Julia Varley

Londra 1954 - vivente
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“Nel 1978 sono ad Ayacucho in Perù durante una tournée con l’Odin Teatret. È il mio primo viaggio fuori dall’Europa. Il governo peruviano aveva imposto il coprifuoco e il divieto di riunione per un inasprirsi della guerra fra l’esercito e Sendero luminoso. Non potendo fare spettacoli ufficialmente, gli attori dell’Odin Teatret decidono di indossare i loro costumi ovunque andiamo. Lungo il fiume incontro una giovane che fa i panni. Lavava vestiti di bambini. Parliamo. Lei mi chiede timidamente se è vero che là da dove vengo c’è una pillola che impedisce di rimanere incinta. Ricordo come in Europa pensiamo alle conseguenze collaterali del somministrare la pillola e che molte come me si rifiutano di prenderla, ma non glielo dico. Le rispondo che esiste questa pillola e che probabilmente si può trovare in farmacia anche fra le Ande in Perù.”

In questa nota biografica personale semplice e sincera c’è tutto di Julia, Julia Varley: il suo amore per il teatro, per la libertà di espressione, per coloro che sono svantaggiati, per le donne, per la gente senza un nome. Un teatro con la gente, tra la gente e per la gente.

Conoscere Julia è una sorpresa, una piacevole sorpresa. Ci siamo incontrate la prima volta a Hostebro, nella casa e culla dell’Odin Teatret, un luogo magico in cui lei con un piccolo gruppo di attori condotti da Eugenio Barba, regista infaticabile, visionario e generoso, tiene in vita, in un modo che ha del miracoloso, il laboratorio teatrale più longevo di tutti a dispetto di realistiche previsioni e contingenze storiche, covid-19 compreso.

Julia ha una grande capacità di ascolto, questo mi ha sempre meravigliato. Ha sempre una parola giusta per tutti, un’indicazione di lavoro utile e significativa detta senza enfasi o retorica, un consiglio prezioso che l’interlocutore immediatamente comprende. Forse è una questione di empatia, alcuni direbbero.

Julia non credo sarebbe d’accordo. Il fatto è che Julia Varley conosce, per averlo sperimentato e frequentato, il potere del corpo quando questo non viene sottomesso ai pregiudizi della mente. “Pensare con i piedi” dice spesso nei suoi seminari. E non è una frase ad effetto questa. Julia crede fermamente che i piedi ci rivelino il vero modo di essere presenti. E la presenza è uno dei requisiti fondamentali per l’attrice/attore. Essere presenti allo spettatore significa essere vivi come attrice/attore.

Julia è innanzitutto un’attrice dell’Odin Teatret di Eugenio Barba, ma è anche molto di più.

Nata a Londra nel 1954, a tre anni si trasferì con la famiglia a Milano, dove ha fatto gli studi, filosofia all’Università Statale. Nel 1971, sempre a Milano, Julia entra a far parte del Teatro del Drago, un gruppo teatrale amatoriale ispirato al Bread and Puppet Theater, partecipando a diversi spettacoli con interventi nei quartieri periferici, scuole, fabbriche e feste popolari e partecipando a manifestazioni. Inoltre era responsabile delle attività teatrali del Circolo La Comune e della scuola di teatro nella casa occupata del centro sociale di Santa Marta. Nel 1976 Julia Varley si è unita all’Odin Teatret in Danimarca lavorando come attrice in spettacoli di gruppo, solo, interni e di strada, tutti con la regia di Eugenio Barba (Anabasis, J.S. Bach, Il Milione, Ceneri di Brecht, Il Vangelo secondo Oxyrhincus, Talabot, Il Castello di Holstebro I e II, Le stanze del palazzo dell’imperatore, Kaosmos, Nello scheletro della balena, Le farfalle di Doña Musica, Mythos, Ode al progresso, Le grandi città sotto la luna, Il sogno di Andersen, Don Giovanni all’Inferno, Ur-Hamlet, Il matrimonio di Medea, Killing Time, La vita cronica, Ave Maria, L’albero, Un personaggio che non può morire).

Dal 1978, Julia Varley insegna in scuole e università, tiene seminari e segue gruppi teatrali e artisti in tutto il mondo. Ha sintetizzato la sua esperienza in cinque dimostrazioni di lavoro: L’eco del silenzio, Il fratello morto, I venti che sussurrano, Testo – Azione – Relazioni, Il tappeto volante.

E dal 1983 Julia Varley partecipa alla ideazione e organizzazione del Magdalena Project, una rete di donne nel teatro contemporaneo. È la direttrice artistica del Festival Internazionale Transit, Holstebro, dedicato a temi di interesse per donne che lavorano in teatro. Julia ha organizzato i primi incontri del Magdalena Project a Holstebro nel 1987 e il primo Festival Transit nel 1992. Da allora i Festival Transit sono stati organizzati ogni tre anni.

Inoltre dal 1990 Julia Varley è coinvolta nell’ideazione e organizzazione dell’ISTA (Scuola Internazionale di Antropologia Teatrale) e dal 1992 nell’ideazione e organizzazione dell’Università del Teatro Eurasiano, entrambe dirette da Eugenio Barba. Dal 2008, Julia Varley e Eugenio Barba hanno ideato la residenza annuale per attori e registi L’arte segreta dell’attore a Brasilia, in collaborazione con Luciana Martuchelli e la sua compagnia YinsPiração.

Ed è del 2020 un’ulteriore iniziativa di carattere sociale e politico nel mondo del teatro: insieme a Eugenio Barba, fonda la Fondazione Barba Varley per sostenere artisti in situazioni di svantaggio dal punto di vista razziale, di genere, opinioni politiche e appartenenza sociale.

Perché, come recita la home del sito della fondazione: “il teatro è politica con altri mezzi“.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Julia Varley ha pubblicato: Vento ad Ovest; Pietre d’Acqua e Un’attrice tra i suoi personaggi, tradotti in italiano, inglese, francese, greco, spagnolo, portoghese, arabo e cinese; e insieme a Vicky Ann Cremona e Francesco Galli Pensare con i piedi, e insieme a Eugenio Barba e Francesco Galli Genius Loci – La casa dell’Odin. Ha scritto diversi articoli e saggi pubblicati in riviste come “Teatro e Storia”, “Lapis”, “Performance Research”, “New Theatre Quarterly”, “Conjunto”, “Teatro XXI”, “The Mime Journal”. Julia Varley è redattrice di “The Open Page”, una rivista di donne in teatro pubblicata ogni anno dal 1996 al 2008, ed è redattrice di The Open Page Publications che ha prodotto quattro libri sulla storia del Magdalena Project dal 1986 al 2019. Dal 2020 è redattrice del “Journal of Theatre Anthropology” fondato da Eugenio Barba.

Manuela Filomena Ottaviani

Scrittrice, autrice di più romanzi, tra cui: Madonna Pica ( Manni, 2021); L'Ultima Pizia (Manni, 2020), Massimino (Manni, 2019), Achille Ricci (LED, 2019) Maria Maddalena (DAE, 2017), Arianna (DAE, 2016). Laureata in filosofia antica con due master in comunicazione e educazione alla teatralità, conduce laboratori teatrali e di scrittura creativa di preferenza nelle scuole o in contesti sociali e comunitari. Madre di tre figli è da sempre intensamente interessata ai diritti delle minoranze (in quanto mancina ne fa naturalmente parte) che siano genetiche, sociali, etniche, di genere o altro. Da qui il suo interesse per la riscoperta delle figure femminili in ambito culturale. Vive a Milano.

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