Rosaria Ciampella Bertolucci

Roma 1927 - Carrara 1990
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Nata a Roma il 27 aprile 1927, Rosaria Ciampella sente, fin da giovanissima, una forte propensione per la scrittura. Cresciuta in una famiglia borghese di origini aquilane, ha un fratello nato nel 1933 (Nino) e altri quattro che la madre ha avuto da un precedente matrimonio. Negli anni ‘30 frequenta le scuole elementari mentre nei primi anni ‘40 è una giovane studentessa dell’istituto magistrale “Fusinato” di Roma. Il suo primo racconto, dal titolo Il soldato, compare proprio in questo periodo, sulle pagine del mensile «Adunata!» mentre altri più brevi di ispirazione patriottica sono pubblicati su «Il Giornale dei ragazzi» al quale è abbonata.

Negli anni drammatici della guerra, si abilita all’insegnamento, è ammessa alla Facoltà di Magistero e si iscrive al Partito Socialista ma, proprio per il complicarsi della situazione bellica e il matrimonio precoce con Marino Bertolucci (nato nel 1922), è costretta a lasciare gli studi e nel 1946 si trasferisce a Pietrasanta, in Versilia, dove aveva conosciuto e dove vivrà con il marito, originario di quei luoghi.
Nonostante gli impegni familiari e le difficoltà economiche, Rosaria non abbandona la scrittura: invia a riviste e giornali diversi racconti e ne riceve in cambio alcuni apprezzamenti di cui sono testimonianza una lettera di Corrado Alvaro del 1946 e due cartoline postali di Francesco Boneschi del 1950 ora conservate nel suo archivio privato. Nel 1947 e nel 1949 nascono le prime due figlie, Roberta e Daniela, mentre il terzo, Franco, nasce nel 1957. Con l’arrivo dei figli gli impegni aumentano ma Rosaria non smette di leggere, studiare e scrivere: collabora come pubblicista con le riviste «Arte e Scienza» e con «Italia artistica» ed è in corrispondenza con Giulio Caprin, giornalista, poeta e scrittore triestino, all’epoca direttore di «La Nazione italiana».

Dal 1968 inizia a dedicarsi con passione alla saggistica letteraria e alla promozione di eventi culturali
pubblicando una storia del Premio Viareggio, insieme con altri quattro racconti, nel volume uscito in occasione della manifestazione canora, da lei stessa organizzata, Praemium Versilia: voci nuove e complessi alla ribalta. Dall’anno successivo è quindi a Carrara dove, da questo momento in poi, svolge buona parte della sua attività culturale lavorando sia come rappresentante di una casa editrice sia collaborando con il Comune e la pianista Pina Telara nell’organizzazione dei Concerti per Carrara sia, infine, iniziando a scrivere sulle pagine culturali del quotidiano «La Nazione», prima in maniera saltuaria e poi stabilmente dal 1977. I suoi interessi spaziano dalla critica musicale a quella teatrale, dalla cronaca militante agli studi di storia locale passando attraverso gli interessi letterari.

In questi stessi anni stringe molti rapporti di amicizia e collaborazione come quello con l’editore Marco Carpena di Sarzana; con alcuni artisti come Carlo Sergio Signori e Mino Maccari e infine con altri scrittori, come Manlio Cancogni e Carlo Cassola che vorrà scrivere la prefazione al volume dedicato da Rosaria alla figura di Sibilla Aleramo. La monografia, Sibilla Aleramo, una vita, uscirà nel 1983 a Viareggio-Avenza per il Centro studi di Letteratura contemporanea ma questa è in realtà solo l’ultima delle cinque monografie pubblicate dalla Bertolucci tra il 1978 e, appunto, il 1983. La prima, dedicata allo scrittore Enrico Pea, riceve il premio Morganti ed è selezionato al Premio Viareggio nella sezione saggistica opera prima. La seconda monografia è uno studio su Tomasi di Lampedusa uscito nel 1979, Il principe dimenticato, la terza del 1980 ha come argomento Cardarelli dimenticato mentre la penultima, dello stesso anno, è uno studio su Lorenzo Viani scrittore.
Tutti e cinque i volumi riscuotono un certo successo anche perché la scrittura della Bertolucci è sempre fluida, scorrevole e gode di quell’immediatezza che la rende facilmente comprensibile anche ad un pubblico di non specialisti. Tra questi, il libro su Pea è il più amato sia dall’autrice che dal pubblico, tanto che il 15 luglio del 1978 il volume è presentato a Forte dei Marmi, al Quarto platano, storico luogo d’incontro di scrittori e artisti del Novecento.

Rosaria Ciampella Bertolucci è inoltre, fin da giovanissima, autrice appassionata di poesia e lo è lungo tutto il corso della sua vita. I suoi versi sono stati raccolti in un unico volume grazie all’interessamento dell’amico editore Carpena ed escono nel 1979 nella raccolta intitolata Ragazzo non dirmi di tacere.

A Carrara Rosaria è vicina agli ambienti anarchici, conosce e frequenta Ugo Mazzucchelli e Umberto Marzocchi e insieme a loro porterà avanti un ampio programma di attivismo culturale e civico sia con i reportage pubblicati su «La Nazione», sia occupandosi di promuovere il dibattito culturale e svariate attività artistiche legate alla pittura, alla musica e alla scultura. Qui, inoltre, inizia uno studio approfondito della storia della città e del suo territorio attraverso un’accurata ricerca di archivio. I suoi saggi storici comprendono molti profili biografici di personalità di Carrara (Ritratti) ma anche la storia stessa di questi luoghi tra ‘800 e ‘900, tra lotte sindacali, stampa periodica, nascita e affermazione del fascismo, dopoguerra e ricostruzione, fino ad arrivare ai problemi più urgenti dell’attualità: la storia delle cave, la parità di genere, la convivenza con i primi migranti e il problema del nucleare.

Siamo negli anni ‘80 quando la Bertolucci si fa infine promotrice dell’Università della Terza età nel circondario di Carrara e, nel 1988, tiene un corso di storia locale tornando nell’estate di quell’anno alla sua antica passione per l’insegnamento. Nel 1989 esce il suo ultimo libro sul fotografo di Carrara Ilario Bessi mentre, ancora nel 1990, escono i suoi ultimi articoli su «La Nazione». Saranno la malattia, e poi la morte sopraggiunta il 29 ottobre del 1990, ad allontanarla dalla macchina da scrivere sulla quale amava trascorreva le sue nottate.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Archivio privato Rosaria Ciampella Bertolucci presso la Biblioteca “Franco Serantini” di Ghezzano (Pisa)

Rosaria Bertolucci, La città perduta. Storie e ritratti di Carrara e del territorio apuo-versiliese tra ‘800 e ‘900, BFS Edizioni, Ghezzano (Pisa), 2020

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Monica Schettino

Laureata in Lettere moderne a Torino nel 2002 con una tesi in Letteratura greca, nel 2006 ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca in Italianistica all’Università di Urbino “Carlo Bo” con una ricerca sulla Scapigliatura piemontese, in seguito pubblicata nel volume Achille Giovanni Cagna-Giovanni Faldella, Un incontro scapigliato: carteggio 1876-1927 (2008).
Ha collaborato come docente a contratto con l’Università del Piemonte orientale e poi con l’Università di Torino. Attualmente collabora con l’Istituto storico per la Resistenza e la società contemporanea nel Biellese, Vercellese e in Valsesia per il quale ha curato l’edizione dell’autobiografia di Anna Marengo, Una storia non ancora finita (2014).
Dal 2021 è docente di materie letterarie al liceo “Parentucelli” di Sarzana, collabora con la casa editrice Loescher di Torino e con la «Gazzetta di Parma».

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