Clara Reeve nasce il 23 gennaio 1729 da William Reeve, curato del Suffolk e rettore, e Hanna Smithies, il cui padre era gioielliere di re Giorgio I e orafo. Clara è la maggiore di otto figli e già da piccola, sotto la guida del padre, legge libri di storia greco-romana e Plutarco.

Conosciuta per il romanzo Il vecchio barone inglese, Reeve è considerata un’antesignana delle storie gotiche. Il vecchio barone inglese è ambientato nell’Inghilterra di Enrico VI, ha elementi del terrore e del soprannaturale e per questo Reeve viene definita la seguace di H. Walpole. Ma alcuni critici reputano che, pur rifacendosi alle tematiche che affronta Walpole ne Il castello di Otranto, Reeve si sofferma meno sul soprannaturale e preferisce aspetti reali e un sentimentalismo che viaggia sulle ali della morale. L’autrice stessa lo specifica nella prefazione e sottolinea di non voler oltrepassare i limiti che invece supera il libro di Walpole. Quest'ultimo, in propria difesa, attacca la Reeve affermando che l’autrice ha scritto un libro per nulla interessante. Eppure ci sarà chi sosterrà che Mary Shelley prese a modello proprio il libro di Reeve per il suo Frankenstein (1818).

Il Vecchio barone inglese può essere un libro “lento”, si indugia laddove un autore dei giorni nostri risolverebbe in poche pagine, ma Reeve appartiene al Settecento e la narrazione a passo lungo è uno stile appropriato. Qui l’autrice affronta anche i temi dell’invidia e del rancore che sottostanno a vicende che legano classi sociali diverse tra loro. Il libro uscì in una prima edizione anonima nel 1777 con il titolo The Champion of Virtue, a Gotic Story, probabilmente perché la virtù e la provvidenza sono ulteriori temi che l’autrice tratta portando la giustizia, prima o poi, a prevalere. Ma l'anno successivo il libro prende il nome di The Gold English Baron, forse perché è lui il protagonista del romanzo. La vicenda vede infatti Sir Philip Harclay, il vecchio barone inglese, rientrare in Inghilterra dopo una lunga assenza e rendersi conto dei cambiamenti. Si metterà in viaggio per scoprire cosa è accaduto all'amico Lord Lovel di cui non ha notizie da molto tempo. Arrivato al suo castello verrà a sapere che l'amico e la moglie sono morti due anni prima. L'eredità è passata a un cugino che, tempo dopo, ha venduto il castello al cognato, il barone Fitz-Owen, che vive lì con i figli e i nipoti. Sir Philip Harclay conoscerà, all'interno del castello, il figlio di un contadino che il barone ha cresciuto come fosse suo: il giovane Edmund Twyford, un ragazzo intelligente e molto bravo nel tiro con l’arco. Ma con il passare del tempo Edmund cadrà in disgrazia e il barone gli proporrà di andare a stare in un'ala del castello che si dice sia infestata dai fantasmi. I fantasmi sono protagonisti di molte storie della letteratura inglese. E questo libro di Reeve non è da meno, non a caso è ritenuto un classico della letteratura gotica.

Clara Reeve non ha scritto solo questo romanzo, benché sia il più noto. È una scrittrice che ama sperimentare generi diversi. Nella sua ampia produzione troviamo: poesia Original Poems on Several Occasions; romanzi sentimentali The Two Mentors, The School for Widows, Plans of Education, The Exiles, Destination; romanzi gotici: The Old English Baron, Memoirs of Sir Roger of Clarendon e un saggio di critica, The Progress of Romance. Si è inoltre dedicata ad altri stili narrativi, come la scrittura epistolare, il dialogo, il memoriale. Nota è la corrispondenza con Joseph Cooper Walker, di cui esiste la trascrizione integrale dei manoscritti. Pertanto Reeve non va ricordata solo per il romanzo gotico: è letteratura a 360 gradi, conoscenza, cultura. È inconsapevole pioniera.

Muore a Ipswich il 3 dicembre 1807.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Clara Reeve

Bloomsbury guide to women’s literature, Bloomsbury Pub., London 1992.

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Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026