Carla Serena

Anversa 1824 - Grecia 1884
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«Nel mio viaggio ho potuto fare molte più esperienze che non in tutta la mia vita di famiglia e ne sono tornata persuasa che l’umanità è migliore di quello che si dice».

Caroline Hartog Morgensthein nasce ad Anversa, da una famiglia della buona società, nel 1824. E quando parla di viaggio sa quello che dice: è, infatti, la prima donna europea a viaggiare nel Caucaso.
Sola soletta e a cinquant’anni suonati. Non proprio abituale per l’epoca. Tanto che quando, al ritorno dai suoi favolosi viaggi, la invitano a tenere qualche conferenza pubblica a Roma declina l’invito «perché le donne in Italia non parlano in pubblico». È il 1878 e molta acqua è passata sotto i ponti della vita di Caroline.
Nel 1848 vive a Venezia, dove sposa Leone Serena, noto patriota che, appena l’anno successivo e con la moglie in procinto di partorire il primo figlio, è costretto all’esilio dal crollo della Repubblica di San Marco. La famiglia si riunisce ad Anversa dove nasceranno gli altri quattro figli.
Nel 1858 un censimento registra la presenza della famiglia Serena a Londra, Ladbroke Gardens 20. Nonostante il costante ampliamento della famiglia, Caroline pare irrequieta. Di certo ama viaggiare. Nel 1872 è a Roma, dove assiste ai funerali di Mazzini. Il suo resoconto dell’evento è pubblicato da un giornale in lingua francese. È la svolta. Caroline, che si firma, e si firmerà sempre, Carla Serena, non smetterà mai più di scrivere e di viaggiare.
Nel 1873, in occasione dell’esposizione universale, il giornale la invia a Vienna. Ha ottime maniere e utili contatti nel mondo dell’alta società, conosce le lingue, è brillante, intelligente. È l’inviata perfetta. Da lì si spinge a Budapest e la malia dell’oriente la strega.
Vuole scoprire cosa l’aspetta più a est. «Lasciai Londra il primo agosto 1874, progettando di festeggiare insieme al nuovo anno 1875 il ritorno a casa: ma non si è padroni del proprio destino». Il viaggio durerà sei anni.
Nonostante le sue parole, Carla Serena dà la sensazione di non lasciare al destino che uno spazio marginale. Sa quello che vuole, e quello che vuole è viaggiare e scrivere. Costi quel che costi. Anche il sacrificio delle due figlie più giovani che, senza la madre a fare da chaperon come richiede la buona società dell’epoca, non si sposeranno mai. E della figlia maggiore, che morirà, probabilmente dando alla luce il suo primogenito, senza che Carla la riveda mai più. Nelle sue parole: «L’amicizia incontrata dappertutto mi consolava delle pene dell’assenza». Le si dovrà credere?
Il viaggio incomincia dalla Svezia, dove viene invitata a Corte, e prosegue nel nord dell’Europa fino alla Russia, sempre accolta nei migliori circoli dell’alta società. Da lì, parte per Costantinopoli, poi visita il Cairo (dove il rifiuto di indossare un casco che non le dona affatto le costa un’insolazione), Gerusalemme, Beirut e passa l’estate tra le montagne del Libano. Poi, ancora, la Grecia e, di nuovo, Costantinopoli.
È il 1875 e la tensione tra la Turchia, appoggiata dall’Inghilterra, e la Russia, che cerca uno sbocco sul Mediterraneo, sale. Non serve a fermare Carla nel suo nuovo proposito di visitare il Caucaso. Secondo lei, «i lettori forse biasimeranno la mia temerarietà e la mia imprudenza ma l’amor proprio, una volta in gioco, è uno stimolo irresistibile». Secondo gli storici, il vero stimolo irresistibile è l’Inghilterra, che “usa” questa singolare viaggiatrice per informarsi sulla situazione del Caucaso allo scoppio della guerra russo-turca. Non ci sono prove dirette che Carla abbia agito come spia inglese ma certo il suo legame con le legazioni britanniche, la sua libertà di movimento nella zona e tanta determinazione sembrano nascondere qualcosa.
Fatto sta che Carla affronta con entusiasmo, coraggio e straordinaria capacità di adattamento un viaggio in terre dai nomi fiabeschi, dove nessuno ha mai visto prima una donna europea vagabondare da sola e dove non esistono infrastrutture per i viaggiatori.
Imerezia, Mingrelia, Abkasia, Leghistan sono tappe di un viaggio in una terra aspra e ricca di contrasti della quale Carla si innamora. Vi tornerà nel 1881, per fotografare, prima in assoluto, l’Abkasia e lo spettacolare monastero di Bedia.
A differenza dei viaggiatori che l’hanno preceduta, Carla è particolarmente attenta alla vita quotidiana delle persone dei paesi che incontra. Sempre aperta e pronta al confronto, osserva con particolare attenzione e partecipazione la condizione delle donne, convinta che sia il migliore indicatore della civiltà di un popolo. Dopo tanti racconti favolosi e intrisi di un erotismo di maniera della vita nell’harem, ci voleva una donna per darne un resoconto meno idilliaco: «Non mi attira il lusso, se non rileva segni di una vita intellettuale. Il tempo passato in quei sontuosi appartamenti non mi piacque, respiravo a fatica in quelle stanze prive di aria e di luce, tra donne discinte accucciate a terra, chi a fumare, chi a cucire».
Viaggerà ancora, nel Caucaso in guerra, poi in Persia, dove verrà trattenuta per sospetto spionaggio, prima di tornare in Europa. Farà tappa a Parigi, dove metterà a punto e pubblicherà i suoi libri di viaggio, poi nella penisola iberica e, nel 1882, a Milano, Venezia e Roma. Nel 1884 ripartirà per la Grecia dove morirà, probabilmente di febbre malarica.
«La vita in viaggio si centuplica attraverso le emozioni e i ricordi, che si stratificano man mano che si arricchisce l’insieme di tanti scenari successivi, colorati e fuggevoli. Paragonando l’agitazione della mia nuova vita alla calma della mia esistenza abituale, mi veniva da dubitare della mia stessa identità».

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Carla Serena, Mon voyage. Souvenirs personnels: De la Baltique à la mer Caspienne e Une européenne en Perse, (due volumi), Parigi, 1881

Daniella Pizzagalli, Il viaggio del destino. Carla Serena da Venezia al Caucaso, Milano, Rizzoli 2006

Sulle donne viaggiatrici, citiamo almeno:

Dinora Corsi, Altrove. Viaggi di donne dall'antichità al Novecento, Roma, Viella 1999
Andreina De Clementi, Maria Stella (a cura di), Viaggi di donne, Napoli, Liguori 1995
Maria Luisa Silvestre, Adriana Valerio (a cura di), Donne in viaggio, Roma Bari, Laterza 1999

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Monica Di Barbora

Mi occupo di archivi fotografici e, in particolare, dell'uso delle fotografie come fonti per la storia. Ho pubblicato articoli e saggi su questo tema e sulla storia delle donne e di genere. Amo viaggiare.

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