Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto

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Nonostante la sua identità storica dubbia, santa Caterina d’Alessandria d’Egitto è una delle sante più celebri in Occidente, il cui culto è cresciuto a tal punto da divenire uno dei più popolari nell’Europa Occidentale durante il tardo Medioevo. L’immensa popolarità di santa Caterina d’Alessandria a partire dal periodo medievale è attestata nell’arte e nella letteratura in molte nazioni e innumerevoli sono le abbazie, le chiese e i conventi a lei dedicati in tutta Europa. Si suppone che Caterina sia stata martirizzata ad Alessandria d’Egitto agli inizi del IV secolo, ma la Passio greca che narra il suo martirio è molto più tarda, poiché risale alla seconda metà del X secolo. Più di seicento anni separano dunque i presunti eventi biografici riferiti a Caterina dalla tradizione manoscritta che ce li tramanda. Per il suo carattere composito inoltre la Passio greca si è prestata ad essere rielaborata con amplificazioni, con omissioni o con l’aggiunta di nuovi episodi, come mostra il grande numero di versioni conservatesi nella tradizione latina a partire dall’XI secolo. Infine, come nel caso di altre Passiones di sante martiri vergini del IV secolo, anche il racconto di origine greca su santa Caterina d’Alessandria d’Egitto contiene elementi che appartengono più al mito che alla storia, più allo stereotipo agiografico che alla testimonianza storiografica; pertanto, almeno fino a quando non saranno trovate ulteriori prove documentarie, il materiale apologetico contenuto nella leggenda di santa Caterina rimane avvolto nel più grande e suggestivo mistero.

Nelle sue linee essenziali il racconto leggendario costituitosi intorno all’originaria Passio greca parla di Caterina come di una fanciulla di rara bellezza che ad Alessandria fu dedita allo studio della filosofia e delle arti liberali. Dopo la morte del padre, la giovane si convertì al cristianesimo, rifiutandosi di continuare ad offrire sacrifici agli idoli pagani. L’imperatore Massenzio, affascinato dalla sua bellezza e dalla sua eloquenza, la sottopose a una disputa con i più saggi filosofi dell’Egitto, che a loro volta si convertirono. Furioso per l’esito della disputa che mettendolo sotto scacco lo esponeva al ridicolo, Massenzio offrì a Caterina la salvezza a condizione che si fosse concessa a lui ed avesse rinunciato alla sua religione, ma la giovane rifiutò anche in questo caso e venne imprigionata senza cibo né acqua per dodici giorni. Durante la prigionia Caterina ricevette però la visita inattesa dell’imperatrice (di cui nella vulgata non è detto il nome), accompagnata da Porfirio, capitano della guardia imperiale. Caterina li convertì entrambi al cristianesimo, insieme a duecento soldati di Porfirio. Nonostante il digiuno, poiché nutrita da un angelo e in altre versioni da una colomba, la ragazza si mantenne fresca come una rosa. Massenzio, allora, con sadica insistenza, decise di sottoporla alla tortura della duplice ruota dentata, che sarebbe diventato poi il suo attributo iconografico, ma la ruota non la sfiorò nemmeno, poiché un angelo del Signore la spezzò con una spada. L’imperatore ordinò così che Caterina fosse decapitata. Una volta giunta sul luogo dell’esecuzione, Caterina pregò Dio prima di morire, avanzandogli due precise richieste: la prima, e più importante, fu che il suo corpo venisse sepolto e non smembrato in reliquie; la seconda, che chiunque avesse pregato il Signore per suo tramite vedesse esaudita la sua richiesta. La fanciulla venne pertanto decapitata e dalla sua ferita uscì latte invece che sangue. Gli angeli trasportarono infine il suo corpo nel monastero del Monte Sinai e presto dalla sua tomba cominciarono a stillare latte e olio che guarivano da molti mali. Secondo la tradizione, verso la metà dell’XI secolo le reliquie furono miracolosamente trasferite a Rouen dal santo monaco sinaita Simeone (che morì recluso a Treviri nel 1035) e deposte nell’abbazia benedettina della Santissima Trinità, che poco più tardi prese il nome della santa. A questa prima versione della leggenda si aggiunse nel Medioevo l’episodio del matrimonio mistico con Gesù Bambino che, apparso in grembo alla Vergine, le infilava l’anello nuziale, come mostra ad esempio il celebre quadro che il Correggio dedicò a questo soggetto e che si trova ora al Museo del Louvre.

Santa Caterina entrò così nei calendari liturgici cistercensi, cluniacensi, e più tardi, in quelli degli ordini mendicanti.

Senza successo sono stati i tentativi di identificare santa Caterina con personaggi storici come Ipazia, la filosofa e matematica pagana uccisa dai cristiani di Alessandria nel 415, o la vergine anonima che venne esiliata da Massimino Daia.

NOTA
Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto si festeggia il 25 novembre. In Italia è patrona di Abbasanta, Ali (provincia di Messina), Bazzini Casanova (comune di Bardi), Brissogne, Castellino di Moncalvo, Collegnago (comune di Fivizzano, Massa Carrara), Comunanza, Deruta, Dorgali, Ferrara di Monte Baldo, Guastalla, Locri, Mores, Mongrassano (Cosenza) Orciano di Pesaro, Paceco, Rovereto sulla Secchia (comune di Novi di Modena), San Giovanni Ilarione, San Pietro Clarenza (comune di Catania), Santa Caterina dello Ionio, Santa Caterina di Lusiana, Santa Caterina Villarmosa, Santa Caterina (Nardò), Scandiano, Sluderno, Stanghella, Viggianello, Caprioli di Pisciotta ed è festeggiata anche a Novi Ligure, a Rivoli (il lunedì più vicino al 25 novembre), e a Cortemilia. Santa Caterina è compatrona, con San Michele Arcangelo, di Grammichele (Catania) e insieme con San Marco Evangelista anche del comune di Cellino San Marco (Brindisi) dove da secoli nel giorno del suo anniversario si svolge una grande fiera conosciuta in tutto il Salento come “la fera te lu cappottu”.

Per le sue vittoriose dispute di tipo culturale e religioso o esplicitamente filosofico, fu accolta come particolare protettrice degli studenti di filosofia, teologia e universitari in genere. Santa Caterina è anche patrona dello “Studio dei legisti” (la moderna Giurisprudenza) dell’Università di Padova e dell’Università di Siena. Il sigillo dell’Università di Padova presenta peraltro la santa con la ruota del martirio, accanto a Gesù. Così anche l’Università di Siena ha l’immagine, oggi stilizzata, di santa Caterina di Alessandria. A dimostrazione del persistere della popolarità del culto di santa Caterina d’Alessandria nella Padova del secondo Trecento va ricordato, accanto al ciclo pittorico a lei dedicato nell’oratorio di San Giorgio da Altichiero da Zevio, uno statuto universitario, datato 1377, che prescriveva agli studenti giuristi, il 25 novembre, di recarsi in processione alla chiesetta di S. Caterina, risalente al primo Duecento, che si trova nell’attuale via Cesare Battisti e accoglie le spoglie mortali di Giuseppe Tartini.

Nel XIII secolo santa Caterina d’Alessandria venne proclamata patrona anche dell’Università della Sorbona di Parigi, i cui teologi e filosofi la celebravano con una processione alla chiesa annessa al priorato di Sainte-Catherine-de-la-Couture.

Essendosi “sposata” con il Signore, santa Caterina divenne la patrona delle ragazze che desideravano sposarsi e, dall’Ottocento in poi, delle apprendiste sarte che in suo onore sono state soprannominate in Francia cathérinettes e in Italia caterinette. A Torino, in special modo, che fino all’ultima guerra mondiale fu la capitale della moda italiana, la sera della sua festa, le caterinette organizzavano un celebre veglione cui venivano invitati gli studenti universitari, anch’essi protetti dalla dotta santa.

Fino a un trentennio fa a Forlì, nel giorno della festa, si vendevano delle bambole di cencio dette «catarene», mentre in Valtellina ancora oggi vengono accesi grandi falò in ricordo del rogo nel quale furono gettati i filosofi alessandrini vinti dalla sua sapienza.

Il culto Santa Caterina d’Alessandria ha prodotto una ricchissima iconografia in tutta Europa. I più grandi pittori quali Masolino, Raffaello, Caravaggio, Tintoretto, Correggio, Crivelli, Simone De Magistris hanno riversato il loro genio artistico su questo soggetto sacro spesso sollecitati da una committenza agostiniana. Fra i tratti iconografici caratterizzanti della santa vi è innanzitutto l’ampia toga dei filosofi come esprimono i pittori di scuola giottesco-riminese nella Basilica di San Nicola da Tolentino. Santa Caterina d’Alessandria viene rappresentata inoltre con la corona in testa e vestita di abiti regali per sottolineare la sua origine principesca. La palma che tiene in mano indica il martirio e il libro ricorda la sua sapienza e la sua funzione di protettrice degli studi, degli insegnanti e degli Ordini religiosi come i Domenicani e gli Agostiniani. Infine viene rappresentata con una spada, l’arma che le tolse la vita, e soprattutto la duplice ruota, lo strumento del martirio, nel momento di spezzarsi o semplicemente una ruota, o parte di essa, in mano, ai piedi o ai lati della figura, elemento, così diffuso e costante, che ne ha determinato la dicitura “Santa Caterina della rota”; si tratta di un elemento che la lega a numerose categorie di arti e mestieri che hanno a che fare con questo utensile, in primis i ceramisti, di cui è a sua volta protettrice.

La presenza di santa Caterina d’Alessandria d’Egitto nella cultura e nella sensibilità popolare italiana è documentata dalle molteplici versioni della sua vita e del suo martirio composte nei dialetti ligure, veronese, franco-veronese, toscano, abruzzese, o in tosco-veneto-lombardo, o ancora in dialetto umbro-senese, e da una vasta produzione di letteratura drammatica  (canti, laudari, forme di dibattiti dottrinali di tipo apologetico legati al battesimo della santa, ai dibattiti processuali e al suo martirio), e di testi teatrali di sacre rappresentazioni che circolavano in particolar modo nell’Italia mediana.

Molti repertori, anche ecclesiastici, parlano di una sospensione di santa Caterina dal martirologio Romano tra il 1962 e il 2002, che in realtà non c’è mai stata.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Bronzini, Giovanni Battista, La leggenda di Santa Caterina di Alessandria. Passioni greche e latine, in «Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie, Classe di Scienze Morali», 8/IX, 1960, 257-416

René Coursault, Sainte Catherine d’Alexandrie: le Mythe et la Tradition, Paris, Editions Maisonneuve Larose, 1984

Robert Fawtier, Les reliques rouennaises de sainte Catherine d’Alexandrie, in «Analecta Bollandiana», XLI, 1923

Christine Walsh, The Cult of St Katherine of Alexandria in Early Medieval Europe, Burlington, Ashgate Publishing Company, 2007

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Serena Modena

È Dottore di ricerca in Scienze linguistiche, filologiche e letterarie (indirizzo di Romanistica) dell'Università degli Studi di Padova, dove è attualmente assegnista di ricerca in Filologia Romanza. Ha svolto attività di ricerca anche presso l'Università degli Studi di Verona e l’Università di Ginevra. Collabora al progetto RIALFrI (Repertorio Informatizzato dell'Antica Letteratura Franco-Italiana) e al sito web ARLIMA (Archives de Littérature du Moyen Âge). Ama il cinema diretto e scrive racconti in versi per bambini.

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