Giulia Licci è stata un’insegnante e poeta italiana, tra le voci più significative della poesia salentina del secondo Novecento. Pur scegliendo una vita appartata, ha costruito un percorso letterario coerente e originale, fondato su una costante fedeltà alla parola poetica e su una profonda attenzione etica e civile.

Nata e vissuta a Ruffano, mantenne con il paese d’origine un legame profondo, trasformandolo nel luogo privilegiato della memoria e dell’osservazione del mondo. Per molti anni insegnò lettere all’Istituto tecnico Antonio De Viti De Marco di Casarano (Lecce), lasciando il ricordo di una docente rigorosa, gentile e capace di ascolto. Lo storico e giornalista Giuseppe Albahari, suo ex allievo, la descrisse come “alta, magra, vestita di nero”, ricordandone soprattutto l’umanità e la straordinaria autorevolezza morale.

La scrittura accompagnò l’intero arco della sua vita. Sebbene i primi componimenti risalgano agli anni Quaranta, il suo esordio editoriale avvenne con Il fondale del mare (1985), volume al quale seguirono numerose raccolte, pubblicate fino al 2018. La sua produzione poetica costituisce un corpus unitario, caratterizzato da una costante ricerca espressiva e decisa coerenza stilistica. La poesia di Licci si distingue per una lingua limpida e sorvegliata. Coniuga inoltre leggerezza formale e profondità di pensiero. Le sue liriche, spesso brevi, alternano il registro epigrammatico alla riflessione civile, l’ironia alla contemplazione, la memoria personale all’osservazione della realtà contemporanea. Dietro l’apparente semplicità si riconosce una scrittura essenziale, fondata sulla misura, sull’allusione e sulla precisione del dettato poetico.

Accanto ai temi della memoria, del tempo e della natura trovano spazio la critica ai comportamenti collettivi, il rapporto con il paesaggio salentino, la dimensione quotidiana e una costante riflessione sul senso della parola. Nella sua opera l’impegno civile evita ogni forma di retorica, affidandosi piuttosto all’ironia, al paradosso e alla forza della sintesi.

La riservatezza rappresentò uno dei tratti distintivi della sua personalità. Scelse di sottrarsi all’esposizione pubblica e della sua figura rimangono pochissime testimonianze fotografiche. Questo atteggiamento rifletteva una concezione rigorosa della letteratura, nella quale l’opera era chiamata a parlare al posto dell’autrice. Lei stessa guardava con severità ai propri scritti giovanili, segno di una continua ricerca di perfezionamento e di un profondo rispetto nei confronti della scrittura.

La stima di cui godeva nell’ambiente culturale salentino è documentata anche dal suo rapporto con il poeta Girolamo Comi. Giuseppe Albahari, che abbiamo sopra ricordato, ricorda che il poeta di Lucugnano si recò personalmente a incontrarlo proprio su segnalazione di Giulia Licci, episodio che restituisce indirettamente il prestigio intellettuale e umano di cui Licci godeva presso uno dei maggiori protagonisti della cultura meridionale del Novecento.

Negli ultimi decenni della sua vita Giulia Licci ricevette diversi riconoscimenti, pur rimanendo lontana dai circuiti della notorietà letteraria. La sua opera continua a rappresentare una delle esperienze poetiche più originali del panorama salentino contemporaneo, distinguendosi per il rigore formale, la saldezza dell’impianto etico e la costante trasfigurazione della realtà quotidiana in esperienza poetica.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Giulia Licci

Albahari, Giuseppe, “In memoria di Giulia Licci poetessa. Inedito incontro dell’autore con Girolamo Comi”, EspressoSud, maggio 2025, pp. 18-19.
Giannone, Antonio Lucio, Novecento letterario leccese, Lecce, Manni, 2012.

Tra le opere di Giulia Licci:
Il fondale del mare, Manduria, Lacaita, 1985.
Aletta. Versi ’87, GR Edizioni, 1988.
Semino. Versi ’89, GR Edizioni, 1990.
Solicchio. Versi ’90-’91, GR Edizioni, 1991.
I gay (Versi ’91-’92), GR Edizioni, 1992.
I pretini, GR Edizioni, 1993.
Il branco, GR Edizioni, 1996.
Poesie 1942-1998, Milano, Scheiwiller, 1998.
Nino Orlacchi, GR Edizioni, 1998.
I beoni, 1999.
I ròm, L’Officina delle Lettere, 2000.
Ciondolino, GR Edizioni, 2004.
Il micino, GR Edizioni, 2008.
Il cugin di don Rodrigo, GR Edizioni, 2010.
Camillo, GR Edizioni, 2012.
Piripicchio ladro. Omaggio giocoso alla letteratura religiosa del Trecento, GR Edizioni, 2013.
Il pizzicato. (Omaggio giocoso al "Cinque maggio" manzoniano), GR Edizioni, 2014.
In libertà, GR Edizioni, 2015.
Un sogno, GR Edizioni, 2016.
Monte Ida, GR Edizioni, 2017.
Il pitòn, GR Edizioni, 2018.
La celletta. Ricordo di Santa Maria di Leuca, 2019.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026