La storia di Clémentine De Como è quella di una scrittrice femminista franco-italiana vissuta nel XIX secolo, la cui vita e le cui opere sono state e sono ancora largamente sconosciute.
Clémentine De Como nacque e trascorse la sua gioventù in Provenza e a Lione, dove ricevette una formazione per diventare istitutrice presso la Congregazione delle religiose di Saint Charles e, dal 1839 e fino alla morte, visse in Italia e soprattutto in Piemonte, durante il periodo delle guerre del Risorgimento.
Era figlia di un emigrato piemontese originario di Savigliano e disertore dell’esercito rivoluzionario e di una giovane aristocratica provenzale, e fu sempre convinta che la donna «deve essere ben istruita» per assolvere il suo compito di educatrice in seno alla famiglia e nella società; per questo, decise di dedicare tutta la sua vita all’istruzione delle giovani, e aprì diversi Istituti femminili, sia nel sud della Francia sia in Piemonte.
De Como è l’autrice di diversi romanzi, pubblicati tra il 1837 e il 1842,1 che scrisse per trasmettere alle sue allieve degli insegnamenti morali, come il coraggio nel portare avanti le proprie idee per “emanciparsi” dalle diverse forme di manipolazione sociale e maschile.
È soprattutto nell’imponente autobiografia, di 1200 pagine, che Clémentine manifestò il suo temperamento e presentò le sue idee più avanguardiste. L’opera, intitolata Émancipation de la femme, è divisa in due volumi e venne autopubblicata a Torino, nel 1853, in lingua francese.
Il testo presenta diverse sfaccettature: in primo luogo, offre uno squarcio storico sul periodo preunitario, complesso e pericoloso, soprattutto per una donna, e in secondo luogo, un racconto dell’avventura amorosa con un poeta-tragediografo italiano, Pietro Corelli. Clémentine incontrò Corelli a Casale Monferrato nel 1842 e fu questa relazione che la spinse a scegliere l’esilio volontario in Italia:
Quando incauta mi tolsi ai patrii lari
Quando raminga, ed esigliata e mesta
Il piè stanco calcò terra straniera
Intorno a me tetra si fé natura
In cupo tenebror mi vidi immersa
E la fronte chinai… Nel rialzarla
La cingeva d’amor l’aura celeste.
(De Como 2010: 132)
Purtroppo, la scrittrice divenne una vittima del fidanzato che la ingannò redigendo un falso certificato di matrimonio e la manipolò per sfruttarla per fini economici. La sofferenza fu tale che Clémentine tentò il suicidio. Riuscì tuttavia a liberarsi dalla sottomissione a Corelli nel 1852, dopo dieci anni di attese e tradimenti, e grazie alla stesura delle sue memorie, che agì come scrittura terapeutica.
Con Émancipation de la femme, la scrittrice volle trasmettere un messaggio alle altre donne vittime di violenze, per prevenirle contro i seduttori. Rendendo pubblica la sua storia di donna manipolata e tradita, sperava di mostrare alla società, grazie al suo esempio, un modello di emancipazione:
Je me suis émancipée! En bravant le préjugé qui veut que toute femme atteinte d’une main traitreuse d’homme, semblable à un peuple asservi, marche la tête baissée devant son assassin moral et triomphant, sans jamais élever la voix de la plainte, sous peine d’être plus diffamée encore.
(De Como 2010: 678)
Tuttavia, l’opera fu interpretata come una forma di vendetta contro l’ex-fidanzato, e non come un racconto di redenzione ed educazione. Clémentine scelse l’espressione, poco diffusa in Italia in quel periodo, di “emancipazione della donna”: risultò in netta controtendenza rispetto alle scrittrici e giornaliste del Regno sabaudo preoccupate della condizione femminile, sorde al suo appello alla liberazione della donna.
Émancipation de la femme è anche un racconto originale che ripercorre la maturazione politica di una maestra francese nell’Italia del Risorgimento: furono in particolare le patriote italiane, come la marchesa Brigida Tanari Ghisileri a Bologna, o l’attrice Carlotta Marchionni che diventò sua amica a Torino, a far crescere in lei lo spirito liberale.
La svolta principale della sua vita avvenne nel marzo 1848, quando Clémentine fu testimone dell’insurrezione delle Cinque giornate che coinvolsero tanti uomini e donne, fra cui Luisa Battistotti Sassi, Cristina di Belgioioso, Laura Solera Mantegazza. In onore dei milanesi pubblicò la poesia Impressions d’une française sulla rivista «La Moda», in cui lodava l’eroismo e il coraggio degli italiani che si erano uniti per lottare contro i tiranni austriaci:
O peuple de héros, par votre seul courage
Du despotisme impie affrontant les canons
Du Tudesque oppresseur bravant l’ire, la rage
Vous sûtes triompher […].2
Dopo i fatti di Milano, Clémentine si considerò un’italiana e scelse di vivere a Torino dove sposò, nel 1856, un giovane savoiardo, Joseph Marie Viallet, che rimase al suo fianco fino alla morte, sopraggiunta in circostanze sconosciute nel 1871.
Prima di morire, riuscì a dare alle stampe un ultimo romanzo filantropico Pauvres enfans!! (1866), fortemente ispirato al romanzo di Victor Hugo Les Misérables (1862). L’opera affronta due temi molto dibattuti: quello dei figli illegittimi, e quello della prostituzione. Nonostante l’attualità delle questioni sociali trattate da Clémentine e l’elogio di Victor Hugo,3 sembra che la sua vita e le sue opere siano passate inosservate.
Note
1 Célina et Flammy (1837),
Yva ou la prisonnière du château (1838) e
Blanche aux Indes (1842).
2 Impressions d’une française, « La Moda », 17 aprile 1848, Anno XII, n°20.
3 Il giudizio di Hugo compare in un inserto pubblicitario sul giornale torinese «Il Buonumore», 9 febbraio 1866, p.4: «
Votre livre, Madame, est de ceux qui mouillent les paupières. Il gagne sa cause par l’émotion. Cette logique qui sort du cœur avec une larme n’est pas la moins vraie ni la moins puissante. J’ai pleuré, me voilà désarmé».
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Clémentine De Como (Decomo)
Opere di Clémentine De Como (selezione)
Émancipation de la femme, Arnaldi, Torino, 1853.
Émancipation de la femme, t. 1 : 1803-1841, Éditions Wallâda, Châteauneuf-les-Martigues, 2009.
Émancipation de la femme, t. 2 : 1841-1853, Éditions Wallâda, Châteauneuf-les-Martigues, 2010.
Pauvres enfans!!, Imprimerie J. Favale et comp., Torino, 1866.
Saggi e studi critici
Laura Fournier-Finocchiaro, Risorgimento italiano e emancipazione della donna nelle memorie di Clémentine de Como (1803-1871), in «WOLL- Women Language Literature in Italy», 3, 2021, pp. 67-82.
Elisa Merlo, Clementina De Como, in Atlante delle scrittrici piemontesi dell’Ottocento e del Novecento, a cura di G. Cannì, E. Merlo, Edizioni SEB27, Torino, 2007, pp. 89-90.
Monica Salvetti, Educazione e emancipazione femminile in Italia durante le guerre del Risorgimento: la storia di Clémentine De Como (1803-1871), scrittrice e femminista del XIX secolo, Tesi di dottorato, Università Paris 8, Università di Torino, 2024.