Gentile Budrioli nacque a Bologna in un anno non precisato e morì arsa viva in piazza san Domenico, nella città in cui aveva sempre vissuto, il 14 luglio 1498. Fu denominata la Strega Enormissima, come tramandato dagli atti processuali (ormai perduti) a suo carico, redatti dal tribunale dell’Inquisizione. Doveva essere ritenuta molto pericolosa per aver ricevuto un appellativo del genere. In realtà era una curatrice molto richiesta e preparata: nonostante a quei tempi per le donne non fosse una prassi studiare, lei era riuscita a formarsi grazie alle lezioni di astrologia del dottor Scipione Manfredi. Dai frati francescani imparò le arti mediche, che allora consistevano in rimedi erboristici e di buon senso. Col tempo, poi, acquisì notevole competenza medica. Fu così che Gentile divenne un’antesignana dottoressa al servizio della città, al cui servizio in molti e molte ricorrevano.

Il ricco marito, Alessandro Cimieri, attraverso quel matrimonio si era imparentato con la nobile famiglia dei Budrioli e aveva sfruttato la dote di nozze giunta con Gentile – cinquecento ducati – per affermarsi in città come notaio. Vivevano nel Torresotto di Porta Nuova, ad oggi visibile, di fronte alla basilica di San Francesco, e avevano avuto sette figli, quattro maschi e tre femmine.
La donna rispondeva perfettamente al ruolo di moglie e di madre, ma il marito non approvò mai la sua libertà: troppo sapiente, troppo altruista, forse lui considerava sconveniente tutto quel suo prodigarsi per gli altri.

L’attività di curatrice di Gentile la fece presto divenire così popolare che venne richiesta anche alla corte dei Bentivoglio, i signori di Bologna, che vivevano nel magnificente palazzo Bentivoglio (si trovava all’altezza dell’attuale Teatro Comunale, ma sarebbe stato di lì a poco distrutto, nel 1507, a seguito della caduta dei Bentivoglio) di cui lei divenne abituale frequentatrice. Lì conobbe la donna più potente della città, Ginevra Sforza, che restò affascinata da lei e la volle sempre accanto a sé. Il legame tra le due fu intenso e profondo, l’amicizia le rese affiatate: il rapporto si basava su complicità e reciproca stima, una stima che, almeno all’inizio, si allargava anche agli altri membri della famiglia, tanto che Giovanni II Bentivoglio, marito di Ginevra, fece condurre Gentile a Mantova perché guarisse sua figlia Laura Bentivoglio, andata in moglie a Giovanni Gonzaga, signore di Vescovato.

Probabilmente fu proprio l’invidia causata da queste frequentazioni a provocare la sua sciagura. Già quando aveva guarito con successo un figlio dei Bentivoglio, si era vociferato che prima lo avesse fatto ammalare apposta e che fosse ricorsa a un maleficio in quanto «maga scelerata», come la definì lo storico erudito Cherubino Ghirardacci.

Il suo caso fu gestito dai potentissimi frati domenicani, che allora risiedevano in piazza San Domenico. Arrestata con l’accusa di stregoneria, venne torturata e costretta a confessare ciò che gli implacabili inquisitori volevano. Ghirardacci è purtroppo una delle pochissime fonti sul caso e non è certo super partes. Ci informa infatti che, stando alle dichiarazioni rilasciate durante le torture, quella «grandissima incantatrice» di Gentile ammise di essere un’adoratrice del demonio, e di aver compiuto atti sacrileghi. Confessò, continua lo storico, che di notte avrebbe più volte visitato, «nuda come nacque», il cimitero dei frati minori, profanando tombe alla ricerca di teschi e parti di cadavere. Dissero poi che possedeva dodici sacchetti con membra umane ridotte in polvere, polvere destinata a guastare chiunque. Aggiunsero che, se fosse rimasta ancora a briglia sciolta, avrebbe ottenuto la formula per praticare l’invisibilità: dopo di che nessuno l’avrebbe più fermata.

Povera Gentile. Nulla poté di fronte alla ferocia delle torture, e quelle confessioni estorte le valsero la condanna per aver «guastato et amaliato infinite persone e fattone morire assai».

La barbarie dell’Inquisizione, in rappresentanza di un mondo a misura di uomini dove le donne dissidenti venivano implacabilmente punite, ebbe il suo compimento la mattina del 14 luglio 1498. Nemmeno l’amica Ginevra poté interrompere lo scempio che si stava mettendo in atto, perché era un momento critico anche per i Bentivoglio – che infatti, di lì a poco, sarebbero caduti – ed era meglio non creare nuove tensioni, sia mai che si giungesse ad accusare anche lei. Però qualcuno la vide piangere, quella mattina, proprio vicino al Torresotto in cui viveva l’amica. Ginevra non si sarebbe mai dimenticata di lei, anzi: avrebbe poi provveduto al futuro delle sue tre figlie.

Gentile Budrioli venne condotta in piazza San Domenico, dove fu incatenata a un palo al centro del rogo e cosparsa di pece. Sempre Ghirardacci scrisse che «montò sul palco con tanta franchezza, e senza timore alcuno, che non è uomo, che lo credesse, e quindi fu abbruciata viva tutta».

Così fu annientata Gentile Budrioli, di fronte a un pubblico assetato di terrore e morte, sotto gli effetti pirotecnici di fuochi di artificio, aggiunti per rendere le fiamme più spettacolari e quindi spaventose, affinché venisse corroborato il sospetto che quella curatrice avesse stretto un sodalizio col Maligno.

Gentile se ne andò come era vissuta: con grandezza e con coraggio, senza esitare, e le sue ceneri, cui fu proibita sepoltura, vennero disperse al vento.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Gentile Budrioli

Michael Tavuzzi, Renaissance inquisitors : Dominican inquisitors and inquisitorial districts in Northern Italy, 1474-1527, Leiden-Boston, Brill, 2007.

Cherubino Ghirardacci, Della historia di Bologna. Parte terza, in Rerum Italicarum Scriptores. Raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento ordinata da L.A. Muratori. Nuova edizione riveduta ampliata e corretta con la direzione di Giosuè Carducci e Vittorio Fiorini, 33.1, Fasc. 148-149, AA. 1498-1506, Città di Castello, Stamperia di Scipione Lapi, 1916.

Giuseppe Guidicini, Cose notabili della città di Bologna, ossia Storia cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici o privati, vol. 4, Bologna, 1872.


Voce pubblicata nel: 2026