C’è una donna che disse no prima di Rosa Parks. Aveva quindi anni, era incinta, e la storia la dimenticò quasi subito. Si chiamava Claudette Colvin.

Nata Claudette Austin il 5 settembre 1939 a Birmingham (Alabama), figlia di C.P. Austin e Mary Jane Austin (Gadson), è la maggiore di otto sorelle. In tenera età viene affidata alla prozia Mary Ann e al prozio Q.P. Colvin – di cui prende il cognome – e cresce a Pine Level (Alabama): la stessa piccola comunità rurale in cui cresce Rosa Parks. Si trasferisce poi a Montgomery, nel quartiere popolare di King Hill, dove frequenta la Brooker T. Washington High School. La sua coscienza politica si forma presto: tiene d’occhio la vicenda di Jeremiah Reeves, coetaneo condannato a morte in un processo segnato da evidenti disparità razziali, e studia con passione la Costituzione americana.

Il 2 marzo 1955 è il Mese della Storia Nera e in classe hanno appena parlato di Harriet Tubman, la schiava fuggita che guidò decine di persone verso la libertà, e di Sojourner Truth, l’ex schiava diventata simbolo dell’abolizionismo e dei diritti delle donne. Quel pomeriggio, a quindici anni, Claudette si rifiuta di cedere il posto sull’autobus a una passeggera bianca.1 Viene arrestata, ammanettata, i libri di scuola le volano dalle ginocchia. Mentre la ammanettano grida: “È un mio diritto costituzionale!”.2
In seguito, a proposito di quel momento cruciale, dirà

Non riuscivo a muovermi perché la storia mi teneva incollata al sedile. Era come se le mani di Sojourner Truth mi spingessero giù da una spalla e quelle di Harriet Tubman dall’altra.3

L’episodio precede di nove mesi il più noto rifiuto di Rosa Parks (1° dicembre 1955). I dirigenti della NAACP e il reverendo Martin Luther King Jr. scelgono però di non fare di Claudette il simbolo della campagna antisegregazionista: è adolescente, incinta, non sposata – una figura giudicata troppo esposta. La scelta ricade su Parks, adulta, sposata, segretaria della sezione locale della NAACP. Claudette non viene coinvolta nel boicottaggio degli autobus che ne segue e scivola nell’ombra.
Non si ritira però dall’azione legale. Nel 1956 l’avvocato Fred Gray la include – insieme ad Aurelia Browder, Susie McDonald e Mary Louise Smith – nel caso Browder v. Gayle, primo ricorso federale contro la segregazione sui trasporti pubblici dell’Alabama.4 Il tribunale distrettuale dichiara incostituzionali le leggi segregazioniste il 13 giugno 1956; la Corte Suprema conferma il 13 novembre. È questa sentenza, non il boicottaggio, a cambiare il diritto.

Dopo il processo si trasferisce a New York, nel Bronx, dove vive prima con la sorella Velma. Lavora per trent’anni come ausiliaria infermieristica in una casa di cura cattolica a Manhattan, silenziosa, lontana dai riflettori, mentre ama leggere e cucinare. Ha due figli: il maggiore, Raymond, muore nel 1933 per un attacco cardiaco; il secondo, Randy, diventa professore assistente alla Texas A&M University-Kingsville. Ha cinque nipoti e sette pronipoti.5

Il riconoscimento, sebbene parziale, comincia prima di quanto si pensi: il suo nome riemerge già nel 1979, durante il Mese della Storia Nera, e nel 1980 il Birmingham News le dedica un articolo firmato da Frank Sikora. Nel 1990 il governatore di New York Mario Cuomo le conferisce la Medaglia della Libertà Martin Luther Link Jr., la più alta onorificenza dello Stato per i risultati nel campo dei diritti civili. Seguono nel corso degli anni Novanta articoli, mostre e servizi televisivi. Viene citata in diversi libri, ma è il volume di Phillip Hoose, Claudette Colvin: Twice Toward Justice (2009), vincitore del National Book Award e del Newbery Honor Book, a portare finalmente la sua storia a un pubblico più vasto. La poetessa Rita Dove le dedica Claudette Colvin Goes to Work. Chelsea Clinton la include in She Persisted.

Negli anni Duemiladieci il riconoscimento si fa pubblico e istituzionale: la Camera dei Rappresentanti dell’Alabama e il Consiglio comunale di Birmingham le dedicano risoluzioni ufficiali; il sindaco di Montgomery le intitola una via nel quartiere di King Hill, dove è cresciuta. Nel 2018 è ospite d’onore all'apertura del National Memorial for Peace and Justice di Montgomery, dove compare anche nel Legacy Museum.

Nel 2021, su istanza di Colvin e del suo avvocato Phillip Ensler, il giudice Calvin L. Williams espunge il casellario giudiziale: la condanna del 1955 viene cancellata dopo sessantasei anni. Colvin ha ottantadue anni. Scrive nell’istanza:

Voglio che andiamo avanti e diventiamo migliori. Quando penso al motivo per cui chiedo che il mio nome venga riabilitato dallo Stato, è perché credo che, se ciò accadesse, dimostrerebbe alla generazione che sta crescendo ora che il progresso è possibile e che le cose migliorano. Li ispirerebbe a rendere il mondo un posto migliore.6

Una giustizia attesa da tempo”, commenta l’avvocato Phillip Ensler. E aggiunge: La gente pensa che si trattasse solo di un posto sull’autobus, ma era molto di più”.

Muore il 13 gennaio 2026 a Carthage, Texas, all’età di ottantasei anni. Il funerale si tiene a Birmingham, nel cimitero di Mount Zion. La Claudette Colvin Legacy Foundation la ricorda con queste parole: “Per noi, era più di una figura storica. Era il cuore della nostra famiglia, saggia, resiliente e salda nella fede. Ricorderemo la sua risata, il suo spirito arguto e la sua incrollabile fede nella giustizia e nella dignità umana”.7

Note


1 M. Adler, «Before Rosa Parks, There Was Claudette Colvin», NPR Weekend Edition Sunday, 15 marzo 2009, (ultima consultazione: 20 giugno 2026).

2 CNN, «Claudette Colvin dies at 86», 13 gennaio 2026 (ultima consultazione: 20 giugno 2026).

3 Turner, Eden, «Civil rights activist Claudette Colvin dies at 86», The 19th, 13 gennaio 2026 (ultima consultazione: 20 giugno 2026).

4 Browder v. Gayle, 142 F. Supp. 707 (M.D. Ala. 1956), confermato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, 13 novembre 1956.

5 Claudette Colvin Legacy Foundation, sito ufficiale (ultima consultazione: 20 giugno 2026)

6 CNN, «Claudette Colvin dies at 86», 13 gennaio 2026 (ultima consultazione: 20 giugno 2026).

7 Claudette Colvin Legacy Foundation, dichiarazione ufficiale, 13 gennaio 2026, riportata da CNN, op. cit.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Claudette Colvin

Hoose, Phillip, Claudette Colvin: Twice Toward Justice, New York, Farrar Straus Giroux, 2009.

Robinson, Jo Ann Gibson, The Montgomery Bus Boycott and the Women Who Started It, Knoxville, University of Tennessee Press, 1987.

Theoharis, Jeanne, A More Beautiful and Terrible History: The Uses and Misuses of Civil Rights History, Boston, Beacon Press, 2018.

Branch, Taylor, Parting the Waters: America in the King Years 1954–63, New York, Simon & Schuster, 1988.

Dove, Rita, On the Bus with Rosa Parks [raccolta poetica con «Claudette Colvin Goes to Work»], New York, W. W. Norton, 1999.

Smith, Harrison, «Claudette Colvin, unsung civil rights pioneer, dies at 86», The Washington Post, 13 gennaio 2026.

Turner, Eden, «Civil rights activist Claudette Colvin dies at 86», The 19th, 13 gennaio 2026.

CNN Staff, «Claudette Colvin, whose 1955 arrest for refusing to give up her seat helped spark the civil rights movement, dies at 86», CNN, 13 gennaio 2026.

Al Jazeera Staff, «Unsung US civil rights pioneer Claudette Colvin dies, aged 86», Al Jazeera, 14 gennaio 2026.

Hendrickson, Paul, intervista a Claudette Colvin, The Washington Post, 1998.

Wikipedia, «Claudette Colvin».

Biography.com, «Claudette Colvin» (aggiornata al 15 gennaio 2026).

Michigan Department of Civil Rights, dichiarazione sulla morte di Claudette Colvin, 14 gennaio 2026.

Claudette Colvin Legacy Foundation (sito ufficiale della fondazione dedicata alla sua memoria e al sostegno ai giovani).

The Civil Rights Movement Archive — sezione su Claudette Colvin e il caso Browder v. Gayle.

National Book Foundation — scheda del National Book Award 2009 per Claudette Colvin: Twice Toward Justice.



Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026