Leggendo l’intero libro, non solo i medici saggi e cristiani possono essere giudici di esso, ma anche chiunque altro di buon giudizio, versato in altre discipline e qualsiasi persona di buon senso. Da cui non solo otterrà gran bene dalla conoscenza di se stesso, dalla comprensione della sua natura, dei desideri e degli stati d’animo, dall’apprendere perché vive e muore o si ammala, e altri avvertimenti significativi per evitare la morte violenta e come potrà vivere felicemente in questo mondo. Ma capirà anche qual è la medicina chiara, certa e veritiera. Non camminerà, alla cieca, con gli occhi e i piedi di un estraneo. Non sarà curato dal medico come il veterinario cura l’a- sino che non vede, non sente, e non capisce da chi viene curato, e ne ignora i motivi. Ma soprattutto, i medici di buon senso, cristiani, imparziali e magnanimi, che antepongono il benessere pubblico al proprio, vedranno poi immediatamente e da lontano le verità di questa filosofia risplendere, come fanno le lucciole sulla terra e le stelle del cielo che risplendono nell’oscurità. (Nueva filosofia y vera medicina, dalla Lettera di dedica “al Re nostro signore”)

Luisa Oliva Sabuco de Nantes Barrera, come si legge nel libro dei battesimi della parrocchia della Santissima Trinità di Alcaraz (Albacete), nacque il 2 dicembre 1562, figlia del baccelliere Miguel Sánchez-Sabuco y Peña Rubio e di Francisca de Cózar. I suoi cognomi Nantes e Barrera provengono da quelli dei suoi testimoni di battesimo. Per qualche motivo sconosciuto, Oliva ricevette i cognomi delle sue due madrine, Bernardina de Nantes e Bárbarra Barrera e non quello dei suoi genitori. Suo padre, Miguel Sabuco, era probabilmente nato ad Alcaraz, e nel 1563 si sa che fu eletto sindaco e procuratore della città. Visse ad Alcaraz tra il 1550 e il 1595, e durante questo periodo fu uno dei personaggi più rilevanti e popolari della città. Tuttavia, con molta probabilità, la sua posizione intellettuale lo collocava ai margini della scienza accademica, fuori dai suoi abituali canali di comunicazione, e tutto fa pensare che gli mancassero i legami con i circoli scientifici riconosciuti in città. Il 7 ottobre 1590 fu anche nominato avvocato della stessa città. Suo fratello Alonso, zio di Oliva, lavorava come speziale. Era quindi una famiglia numerosa e influente nella città di La Mancha. Oliva era la più giovane di sei fratelli e sposò Acacio de Buedo il 26 dicembre 1585, ma nessun documento registra la sua possibile maternità e nemmeno la data della sua morte, che alcuni studiosi collocano nel 16221.

Durante la giovinezza, Oliva Sabuco ricevette una solida educazione umanistica dal suo maestro, il prestigioso professore di Grammatica e Retorica dell’Università di Saragozza Pedro Simón Abril. È molto probabile, anche se non è documentato, che Oliva abbia ricevuto la sua prima educazione nella scuola femminile delle Madri domenicane della sua città natale. Ma più tardi, circondata da una serie di intellettuali imparentati con la sua famiglia, Oliva ebbe l’opportunità di imparare la medicina, la botanica e le scienze naturali da suo padre. Il suo padrino, il dottor Alonso de Heredia, è stato anche fondamentale per la sua educazione, così come suo fratello maggiore che aveva frequentato l’università. L’educazione di Oliva fu completata dalla frequentazione con altri amici eruditi della sua famiglia che le insegnarono il latino. Un’educazione più che eccezionale per una giovane ragazza del XVI secolo che lei seppe sfruttare con grande intelligenza e talento.

Ma, molti secoli dopo, Oliva Sabuco subì un duro affronto e l’autorialità del suo lavoro fu messa in seria discussione. Nel 1903, grazie agli sforzi di un “diligente” archivista, venne alla luce un testamento apocrifo in cui il padre Miguel si appropriava della paternità dell’opera della figlia: ebbe iniziò così un acceso dibattito tra i sostenitori dell’una o dell’altro. Nei primi anni del ventesimo secolo, l’usurpazione avrebbe cancellato il nome di Oliva dagli archivi, dalle biblioteche e dai libri di medicina, e fu dato credito al fatto che suo padre avrebbe tentato di rivendicare il lavoro della figlia come proprio. Dopo una considerevole ricerca d’archivio, un gruppo di studiosi americani ha attentamente ricostruito le circostanze di questo atto di plagio. Essi sostengono in modo convincente che l’inconsistente prova dei documenti “ritrovati” è totalmente infondata2. L’attenzione alla questione dell’autorίa e alla difesa dell’opera di Oliva, che era stata contestata e usurpata da suo padre, ha fatto sì che l’analisi del quadro filosofico del testo sia stata ampiamente trascurata.

Sono state scritte molte pagine sulla Nueva filosofia de la naturaleza de l’hombre 3 e sulla sua importanza storica, dato che l’opera suscitò l’interesse di ampi settori della storiografia spagnola a partire dall’età illuministica. La grande originalità di alcuni aspetti dell’opera, il fatto che fosse firmata da una donna, la sua ampia diffusione e l’importanza storica attribuitale da alcuni studiosi spagnoli diedero luogo a molte congetture e non poche contraddizioni. Durante tutto il XIX secolo, i dibattiti sulla tradizione scientifica e intellettuale spagnola cercarono di dare rilevanza alla Nueva filosofia nel contesto dell’erudizione bio-bibliografica, nel tentativo di ricostruire la lunga tradizione filosofica spagnola. Ma la Nueva filosofia ha ottenuto una reale attenzione da parte degli studiosi spagnoli solo negli ultimi anni, fino alla pubblicazione dell’edizione inglese nel 2007.

Uno degli aspetti più interessanti della Nueva filosofia proposto da Oliva Sabuco è rappresentato dalla sua teoria sulla relazione tra la mente e il corpo. Una teoria che nasce da una visione olistica dell’essere umano come un’entità fondamentalmente unita e come il complesso prodotto di pensieri e sentimenti intrecciati.

I trattati che occupano la prima parte del libro sono di particolare interesse: in essi, infatti, la filosofa elabora un originale concetto di emozione e dedica particolare attenzione ai fenomeni basati su un’interazione reciproca tra la mente e il corpo. Il corpo e la mente non sono intesi come entità separate, ma piuttosto come inestricabilmente connessi all’interno dell’essere umano, e sono considerati come un’unica entità fisica e psicologica. Da un punto di vista fisiologico l’unità dell’essere umano dipende dalla presenza di una sostanza conosciuta come chilo, un succo nervoso, o una specie di neurotrasmettitore, le cui funzioni sono considerate essenziali per la vita umana. Partendo da queste premesse, Oliva Sabuco conduce un’analisi minuziosa delle passioni, sia quelle che mettono in pericolo la salute sia quelle che promuovono il benessere e sostengono la vita. Così facendo, anticipa alcuni aspetti delle interpretazioni psicosomatiche che saranno discusse un secolo dopo, per esempio da Francis Glisson. È la discordia tra corpo e anima, infatti, che causa la malattia, ed è rappresentata in filosofia come una rottura della relazione tra corpo e psiche. Per questo motivo, la cura della malattia è considerata come dipendente dalla riparazione di questa relazione. Superando tutte le nozioni dualistiche, la nuova filosofia propone la ricomposizione dell’essere umano come un’entità organica completa che comprende sia la mente che il corpo; un particolare tipo di microcosmo che si trova nel grande macrocosmo della vita e della natura.

L’opera ebbe un’ampia diffusione fin dalla sua prima stampa nel 1587. Fu oggetto di successive riedizioni durante quattro secoli; nel 1588 apparve una prima riedizione che fu censurata e cancellata dal Tribunale del Santo Ufficio. Lo stesso accadde con una successiva edizione del 1622, che vide la luce in lingua portoghese. L’edizione del 1728 era accompagnata da un elogio del famoso medico Martin Martinez, ma fu anche espurgata. Più tardi, nella Biblioteca di Ribadeneyra, fu riprodotta una versione frammentaria dell’originale. Nel 1847 la parte più nota dell’opera, corrispondente alla psicologia delle passioni, fu editata dal testo corrispondente all’edizione del 1728. Nella seconda metà del XIX secolo troviamo un’edizione nel 1873, un’altra a Parigi (1886) e nello stesso anno un’altra a Madrid (1886). Tutte queste edizioni dimostrano l’ampia diffusione che ha avuto la Nuova filosofia della natura dell’uomo dal XVI secolo, un’opera che ha continuato a essere pubblicata in spagnolo fino ad oggi, come un classico della cultura rinascimentale spagnola.

Dal punto di vista della filosofia naturale e della storia della medicina, l’opera di Sabuco contiene diversi aspetti notevoli. In primo luogo, rappresenta una confutazione radicale dei contenuti scientifici del galenismo, in un momento in cui, nonostante le prime critiche, la dottrina galenica era il fondamento principale della conoscenza e delle pratiche della medicina in tutto il mondo occidentale. Si può quindi dire che le concezioni biologiche, l’immagine del corpo e l’idea di salute possiedono un’originalità insolita per i testi filosofici e medici del suo tempo. In secondo luogo, Sabuco contribuì all’affermarsi di una concezione psicosomatica della salute, della malattia e della terapeutica, senza precedenti nella tradizione precedente, in cui la dimensione psicologica dei fenomeni fisiologici e delle malattie occupava una posizione fondamentale. Infine, bisogna notare che la Nueva filosofia contiene la prima formulazione conosciuta della dot trina del succus nerveus, un contributo che sarà oggetto di rivendicazione da parte della storiografia spagnola a partire dall’Illuminismo, in opposizione allo stesso concetto utilizzato dai grandi creatori della dottrina iatrochimica del XVII secolo, come Thomas Willis o Sylvius, ai quali è stata solitamente attribuita la paternità di questa dottrina. In breve, la Nuova filosofia della natura dell’uomo di Sabuco è molto originale e costituisce un vero e proprio manifesto contro il galenismo, fortemente influenzato dal platonismo e dalle idee mediche di Celso, contenute nel De medicina, dal quale sono riportate numerose citazioni in tutto il testo.

L’opera è divisa in sette trattati, tra i quali quello intitolato Vera medicina y vera filosofía, oculta a los antiguos, en dos Diálogos è di particolare interesse per conoscere le sue concezioni di filosofia naturale. Qui troviamo diversi capitoli di carattere allegorico, in cui la tradizionale analogia tra il corpo umano e il cosmo (Dal microcosmo, che si dice essere il piccolo mondo, che è l’uomo), dove l’anima appare direttamente collegata al cervello, «membro divino, e capace di tutti i movimenti del corpo». Elementi astrologici e una concezione del sistema nervoso come asse della vita offrono una visione fisiopatologica originale, in cui troviamo l’immagine allegorica del corpo umano come un albero rovesciato: «L’uomo è chiamato albero in basso, per la somiglianza che ha con l’albero, la radice in alto, e i rami in basso. La radice è il cervello, e le sue tre cellule di midollo anteriore, medio e posteriore». Questa immagine giustificherebbe l’esistenza di un succo nervoso, il succus nerveus, che dal cervello raggiungerebbe tutte le parti dell’organismo e distribuirebbe cibo e vitalità. È equivalente alla linfa dei vegetali, con funzioni fisiologiche più complesse, come quelle del regno animale. Il sistema fisiologico di Sabuco è, come si può vedere, di grande semplicità. Influenzata dall’umoralismo classico, ha concesso la massima e quasi unica rilevanza al cervello e al sistema nervoso centrale, a scapito degli altri organi: lo stomaco, il fegato, il cuore avrebbero un ruolo secondario rispetto alla funzione nutritiva, vivificante e coordinatrice del cervello.

La filosofa non concede, nella sua opera, grande rilevanza a concetti metafisici che erano fondamentali nel sistema galenico e nella biologia aristotelica, come anima o spiritus. La filosofia è vista come un metodo di conoscenza empirica e la filosofia medica libera gli esseri umani dalle malattie inutili, aiutandoli ad essere sani e a raggiungere uno stato di pace e armonia. La finalità è che gli esseri umani possano vivere appieno la loro vita, in modo che la destinazione del loro viaggio sulla terra, cioè la morte, possa essere “naturale”, non causata da comportamenti sbagliati e cattiva gestione delle proprie risorse, o dall’ignoranza o, peggio ancora, da idee errate sulla propria natura. In questa prospettiva, che riconosce la religione senza esserne vincolata, la peculiarità dell’essere umano viene restituita all’universalità delle caratteristiche fisiologiche e biologiche che condivide con le altre forme di vita. La superiorità umana è ratificata dalla possibilità di apprendimento che l’intelletto, l’anima razionale, fornisce, ma questo può essere realizzato attraverso i sensi, ed è attraverso l’esperienza sensoriale che l’essere umano acquisisce le conferme necessarie sulla veridicità della propria conoscenza.

Nel pensiero di Oliva Sabuco, come in gran parte della speculazione rinascimentale, l’uomo è dueño de sí mismo, padrone della propria intelligenza e del proprio destino. L’essere umano è inteso come un’unità mente-corpo, centrata sulla relazione, non sulla separazione dualistica e contrastante tra l’anima divina e il corpo fisico. Il rifiuto di spiegazioni soprannaturali e l’adozione del principio di realtà pone l’essere umano completo, visto come un microcosmo specifico, all’interno di una natura animale generale. Oliva Sabuco identifica le passioni come fonte di mali che, interferendo negativamente nell’interazione tra anima e corpo, causano la malattia. Utilizzando l’osservazione come strumento di comprensione del mondo naturale, Doña Oliva svolge indagini scientifiche su come gli affetti e le passioni dell’anima sensibile siano necessariamente interconnessi. Da questo, sviluppa una teoria sugli effetti dell’ordine e del disordine emotivo, dei sentimenti e degli stati d’animo positivi o negativi sul corpo. Doña Oliva critica la medicina del suo tempo, che considera inefficace, poiché è ostacolata da un accumulo di principi che sono rimasti invariati nel corso dei secoli, senza alcuna nuova ricerca o sviluppo. Alcmeone di Crotone aveva già scoperto che il centro della vita psichica era il cervello, ma nessuno aveva sviluppato quella cognizione abbastanza per porre un’ipotesi sulla relazione tra spirito e corpo.

Da un lato, l’essere umano viene allontanato dalla sua condizione biologico-naturale, che condivide con gli altri esseri viventi; dall’altro, però, viene visto come l’“altro”, soggetto sia alle vicissitudini del mondo materiale, sia al suo principio spirituale immortale, dividendo l’essere umano in due metà che sembrano inconciliabili. Contro la concezione degli esseri umani come divisi e in balia di forze esterne, privi di qualsiasi possibilità di controllare la propria vita, Oliva Sabuco li ricompone come interi, come sede di una relazione dialettica tra corpo e anima, tra spirito e materia. La cura della loro malattia si basa sulla cura della relazione tra questi due aspetti; se questa relazione fallisce, l’essere umano ne soffrirà. La prova di questo danno sta nella localizzazione fisica del dolore, della malattia, del “catarro”, ma la causa sottostante è un blocco nel processo di trasmissione tra gli aspetti organici e inorganici che sono necessariamente interconnessi.

Nella sua visione delle malattie, Sabuco tende a identificare il processo patologico con l’alterazione del flusso normale ed equilibrato di umori assorbiti e distribuiti dal cervello. Tuttavia attribuisce grande importanza alle passioni e ai movimenti dell’anima nell’origine delle malattie, cioè ai processi psicologici e ai sentimenti. Il titolo III del primo trattato della Nueva filosofia è intitolato Della rabbia e del rimpianto. Dichiara che questo affetto dell’anima, l’ira e il dolore, è il principale nemico della natura e provoca le morti e le malattie degli uomini. Seguono altri capitoli dedicati all’effetto salutare o patogeno di tristezza, paura, amore e desiderio, piacere e gioia, diffidenza, odio, inimicizia e altre emozioni. Le affezioni dell’anima possono porre un conflitto tra anima e corpo, tra soma e psiche che si manifesta, secondo Sabuco, nei sintomi delle malattie, nella follia e finiscono anche per causare la morte.

L’intervento non sarà meramente empirico, materiale, ma sarà invece necessario risalire alla vera causa, alla discordia tra anima e corpo che l’ha generata. Tra le passioni negative, l’ira, per esempio, colpisce l’anima dell’individuo che è stato offeso e lo irrita al punto che cerca solo vendetta. Come cura per questa condizione, Doña Oliva suggerisce la persuasione attraverso buenas palabras, le buone parole, l’insinuazione retorica, la riflessione che sostituisce l’intemperanza; sconfiggere se stessi è più difficile che sconfiggere il nemico.

Tra i rimedi volti a placare la rabbia, l’autrice suggerisce per la prima volta l’importanza della musica come terapia contro le passioni tossiche, comprese quelle dell’anima, come, appunto, la rabbia. La tristezza è una delle affezioni più dannose del genere umano, perché provoca dolore, dispiacere e rabbia a causa delle sofferenze passate. Il termine più adatto per descrivere questa condizione della psiche, secondo la spiegazione data da Doña Oliva nella sua opera, è depressione, una malattia nascosta che tiene sotto controllo l’essere umano, paralizzando la sua immaginazione in una deriva verso la negatività. Doña Oliva suggerisce che, per prendersi cura di noi stessi, dobbiamo allontanare tutti i pensieri e gli oggetti che spingono le persone malinconiche verso il dolore da cui sono tormentate. Questo deve essere combinato con il potere curativo delle buone parole che portano la psiche a sperare in meglio, altrimenti quando la tristeza, la tristezza, colpisce, peggiorerà progressivamente e arresterà le funzioni vegetative, portando infine alla morte 4.

Oltre all’affetto che causa la morte a causa di un dolore passato, c’è un altro sentimento che uccide gli esseri umani: la paura. L’idea del contagio delle malattie rende la sua immagine del corpo umano compatibile con l’idea dell’alterazione patologica dell’aria, predominante nell’epoca pre-batteriologica. Nelle epidemie, nelle febbri come nel malocchio, è l’aria alterata e corrotta che penetra nel corpo e altera, trattiene o espelle gli umori naturali in modo disordinato. Nel Colloquio degli aiuti, o rimedi della vera medicina, con cui l’uomo potrà comprendere, governare e conservare la salute, propone come idea guida di ogni terapia l’obiettivo fondamentale di recuperare la relazione armoniosa tra anima e corpo, alterata in conseguenza della malattia. Ecco perché ogni terapia deve combattere i sentimenti negativi per la salute e promuovere la gioia, la contentezza, il piacere, la speranza o l’illusione. Quindi la parola è la principale arma terapeutica del medico, la «migliore medicina», secondo Sabuco, senza dimenticare i rimedi complementari come la musica, alla quale dedica un interessante capitolo intitolato Della musica, che rallegra e afferma il cervello e dà salute a ogni malattia.

Il suo pensiero medico è pieno di elementi astrologici e le sue concezioni embriologiche si oppongono alla tradizione aristotelica, in quanto non attribuisce al sangue l’origine della materia generativa, ma lo identifica con il succus nerveus. A differenza del galenismo, non esprime alcuna idea a favore della superiorità del seme maschile su quello femminile. La fecondazione è la fusione dei due semi, quello del maschio e quello della femmina.

Secondo Oliva Sabuco, a causa di una «discordia dell’anima», le affezioni creano un ostacolo nell’interazione tra la psiche e il corpo organico materiale, al quale l’organismo risponde generando la malattia (la sospensione della vita vegetativa). La malattia però deve essere interpretata come un sintomo del problema e non la sua causa. l’apprensione per il futuro. La paura e l’apprensione uccidono anche gli animali affliggendo la loro anima sensibile; l’autrice fa l’esempio dei condannati a morte che muoiono prima di essere giustiziati, e delle donne, soprattutto quelle incinte, che spesso muoiono a causa di uno spavento improvviso o di paure immaginarie. Ma il danno maggiore è causato dall’apprensione per un evento o una situazione temuta, invece della cosa reale quando appare, poiché fa scendere violentemente l’umore vicioso, infettivo. Quando non provoca la morte immediata, l’apprensione produce la malinconia, che infetta gli esseri umani lentamente e li uccide gradualmente 5. La speranza, la disperazione e l’odio hanno effetti simili, mentre la vergogna o la timidezza immobilizzano le facoltà intellettuali, riducendole all’impotenza. Anche l’angoscia e le preoccupazioni hanno gravi conseguenze, poiché affaticano il corpo, causano una senilità precoce e rendono i capelli bianchi. Oliva Sabuco sembra identificare la fonte della nevrosi su cui si basa la sua indagine psichiatrica nell’angoscia, nella paura e nelle reazioni a questi sentimenti. La gioia improvvisa e l’eccessiva allegria possono ugualmente produrre effetti distruttivi e causare la morte se sono violente. L’esperienza dimostra che anche le buone notizie possono essere pericolose, e devono essere comunicate solo con un’adeguata preparazione, soprattutto quando si tratta di persone anziane.

La divisione delle passioni in due gruppi, quelle contrarie e quelle favorevoli alla salute e alla vita, non si basa su una separazione netta (a parte il concetto di certe afflizioni che generano effetti puramente negativi sugli esseri umani). Anche la gioia, uno dei tre pilastri della vita e della salute, se eccessiva o improvvisa, si trasforma nel suo contrario perché, invece di creare armonia tra la psiche e l’organismo, si provoca una violenta discordia e una morte improvvisa. L’autrice reintroduce l’effetto pharmacon del pensiero di Platone (Fedro, 268a-c), per cui lo stesso elemento è un rimedio e un veleno (può guarire o causare danni); l’ambivalenza si presenta in caso di eccesso – cioè quando mancano l’equilibrio e la moderazione. Quando non c’è un processo razionale di verifica, riflessione e mediazione, si cade negli assoluti. Così, anche i rimedi – le passioni benigne (gioia, allegria, felicità) – se vissute in modo totalizzante ed eccessivo possono avere effetti negativi; si trasformano da medicine in veleni. Colpiscono l’essere umano, lo infettano dall’interno, fino a spegnere del tutto la vita umana.

La moderazione e la temperanza sono le condizioni che permettono agli esseri umani di beneficiare di quelle passioni che migliorano la qualità e la durata della loro esistenza, proteggendo la loro salute 6. L’effetto terapeutico di «placer, alegria y contento», gioia, contentezza e allegria, è il ripristino dell’armonia tra psiche e corpo, la ricostruzione di quella comunicazione positiva, di quell’equilibrio, la cui rottura si rivela attraverso i sintomi che portano alla malattia. Doña Oliva, in tutto il suo libro, sottolinea più volte come Platone capì che la discordia tra anima e corpo era la causa della malattia e, allo stesso tempo, la chiave della conoscenza e della cura, ma i medici non presero in seria considerazione il suo suggerimento.

Note


1 José M. Guardia, Philosophes espagnols. Oliva Sabuco. In: ”Revue Philosophique”, 22 (7-12), 42-60; 272-292, 1886; José Marco Hidalgo, Biografía de Doña Oliva Sabuco, Madrid, Librería de Antonio Romero 1900.
2 Mary Ellen Waithe, Maria Elena Vintró, Posthumously Plagiarizing Oliva Sabuco: An Appeal to Cataloging Librarians. In: “Cataloging and Classification Quarterly”, 35 (3/4), 525-540, 2003.
3 Oliva Sabuco de Nantes y Barrera, Nueva filosofia de la naturaleza del hombre, no cono- cida ni alcançada de los grandes filosofos antiguos: la qual mejora la vida y salud humana. Compuesta por doña Oliva Sabuco, Madrid, Pedro Madrigal 1587. L’opera ha un’edizione inglese: Oliva Sabuco de Nantes Barrera, New Philosophy of Human Nature Neither Known to nor Attained By the Great Ancient Philosophers, Which Will Improve Human Life and Health, trans. and ed. Mary Ellen Waithe, Maria Colomer Vintró, and C. Angel Zorita, Urbana, University of Illinois Press 2007.
4 Sabuco, Nueva filosofia, cit., pp. 66-67.
5 Ivi, p. 22.
6 Ivi, pp. 80-81.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026