Mary Lucy Cartwright è una delle matematiche britanniche più significative del XX secolo. È la prima donna a ricevere la prestigiosa Sylvester Medal dalla Royal Society di Londra e a ricoprire la carica di presidente della London Mathematical Society, traguardi che mostrano l’importanza del suo contributo al mondo accademico. Nasce il 17 dicembre 1900 ad Aynho, nel Northamptonshire (Inghilterra), figlia di William Digby Cartwright, rettore della parrocchia di St. Michael, e di Lucy Harriette Maud Cartwright. Cresce in un ambiente familiare incentrato sullo studio e sulla cultura, iniziando la sua formazione a casa per poi proseguirla nei college della zona.
Durante la giovinezza sviluppa un profondo interesse per la Storia, che inizialmente considera la sua materia preferita. Tuttavia, incontra difficoltà nel memorizzare l’enorme quantità di eventi e date richiesti dalla disciplina. La svolta si verifica durante gli anni alla Godolphin School, quando un’insegnante presenta alla classe il calcolo e la geometria analitica. Grazie a questa figura Cartwright scopre una particolare propensione per la matematica, trovandola più intuitiva e congeniale grazie al ragionamento logico su cui si basa, piuttosto che sulla semplice memorizzazione. Ha ricordato Cartwright:
Avevo perso del tempo cambiando scuola, ma fui inserita in una classe avanzata di matematica tenuta da Miss E. M. Hancock. Aveva imparato la matematica studiando sui manuali dei corsi per il conseguimento esterno della laurea all’Università di Londra. Fu con lei che appresi per la prima volta il calcolo infinitesimale, la geometria analitica e la convergenza uniforme. Fu la signorina Hancock a incoraggiarmi a studiare matematica a Oxford.1
Nel 1919 si iscrive al St Hugh’s College di Oxford per intraprendere gli studi di matematica. Questo periodo rappresenta una fase complessa per le donne che aspirano a una carriera accademica: a conclusione della Prima Guerra Mondiale, gli uomini facendo ritorno dal fronte pretendono indietro i posti di studio e lavoro che avevano lasciato. Si riducono così nuovamente le opportunità per le donne nelle università: Cartwright figura tra le sole cinque studentesse di matematica presenti a Oxford e sarà l’unica a rimanere fino agli esami finali, avendo tutte le altre cambiato corso.
Intanto sviluppa una crescente fascinazione per la bellezza e la profondità della disciplina, che le si rivela come uno spazio di libertà intellettuale. L’entusiasmo per la matematica subisce un brusco rallentamento quando deve sostenere l’esame di Mathematical Moderations, un test che solitamente richiedeva due anni di preparazione, ma che, se superato in un solo anno, le avrebbe consentito di ottenere una prestigiosa borsa di studio. Cartwright non riesce a prepararsi adeguatamente in così poco tempo e vive questo ostacolo con intensa delusione e sentimento di scoraggiamento.
In quel frangente riemerge la sua passione per la Storia. Si sente combattuta tra due interessi che la pongono di fronte ad un bivio: proseguire gli studi scientifici o abbandonarli per dedicarsi unicamente a quelli storici. La scelta le appare complessa, consapevole che da essa dipenderà il suo futuro. Alla fine sceglie di proseguire con la matematica, senza però abbandonare la Storia: una combinazione ideale che unisce l’equilibrio del pensiero scientifico e la profondità della visione storica.
In quel periodo fondamentale è l’incontro con Vernon Charles Morton, matematico inglese, che la incoraggia a partecipare agli incontri serali di matematica tenuti da G. H. Hardy. Queste riunioni rappresentano per Cartwright l’occasione per confrontarsi con altri matematici, affrontare problemi complessi e approfondire argomenti di suo grande interesse. L’esperienza contribuisce in modo significativo a rafforzare la sua preparazione e la fiducia nelle sue competenze scientifiche. Per il suo incoraggiamento a seguire le lezioni del professor Hardy e per averle suggerito la lettura del manuale A Course of Modern Analysis di Edmund Taylor Whittaker e George Neville Watson, Cartwright ha affermato di «dovere la sua carriera a Morton».
Cartwright si laurea con lode nel 1923. Decide di dedicarsi all’insegnamento per un anno presso la Alice Ottley School di Worcester e poi alla Wycombe Abbey School di High Wycombe. Qui si impegna con passione a far avvicinare le ragazze al mondo della scienza, incoraggiandole a scoprire le possibilità della matematica e a coltivare la curiosità intellettuale in un’epoca in cui molte di loro non avevano ancora accesso a questi percorsi. Le viene assegnato il ruolo di assistente direttrice, ma Cartwright si accorge presto che le responsabilità amministrative la distolgono dalla didattica e dagli studi matematici, privandola del tempo e dell’energia da dedicare alla ricerca scientifica. Inoltre, essendo un’insegnante alle prime armi, deve insegnare secondo le indicazioni della responsabile senior di matematica, con poco spazio per sviluppare idee e metodi nuovi. Dopo tre anni e mezzo decide di abbandonare l’insegnamento scolastico per dedicarsi alla ricerca. Tuttavia, le sue esperienze l’hanno resa sensibile nei confronti degli insegnanti e dei loro problemi e, molti anni dopo, organizzerà a Cambridge corsi per docenti di matematica.
Nel 1928 Cartwright torna a Oxford e decide di intraprendere il dottorato, concentrandosi sugli zeri delle funzioni integrali. I seminari di matematica sono tenuti da G. H. Hardy e John Edensor Littlewood, che, esaminata la tesi di Cartwright, ne resterà talmente colpito da volerla come collaboratrice. In quegli anni, seguendo le lezioni e discutendo problemi con il suo relatore, Cartwright formula un teorema che porterà il suo nome.
Nel 1934 viene nominata assistente di matematica a Cambridge mentre l’anno successivo ottiene una cattedra a tempo determinato, consolidando la propria carriera accademica in un ambiente ancora largamente dominato dagli uomini. A Cambridge frequenta una serie di corsi tenuti da Littlewood sulla teoria delle funzioni. La loro collaborazione ha inizio con una richiesta, nel gennaio del 1939, da parte del Dipartimento per la Ricerca Scientifica e Industriale, che chiedeva aiuto per risolvere alcune equazioni differenziali emerse nell’ambito dello sviluppo del radar.
Viene eletta nel 1947 Fellow della Royal Society: non è la prima donna a entrare nella prestigiosa società, ma è la prima matematica a ottenere questo riconoscimento. Il vivo interesse per l’educazione, nato negli anni in cui è stata insegnante, la porta ad essere eletta prima donna presidente della Mathematical Association, un’associazione britannica che si occupa dell’insegnamento e della didattica della matematica, nel 1951. Tra il 1961 e il 1962 ricopre il ruolo di Presidente della London Mathematical Society, che la rende la prima e, fino ad oggi, l’unica donna a ricoprire questa carica. Nel 1964 è insignita, come prima donna, della Sylvester Medal. Nel 1968 riceve anche la De Morgan Medal e l’anno successivo viene onorata dalla Regina con il titolo di Dame Mary Cartwright, Commander of the Order of the British Empire.
Mary Cartwright, matematica di prim'ordine e pionera tra le donne nel mondo accademico britannico, muore il 3 aprile 1998 a Cambridge all’età di 98 anni, lasciando una preziosa eredità scientifica e divulgativa.
Note
1 «I had lost time by changing schools but was put into a small advanced section for mathematics taught by Miss E. M. Hancock. She had learned mathematics by reading tutorial books for the external University of London BA degree. I first learned about the calculus, analytical geometry, and uniform convergence from her. It was Miss Hancock who encouraged me into reading mathematics at Oxford».
Mary Lucy Cartwright in un’intervista pubblicata in Donald J. Albers e Gerald L. Alexanderson (a cura di),
Fascinating Mathematical People: Interviews and Memoirs, Princeton University Press, 2011.