Taj os-Soltaneh

Tehran 1884 - 1936
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Può essere considerata la prima femminista iraniana. Figlia di Naser od-Din Shah, re dell’Iran dal 1848 al 1896 e della principessa Turan os-Soltaneh, trascorre l’infanzia nell’harem reale. A tredici anni viene fatta sposare ad Amir Hoseyn Khan Shoja’ al-Saltana, giovane e ignorante rampollo di un notabile, ma l’infelice matrimonio sfocia nel divorzio. Durante l’adolescenza, Taj inizia un percorso educativo sotto l’insegnamento di un cugino, sviluppando un forte senso critico grazie al quale esamina severamente la società in cui vive. Al volgere del secolo XIX, mentre il popolo d’Iran si batte per una riforma costituzionale, Taj diviene consapevole del bisogno di riforme appoggiando i costituzionalisti, ed inizia a frequentare la Società per la Libertà delle Donne (Anjoman-e Azadi-ye Zanan, una delle prime organizzazioni femministe iraniane).
Nelle sue Memorie, probabilmente scritte nel 1924, ma pubblicate solo negli anni ’80, Taj menziona brevemente questa sua attività femminista, ma, soprattutto, ci offre le sue riflessioni interessanti e, per certi versi, rivoluzionarie, sui cambiamenti che reputa necessari per migliorare la vita delle iraniane del suo tempo. Il parametro di riferimento è soprattutto la vita trascorsa nell’harem e le pratiche ivi in uso, ma peraltro diffuse in tutta la società del tempo, quali quella dei matrimoni precoci.
Taj lamenta inoltre la carenza d’istruzione di cui soffrono le sue contemporanee, e poiché ha trascorso i primi anni dell’infanzia priva di un vero e proprio insegnamento, l’importanza dell’educazione diviene per lei un’ossessione. Taj ribatte pure la necessità dell’allattamento al seno, pratica sconosciuta alle iraniane delle classi alte; così come denuncia il clima di gelosie e di bassezze che si consumano tra le donne del gineceo reale per attirare l’attenzione del sovrano. Taj rigetta il potere goduto dalle donne dell’harem perché basato sull’intrigo e la bassezza morale, combattendo invece una battaglia personale per rendere le donne consapevoli dell’importanza di un ruolo diverso nella società.
Il suo contatto con le idee europee trasforma Taj os-Soltaneh in un’entusiasta sostenitrice della cultura occidentale nei confronti di quella autoctona, un’ingenuità della quale poi Taj si pente, finendo invece per asserire la necessità di trovare una strada nuova e locale onde introdurre concetti liberali nella società iraniana del tempo. Spesso, Taj si esprime con toni da eroina romantica:
«Quando verrà il giorno in cui vedrò il mio sesso emancipato e il mio Paese sulla strada del progresso, mi sacrificherò sul campo di battaglia della libertà, versando il mio sangue assieme a quello dei miei compagni che amano la libertà e combattono per i propri diritti».
Dopo il divorzio, Taj esce dall’harem reale, si risposa, frequenta intellettuali e gente comune, si fa vedere in pubblico senza velo: viene cantata da poeti patrioti contemporanei, affascinati dalla sua bellezza e dalle sue idee, ma la sua attività pubblica la rende altresì identificabile con un comportamento libertino. Il suo bel viso finisce per ornare scatole di fiammiferi e manufatti popolari, come tappeti di basso prezzo o vassoi da tè. Perfino la scoperta delle sue Memorie, costituisce uno scandalo: il manoscritto viene scoperto da un impiegato dell’ambasciata afgana e da questi copiato, ma poi spariscono sia l’originale sia la parte finale del testo. Ma, seppur incompleto, il memoriale costituisce il primo esempio di letteratura autobiografica femminile iraniana, e la sua autrice viene comunemente considerata una precursora del movimento femminista dell’altopiano.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Le Memorie di Taj os-Soltaneh sono tradotte in inglese da A. Vanzan e A. Neshati in Abbas Amanat (a cura di) Crowning Anguish, Memoirs of a Persian Princess from the Harem to Modernity, Washington D.C., Mage, 1993

Mahdavi, Shireen, Taj al-Saltaneh, an Emancipated Qājār Princess. Middle Eastern Studies, 23, 2 (April 1987): 187-193

Vanzan, Anna, The Memoirs of Tāj al-Saltaneh: A Window onto the Qājār Period, in «Iranshenasi» vol. II, 4 (Winter 1991): 91-107

Vanzan, Anna, La prima autobiografia: Taj os-Soltaneh e le sue memorie, in Figlie di Shahrazàd: scrittrici iraniane dal XIX secolo a oggi, Milano, Bruno Mondadori, 2009, pp. 19-21

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Anna Vanzan

Iranologa e islamologa, si è laureata in Lingue orientali a Venezia e ha conseguito il PhD alla New York University. Si occupa prevalentemente di questioni di genere e di storia e di produzione culturale delle donne nel mondo islamico. Il suo saggio più recente, Le donne di Allah. Viaggio nei femminismi islamici (Bruno Mondadori, 2010) è una inchiesta-ricerca fra le musulmane che credono nella compatibilità tra messaggio coranico e diritti delle donne. Il suo sito: www.annavanzan.com

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