbrica molto forte, molto coinvolgente per me. Contemporaneamente andavo all’università ed ero allieva di grandi maestri quali: Muscetta, Giarrizzo, Mazzarino, che avevano dato agli studi una direzione storico-letteraria molto importante a Catania. (…) mi costruii una coscienza così forte dal punto di vista sociale che mi sembrò la parola una cosa pallida, estenuante, di fronte alla gente che moriva nelle piazze. La parola mi sembrava troppo debole, troppo anemica. L’anemia della parola mi staccò dalla parola, ma non dalla parola scritta perché continuai a scrivere con un certo senso di colpa, quasi di nascosto, clandestinamente”2

Con un passato di insegnante di filosofia, preside e consigliera comunale, prima tra le file del Partito Comunista e poi da indipendente, Attanasio si apre alla letteratura alla fine degli anni Settanta, con le raccolte poetiche, da Amore elementare (1976), Interni (1979) e Nero barocco nero (1985), sino a Eros e mente (1996), Amnesia del movimento delle nuvole (2003) e Del rosso e nero verso (2007).
La scrittura poetica espande le sue attese etiche, politiche ed estetiche, in una svolta artistica attribuita all’incontro con lo scrittore e poeta Sebastiano Addamo:

“Questo scrittore è stato per me maestro di vita e di scrittura, con la sua persona, con il suo rigore morale, con la caratterizzazione della sua scrittura in cui c’è la teoria e c’è l’immaginazione (…) In questo senso ho appreso che la parola scritta può avere la stessa valenza di intervento nella realtà del gesto, della prassi. E da qui la mia svolta per cui ho ripreso a scrivere in modo accanito, a leggere in modo altrettanto onnivoro”.3

Scrivere per Attanasio significa anche unire l’amore per l’ambiente geografico e umano della natìa Caltagirone all’interesse per i margini di una Storia, fatta di tante piccole storie evocate e declinate al passato e al futuro:

“Se avessi potuto scegliere il tempo della mia nascita, avrei scelto il futuro – il 2150, ad esempio, o anche più in là: il quarto, il quinto secolo del terzo millennio – per sapere dove andrà a finire questa storia di guerre e migrazioni, di liberismo selvaggio e popoli affamati, dentro cui, adesso, mi trovo spaesata; superstite all’utopia di un mondo più giusto e condiviso – per me militanza politica, scrittura – che non ha riguardato solo me e la mia generazione, ma sempre ha costituito e sempre costituirà il respiro profondo della storia.”4

La militanza politica lascia gradatamente spazio alla pratica culturale attiva. Maria lavora come insegnante, poi preside, incontra Giovanni, vive con lui in una casa in campagna, appena fuori Caltagirone; viaggia anche molto (soprattutto nel prediletto Nord Africa), e incontra personalità chiave per la propria formazione artistica e umana: oltre al poeta Addamo, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Carlo Levi. Si dedica con sempre maggiore attenzione alla maturazione letteraria che le consentirà, dopo anni esclusivamente incentrati sulla poesia, di produrre alcune prose storiche tra il 1994 e il 2007, tutte pubblicate da Sellerio: Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), i racconti di Piccole cronache di un secolo (scritti con Domenico Amoroso, 1998), e Il falsario di Caltagirone (Premio Vittorini, 2007). Ciascuna opera segnala l’esigenza di una ricerca autentica per la “vita vissuta”: avviene così per il primo romanzo, Correva l’anno…., ispirato a una storia raccontatale da Carlo Levi a partire da un documento d’archivio di sole 4 pagine. Da questi rari frammenti nasce la storia della contadina Francisca, travestitasi da uomo per continuare il lavoro del marito, e accusata di stregoneria dall’Inquisizione:

“Nella prosa cerco la vita veramente vissuta perché la scrittura mi sembra una specie di cosa che riesce a salvare dall’estinzione, dall’oblio totale delle minime tracce di vita che ci sono, a volte anche senza parole: cioè io vivo a Caltagirone che ha una densità storica e c’è questa specie di latenza di vissuto passato che senza parole è cieco. Se uno riesce a trovare un frammento di questo vissuto, una movenza, appena un movimento, questo movimento lo prendo e lo restituisco con la mia creazione immaginativa.”5

Quella stessa densità creativa, frutto di un rigore frammisto a un’immaginazione vigile e profondamente libera da schemi precostituiti, emerge dalle pagine di Correva l’anno. L’alterità di Francisca è identificata nel suo spirito libero, nell’abilità inusuale per il lavoro di contadina e nel rapporto con il marito Nicola, che la tratta come un uomo a lui pari, chiamandola “cumparuzzu” (“comparuccio”, dalla parola siciliana compare, compagno di sangue, amico fraterno). La coesistenza di una “natura di femmina” e di una forza ed energia maschili prelude alla trasformazione che seguirà al travestimento. Ancora prima che apparire agli altri come entità ‘altra’ rispetto alla normatività dei sessi, Francisca rinnega con se stessa la propria identità femminile univoca, a favore di uno status ibrido:

Con la nuova identità cominciò a sentirsi sempre più forte e sempre più uguale ai compagni di lavoro, alle cui modalità comportamentali cercò di integrarsi totalmente, rimuovendo ogni indizio fisico o psichico esplicitamente riconducibile alla sua femminilità. ‘Masculu fora e fimmina intra’ ripeteva a se stessa con determinazione, mentre i suoi gesti apparivano sempre più decisi, il suo passo sempre più sicuro e affermativo, e il suo volto, scurito dal sole, quasi hominigno. E sempre più indistinto il suo sesso originario; più somigliante a un giovane uomo dall’aria spavalda e dall’ambigua bellezza, che a una costumata vedova.6

Accanto alla riscrittura letteraria di piccoli e semisconosciuti episodi di cronaca, quasi sempre relativa all’area di Caltagirone o ad altre zone della Sicilia, l’originalità dei testi consiste nell’inserimento di personaggi e soprattutto personagge marginali e ‘resistenti’, collocate al centro di ciascuna ‘microstoria’. Queste figure spesso ribelli e anticonformiste vengono recuperate puntigliosamente dalle pieghe nascoste di una storiografia che ha silenziato i piccoli e gli ultimi: alla prima, Francisca, seguono altre donne come Caterina, moglie fedele che, nel racconto Delle fiamme dell’amore, muore per salvare l’amato marito da un incendio; la ribelle Ignazia Perremuto, al centro del racconto Lo splendore del niente, che rifiuta la ricchezza della propria famiglia per seguire il proprio istintivo bisogno di elevarsi moralmente e filosoficamente; e infine Paolo Ciulla, il falsario omosessuale vissuto agli inizi del Novecento, già raccontato da Antonio Aniante ne Il paradiso dei quindici anni (1929), capace di ingannare il potere diventando una specie di Robin Hood siciliano.

L’attenzione per il passato permette ad Attanasio di arricchire il racconto di finzione proprio a partire dalle aporìe del frammento storiografico. Lo stesso oblio che frequentemente ricopre le vicende personali delle donne di ogni tempo diviene così un elemento di ricchezza per l’esercizio di un’arte ‘traditora’ e, insieme, profondamente etica.7 Proprio il rapporto di mutua influenza tra letteratura e storiografia definisce sia la forma, sia i contenuti delle scritture di Attanasio, perché le consente di opporsi alle caratterizzazioni di una Sicilia cronicamente immobile e marchiata dal segno della celebre ostrica verghiana.

L’attenzione per gli umili della Storia, accanto alla ricerca di una verità tramite il mezzo potente della scrittura, accomunano Attanasio alle voci autorevoli della Sicilia letteraria, come Leonardo Sciascia e lo stesso Consolo; tuttavia, sono soprattutto i romanzi storici di grandi scrittrici del Novecento – Anna Banti, Dacia Maraini, Elsa Morante, Marguerite Yourcenar – a favorire in lei il desiderio di ‘dare voce al millenario silenzio delle madri’, come testimoniato, oltre che dalle sue numerose protagoniste femminili, anche da una personale selezione di testi che l’hanno sospinta verso una rivisitazione letteraria del passato.8

La continuità di figure femminili forti nella scrittura di Attanasio ispira anche la regista Vivian Celestino, autrice di un bellissimo cortometraggio intitolato Francisca, Concetta, Catarina e Maria (2008), rimasto purtroppo semisconosciuto al grande pubblico.

I rapporti personali con altre donne permettono la maturazione letteraria della donna e scrittrice Maria: è questo il caso del libro-testimonianza Di Concetta e le sue donne (1999), in cui l’autobiografia di Attanasio si interseca al racconto biografico incentrato su Concetta La Ferla, una “tardocapopolo e protofemminista”9, animatrice della sezione femminile del Partito Comunista di Caltagirone, nei primi anni Settanta. La rivisitazione letteraria delle prime lotte del suo gruppo di donne, Concetta – e con lei, la narratrice-testimone Maria – veicola l’idea di una militanza politica non elitaria, volta a rivendicare dignità e diritti per i più deboli, perché, “il vero comunismo è nello spirito di portare alla dignità politica la gente che soffre”.10

Se Concetta è il racconto di un’utopia politica e umana concretizzata dal fare femminile, Rita Massa, protagonista del racconto Il decalogo di Nordìa (2009), poi sviluppato nel più recente romanzo Il condominio di Via della Notte (2013), si trova al centro di una distopia, dove la libertà di pensiero di una donna ‘fuoriluogo’ viene stigmatizzata e punita da un potere repressivo. Il condominio è intriso di reminiscenze della letteratura distopica del Novecento, da Orwell a Huxley, ma anche paragonabile al romanzo Kindred (1979) di Octavia E. Butler, dove la rivisitazione della realtà è direttamente collegata a una soggettività femminile dotata di un’autonomia critica nei confronti della violenza dello schiavismo, di origine essenzialmente patriarcale.

L’ultimo romanzo di Attanasio, in un certo senso, ridelinea ancora più nettamente i temi delle opere precedenti: la necessità di raccontare individui ai margini, il ruolo chiave dell’impegno individuale e le donne viste come soggetti capaci di sovvertire varie forme di Potere:

“Certo questo romanzo non è un romanzo storico in senso stretto: ma la storia non è anche quella che si va facendo? presente? ipotizzabile futuro? È vero, ambientato in un futuro contemporaneo, esso non ha né quella precisa localizzazione storico-geografica – la Sicilia, e nello specifico Caltagirone – né la motivazione di fondo di tutta la mia scrittura precedente: dare parola e voce a chi non ne ha avuta, a esistenze esemplari sommerse nel buio dei secoli, anonime ma pulsanti  sotto la grande storia.  Ciononostante, però, ritengo che la storia dell’intollerante e immaginaria città di Nordia e dell’altrettanto immaginaria protagonista  de Il condominio di Via della Notte, sia in continuità ideativa e ideale con le mie precedenti narrazioni. Uguale l’ingiustizia e l’intolleranza del potere in ogni tempo, e uguale il dovere di resistenza ad esso, nel Seicento o  adesso:  Francisca, Concetta, Ignazia, e tutte le protagoniste delle mie passate narrazioni, resistono al conformismo politico e morale, di un tempo, di una storia, ma anche Rita Massa, col suo finale e irrevocabile no, appartiene a questa schiera di donne resistenti. Che anche da sole, contro tutto, testimoniano”.11

  1. M. Attanasio, Della città d’argilla, Messina, Mesogea, 2012), p. 8.  ^
  2. S. Milioto (a cura di), Incontri con l’autore, Agrigento, Il filo logico, 1997, p. 13  ^
  3. Incontri con l’autore, cit., pp. 13-14.  ^
  4. Della città d’argilla, cit., p. 7.  ^
  5. Incontri con l’autore, cit., p. 20.  ^
  6. M. Attanasio, Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, Palermo: Sellerio, 1994, pp. 46-47.  ^
  7. M. Attanasio, Pre-testo a Il falsario di Caltagirone, Palermo, Sellerio, 2007, p. 197.  ^
  8. M. Attanasio, Gente minuta e vicende mirabili: la storia, le storie, in V. Campo (a cura di), La biblioteca della memoria, Milanom Fondazione Mondadori, 2005, p. 29.  ^
  9. M. Attanasio, Di Concetta e le sue donne, Palermo, Sellerio, 1999, p. 13.  ^
  10. Ibid., p. 75.  ^
  11. G. Modica, Fuori delle mura non c’è l’altro. Intervista a Maria Attanasio: http://www.societadelleletterate.it/2013/07/intervista-attanasio/ consultato il 01/10/2015.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

M. Attanasio, “Gente minuta e vicende mirabili: la storia, le storie”, in V. Campo (a cura di), La biblioteca della memoria. Milano, Fondazione Mondadori, 2005

M. Attanasio, Della città d’argilla, Messina. Mesogea, 2012

S. Milioto (a cura di), Incontri con l’autore. Registrazione dal vivo, Agrigento, Teatro della Posta Vecchia, 27 ottobre / 3-10-17-24 novembre 1997, Agrigento, Il filo logico, 1997

S. Todesco, Intervista a Maria Attanasio, Paleokastro 3:2, 2011

Sito ufficiale con bio-bibliografia completa e aggiornata: http://www.mariaattanasio.it/bio.html

Serena Todesco

Nata a Messina (1980), Serena Todesco lavora parallelamente da diversi anni nell’ambito della traduzione e della letteratura a firma femminile. Accanto all’esperienza maturata come traduttrice di poesia – con pubblicazioni su Semicerchio, Tratti, El Ghibli, La Libellula – si occupa di ricercare i rapporti tra i gender studies e la narrativa storica in Italia, con attenzione alle scrittrici meridionali. Attualmente lavora a un saggio sulle presenze anticanoniche nel romanzo storico siciliano.

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