Fenarete

Atene circa 490 a.C. - ?
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Fenarete fu una donna ateniese, nota e stimata per le sue capacità di levatrice, nata intorno al 490 circa a.C.  Il nome significa “donna che manifesta virtù/qualità” e potrebbe essere indizio di una provenienza aristocratica, o un semplice buon augurio, del resto ampiamente confermato dalla vita successiva della donna. Il titolo greco che indica la levatrice è “maia”, un nome femminile affine a “madre” e “mamma” e riferito di solito a donne anziane. La giovane ateniese sposò in prime nozze lo scultore Sofronisco e diede alla luce il primogenito, Socrate, nel 470; dopo la morte del marito si risposò con Ceredemo, da cui ebbe il secondo figlio Patrocle, fratellastro del filosofo. La sua ottima attività di levatrice ci è testimoniata  dai testi platonici, soprattutto dal Teeteto (par. 149 e seguenti). Essere levatrice non era un’attività del tutto  professionalizzata, ma un compito che parecchie altre donne  ateniesi svolgevano, dopo essere state madri, quando non erano più in età fertile, ma durante la loro menopausa assistevano nel parto donne più giovani.  L’attività delle levatrici si basava comunque su esperienze tramandate tradizionalmente nel gruppo delle donne, quindi su tecniche e saperi molto antichi. Del resto, nel mondo greco anche molte altre attività di tipo artigianale si basavano su esperienze pratiche, trasmesse all’interno del gruppo familiare o degli amici. Da alcune testimonianze risulta che forme di aiuto durante il parto fossero esercitate spesso da altre donne della famiglia o del vicinato e che molte di loro fossero in grado di dare una mano in caso di necessità.
Fenarete però si segnalò per le sue capacità eccezionali in questo campo: era quindi particolarmente stimata e ricercata. Da quanto ci dice la testimonianza platonica del dialogo Teeteto, un’abile levatrice  assiste e aiuta le donne incinte e le partorienti, sa riconoscere subito le gravidanze, anche in fase iniziale; sa provocare  gli aborti quando è il caso; ricorrendo a pozioni e “incantesimi” psicosomatici sa suscitare le doglie quando è opportuno o necessario e sa alleviarle quando sono troppo forti e rapide. Il figlio Socrate dichiara che ha imparato dalla madre l’arte di aiutare le persone a mettere al mondo ciò che già hanno in sé: abbozzi o embrioni o feti di bambini, di idee, di intuizioni e teorie. Il metodo socratico, fatto di un dialogo incessante e stimolante, si dichiara modellato sull’attività materna e quindi “maieutico”. Socrate non ha la soluzione già pronta, in questo senso è anche lui  sterile; ma aiuta gli altri a continuare la ricerca e sa riconoscere quando un giovane interlocutore promette bene, è incinto  insomma (“egkumon” dice proprio il testo greco, con un aggettivo che ha forma  uguale per il maschile e per il femminile) di qualcosa di nuovo e di bello. La maieutica socratica si basa su un rapporto a due:   domande e risposte, dubbi, verifiche, ipotesi assunte o scartate, sempre a tu per tu, fino al riconoscimento comune, tra i due interlocutori,  di una – sia pure provvisoria- conclusione che è il frutto dell’incontro. Come la levatrice che collabora attivamente, a tu per tu con la donna impegnata nel parto;  possiamo ben immaginare che Fenarete dicesse alle partorienti qualcosa come:  “Respira, respira.. calmati, stai tranquilla… ora spingi, spingi..” , oltre a compiere gesti antichi di facilitazione della nascita e proporre  ritornelli magico-religiosi e riferimenti alle dee che presiedono alla procreazione. La partoriente è ansiosa, il rischio di complicazioni è sempre presente, il dolore è intenso,  la morte può essere in agguato per madre e bambino/a. “Preferirei affrontare per tre volte il campo di battaglia piuttosto che partorire una volta sola”, dice la Medea di Euripide. Ma la brava levatrice è lì, rassicura,  modula le doglie, sa come fare. Il travaglio può essere accompagnato, sostenuto, agevolato, per arrivare finalmente – se possibile-  a una conclusione positiva. Si mette al mondo qualcosa di nuovo e di bello: una bimba o un bimbo, e la felicità dei genitori e degli amici. Fenarete, madre e ispiratrice  di Socrate, si è guadagnata così la stima del figlio e di tutta la città. 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Platone, Teeteto

Vittoria Longoni

Attiva nelle lotte sociali e per i diritti civili, nei movimenti degli anni Settanta e nelle “minoranze di sinistra” di gruppi e partiti. Sposata e con un figlio. Laureata in Filosofia  e in Letteratura  greca, ho pubblicato testi per le scuole, commenti  e traduzioni. Ho insegnato per 40 anni in vari tipi di scuola e infine al liceo classico; ora tengo corsi di greco antico e di cultura classica  all’Unitre e all’Humaniter. Femminista, collaboro con la Libera università delle Donne e con la Casa delle Donne di Milano, nei gruppi Libr@rsi e Bibliomediateca.

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