Da grande io voglio fare la corridora!
Questa la frase che, in posizione da soldatino, la piccola Milena Morena (più conosciuta con il suo secondo nome) sentenziò di fronte al campione di ciclismo Ercole Baldini nel 1957, quando aveva otto anni.
Morena Tartagni nasce il 21 settembre 1949 a Predappio in provincia di Forlì da genitori antifascisti, Fausto e Veronica. Fin dai primissimi anni di età, dal momento che i suoi genitori sono costretti ad emigrare in Svizzera per trovare lavoro, trascorre parte della sua infanzia affidata ai nonni, proprietari di un’osteria nel forlivese. Proprio in questo locale, quasi per caso, germoglierà in lei la decisione di dedicare la sua vita al ciclismo e alle corse, dopo aver fatto conoscenza con quattro campioni di quel tempo — Ercole Baldini, Italo Mazzacurati, Arnaldo Pambianco e Alberto Assirelli — venuti a rifocillarsi proprio in osteria.
Nel 1957, i genitori tornano dalla Svizzera e tutta la famiglia — Morena ha due sorelle: la più grande, Lucia, conosciuta da tutti come Sergella e Sedra, che sarebbe nata alcuni anni più tardi — si trasferisce a Baranzate, alle porte di Milano. Qui conclude la scuola dell’obbligo, frequenta i tre anni delle commerciali e fa lunghe gite in bicicletta con la famiglia.
A quindici anni, a Seveso, Morena conosce — dopo aver adocchiato e preso in prestito la sua bici da corsa per provarla — il signor Zenaboni, direttore sportivo del G. S. Pregnanese, il quale ne riconosce il talento e la straordinaria attitudine. Nel 1965 supera le selezioni ed entra nel Gruppo: sarà allenata dal figlio di Zenaboni, Enrico, e verrà subito notata dal Presidente del Gruppo, Alberto Cogliati. Correrà quindi le prime gare dove darà prova della sua intraprendenza e forza di volontà granitica.
La condizione in cui versa il ciclismo femminile italiano si rende evidente al Mondiale del Nurburgring nel 1966: le atlete non hanno a disposizione un medico al seguito, né un equipaggiamento tecnico sufficiente. La UCI (Unione Ciclistica Italiana) ha poca fiducia nella possibilità di vittoria delle sportive e l’opinione pubblica ritiene il ciclismo una disciplina sportiva esclusivamente maschile: il giornalismo sportivo si mostra più interessato ad indagare il gossip rispetto alle prestazioni delle atlete. La situazione non era molto cambiata dal 1924, quando Alfonsina Strada aveva adottato un falso nome maschile per partecipare al Giro d’Italia.
Nel 1968 questo muro comincia a sgretolarsi: Morena Tartagni corre ai Mondiali di Imola e vince la medaglia di bronzo, divenendo la prima donna italiana a salire su un podio mondiale e gettando un seme per la conquista di una parità di trattamento tra cicliste e ciclisti. È un momento storico: Morena ha vinto una prima battaglia per rendere realtà il ciclismo femminile in Italia.
Il 7 settembre dello stesso anno Morena stabilisce il nuovo record mondiale sui 3000 metri al Velodromo Luigi Ganna di Varese; questo risultato così combattuto verrà però invalidato poiché non era presente un medico che effettuasse gli esami antidoping regolamentari. Dopo uno sconforto iniziale, Morena tenterà nuovamente il 28 ottobre al Velodromo Olimpico di Roma stabilendo un tempo ancora migliore di quello raggiunto il 7 settembre. Per questo primato mondiale Morena sarà insignita nel 1972 della Medaglia d’Oro al Valore Atletico.
Dopo un incidente automobilistico che la costringe a letto per alcune settimane, Morena corre il suo secondo Mondiale a Leicester nell’agosto 1970 piazzandosi al secondo posto, solo pochi centimetri (precisamente mezza ruota) dopo la russa Anna Konkina. Lo stesso scenario si presenta al Mondiale del 1971 corso a Mendrisio. In ogni caso, tra le due cicliste nasce e si consolida un'affettuosa amicizia. Negli anni a venire terranno una florida corrispondenza e durante una visita di Morena nella tenuta di Anna a San Pietroburgo, quest’ultima, in un gesto di stima, le regala la sua maglia e la medaglia d’oro.
Negli anni ‘70 e ‘80, Morena colleziona numerose vittorie su strada e su pista, in Italia e in Europa, contribuendo e attirando l'attenzione su dibattiti riguardanti la sicurezza stradale e la necessità di regolare la convivenza di pedoni, mezzi a due ruote e automobili sulla strada. Inizia inoltre una collaborazione con L’Unità scrivendo articoli di commento alle competizioni ciclistiche.
Si allontana dalla Nazionale nel 1985, quando il direttore tecnico della squadra Mario Malvicini afferma la sua intenzione a non convocare le atlete che “potevano creare problemi all’interno della squadra” alludendo alle presunte preferenze sessuali di alcune di loro, tra cui lei stessa. Dopo aver scritto un articolo sulla faccenda dal titolo «La madre dei cretini è sempre incinta», lascia definitivamente la maglia azzurra, non prima di averla vestita un'ultima volta per completare il Campionato, richiamata proprio dalla Nazionale, viste le sue sbalorditive prestazioni.
Morena, a questo punto, ha collezionato due argenti e un bronzo ai Mondiali, un record del mondo, più di cento gare vinte e dieci titoli italiani: è pronta ad abbandonare il mondo della competizione. Si trasferisce a Senago, nel milanese, lavora in una ditta di articoli sportivi, compie viaggi nei Paesi Bassi, in Camerun, a Cuba, negli Stati Uniti come ospite di cicliste sue amiche, Tosca Argentin, Mieke Havik, e per partecipare a corse a tappe. Apre il suo negozio di articoli sportivi “Tartagni Sports”. Gli anni che seguono saranno duri: alla madre Veronica viene diagnosticato un tumore al fegato e il nipote Stefano, figlio della sorella Sergella, è vittima di un incidente stradale.
Morena entra in una profonda crisi depressiva. Grazie al sostegno di amici e parenti, Morena raccoglie le forze e riesce a reagire: il periodo di crisi si conclude. Durante un’uscita a Milano conosce Paola, segretaria d’ufficio amante della cultura e dell’arte. Le due donne si innamorano e danno inizio a una storia che durerà venticinque anni.
Nei primi anni 2000, Morena incontra nuovamente il mondo del ciclismo: viene eletta nel Consiglio Federale della Federazione Ciclistica Italiana e le viene affidata la gestione di una commissione nazionale sulle pari opportunità. Partecipa assiduamente a incontri con studenti per discutere di inclusione nello sport e nella vita. Nel 2014 diviene assessore allo Sport e al Tempo Libero del comune di Senago.
Nel 2018 a Paola viene diagnosticato un tumore al cervello in metastasi avanzata: è sottoposta a cicli di radioterapia mirata che le consentono di continuare a vivere per un altro anno. Nel 2019, vedendo peggiorare le proprie condizioni, chiede a Morena di sposarla. Il 16 luglio, nell’antica corte di Villa Sioli a Senago viene celebrata l’unione civile. A distanza di pochi giorni, con Morena al suo capezzale, Paola spira.
Poco dopo conosce Gianluca Alzati, autore di una biografia del ciclista Paolo Magretti, e gli chiede di scrivere la sua biografia. Il lavoro verrà portato avanti nei tre anni successivi, durante i quali Morena si racconterà a Gianluca dando vita al libro “Volevo fare la corridora”, pubblicato nel 2022 e dedicato al ricordo di Paola.
Oggi Morena vive a Senago e continua a partecipare a incontri e dibattiti sul mondo del ciclismo, dando voce alle sue battaglie contro pregiudizi e discriminazioni di genere.