Joanna Russ

New York 1937 - Tucson 2011
Download PDF

Non sono proprio una scrittrice. Marco un territorio, forse questo è un modo per dirlo. Tutti i segni che affiorano sulla pagina (…) esigono la mia lettura. La responsabilità di modellare le parole è responsabilità del lettore. La pratica della scrittura è già una lettura, della scrittura già scritta, della pagina satura, colpita da quel già-scritto, nel linguaggio, nella lingua. 1

Fuori copione in ogni cosa, Joanna Russ nasce il 22 Febbraio del 1937 a New York, nel Bronx, ed è figlia di due insegnanti, Everett e Bertha. La madre, la cui famiglia è di origine ebraica (Zimmer), coltiva un’attenzione particolare per le forme dell’espressione artistica. Joanna, del resto, pare avere le idee molto chiare sul suo futuro fin da bambina: inventare storie e metterle per iscritto in forme diverse (racconti, poesie, vignette e disegni) è una attività compulsiva che la rende felice più di qualunque altro gioco.

Come Mary Shelley dice di se stessa nell’introduzione all’edizione 1831 del Frankenstein, Joanna bambina ama raccontare, ed è una passione che le vale la prima segnalazione di talento artistico negli anni della William Howard Taft High School, dove è inclusa tra i primi dieci studenti meritevoli del riconoscimento del Westinghouse Science Talent Search. Studentessa alla Cornell University in un momento storico di turbolenta vitalità politica e culturale, conosce e frequenta intellettuali di spicco dell’epoca e si trova a studiare fianco a fianco con Vladimir Nabokov. Si sposta poi alla Yale Drama School, dove si laurea nel 1960. Si sposa subito dopo, brevemente, con un tale Albert Amateau, rendendosi conto subito, con lucida rapidità, del carattere avventato della sua decisione. Di qui in avanti, Russ coltiverà la sua vita professionale procedendo in autonomia rispetto a ogni affetto codificato e assumendosi la responsabilità di ogni scelta. Da accademica, dopo qualche esperienza di insegnamento alla Cornell University e al SUNY di Binghanton, approda alla University of Washington, dove si costruisce un profilo di studiosa stimata e riconoscibile.

La carriera di narratrice procede parallela, e non è mai separata dalla ricerca teorica: anche questa è una dualità che Russ è determinata a ridurre fino ad eliminarla.

Una delle cose migliori (per me) della fantascienza è che – almeno in teoria – è un luogo dove le antiche dualità scompaiono. Giorno e notte, su e giù, “maschile” e “femminile” sono fenomeni puramente specifici e limitati che la gente trasforma in miti. Sono prodotti dall’uomo (non dalla donna). Tranne il su e il giù, la notte e il giorno (forse). Nello spazio fuori non c’è su o giù, non c’è il giorno o la notte, e dal punto di vista dello spazio, penso che non ci sia un sesso “opposto” – che parola! Opposto a cosa? L’Eterno Femminile e l’Eterno Maschile diventano le fantasie poetiche di una specie debolmente dimorfica che cerca di imitare ogni altra specie in una vana ricerca di ciò che è ‘naturale’.” 2

Non è cosa facile: Russ scrive in un momento in cui la fantascienza non appare degna di trattazioni accademiche ed è frequentata, sia come autori che come pubblico, soprattutto da uomini. Le sue storie ottengono presto riconoscimenti importanti (Premio Nebula e premio James Tipree Jr. nel 1982 con “When It Changed”, Pilgrim Award per la critica nel 1988, oltre a numerose segnalazioni nell’ambito del Premio Hugo tra il 1970 e il 1982) e le guadagnano un pubblico di lettrici capaci di condividere la sua fermezza politica e di apprezzare il suo talento letterario. Fin dal principio, l’unicità della voce di Russ risiede nella capacità di declinare una versione esplicitamente femminista del genere utopico, coniugata con una attività politica cospicua e radicale.

Joanna Russ pubblica il suo primo racconto fantascientifico, “Nor Custom Stale”, nel 1959, sul «Magazine of Fantasy and Science Fiction», rivista popolare molto accreditata. È molto giovane e non ha ancora completato gli studi presso la Yale Drama School. Negli anni Sessanta, in seguito alla pubblicazione del fortunato Picnic on Paradise (1968), il suo nome diventa una presenza familiare e molto dibattuta nel mondo della fantascienza, dove presto la sua presa di posizione rigorosamente femminista diventa un riferimento cardinale nella American New Wave della fantascienza. And Chaos Died (1970) prelude alla ristampa di Picnic of Paradise, insieme ad altre storie, nel volume intitolato The Adventures of Alyx (1976). Il decennio tra il 1970 e il 1980 è una stagione creativa densa di risultati importanti. Oltre a The Female Man (1975) – un testo di capitale rilevanza per la fantascienza femminista – escono We Who Are About To … (1977), la storia di un naufragio che si trasfigura in una riflessione sulle dinamiche sociali, sulla solidarietà e sulla morte, e The Two Of Them (1977), una vicenda di riscatto di segno totalmente femminile. On Strike Against God (1980) declina invece, nella misura del romanzo breve, le difficoltà del femminismo militante quando esso è determinato a restare tale. In anni lievemente successivi, escono altre due raccolte di racconti, The Zanzibar Cat (1983) ed Extra(ordinary) People (1985), che delineano il profilo di una scrittrice incapace di derogare all’impegno femminista come chiave di lettura della vita politica e sociale nelle culture occidentali e in quella statunitense in particolare. Il tema fondamentale è sempre, per Russ, la possibilità di scegliere, come donna e come essere umano, una via diversa da quella consueta e rassicurante proposta dalle culture patriarcali. La scelta è una assunzione di responsabilità, che determina un destino.

“Ogni scelta genera almeno due mondi di possibilità, cioè uno in cui si fa qualcosa e uno in cui non si fa: con ogni probabilità, ne genera molti di più, uno in cui si fa rapidamente, uno in cui si fa lentamente; uno in cui non si fa, ma si esita, uno in cui si esita e ci si acciglia, uno in cui si esita e si starnutisce, e così via. Proseguendo in questa linea di ragionamento, ci deve essere un numero infinito di universi possibili (tale è la fecondità di Dio) perché non c’è ragione di immaginare la Natura come prevenuta a favore dell’azione umana. Ogni spostamento di ogni molecola, ogni cambiamento nell’orbita di ogni elettrone, ogni quantum di luce che colpisce qui e non lì – ognuno di questi deve avere da qualche parte le sue alternative.” 3

Di particolare rilevanza è il racconto “When It Changed”, pubblicato nell’antologia Again, Dangerous Visions, di Harlan Ellison, nel 1972. Esso anticipa l’opera probabilmente più famosa di Russ, The Female Man (1975), che è nei fatti un atto di resistenza all’oppressione patriarcale della donna. Al centro della storia, vi sono quattro donne, o per meglio dire quattro versioni dello stesso genotipo femminile, che tuttavia crescono e si formano in contesti storico-culturali molto diversi. Jeannine, che vive in un universo ignaro di ogni grande catastrofe, e Joanna, che si muove in una America molto simile a quella del 1969, si relazionano in modo riconoscibile, seppure diversificato, ai principi patriarcali, accettandoli in toto o rigettandoli senza compromessi, in relazione ai loro rispettivi contesti di appartenenza. Jael, la guerriera, consuma una guerra perenne col maschio in un universo in cui i territori delle donne (Womanland) e quelli degli uomini (Manland) sono separati e incompatibili. Janet, infine, è la donna liberata in una società autosufficiente, femminile, pacifica ed equilibrata. Costruito su una narrazione avvincente e sostenuto da scelte stilistiche efficaci e coraggiose, il testo si delinea come un romanzo-manifesto che, attraverso l’espediente degli universi paralleli, riflette sul modo in cui l’autorità fallocratica sostenuta da un impianto culturale ed economico capitalista, imponga una gerarchia burocratizzata nella quale le donne divengono strumento, accessorio e oggetto variamente attrattivo nelle mani degli uomini. In un contesto culturale diverso, ovvero nell’immaginario utopico di una società tutta femminile, la donna è altro e si dota di una agency deliberante inedita, mentre al suo opposto, la dimensione di scontro aperto di una comunità spaccata in due produce, per le donne, la necessità di munirsi di un corpo più forte e attrezzato per uccidere. Creando un gioco postmoderno di voci che si intrecciano e combinando varie co-protagoniste e diversi io narranti, Russ si autodenuncia come autrice nelle parole di varie personagge e indossa il furore dolente di Jael, l’ingenuità storica di Jeannine, la saggezza determinata di Joanna, e la serenità pacata di Janet. Ciascuna di esse rappresenta un pezzo dell’autrice, o dell’idea di donna in generale. L’esperienza della lettura, quindi, dovrebbe servire a capire che cosa significa mettersi nei panni di una donna. In questo modo Russ costruisce una affascinante anticipazione della “kinship” di cui molto più avanti dirà Haraway, passando attraverso l’ipotesi del cyborg (Haraway 2016a), ma poi superandola (Haraway 2016b).

The Female Man va considerato un testo nel guado tra saggistica e narrazione. Esso contiene la voce inconfondibile – ironica e lucida – che poi riconosciamo anche negli interventi non finzionali della scrittrice, che non esita mai a prendere posizioni scomode persino nei confronti di altre autrici a lei coeve e che, a suo parere, non sembrano prendere posizione in maniera sufficientemente decisa. Le critiche inizialmente mosse a The Left Hand of Darkness (1969) innescano il rapporto con Le Guin su una chiave di tensione, una tensione che poi negli anni si dipana e diventa utile confronto e poi collaborazione, anche in connessione con una maggiore radicalizzazione delle posizioni di Le Guin stessa, sempre meno propensa ad accettare le esclusioni imposte da una civiltà patriarcale.
Con James Tiptree Jr., Russ ha una fertile e ininterrotta conversazione epistolare. Essa è innescata da una lettera di “Tip” stessa, che nel ’72 le scrive da fan entusiasta, per poi continuare ad affrontare con quella che diventerà un’amica e una complice le questioni più complicate connesse al genere fantascienza declinato in una prospettiva femminile o femminista.

Le prese di posizioni di Russ, già a partire dagli anni 70 (Speculations on the Subjunctivity of Science Fiction, 1973; Science Fiction and Technology as Mystification 1978) sono centrali nella tradizione femminista interna al genere come al di fuori di essa. How to Suppress Women Writing (1983) – solo di recente tradotto in italiano come Vietato scrivere. Come soffocare la scrittura delle donne (enciclopediadelledonne.it, 2021) – segna uno spartiacque importante nella riflessione su donna e scrittura, al tempo stesso ricucendo i legami con una tradizione che trova in Woolf un cardine concettuale e una antesignana. Nei divieti posti alla donna che desidera essere scrittrice, Russ aggiorna e prosegue il ragionamento che Woolf faceva soprattutto in Una stanza tutta per sé (1929), consegnano il bandolo della sua battaglia alle generazioni che verranno (“Finiscilo tu”).

Con questo passaggio di testimone, e dopo essere tornata sostenere la necessità di riappropriarsi della pornografia come tema femminista (“Being Against Pornography”, 1984) e aver proseguito la sua battaglia femminista dentro e fuori dalla fantascienza (“Amor Vincit Foeminam”, 1980), Russ scivola via – per usare l’espressione del suo grande amico, lo scrittore Samuel R. Delany – il 27 Aprile del 2011, a Tucson, in Arizona.

  1. cit. in DuPlessis 1990, 173, trad. mia  ^
  2. Smith – Gomol [1993] 2009: 38, trad. mia  ^
  3. Russ 2008: 6; trad. mia  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Rachel Blau DuPlessis,  The pink guitar: writing as feminist practice, New York, Routledge, 1990

Donna Jeanne Haraway, Manifestly Haraway, Posthumanities 37, Minneapolis, University of Minnesota Press, 2016a

Donna Jeanne Haraway, Staying with the trouble: making kin in the Chthulucene. Experimental futures: technological lives, scientific arts, anthropological voices, Durham, Duke University Press, 2016b

Joanna Russ, The Female Man, Boston, Beacon Press, 2008 (Edizione italiana: Female Man, Milano, Nord, 1989)

Joanna Russ, How to suppress the woman writing (1983), 2018 University of Texas Press (Edizione  italiana: Vietato scrivere. Come soffocare la scrittura delle donne, traduzione di  Dafne Calgaro e Chiara Reali, Milano, enciclopediadelledonne.it, 2021)

Nicoletta Vallorani

Nicoletta Vallorani è professoressa, ricercatrice, scrittrice e traduttrice (esattamente in quest'ordine).
Lettrice onnivora e docente di Letteratura inglese e angloamericana all'Università degli Studi di Milano, ha esordito con Il cuore finto di DR (Premio Urania nel 1993), per poi continuare a scrivere seguendo la doppia pista del noir e della fantascienza. Le madri cattive (Salani – Petrolio, 2011) si è aggiudicato il Premio Maria Teresa Di Lascia nel 2012. Avrai i miei occhi, pubblicato con Zona 42 nel 2020, è stato selezionato per il Premio Campiello e per il Premio Napoli, mentre Eva, già uscito con Einaudi Stile Libero, è stato ristampato in una edizione rivista nel 2021.

Come ricercatrice, Nicoletta Vallorani si occupa di migrazione e traduzione, studi di genere e geografie urbane, con riferimento specifico a testi letterari e visivi.

Leggi tutte le voci scritte da Nicoletta Vallorani