La conosco a Bologna nel 2000; per caso, nella Galleria d’Arte Giordano di Piazza S. Stefano, il cuore antico della città. È già una donna anziana, uno scricciolo – ma forte come una roccia, come scriverà nella sua autobiografia –, vivacissima, e con lei entro subito in sintonia, parlando d’arte. Solo più tardi scopro che si tratta di Norma Mascellani, la pittrice bolognese della quale mi accingevo a compilare il profilo biografico per il Catalogo della mostra che l’Accademia di Belle Arti della città dedicava ai suoi maestri storici. Conversiamo affabilmente con la promessa di rivederci per conoscere meglio il suo percorso. Accingendomi a preparare questo contributo sono assalita da una grande emozione quando, nel radunare la bibliografia in mio possesso, ritrovo una sua biografia del 1997 di cui mi aveva fatto dono e dove frettolosamente avevo annotato il suo numero di telefono...

In un quadro complessivo della presenza femminile nell’arte del '900 a Bologna che comprende almeno i nomi di Lea Colliva, Camilla Supino, Giulia Rizzoli Marangoni e Rosalba Arcangeli, Lidia Puglioli e Romana Spinelli, Valeria Borsari e diverse altre, Norma Mascellani è un’artista di rilievo non solo nella storia cittadina ma nella storia dell’arte italiana.

La sua attività, che dagli anni Venti arriva alla fine degli anni Novanta, è stata ampiamente ricostuita e riconosciuta con numerose onorificenze. Settima di otto figli, appartiene a una famiglia modesta, la madre vende verdure in Piazza delle Erbe. Abita in via Fondazza, a pochi passi dalla casa di Giorgio Morandi, “respirando la stessa aria del maestro” come ricorda lei stessa. Conosce la pittura attraverso le opere di Morandi, e sin da bambina, predilige quegli oggetti del quotidiano – bottiglie, barattoli – perché gli stessi della sua casa; ma le suggestioni maggiori arrivano dalle terre polverose e infinite tonalità dei bianchi del maestro. La morte del fratello Edmondo nel 1925, attivista fascista, getta la famiglia nel dolore profondo come la Mascellani stessa ebbe a ricordare

Inebriato dalle teorie del Duce, si era gettato anima e corpo nel partito […] avendolo individuato come un movimento rivoluzionario positivo, finalizzato al bene dell’Italia. Nel 1924 il delitto Matteotti però fece crollare miseramente le illusioni del giovane, che date le dimissioni […] se ne andò da Bologna […] e lo trovarono morto da lì a poco.
Mascellani - Baldi 1997, p.12
Dall’istituto Magistrale Norma passa all’Accademia Reguzzi, prestigioso istituto d’arte privato che frequenta dal 1925, allieva di Cleto Tomba per la scultura e di esponenti della tradizione come Giovanni Romagnoli e Guglielmo Pizzirani per la pittura, maestri determinanti sulla sua formazione; compagni di studi sono Luciano Minguzzi e Pompilio Mandelli. Passata nel 1929 al Liceo Artistico, nel 1931 è all’Accademia di Belle Arti di Bologna, allieva di Augusto Majani, Alfredo Protti e Giorgio Morandi per l’incisione, e il percorso stringe il legame col maestro. L’adesione alla pittura e al mondo del pittore appare dichiarato non solo nella scelta di temi come la natura morta, ma anche nel ritratto.

Norma lavora con costanza e metodo, ed espone già all’inizio degli anni Trenta, in occasioni che connoteranno la sua lunga carriera di artista. Sono, questi, gli anni che risentono dell’impatto che la pittura di Morandi avrà sull’arte bolognese. In Autoritratto (1931), Ritratto d’uomo, Mia sorella (1932), Claudia (1934), che le valgono i primi successi di critica, l’ostinata ricerca del carattere del soggetto è accentuata dal colore ora pacato ora nervoso, dalle pennellate più corposa. Riservato al miglior diplomato dell’anno, nel 1935 Norma vince il Pensionato Moy che prevede il soggiorno in una località idonea ad affinare le doti di paesaggista. La premiazione suscita una forte contestazione, perché “vinto da una donna” e il ricordo di questo clima preciso e circostanziato:

nelle collettive era duro fronteggiare i maschi […] coalizzati per sfavorirmi: le pareti più buie, gli angoli più nascosti erano sempre per me.
Alla IV Esposizione Nazionale dell’arte del Paesaggio (1934) vince una medaglia d’oro con Viale Aldini, modello di veduta urbana di derivazione impressionista costruito su linee diagonali, tratti mossi e spezzati; ricorrente più volte nel suo catalogo, assieme ai numerosi profili di San Luca, il tema è spesso letto anche come documento per la storia della città di Bologna. La cornice storica che inquadra il suo percorso coincide con i primi tentativi di ricostruzione della storia della donna nell’arte italiana, come testimonia la sua presenza nei numerosi contesti di arte al femminile. Nel 1935 al concorso “Sogni di madre”, indetto dall’Associazione nazionale fascista donne e laureate, vince il primo premio con La Cucitrice, invito ripetuto dalla stessa associazione a una “Mostra Nazionale” nel 1942 alla Galleria Roma.

Nel 1946 una rassegna organizzata a Palazzo Re Enzo di Bologna richiama diverse giovani artiste, tra cui la Mascellani; presenze si ripetono anche al “Premio Bolzano per le pittrici italiane” del 1950 e alla “Mostra Nazionale delle pittrici italiane” di Firenze del 1961, una selezione di trenta artiste fra cui Carla Accardi, Bice Lazzari, Paola Levi Montalcini, Tina Maselli, Dafne Casorati, Fiamma Vigo e Anna Salvatore. Al Circolo della Stampa di Bologna (1936) Virgilio Guidi introduce la pittura di Norma per “il gusto di dipingere, di immergere le cose in atmosfere giallo-brune tipicamente bolognesi, con squisita sensibilità tonale”. Conosce Lorenzo Viani, noto anche per il suo impegno sociale, alla mostra “Donne che van sole” alla Bottega dei Vageri, in Versilia. Le recensioni che compaiono sulla stampa «dichiarano che più che copiare Morandi, dalle mie opere si intuiva un legame tra la mia pittura e la sua» (ivi, p.34). Nell’Autoritratto del 1939, che dichiara una raggiunta maturazione nell’osservazione del soggetto in posa, mostra il ritmo solenne dei ritratti novecenteschi, Carra e Morandi in particolare; l’avvicinamento all’arte morandiana che si rafforza nella Bimba col gatto del 1942.

La partecipazione alla XXII edizione della Biennale di Venezia (1940) consolida il successo e la diffusione del nome della pittrice con un mercato florido per le sue opere. Il ricavato delle vendite e la vincita dei premi migliorano le condizioni economiche della Mascellani e rendono possibile l’acquisto della sua prima casa. Gli anni della guerra in una città deserta per le devastazioni e gli sfollamenti vedono azzerata la sua attività. Nel 1942 sposa Luigi Samorini e nasce il figlio Giorgio. Il 1943 e il 1944 sono gli anni peggiori per la Mascellani e il suo lavoro; gli allarmi sempre più frequenti su Bologna impongono lunghe ore nei rifugi senza poter dipingere, e soprattutto la sua casa viene centrata da un bengala. L’arrivo degli inglesi e degli americani il 21 aprile del 1945 e la cessazione del terrore degli ultimi mesi segnano una rinascita anche per la pittrice. Ma l’isolamento e l’incertezza degli anni lasciano un segno nella sua pittura, soprattutto nella ripetitività dei temi: darsene desolate, porti, fiumi sempre più grafici e astraenti. Una luminosità che incanta si legge nelle diverse vedute di Venezia degli anni Quaranta quasi memori dei passaggi colorati di Claude Monet. La stagione informale degli anni Cinquanta a Bologna emargina la Mascellani, donna e per di più figurativa.

Inflessibile nel promuovere la sua presenza in mostre e manifestazioni, la pittrice recupera terreno grazie alla propria identità di artista appassionata e dedita al proprio mestiere, riconquistando un forte riconoscimento nell’ambito artistico. Negli ultimi decenni Norma unisce all’arte un chiaro impegno civile. L’attenzione al mondo circostante e il sostegno concreto connotano quel periodo della sua vita, coinvolgendo tutto il territorio provinciale. I suoi gesti caritatevoli portano conforto anche in America latina, in Ecuador con una casa per bambine orfane, luoghi di ospitalità per disabili, bambini in difficoltà, assistenza ai malati gravi. Tutte azioni concrete che la elevano a figura pubblica della città. Intraprende l’avventura della costruzione del “Villaggio senza barriere Pastor Angelicus” a Cà Bartolini, eletto dalla Cee "Villaggio pilota in Europa”. Avendo destinato il ricavato di una mostra alla ristrutturazione di una colonia per bambini poliomielitici, nel 1962 riceve dal Cardinal Lercaro la Stella della Bontà. Lavorare ed esporre per raccogliere fondi per i più fragili diventa un’azione prioritaria della sua vita.

A partire dagli anni Sessanta la stagione pittorica della Mascellani si orienta verso paesaggi dalle forme assolute, atemporali, privati delle descrizioni, la cui gamma cromatica è alleggerita e il punto di osservazione si eleva e si allontana. Nascono vedute di Venezia, spiagge, periferie bolognesi dall’atmosfera perlacea che avvolge cose e persone. Esperienze artistiche rinnovate che trovano il loro palcoscenico nella retrospettiva del 1966 al Centro d’Arte e di cultura di Bologna con la presentazione di Giuseppe Raimondi, il quale collega l’artista al mondo dei «pittori delle province emiliane [...] con una buona educazione accademica: ed intendo di buona accademia di Ottocento, propinata da maestri di mestiere non volgare, non dilettantesco» (Raimondi 1966).
Un’opera di mediazione tra valori della tradizione e moderno aggiornamento. In campo grafico il periodo più produttivo è quello tra il 1931 al 1936; acquetinte e acqueforti che testimoniano della traduzione in perizia tecnica delle sue atmosfere pittoriche.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Norma Mascellani

R. Buscaroli, Norma Mascellani, catalogo della III Quadriennale d’Arte Nazionale, Palazzo delle Esposizioni, 1939, Roma

R. Buscaroli, Catalogo della XXII Biennale internazionale di Venezia, 1940, Venezia

A. De Fazio, Norma Mascellani, in Figure del 900 2. Oltre l’Accademia, catalogo della mostra, a cura di A. Baccilieri, 2001, Bologna, pp. 212-213

La donazione Samorini - Mascellani alla Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro. Raccolta Lercaro, a cura di Enzo Lanzi, 1999, Bologna

N. Mascellani - A. Baldi, Oltre il colore, 1997, Funo (Bologna), p.12.

G. Raimondi, Introduzione, catalogo della mostra antologica di Norma Mascellani, 1966, Bologna



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