Franca Nuti

Torino 1929 - vivente
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Credo che ognuno dovrebbe uscire dal teatro portandosi via qualcosa che noi attori gli abbiamo regalato, anche se non necessariamente la stessa cosa a tutti“.

In ogni mestiere c’è una responsabilità etica, possiamo dire, civile, sociale, politica, e quella dell’attore è il dovere di comunicare. Comunicare che non significa solo veicolare informazioni ma nel senso più vero ed etimologico del termine “mettere in comune”.

Per Franca Nuti questo è essere attrice: farsi strumento affinché un testo, una vicenda, un personaggio, una storia diventino patrimonio comune e offrano ad ogni singolo spettatore ciò che questi cerca e desidera.

Nata a Torino nel 1929 già a sette anni entra in contatto con l’ambiente del teatro grazie al padre. Ma è a Milano, all’Accademia dei Filodrammatici, che si diploma nel 1954 e sempre a Milano muove i primi passi nel mondo del teatro.

Debutta ne L’Allodola di Anhouil, con la compagnia Benassi-Brignone-Santuccio e successivamente recita con Proclemer e Albertazzi, rivelandosi ne I sequestrati di Altona, di Sartre. Chiamata a Genova, Trieste, Torino, dai rispettivi teatri Stabili, si forma con registi di rilievo come Costa, Zeffirelli, Bolchi, Buazzelli, recitando nel corso degli anni come protagonista in circa duecento commedie. Al suo attivo ha anche una lunga carriera radiofonica, televisiva e cinematografica.

Negli anni Ottanta insegna recitazione sia all’Accademia d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, sia alla Scuola civica “Paolo Grassi” di Milano. Sempre in quegli anni incontra Luca Ronconi e lega il suo nome a cinque spettacoli di rilievo: John Gabriel Borkmann di Ibsen, Ignorabimus di Holz (per cui riceve il Premio Ubu 1986), Dialoghi delle carmelitane di Bernanos (premio Ubu e premio Curcio 1988), Le tre sorelle di Cechov (premio Flaiano 1989), Donna di dolori di Patrizia Valduga che le valgono due premi: premio Eleonora Duse 1992 e premio Randone 1995.

Nel giugno del 2021, a 92 anni recita di nuovo al Piccolo Teatro di Milano, in A German Life.

Dal sito del Piccolo Teatro: “Franca Nuti è Brunhilde Pomsel, segretaria di Goebbels e testimone dell’orrore nazista, nel testo del Premio Oscar Christopher Hampton. Premio Oscar per la sceneggiatura del film Le relazioni pericolose, Christopher Hampton ha scritto nel 2019 una commedia tratta dalle testimonianze che Brunhilde Pomsel, impiegata del Terzo Reich a partire dal 1933 e segretaria personale di Joseph Goebbels dal 1942 al 1945, rilasciò a un gruppo di cineasti austriaci nel 2016, pochi mesi prima di morire. ‘Non avevo idea di cosa stesse succedendo. O ne avevo una percezione molto scarsa. Non più di quella della maggior parte delle persone. Quindi non mi sento colpevole’.”
Diretta da Claudio Beccari, Franca Nuti interpreta la figura disarmante – e al tempo stesso sconcertante – della Pomsel, donna dalla vita lunghissima (1911-2017), che ha attraversato il Ventesimo secolo portando dentro di sé la memoria dell’orrore.
Lavoratrice indefessa, nella Germania degli anni Trenta e Quaranta lavorò prima per un broker assicurativo ebreo, poi per la German Broadcasting Corporation, infine per Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Führer, teorico dello sterminio del popolo ebraico, capace perfino di uccidere i propri sei bambini e la moglie, prima di suicidarsi, dopo la caduta di Hitler.
Se Hannah Arendt si era soffermata sulla Banalità del male, Hampton ne indaga la normalità, la quotidiana accettazione, da parte di migliaia di persone, di quella mostruosità che potrebbe sempre tornare, qualora non si mantenga alta la guardia e si sottovalutino i segnali d’allarme.

Manuela Filomena Ottaviani

Scrittrice, autrice di più romanzi, tra cui: L'Ultima Pizia (Manni, 2020), Massimino (Manni, 2019), Achille Ricci (LED, 2019) Maria Maddalena (DAE, 2017), Arianna (DAE, 2016). Laureata in filosofia antica con due master in comunicazione e educazione alla teatralità, conduce laboratori teatrali e di scrittura creativa di preferenza nelle scuole o in contesti sociali e comunitari. Madre di tre figli è da sempre intensamente interessata ai diritti delle minoranze (in quanto mancina ne fa naturalmente parte) che siano genetiche, sociali, etniche, di genere o altro. Da qui il suo interesse per la riscoperta delle figure femminili in ambito culturale. Vive a Milano.

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