Harriet Westbrook Shelley

Londra 1795 - Londra 1816
Download PDF

Di Harriet si sa poco. Ma quel poco è bene saperlo, anche per serbarne la memoria: magari sulle orme di Mark Twain (1835-1910) che nel saggio In Defence of Harriet Shelley tentò di salvarne la reputazione “infangata”, mostrando come la condotta del marito avrebbe potuto essere considerata la causa della sua morte. Per Twain: «la vita di Shelley ha un’unica macchia, ma per il resto è adorabilmente nobile e bella».

Harriet nasce a Londra il 1° agosto 1795.
La sua è una famiglia di commercianti: il padre John Westbrook è proprietario di una coffee-house di grande successo in Mount Street, Grosvenor Square. John è un uomo intelligente e lungimirante tanto che Harriet è mandata in una delle migliori scuole per young ladies: alla Mrs Fenning’s Church House, in Clapham Common, a sud del Tamigi.

Sue compagne, anche se più piccole di lei, sono Mary (1797-1884) e Hellen Shelley (1799-1885). Gli Shelley sono una famiglia al vertice della aristocrazia del Sussex, diretti discendenti degli Arundel e dei Lancaster. È proprio Hellen che descriverà l’amica Harriet come: «una ragazza molto bella, con una carnagione brillante bianca e rosa e con i capelli proprio come il sogno di un poeta»1. Harriet è dunque bellissima, assomiglia a Biancaneve, e come la protagonista della favola è allegra, buona e gentile; ma vede già la scuola come un luogo di coercizione della propria libertà, una vera e propria prigione.

A 15 anni, nel gennaio del 1811, conosce il fratello delle sue amiche, cioè Percy Bysshe Shelley (1792-1822). Percy ha 18 anni ed è irresistibile: volto angelico, animo tormentato e idee decisamente rivoluzionarie. Studia a Oxford, dove è arrivato nell’aprile del 1810 da Eton. Ma nell’università oxoniense resta poco perché il 25 marzo 1811 ne è espulso: il suo The Necessity of Atheism, scritto con l’aiuto del suo grande amico Thomas Jefferson Hogg (1792-1862), gli costa il posto. Avrebbe potuto anche essere riammesso grazie all’intervento del padre, se solo avesse rinnegato che «the mind cannot believe in the existence of a God», ma non lo fa. Non solo. Il padre, Sir Timothy Shelley (1753-1844), II baronetto Shelley of Castle Goring, sconvolto da tanta eresia, allontana il figlio anche da casa (e cioè da Field Place, la loro tenuta nel Sussex).

Percy arriva così a Londra con poco denaro in tasca e molte idee nella testa. Va ad abitare con l’amico Hogg al 15 di Poland Street, pensa di dedicarsi agli studi di medicina, di diventare chirurgo e perciò frequenta il corso di anatomia di John Abernethy (1764-1831), dove un giovane William Lawrence (1783-1867) era allora dimostratore. E frequenta anche le due sorelle Westbrook: Harriet e Eliza (1782-?). È costei che lo introduce in casa, in Chapel Street, Grosvenor Square, e lo presenta al genitore, che, ricco e benestante, si è da poco ritirato dagli affari.

Il 24 aprile 1811 Shelley scrive all’amico Hogg: «La mia piccola amica Harriet Westbrook è andata nella sua prigione. Sta abbastanza bene in salute; almeno così dice, anche se sembra molto diversa. L’ho vista ieri con sua sorella e ho camminato per Clapham Common con loro per due ore. La più giovane è una ragazza molto amabile; la maggiore è davvero presuntuosa, ma molto condiscendente». Harriet non sopporta più la costrizione scolastica e, inoltre, vuole diventare una scrittrice. Shelley comprende bene entrambe le cose. Se lui ora, a 19 anni, appare decisamente più maturo dei giovani della sua età e sa argomentare su temi esistenziali con grande sicurezza e naturalezza, lei lo ascolta con tutto l’entusiasmo di cui i suoi 16 anni sono capaci. I due giovani si innamorano e concepiscono una “fuga d’amore”. Siamo in pieno romanticismo e lui – lo sappiamo noi ora – ne diverrà uno dei grandi protagonisti.

È in casa del cugino chirurgo John Grove, in Lincoln’s Inn Fields
, che Shelley organizza il piano («lei volerebbe con me e si lancerebbe sotto la mia protezione»2 ). Da qui, all’alba del 25 agosto, fuggono verso la Scozia con una carrozza presa a noleggio. Tre giorni dopo, per non lasciare dubbi sulla profondità e serietà del loro amore e delle loro intenzioni, si sposano a Edimburgo: è il 28 agosto 1811. I loro nomi sono registrati nei libri della Register House. La rottura con il padre di lui pare definitiva. Più convinti gli Westbrook che vedono profilarsi all’orizzonte una unione dorata.

La vita della giovanissima coppia inizia dunque sotto il segno della povertà e del più spinto anticonformismo. Dopo cinque settimane, da Edimburgo vanno a York, dove Shelley invita l’amico Hogg a condividere la loro casa (20, Coney Street): è qui, durante una breve assenza di Shelley a Londra per qualche tempo, che Hogg tenta di sedurre Harriet. Nulla di strano: si cerca di mettere in pratica gli ideali anticonformisti del loro credere, come appunto quelli del libero amore e del matrimonio aperto. Ma Harriet si rifiuta. È una ragazza intelligente, studiosa, affascinante e coinvolta con tutto il cuore nei vari progetti letterari e politici del marito che ama e desidera tutto per sé. I rapporti con Hogg sono in qualche modo ricuciti e si va avanti.

È da dire subito che la coppia è a dir poco irrequieta (vagabonderà per due anni tra l’Inghilterra, l’Irlanda e il Galles) soprattutto per il carattere non facile e l’intelligenza vulcanica di lui, che presto, per controllare gli attacchi nervosi, farà uso di dosi eccessive di laudano con conseguente insorgenza di stati allucinatori.

Nel novembre dello stesso anno, con Eliza, la sorella di Harriet che li ha raggiunti e che d’ora in avanti vivrà con loro, scendono a Keswick nel Lake District, alla ricerca di luoghi idilliaci persi tra le acque – che saranno detti “romantici” –  con l’intenzione di fermarsi a studiare e mettersi a scrivere. È qui che Shelley tenta di riallacciare i rapporti con il padre: le lunghe lettere di questo periodo, in cui si firma yours respectifully and affectionately, oscillano tra autogiustificazione e un inconfessato desiderio di approvazione paterna.

Da gennaio 1812 Shelley inizia una significativa corrispondenza con il filosofo e politico William Godwin (1756-1836), che ammira incondizionatamente e di cui legge e studia gli scritti. Oggi considerato uno dei primi teorizzatori anarchici moderni, Godwin è colui che scrive Enquiry Concerning Political Justice (1793) e che tanto influirà sulle idee politiche libertarie di Shelley tanto da diventare il suo credo politico e sociale. La prima lettera (del 10 gennaio 1812) Shelley la chiude spiegando: «Sono sposato con una donna le cui vedute sono simili alle mie. A te, come regolatore e formatore della mia mente, devo sempre guardare con vero rispetto e venerazione». Godwin risponde prontamente.

Ma i giovani non sono capaci di stare fermi. Nel febbraio del 1812 da Keswick partono tutti e tre per Dublino. Dopo una traversata in acque perigliose, il 12 febbraio sono in città. Shelley è totalmente coinvolto dalla questione irlandese e si interessa attivamente alle miserevoli condizioni dei lavoratori dandosi anche all’attività di propagandista politico. Scrive l’opuscolo An Address, to the Irish People, in favore della emancipazione cattolica irlandese che distribuisce di propria mano, cui fa seguire Proposals for an Association for an Association of Philanthropist, ove analizza il fallimento della Rivoluzione francese proponendo al contempo un’idea di cambiamento più graduale. La mente di Shelley è ora presa dai Philosophes e, oltre alla Encyclopédie che vorrebbe possedere, desidera leggere gli scritti del medico Georges Cabanis (1757-1808) che richiede al suo libraio ed editore Thomas Hookham (1739–1819). E il governo inglese inizia a sorvegliarlo.

Il 4 aprile ripartono da Dublino e, sempre con una traversata difficile, sono al di là del canale, a Holyhead, in Galles. Harriet gli è sempre accanto. Dopo lungo girovagare, a fine giugno li troviamo oltre il canale di Bristol, a Lynmouth, nel Devon, dove restano fino ad agosto. In questo periodo, da luglio a novembre, va a vivere con loro la colta e bellissima Elizabeth Hitchener (1782-1822)3, che era stata ospitata da Godwin a Londra e che per Shelley è uno spirit of intellectual beauty (Hymn to Intellectual Beauty sarà il titolo di una poesia che scriverà nel 1816 in cui si fonderanno la passione per la libertà e l’adorazione dello spirito della bellezza). La donna lo aiuta fattivamente nella diffusione del suo The Devil’s Walk: A Ballad, un attacco satirico e una critica al governo britannico per ottenere una riforma politica ed economica, scritto dopo le rivolte nel Devon. Poi, nell’agosto, tutti e quattro decidono di raggiungere la città-modello di Tremadoc nel Galles del Nord creata nel 1798 da William Madocks (1773-1828), il latifondista che pone al primo posto la tolleranza culturale e religiosa.

In ottobre sono a Londra per poter finalmente incontrare di persona il mentore Godwin. È probabile che in novembre, a una cena, sia stata presente anche la figlia di Godwin, tornata da poco a Londra dalla Scozia. È Mary, una giovane di 15 anni con una mente decisamente brillante e che dal padre sta ricevendo una istruzione inusuale per una ragazza del tempo. Madre di Mary era stata Mary Wollstonecraft (1759-1797), morta di febbre puerperale, colei che aveva scritto A Vindication of the Rights of Woman A Vindication of the Rights of Woman: with Strictures on Political and Moral Subjects (1792), oggi considerate pietra miliare del femminismo.

Nonostante le perduranti difficoltà finanziarie, la coppia Shelley pare felice. Lui le insegna latino, lei gli legge i libri ad alta voce. Il loro peregrinare non cessa e, malgrado l’avanzata gravidanza di Harriet, all’inizio di marzo del 1813 tornano, seppur per poco, a Dublino dove Shelley porta a termine Queen Mab, a Philosophical Poem, la sua prima grande opera poetica influenzata dalla filosofia radicale di Godwin e dal pensiero illuminista francese. Poi, delusi anche dall’esperienza di Tremadoc, ad aprile rientrano a Londra, prima a casa di lei in Chapel Street, e poi al Cooke’s Hotel in Albermarle Street, Piccadilly.

Il 28 giugno nasce la loro prima figlia: Eliza Ianthe (1813-1876) 4.

Anche per sfuggire ai creditori e al rischio che corre, Shelley di essere arrestato per debiti, cercano una casa a Bracknell nel Berkshire. È di questo periodo – e per motivi ben comprensibili – un ulteriore tentativo di riavvicinamento con Sir Timothy Shelley che, ancora una volta, non va a buon fine anche perché all’inizio del 1814 darà alle stampe A Refutation of Deism.

Da ottobre a dicembre del 1813 sono a Edimburgo attirati dall’atmosfera intellettuale che si respira e poi, a fine dicembre, a Windsor in una casa tutta per loro. Certamente i continui attriti con Eliza5 e le difficoltà giunte con l’arrivo della piccola Ianthe non giovano alla serenità della coppia, ma non è certo per questo che Shelley inizia a trattenersi spesso a Londra a casa di Godwin o nella sua libreria, la Juvenile Library in Skinner street.

È attratto da una giovane, che Hogg dirà «bionda, pallida davvero, dallo sguardo penetrante, e che indossava un abito di tartan, vestito insolito nella Londra di quel tempo»: Mary Godwin. È il periodo in cui, mentre Harriet cerca di riannodare con l’adorato marito, lui le indirizza una serie di lettere fredde e offensive. Nonostante ciò, c’è sicuramente un riavvicinamento tra i giovanissimi coniugi tanto che il 24 marzo 1814 Harriet e Shelley si risposano, a Londra nella chiesa di St. George, Hanover Square, Mayfair. La cerimonia è officiata dal curato Edward Williams alla presenza del padre di lei e di altri testimoni. Il matrimonio è fatto anche per legittimare la loro unione secondo la legge inglese anche perché Harriet in quei giorni resta incinta.

Ma la misura del caos del loro rapporto sentimentale è data dal fatto che a maggio Shelley e Mary stanno già insieme, che lui è bandito da casa Godwin e che Harriet è ora a Bath. Il 28 luglio la nuova coppia irregolare (22 anni lui e 17 anni lei) lascia segretamente l’Inghilterra per il continente6. Li accompagna la sorellastra di lei, Claire (1798-1879). Ancora una fuga “romantica”.

Partono con le idee abbastanza chiare: Shelley spera in cuor suo che Harriet possa sistemarsi da qualche parte vicino a loro, in Svizzera. Le scrive il 13 agosto 1814 da Troyes: «Mia Carissima Harriet, ti scrivo da questa detestabile città; ti scrivo per mostrarti che non ti dimentico; ti scrivo per esortarti a venire in Svizzera, dove troverai finalmente un amico fermo e costante, al quale i tuoi interessi saranno sempre cari […]. Con amore alla mia dolce e piccola Ianthe, il tuo sempre affezionatissimo, S.».

Con questa lettera però l’affezionatissimo Shelley pare non rendersi conto della avanzata gravidanza della moglie: il loro secondo figlio, Charles Bysshe (1814-1826)7, nascerà il 30 novembre, di otto mesi.

E dunque stando così le cose, il momento per Harriet di tornare con i figli a casa dal padre è arrivato. Ed è quello che fa. Shelley invece, tornato a Londra nel settembre del 1814, va a vivere con Mary e Claire. Mary è incinta di una figlia, Claire, che morirà il 6 marzo 1815, poco dopo la nascita avvenuta prematuramente il 22 febbraio8.

A luglio del 1815 la difficile situazione finanziaria di Harriet sembra chiarirsi: con il secondo matrimonio suo padre le ha assegnato 200 sterline l’anno e Shelley altre 200 dopo la morte del nonno Sir Bysshe Shelley (1713-1815).  Con la morte del nonno, le risalenti difficoltà finanziarie di Shelley hanno una svolta favorevole tanto che prende in affitto un cottage a Bishopsgate, Windsor, e consegna subito ad Harriet una somma per coprire le difficoltà del momento. La complicata situazione sentimentale, invece, si oscura sempre più.

Nel gennaio del 1816 Mary dà alla luce un maschio, William (1816-1819), e a maggio ripartono per un secondo viaggio, in Svizzera. Questa volta è per raggiungere Lord Byron (1788-1824), che si è da poco legato sentimentalmente a Claire e vive a Ginevra con il suo giovane medico personale William Polidori (1795-1821). Prima di partire Percy avrà incontrato Harriet?

A novembre lei sparisce. Lascia i figli e fa perdere le tracce di sè. 

Poi, giovedì 12 dicembre 1816, sul London Times, appare questo avviso: «On Tuesday a respectable female, far advance in pregnancy, was taken out of the Serpentine River, and brought home to her residence in Queen Street, Brompton, having been missed for nearly six weeks. She had a valuable ring on her finger. A want of honour in her own conduct is supposed to have led to this fatal catastrophe, her husband being abroad». Il 10 dicembre, a ventuno anni, dopo aver scritto addio al padre e alla sorella, aveva forse percorso la breve distanza che separava l’alloggio che aveva preso in affitto in Queen Street, Brompton, come Harriet Smith (ma dal quale pare fosse scomparsa per qualche settimana), da Hyde Park e si era buttata nelle acque gelide del lago. 

 

Harriet muore. Nell’acqua.

Su di un altro biglietto sono trovate le seguenti parole: «Quando leggerete questa lettera, io non sarò più un abitante di questo mondo miserabile. Non rimpiangete la perdita di colei che non potrà mai essere altra cosa che fonte di vessazione e di miseria per voi, tutto mi appartiene…Mio caro Bysshe… se tu non mi avessi mai lasciato, avrei potuto vivere, ma così, ti perdono liberamente e che tu gioisca di questa felicità di cui mi hai privato… il mio spirito troverà il riposo e il perdono. Che Dio vi benedica è l’ultima preghiera della sfortunata Harriet S.».

 

Harriet era incinta: del marito o, come si disse, di un ufficiale? Il marito comunque non era abroad, ma a Bath, dove viveva con Mary che stava lavorando alle bozze del libro che sarebbe diventato Frankenstein; or, The Modern Prometheus (pubblicato anonimo nel 1818 con una prefazione scritta dallo stesso Shelley). Forse la struggente poesia di Shelley The cold earth slept below (pubblicata postuma nel 1823) si riferisce alla morte di Harriet. E le pagine che scriverà Twain stabiliranno «la sua responsabilità per il pietoso destino della moglie abbandonata, una responsabilità che egli stesso tacitamente ammette in una lettera a Eliza Westbrook, nella quale si riferisce all’inizio della relazione con Mary Godwin come un atto che Eliza “potrebbe considerare come la causa della rovina di sua sorella”».

 

Il 30 dicembre, a chiudere l’anno maledetto arriva una benedizione: Shelley, libero da ogni vincolo coniugale, sposa Mary di nuovo incinta in St. Mildred, Bread Street. Il matrimonio è forse celebrato per provare a ottenere la custodia dei due bambini che al momento della morte di Harriet sono entrambi a Warwick sotto le cure del reverendo John Kendal, vicario di Budbrooke e molto attivo presso l’antico Lord Leycester Hospital, e di sua moglie Martha.

 

Il caso Shelley v. Westbrooke per l’affidamento dei bambini passerà davanti alla Court of Chancery. Con una decisione memorabile di Lord Eldon (John Scott, I conte di Eldon, 1751-1838) del 27 marzo 1817, il caso sarà deciso a sfavore di Shelley, dichiarato moralmente inadatto a ottenere la tutela dei figli, che andranno a stare a casa di una persona scelta dagli Shelley: il dottor Thomas Hume (1769-1850). L’irlandese Hume, figlio di un illustre chirurgo di Dublino, ha costì studiato al Trinity College e poi a Oxford, nel 1808 è stato medico delle forze armate in Portogallo sotto il duca di Wellington (e suo medico personale), ed è ora medico di chiara fama e persona irreprensibile. La coppia non ha figli e abita a Brent End Lodge, ad Hanwell, poco fuori Londra. È concordato che il piccolo Charles Bysshe, erede del titolo nobiliare, a 7 anni sarà mandato in una buona scuola privata, mentre Eliza Ianthe sarà educata in casa dalla giovane Mrs. Caroline Wallis Hume, affiancata da un precettore.

 

Sei anni dopo, nel mare di fronte a Viareggio l’imbarcazione su cui si trova il padre di questi due bambini così contesi, un vascello costruito a Genova appositamente per lui su imitazione di un modello della marina inglese e chiamato Ariel come lo spirito dell’aria nella Tempesta shakespeariana affonda.

Shelley muore. Nell’acqua.

  1. «A very handsome girl, with a complexion brilliant in pink and white, with hair quite like a poet’s dream».  ^
  2. «She would fly with me, and threw herself on my protection»  ^
  3. Le sue lettere a Bysshe furono pubblicate per la prima volta nel 1890.  ^
  4. Ianthe Shelley si sposerà nel 1837 con Edward Jeffreis Esdailes (1813-1881). Dal matrimonio nasceranno due figli maschi e una femmina e i loro discendenti sono tuttora in vita.  ^
  5. Erediterà la proprietà del padre; sposerà Mr. Farthing, un gentiluomo impiegato nella banca di Londra.  ^
  6. Mary Shelley, History of Six Weeks’ Tour through a Part of France, Switzerland, Germany, and Holland, with Letters Descriptive of a Sail round the Lake of Geneva, and of the Glaciers of Chamouni, 1817.  ^
  7. Malato di tubercolosi, morirà per le ferite riportate dopo essere stato colpito da un fulmine.  ^
  8. Mary Godwin Shelley ha avuto cinque gravidanze (quattro figli e un aborto spontaneo che l’ha quasi uccisa). Un solo figlio, Percy Florence (1819-1889), le sopravvisse.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

M. Twain, In Defence of Harriet Shelley, in «The North American Review» 1894, 159, 452: 108-119, 453: 240-251, 454: 353-368.

E. de Sélincourt, M. Praz, Shelley, Percy Bysshe, Enciclopedia Italiana 1936

E. Dowden, The Life of Percy Bysshe Shelley, Routledge & Kegan Paul, London 1966.

M. O’Neill, Shelley, Percy Bysshe, in «Oxford Dictionary of National Biography», vol. 50, Oxford University Press, Oxford, 2004, pp. 200 ss.

Harriet Shelley

‘This fatal catastrophe’: The sad life and strange death of Harriet Shelley

Letters concerning the relationship between P B Shelley and Mary Godwin, and the death of Shelley's first wife

W. Munk, Thomas Hume

[social_share]

Paola Cosmacini

È medico, specialista in radiologia. Da alcuni anni si occupa di storia della medicina dell’antico Egitto e di paleoradiologia. È responsabile della rubrica di Paleoradiologia per la rivista «Il radiologo». Collabora con il Museo di Storia della Medicina dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre a lavori di carattere scientifico, ha scritto Alla ricerca dell’arte necessaria. Storia di un medico, di un papiro e di una mummia (Iacobelli 2009), Il medico delle mummie. Vita e avventure di Augustus Bozzi Granville (Laterza 2013), Il medico d’oggi è nato in Egitto. Alle origini del pensiero medico moderno (Piccin 2015), Paleoimaging (Il radiologo 2018) e Un legame sottile. Madame Boivin, Monsieur Tarnier e l'ostetricia (Baldini&Castoldi 2019), Senza talismano, 21 ricordi da lasciare in cucina (Editoriale Scientifica 2020).

Leggi tutte le voci scritte da Paola Cosmacini