Nata a Perpignan il 15 aprile 1930, è stata una delle partigiane più giovani di Francia durante la seconda guerra mondiale.
Josette trascorre l’infanzia a Saint-Malo, in Bretagna. Nel 1939 la madre, Thérèse Torrent-Colomines presta servizio per la Croce Rossa, mentre il padre, Michel Torrent, si unisce alla Resistenza e viene mobilitato al sud-est del Paese. Nel settembre 1940, in seguito all’occupazione nazista, la madre decide di partire con le figlie per raggiungere il marito a Perpignan, la “zona libera” nel sud. La famiglia si trasferisce nel quartiere di Saint-Assiscle, dove Josette e la sorella Micheline avrebbero frequentato l’istituto scolastico Madame de Sévigné.
Il 24 ottobre 1940 i cittadini francesi apprendono dalla radio la notizia del patto di collaborazione tra il maresciallo Philippe Pétain e Adolf Hitler; nel sud della Francia si costituisce una rete sempre più fitta di partigiani, con l’obiettivo di trasmettere informazioni segrete anche all’estero. Michel Torrent, già membro della rete “Gallia”, coinvolge la moglie nel suo attivismo. Josette, ancora ignara, osserva l’andirivieni dei genitori: mentre il padre non le fornisce spiegazioni, la madre si limita a dirle che deve trasportare cassette di verdura tra Perpignan e i Pirenei. La città rimane zona libera fino all’occupazione tedesca, avvenuta il 12 novembre 1942, un evento che segnerà per sempre la vita della giovane Josette, allora dodicenne.
Un giorno, tornando da scuola, Josette trova il padre riverso a terra a causa di un malore. Impossibilitato a trasmettere un importante documento, Michel confessa alla figlia di far parte di una vasta rete partigiana, spiegandole, con parole semplici, come essa agisca in gran segreto. In quel momento Josette comprende quanto essenziali saranno il suo coraggio e la sua collaborazione per aiutare il padre: l’1 settembre 1942 compirà infatti la sua prima missione per la Resistenza. Durante il tragitto verso la scuola, Josette ripercorre mentalmente il percorso indicatole dal padre. Attraversa un lungo tunnel in direzione della stazione, quando all’improvviso uno sconosciuto la precede, urtandola. L’uomo intona una vecchia canzone militare: Auprès de ma blonde, qu’il fait bon, fait bon: Josette capisce subito che si tratta di un messaggio in codice e, con un gesto rapido ma cauto, il documento passa dalle sue mani a quelle dello sconosciuto.
Nonostante il successo della missione e l’impavido coraggio di Josette, Michel teme per l’incolumità della figlia. Per mascherare le comunicazioni future, le procura un atlante geografico, identico a quello che la ragazza usa per il corso di geografia, ma con una sola differenza: al suo interno è nascosto un messaggio da trasmettere. Durante la pausa pranzo, Josette si siede su una panchina dei giardini pubblici che separano la scuola dalla stazione. Al suo fianco, una pila di quaderni la divide da un uomo misterioso, che evita di guardare per non destare sospetti. Dieci minuti di attesa. Ulteriori ritardi sul treno: è un messaggio in codice; Josette posa l’atlante sulla panchina e, in un attimo, viene sostituito con una copia identica. Per ben due anni le missioni si susseguono sempre secondo lo stesso schema e tutto sembra funzionare.
Nel 1944, tuttavia, la situazione prende una piega drammatica. Un certo Milord, con il pretesto di voler mettere in salvo alcuni bambini ebrei, tenta di estorcere informazioni riservate a Michel. Il segreto non è più al sicuro. La mattina del 2 marzo, mentre Josette è a scuola, assorta nella lezione, la direttrice entra in aula e le comunica che suo padre è stato arrestato. Col cuore in gola, Josette corre a casa: deve bruciare l’atlante e cancellare ogni traccia della loro attività. L’arresto del padre, tuttavia, non la ferma: continua a svolgere le sue missioni, anche se nessun altro messaggio le sarà più recapitato.
Nell’agosto 1945 un treno pieno di partigiani, ebrei e oppositori politici dai volti emaciati, fa ritorno a Perpignan, finalmente liberata dal dominio nazista. Di Michel Torrent però, non c’è traccia. Josette scoprirà presto che, il 27 aprile 1944, insieme ad altri 1653 prigionieri, perlopiù partigiani, suo padre era stato deportato a Flossenbürg, in Germania, dove aveva trovato la morte. Lo shock è tale da gettarla per giorni in uno stato di negazione profonda. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, la donna ricorda:
“La mia vita si è fermata nel 1945, quando ho saputo che non avrei più rivisto mio padre. Sono andata avanti perché dovevo farlo ma ho vissuto la mia vita come dentro a una grande parentesi. Mi sono sposata, ho avuto dei figli, ho seguito il corso della vita, ho atteso, ma in realtà, dentro di me non aspettavo altro che il suo ritorno”.
Insignita di numerose onorificenze, tra cui la Legione d’Onore, Josette Fogues-Torrent dedica da sempre la sua vita a mantenere viva la memoria del padre e della Resistenza. Dal 1993 racconta la sua storia nelle scuole e dal 2023 dirige il concorso provinciale sulla Resistenza e la Deportazione, premiando i giovani vincitori.
Torrent Josette, Cincinatis Johanna, Montégut Olivier, J’avais douze ans et j’étais résistante, Parigi, Harper Collins France, 2023.
“Josette Torrent: J’ai vécu toute ma vie dans la Résistance”, di Pierre Momboisse, Ouest France, 23 aprile 2023.
Dictionnaire biographique fusillés, guillotinés, exécutés, massacrés 1940-1944.
Voce pubblicata nel: 2026
Ultimo aggiornamento: 2026