Ilaria Alpi

Roma 1961 - Mogadiscio 1994
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«Soffriva di vertigini e temeva il vuoto, ma si era scelta un lavoro in cui l’elicottero è uno dei cosiddetti ferri del mestiere. Aveva un’autentica fobia del vuoto, una vera e propria chenofobia. Ma volava con tranquillità, almeno apparente»[1].
Sono Giorgio e Luciana Alpi a raccontare questo e altri tratti del carattere – come la passione per gli animali, l’amore per i monili che portava a casa di ritorno dai viaggi – della loro unica figlia, Ilaria, uccisa in un agguato a Mogadiscio, il 20 marzo 1994, insieme al cineoperatore Miran Hrovatin.
Una giovane donna forte e determinata, ma non aggressiva; una “battagliera e femminista convinta”: «Fin dai suoi primi anni di vita – dice Luciana -la ricordo come una bambina di carattere, tosta, molto sensibile. Una bambina curiosa, che voleva imparare, ma che aveva anche idee chiare»[2] .
Una laurea in lingue e letteratura araba, conseguita con il massimo dei voti presso l’Istituto di Lingue orientali dell’Università La Sapienza di Roma, è stata il suo passaporto verso il Medio Oriente. Le sue corrispondenze dal Cairo per «Paese Sera» raccontavano l’Egitto, non solo dal punto di vista economico e politico, ma anche culturale. Quegli articoli restituiscono al lettore, ancor oggi, un modo diverso di raccontare i paesi arabi: «Amava i paesi arabi. E più li conosceva e più desiderava raccontarne i segreti, i costumi, gli stili di vita, le tensioni interiori. Negli anni vissuti al Cairo (all’inizio coabitò con una giornalista egiziana che non parlava una parola né d’inglese né d’italiano) maturò il desiderio di diventare corrispondente da quella città. Aveva imparato a respirarla, l’aria dell’Africa e dell’Islam»[3]. Un filo aveva già legato Ilaria a quella terra. Nel 1896 il nonno paterno, Filippo Quirighetti, fu assassinato a La Folet, nei pressi di Mogadiscio. In uno dei primi viaggi in Somalia Ilaria visitò il cippo che ricorda quei morti.
La carriera giornalistica di Ilaria inizia nel 1990 quando vince il concorso per giornalisti Rai, la passione per i fatti risale alla metà degli anni ’80 con le prime collaborazioni per «Paese Sera», «L’Unità», «Rinascita», «Noi Donne», «Italia Radio». Assunta prima a Rai Sat, viene trasferita alla redazione Esteri del Tg3: qui sarà inviata a Parigi, Belgrado, Marocco, Belgrado e per sette volte in Somalia, dal dicembre 1992 al marzo 1994.
«Lei però fin da subito si accorse che preferiva approfondire le notizie e non semplicemente “darle” come si usa spesso nelle agenzie e nei quotidiani (…)».Per Giorgio Alpi, il vero sogno di sua figlia era di riuscire a lavorare per un settimanale, dove forse è più facile, almeno così credeva, andare a fondo. «Le sarebbe piaciuto», aggiunge il padre, «fare la giornalista in un mondo dove a fare notizia sono le cose vere». [4]
Il più crudele dei giorni non è solo il titolo del film che ricostruisce la vicenda di Ilaria Alpi, è soprattutto la sintesi di una vicenda giudiziaria che non è né chiusa né chiara. Per l’uccisione di Ilaria e Miran è stato condannato in via definitiva a 26 anni di carcere uno dei presunti killer, Omar Hashi Hassan. Da tempo, però, numerose testimonianze e documenti mettono in discussione la sua colpevolezza. Ali Rage Ahmed, detto “Gelle”, il principale accusatore di Hassan, è sotto processo per falso e calunnia.
«Gelle ora sostiene di essere stato pagato per mentire – ha dichiarato recentemente Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell’associazione Ilaria Alpi, già deputata e componente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulla cooperazione italiana. Se fosse vero, Hassan sarebbe il classico capro espiatorio, come del resto sta scritto nella sentenza di assoluzione nel processo di primo grado: la revisione del processo di condanna di Hassan sarebbe una conseguenza immediata. Sappiamo che quella di Ilaria e Miran fu una esecuzione, un duplice omicidio organizzato. Restano da individuare i veri colpevoli, esecutori e soprattutto i mandanti»[5] .
Sulla morte di Ilaria e Hrovatin, da subito, infatti, sono circolate le ipotesi più diverse, ma ci sono circostanze che inducono a ritenere che Ilaria avesse scoperto fatti ed attività legati a traffici illeciti di armi e rifiuti tossici legati alla cooperazione, elementi emersi da una intervista che Ilaria realizzò a Bogor, sultano di Bosaaso.
«Quel che c’era nelle cassette era materiale scottante. Nessuna minaccia le avrebbe impedito di raccontare la storia del peschereccio e di denunciare i traffici illeciti che Bogor aveva confermato»[6] .
La cassetta arriva, però, in Italia incompleta, probabilmente manomessa: «Una volta visionata in studio, però, la registrazione dell’intervista che il sultano di Bosaaso Bogor aveva rilasciato a Ilaria apparve subito monca, incompleta. La registrazione durava in tutto tredici minuti, e le dichiarazioni del sultano risultavano spezzettate, come se Miran, contrariamente al proprio costume, avesse di continuo interrotto la ripresa. (…) Due anni dopo il giornalista Maurizio Torrealta tornò a intervistare Bogor, in un albergo di Gibuti. Bogor ammise che l’intervista rilasciata a Ilaria era stata assai più lunga, almeno due ore, non tredici minuti; e che la giornalista gli aveva fatto parecchie domande sul traffico di armi e di rifiuti. Delle domande e delle relative risposte però non c’era traccia nella cassetta restituita alla Rai»[7].
Ilari Alpi e Miran Hrovatin rientrano a Mogadiscio domenica 20 marzo: «A Bosaaso lei e Miran avevano fatto un bel lavoro. Anche se erano stati costretti a rimanere molto più del previsto. Ma ora si tornava a Mogadiscio. E lì ci sarebbe stato da correre. A Roma, al Tg3, aspettavano il servizio. Non si poteva mancare l’appuntamento con il satellite per il riversamento. (…) Quella [l’intervista, ndr] al sultano di Bosaaso avrebbe fatto sensazione, le ammissioni sui traffici di armi e rifiuti erano clamorose, ma l’intervista era lunga, bisognava tagliare, a Roma non accettano più di due minuti…»[8].
Ilaria chiama la redazione, ma non anticipa al telefono il contenuto del servizio: «Le aveva risposto Flavio Fusi, in servizio al desk della redazione. In Italia era quasi l’una, Flavio stava preparando l’edizione delle 14.20 (…). Scusa, non posso dirti nulla al telefono. Però ho delle cose grosse, veramente grosse. Importanti»[9].
Ilaria non farà in tempo a trasmettere il servizio. Una telefonata le fa lasciare in fretta e furia, insieme a Miran, l’hotel Sahafi, dove alloggiavano, per raggiungere l’hotel Hamana. Non si conosce né il motivo di quell’allontanamento repentino né la persona o le persone che avrebbe incontrato.
È una edizione speciale del Tg3[10] ad annunciare in Italia la morte dei due giornalisti: «Flavio Fusi entrò piangendo nelle case degli italiani. (…) È atroce dover annunciare la morte di un collega: e questa volta l’angoscia era moltiplicata dal fatto di non sapere, di non poter trovare una spiegazione»[11].
«Soltanto tre momenti, purtroppo decisivi, non hanno potuto essere documentati: il sequestro e le minacce subiti da Ilaria e Miran a Bosaaso; come e con chi i due giornalisti abbiano lasciato l’aeroporto militare di Mogadiscio per raggiungere l’hotel Sahafi, poche ore prima dell’omicidio; e chi o cosa abbia indotto Ilaria e Miran a uscire di corsa dall’hotel Sahafi, per essere poi assassinati. La chiave del delitto di Mogadiscio sta, probabilmente, nella risposta a questi tre interrogativi»[12].
I genitori, Luciana Riccardi e Giorgio (scomparso nel 2010) hanno combattuto fianco a fianco in questi anni per arrivare alla verità e alla giustizia sulla morte della loro unica figlia. Nell’ottobre 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito loro la Medaglia d’oro al Merito civile. Come per Maria Grazia Cutuli così nel nome di Ilaria Alpi sono fiorite tante iniziative legate al giornalismo e alla solidarietà: il premio istituito dalla Camera dei Deputati per ricordare il suo impegno professionale e civile e quello della giornalista del «Corriere della Sera» uccisa in Afghanistan nel 2001; il premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi che si svolge ogni anno a Riccione.

NOTE

1. Mariangela Gritta Grainer (a cura di), Storia di un’esecuzione: Ilaria Alpi, una donna, una vita, Nuova iniziativa editoriale 2006, p.31.

2. Ibidem, p.36.

3. Ibidem, p.35.

4. Ibidem, p.42.

5. Dal sito Il Coccodrillo giornalisti che si fanno domande.

6. Roberto Scardova (a cura di), Carte false, Verdenero 2009, p.52.

7. Ibidem, pp.97-98.

8. Ibidem, pp.13-14.

9. Ibidem, p.63.

10. Edizione straordinaria annuncia la morte di di Ilaria Alpi.

11. Roberto Scardova (a cura di), Carte false, Verdenero 2009, p.70.

12. Roberto Scardova (a cura di), Carte false, Verdenero 2009, p.100.
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Corriere della Sera (Archivio)

Il Sito ilariaalpi.it osservatorio sull'informazione e il sito del Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi.

Daniele Biacchessi, Passione Reporter, Chiarelettere 2009

Marcello Fois, Ferdinando Vicentini Orgnani, Ilaria Alpi: il più crudele dei giorni, Frassinelli 2003

Mariangela Gritta Grainer (a cura di), Storia di un'esecuzione: Ilaria Alpi, una donna, una vita, Nuova iniziativa editoriale 2006

Roberto Scardova (a cura di), Carte false. L'assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Quindici anni senza verità, Verdenero, 2009

Mara Cinquepalmi

Giornalista professionista freelance, si occupa di datajournalism e comunicazione di genere. Cura i progetti web Viadelmareracconta, uno sguardo di genere sulla Cartiera di Foggia tra data journalism e memoria, e Un certo genere di sport, un osservatorio sugli stereotipi sessisti nell'informazione sportiva. E' impegnata nella rete GiULiA - Giornaliste Unite Libere Autonome.

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