Marie de Vichy-Chamrond, conosciuta soprattutto come Mme du Deffand, è una delle grandi salonnières e épistolières francesi del XVIII secolo.

Nasce nel 1696 nel castello di Chamrond in Borgogna e riceve una buona educazione nel collegio del convento parigino della Madeleine du Traisnel. Nel 1718 sposa a Parigi il marchese Jean-Baptiste-Jacques du Deffand, divenendo così la marchesa du Deffand. Si separa ben presto dal marito, ma il matrimonio le permette di essere introdotta nella vita di società. Sotto la Reggenza di Philippe d’Orléans, si apre per la marchesa un periodo mondano durante il quale partecipa alle feste organizzate dal Reggente al Palais-Royal di Parigi.

Dopo la morte di Philippe d’Orléans nel 1723, Mme du Deffand inizia a frequentare la corte di Sceaux (dipartimento di Hauts-de-Seine, vicino a Parigi), dove la duchessa del Maine Luisa Benedetta di Borbone-Condé, ambiziosa e autoritaria, organizza feste e balli in costume e accoglie artisti e letterati nel suo castello e nell’ampio parco progettato da André Le Nôtre. Celebri sono les grandes nuits durante le quali si offrono spettacoli teatrali, balletti, si leggono ad alta voce poesie, lettere… Tra gli scrittori più illustri presenti a Sceaux ricordiamo Voltaire, Madame du Châtelet, Diderot, Fontenelle, Montesquieu, D’Alembert.

Sceaux è per Mme du Deffand un luogo dove coltivare conoscenze, ma anche un palcoscenico dove poter mettere in mostra la sua intelligenza, il suo bel esprit, la sua arte della conversazione. Lì la du Deffand instaura una relazione di amicizia e collaborazione con Marguerite-Jeanne Cordier de Launay, dama di compagnia e domestica della duchessa del Maine, diventata successivamente Madame de Staal-Delaunay grazie a un matrimonio combinato dalla stessa duchessa con il barone di Staal, capitano delle guardie svizzere del duca del Maine.
Le due donne sono unite da una complicità intellettuale, sono due menti brillanti e argute che si impegnano, come dice Benedetta Craveri, a «far funzionare la faticosa macchina teatrale di Sceaux, sempre più simile al costoso e macchinoso giocattolo di una vecchia bambina viziata»,1 cioè la duchessa del Maine.

Nei Mémoires di Mme de Staal si legge a proposito di Madame du Deffand:
«In quell’epoca [1730 circa, n.d.r.] avevamo a Sceaux Madame du Deffand. Mi conquistò con quelle sue grazie alle quali non si resiste. Nessuno ha tanto spirito, e così naturale. Il fuoco scintillante che la anima penetra al fondo di ogni cosa, la fa uscire da se stessa e dà rilievo ai semplici contorni».2

La corte di Sceaux è frequentata anche da Charles-Jean-François Hénault (1685-1770) con cui Madame du Deffand avrà una lunga relazione sentimentale. Hénault, detto il Presidente, è uomo colto, consigliere al Parlamento di Parigi, poi presidente della Chambre des enquêtes e membro dell’Académie française, autore del Nouvel abrégé chronologique de l’histoire de France e dei Mémoires.
Nell'estate del 1742, Madame du Deffand si reca a Forges per delle cure termali; Hénault e la marchesa si scambiano in un mese una fitta corrispondenza da cui si apprendono dettagli sul viaggio. Nella lettera del 2 luglio 1742 ecco un ritratto di Anne-Josèphe Bonnier de la Mosson duchessa di Chaulnes,3 dove si può toccar con mano la sua scrittura briosa, a volte pungente:

[…] Mon voyage s’est passé fort heureusement. Mais venons à un article bien plus intéressant, c’est ma compagne. O mon Dieu! qu’elle me déplaît! Elle est radicalement folle: elle ne connaît point d’heure pour ses repas; elle a déjeuné à Gisors à huit heures du matin, avec du veau froid; à Gournay, elle a mangé du pain trempé dans le pot, pour nourrir un Limousin, ensuite un morceau de brioche, et puis trois assez grands biscuits. Nous arrivons, il n’est que deux heures et demie, et elle veut du riz et une capilotade; elle mange comme un singe, ses mains ressemblent à leurs pattes; elle ne cesse de bavarder.

[...] Il mio viaggio è andato molto bene. Ma veniamo a un punto ben più interessante, cioè la mia compagna. Oh, Dio mio! Come non mi piace! Ĕ completamente pazza: non ha orari per i pasti; ha fatto colazione a Gisors alle 8 con vitello freddo; a Gournay, ha mangiato un sacco di pane inzuppato nel brodo, poi un pezzo di brioche e poi tre biscotti abbastanza grandi. Arriviamo, sono solo le due e mezzo e vuole del riso e dello spezzatino, mangia come una scimmia, le sue mani sembrano zampe; non la finisce mai di chiacchierare.4

Scrive a Hénault il 5 luglio 1742 da Forges, col suo stile preciso e spontaneo, ma che rifugge da inutili sentimentalismi:

S’il y a quelque nouveauté, je vous prie de me l’envoyer; vous ne sauriez croire le plaisir que cela me fera. J’ai vu avec douleur que j’étais aussi susceptible d’ennui que je l’étais jadis; j’ai seulement compris que la vie que je mène à Paris est encore plus agréable que je ne le pouvais croire, et que je serais infiniment malheureuse s’il m’y fallait renoncer: concluez de là que vous m’êtes aussi nécessaire que ma propre existence, puisque, tous les jours je préfère d’être avec vous à être avec tous les gens que je vois: ce n’est pas une douceur que je prétends vous dire, c’est une démonstration géométrique que je prétends vous donner. […]

Se ci sarà qualcosa di nuovo, vi prego di comunicarmelo; non potete immaginare il piacere che mi farà. Ho notato con dispiacere che mi annoio come ai vecchi tempi; ho capito una cosa sola: la vita che faccio a Parigi è ancora più piacevole di quanto potessi credere e che sarei infinitamente infelice se dovessi rinunciarvi: da tutto questo, traete la conclusione che mi siete necessario tanto quanto la mia esistenza, poiché, ogni giorno preferisco stare con voi piuttosto che con tutte quelle persone che vedo; non voglio dirvi parole gentili, ma pretendo darvi una dimostrazione geometrica. […]5

Il bisogno di un interlocutore, in questo caso Hénault, le è quindi necessario: è una constatazione, una verità evidente, una dimostrazione geometrica. La conversazione in società e quella scritta nello scambio di lettere permettono a Marie de Vichy-Chamrond di fuggire la solitudine, l’angoscia esistenziale, l’ennui; sono una linfa vitale per la sua esistenza.

Nel 1747, Madame prende in affitto un appartamento nel convento Saint-Joseph a Parigi in rue Saint-Dominique ed apre il suo salon, che sarà frequentato da figure dell’alta aristocrazia francese, da letterati, da philosophes, luogo dove si conversa in compagnia e nello stesso tempo centro culturale in cui si comunicano nuove idee.

Tra le ospiti illustri del suo salon troviamo la Maréchale de Luxembourg, protettrice di Rousseau, che animerà a sua volta un salon; Madame de Mirepoix, che fa parte della cerchia di amici intimi di Luigi XV; Anne Charlotte de Crussol, duchessa d’Aiguillon, amica di Montesquieu, donna colta che conosce le lingue e ama le scienze; Louise-Honorine Crozat du Châtel, duchessa di Choiseul e moglie di Etienne-François de Choiseul, uno degli uomini politici di spicco della Francia del XVIII secolo. Tra quest’ultima e Madame du Deffand si instaura un’amicizia affettuosa, nonostante la duchessa sia molto più giovane di lei: la du Deffand si rivolge spesso alla duchessa con l’appellativo di grand’maman per sottolineare la sua saggezza e di rimando la duchessa, nella sua fitta corrispondenza durata quasi vent’anni, la chiama ma chère petite o ma petite-fille, espressione che indica la sua delicata attenzione, cura e senso di protezione nei confronti dell’anziana amica.

Verso il 1754, i sintomi della cecità si fanno più evidenti; Madame du Deffand ha bisogno quindi di una lettrice e di un’assistente che trova nella giovane nipote Julie de Lepinasse. La crescente popolarità di Julie all’interno del salon e le simpatie che D’Alembert nutre per lei irritano la marchesa, che decide di metterla alla porta; nel 1764 Julie aprirà a sua volta un salotto non lontano da quello della Deffand.

La marchesa mantiene un assiduo carteggio con l’amico Voltaire che stima moltissimo, nonostante permangano delle divergenze di idee. Nella lettera scritta a Voltaire il 2 maggio 1764, la marchesa, nell’esprimere la sua ammirazione per il grande philosophe, svela la sua concezione pessimista della vita:

[…] Votre dernière lettre (dont vous ne vous souvenez sûrement pas) est charmante. Vous me dites que vous voulez que je vous fasse part de mes réflexions. Ah! monsieurs, que me demandez-vous? Elles se bornent à une seule: elle est bien triste, c’est qu’il n’y a, à le bien prendre, qu’un seul malheur dans la vie, qui est celui d’être né. Il n’y a aucun état, quel qu’il puisse être, qui me paraisse préférable au néant. Et vous-même, qui êtes M. de Voltaire, nom qui renferme tous les genres de bonheur, réputation, considération, célébrité, tous les préservatifs contre l’ennui, trouvant en vous toutes sortes de ressources, une philosophie bien entendue, qui vous a fait prévoir que le bien était nécessaire dans la vieillesse; eh bien, monsieur, malgré tous ces avantages, ill vaudrait mieux n’être pas né, par la raison qu’il faut mourir, qu’on en a la certitude […]

[…] La vostra ultima lettera (di cui sicuramente non vi ricorderete) è deliziosa. Mi dite che volete che vi faccia partecipe delle mie riflessioni. Ah, signore, cosa mi chiedete? Esse si limitano ad una sola molto triste: a ben vedere, c’è una sola disgrazia nella vita, quella di essere nati. Non c’è nessun stato, qualunque esso possa essere, che mi sembri preferibile al nulla. E voi, che siete il signor Voltaire, nome che racchiude ogni forma di felicità, fama, considerazione, celebrità, tutti rimedi contro la noia, trovando in voi ogni sorta di risorsa, una filosofia ben compresa che vi ha fatto prevedere che il benessere era necessario nella vecchiaia; ebbene, signore, nonostante tutti questi vantaggi, sarebbe stato meglio non essere nati, per il fatto che bisogna morire, perché se ne ha la certezza.6

Nel 1765, ormai cieca, conosce Horace Walpole, aristocratico inglese, 20 anni più giovane di lei, autore del romanzo gotico Il castello di Otranto (1764), e ne rimane letteralmente affascinata; intratterrà con lui una corrispondenza per circa 15 anni, interrotta poco prima della morte. Anche nelle lettere a Walpole, emerge il tema della noia:

Lettre de Madame à Walpole lundi 21 avril 1766 en réponse à votre lettre d’Amiens
Depuis votre départ, tout ce qui m’environne me paraît être devenu encore plus sot; je crains de tomber dans un ennui insupportable.


Da quando siete partito, tutto ciò che mi circonda mi sembra essere diventato ancora più insensato; temo di sprofondare in una noia insopportabile.7

E ancora:

Lettre à Walpole, 17 mars 1776
[…] ce qui s’oppose à mon bonheur, c’est un ennui qui ressemble au ver solitaire et qui consomme tout ce qui pourrait me rendre heureuse.

[…] quello che si oppone alla mia felicità, è una noia che assomiglia al verme solitario e che consuma tutto ciò che potrebbe farmi felice.8

Nel 1771 Madame du Deffand scrive a Walpole chiedendogli di custodire i suoi manoscritti:

Paris, mercredi 2 janvier 1771: […] je désire de vous confier tous mes manuscrits; je suis décidée à ne pas vouloir qu’ils soient en d’autres mains que les vôtres.Il n’y a cerainement rien de précieux, et si vous ne les acceptez pas, je les jetterai tous au feu sans aucun regret. Vous comprenez bien dans quelle occasion ils vous seront remis.

[…] desidero affidarvi tutti i miei manoscritti; sono fermamente decisa a non volere che cadano in mani diverse dalle vostre. Non c’è certo nulla di prezioso, e se non li accetterete, li getterò tutti nel fuoco senza nessun rimpianto. Capite bene in che occasione vi saranno consegnati.9

Walpole accetta. La marchesa muore il 23 agosto 1780; secondo la sua volontà, sarà sepolta nella chiesa di Saint-Sulpice a Parigi.

Note


1 Craveri Benedetta, Madame du Deffand e il suo mondo, Adelphi, 2001, p.62.
2 Ivi, p.60.
3 La duchessa è moglie di Michel-Ferdinand d’Albert d’Ailly, duca di Chaulnes governatore della Picardia e appassionato di fisica; la duchessa di Chaulnes è donna colta, ironica,bizzarra, influente ed è amica, come la du Deffand, di Hénault.
4 Madame du Deffand, Lettres, 1742-1780, Mercure de France, 2002, pp.25-26.
5 Ivi, p.31
6 Ivi, p.97
7 Ivi, p.122
8 Ivi, p.745
9 Ivi, p.391


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Marie de Vichy Chamrond

Cécile Berly, Trois femmes: Mme du Deffand, Mme Roland, Mme Vigée Le Brun, Passés composés, 2020
Madame du Deffand, Lettres, 1742-1780, Mercure de France, 2002

Benedetta Craveri, Madame du Deffand e il suo mondo, Adelphi, 2001


Voce pubblicata nel: 2026