Principessa, assassina e poi Santa.
Olga, in norreno Helga, nasce intorno all’890 in un villaggio presso la città di Pskov, sul fiume Velikaja, all'incirca a 20 km ad est dal confine con l'attuale Estonia. Il padre è un esponente della nobiltà variaga, una tribù norrena con radici scandinave. Bella da togliere il fiato, non ha ancora compiuto quindici anni quando viene notata dal giovane Igor, gran principe della Rus’ di Kiev, e chiesta in moglie. Pare l’inizio di una fiaba. Olga si trasferisce a Kiev e lì, insieme ad Igor, dà vita al piccolo Sviatoslav, futuro Gran Principe di Rus’. Quando Olga diventa principessa, il regno è uno stato monarchico di confessione pagana. I Rus’ – “gli uomini che remano” in lingua scandinava – sono una popolazione di origine scandinava che occupa, nel momento di massima solidità del regno, i territori delle attuali Ucraina, Bielorussia e Russia occidentale, con capitale Kiev.
Igor eredita il regno al culmine della sua fase espansiva e per questo è molto spesso lontano da casa, sia perché impegnato in una lunga serie di campagne militari contro il regno bizantino, che ha mire economiche sul Mar Nero, sia perché la consuetudine vuole che i tributi vengano riscossi in prima persona dai governanti.

Ed è qui che la fiaba si interrompe bruscamente. Assoggettato al regno della Rus’, il popolo dei Drevljani, una tribù di slavi orientali con capitale a Iskorosten – oggi Korosten –, si ribella al gran principe, sfinito dalle incessanti richieste di tributi che servono a finanziare le campagne bizantine. L’esercito di Igor è numericamente di molto superiore alle loro forze e, quando si presenta alle porte della capitale, i Drevljani non hanno altra scelta se non pagare; ma sulla via del ritorno il sovrano decide di volere di più. Così con un piccolo drappello di soldati torna alla volta della capitale.
È lo storico bizantino Leone Diacono a raccontarci con dovizia di particolari quello che accadrà: la sua scorta sarà massacrata in un’imboscata e lui, catturato, verrà brutalmente ucciso.

A portare la notizia dell’avvenimento alla corte di Kiev si presenta un contingente diplomatico Drevljano. Dopo aver chiesto un incontro alla sovrana, gli emissari le espongono la situazione: la giovane principessa non è in grado di governare e il popolo difficilmente accetterà un passaggio di governo a suo favore. Inoltre, insinuano i diplomatici, nel caso in cui al giovane Sviatoslav dovesse succedere qualcosa, la linea di sangue si interromperebbe e il regno resterebbe senza un sovrano. La soluzione è molto semplice: la principessa sposi il sovrano drevljano, Mal, che garantirà stabilità al regno.

Messa alle strette la sovrana accetta, ma pone una condizione: che i diplomatici tornino l’indomani a bordo della loro imbarcazione, che vengano accolti con tutti gli onori e che si tenga una cerimonia pubblica in cui sancire il loro accordo, così che non paia al popolo che la loro principessa sia stata obbligata a cedere il suo regno in seguito ad un agguato politico dei Drevljani.

Il giorno seguente, mentre un piccolo contingente diplomatico torna a Iskostoren per informare Mal della decisione di Olga, la restante parte degli emissari si ripresentano alle porte della città come d’accordo. C’è una grande festa ad attenderli. I drevljani vengono trasportati a palazzo di mano in mano sulla loro imbarcazione ma, una volta lì, una macabra sorpresa li attende: Olga durante la notte ha fatto scavare una profonda fossa nel terreno e lì i suoi sudditi lasciano cadere la barca con i diplomatici, che vengono sepolti vivi.

Soltanto quando i gemiti cessano la Reggente ordina di mandare un messaggio a Mal: Olga ha accettato di sposarlo, come sicuramente gli avranno accennato i diplomatici tornati alla sua corte, e vorrebbe partire immediatamente per la capitale Drevljana, così da discutere le condizioni del matrimonio in prima persona. Ma la strada è pericolosa, pensi il sovrano a cosa è capitato al suo povero marito. Può inviare forse una scorta, i suoi migliori soldati, per accompagnarla nel viaggio?

Pochi giorni dopo arrivano a corte i soldati di Mal, accolti anch’essi con i massimi onori. Viene organizzato un sontuoso banchetto, durante il quale la sovrana chiede ai soldati il luogo preciso dell’assassinio di Igor: prima di sposarsi con il loro sovrano vorrebbe avere la possibilità di recarvisi, così da celebrare un funerale solenne, secondo la tradizione pagana. Una parte di soldati parte immediatamente per organizzare, mentre l'altra resta a palazzo. Olga e la sua scorta partiranno entro qualche giorno, ma, dopo il lungo viaggio che hanno intrapreso fino a Kiev i Drevljani saranno stanchi, vogliono riposare? Possono usare la sauna della reggente, una grande costruzione in legno situata poco fuori dal palazzo. E mentre il vapore sale e i muscoli dolenti dei soldati pian piano si rilassano, la porta, l’unica via d’uscita, viene serrata e viene dato fuoco alla struttura. I Drevljani gridano e Olga da fuori assapora la musica della sua vendetta fino a che non ritorna il silenzio.

Quando, con la sua scorta di uomini di Kiev, giunge alle porte del villaggio in cui era stato ucciso il marito, la cerimonia funebre è pronta, ci sono i soldati della scorta partiti pochi giorni prima e una lunga serie di funzionari inviati da Mal a recare appoggio alla futura sovrana Drevljana. Si tiene un grande banchetto a spese della reggente, che non lesina sul cibo e sull’idromele. La notte, quando i soldati e i funzionari sono spossati e ubriachi, dà ordine ai suoi di attaccare. È un vero e proprio massacro. Si dice di circa 5000 Drevljani.

Dopo aver pianto per l’ultima volta sulla tomba di Igor, Olga torna a palazzo e dichiara guerra a i Drevljani. Siamo nel 946 e la casta diplomatica, militare e amministrativa nemica è già stata decimata. Hanno luogo diversi scontri, tutti vinti dai soldati di Kiev. Le città dei nemici cadono. Solo Iskostoren resta in piedi e Olga decide di guidare personalmente l’attacco alla capitale, il cui assedio durerà circa un anno.

Rendendosi conto di essere in una situazione di stallo, la sovrana manda dei messaggeri a Mal. Tutte le altre città hanno accettato di sottomettersi, perché loro preferiscono morire piuttosto che accettare di pagare a Kiev i tributi? La risposta arriva immediatamente: gli abitanti di Iskostoren sono più che disposti a pagare, temono soltanto che Olga voglia vendicarsi della morte di Igor. Ma quando lei fa sapere loro di essere soddisfatta, di non aver bisogno di altra morte in memoria del Gran Principe, la situazione si scioglie.

La sovrana è ben consapevole che, dopo un assedio prolungato come quello, difficilmente i Drevljani saranno in grado di offrire un tributo consono alla capitale, non ne hanno le risorse. Per questo si dice disposta ad accettarne uno simbolico, tre piccioni e due passeri a famiglia saranno più che sufficienti. Il giorno seguente vengono recapitati i volatili in grandi gabbie di metallo. Olga prima dà ordine di sciogliere l’assedio e l’esercito inizia i preparativi per la partenza, poi quella stessa notte comanda di legare alle zampette degli uccelli dei lunghi nastri di stoffa al termine dei quali vengono appesi dei sacchettini di zolfo. Una volta fatto questo, mentre l’esercito si allontana, viene dato fuoco ai sacchettini e vengono liberati gli animali; questi, terrorizzati, per istinto tornano i loro nidi, nella capitale, e l’intera città prende fuoco. I pochi superstiti vengono attesi alle porte della città e fatti schiavi dai soldati di Kiev.
È la fine del popolo Drevljano, che da questo momento non sarà più citato all’interno delle cronache russe. Olga, infine davvero soddisfatta, torna a casa e, ottenuto il rispetto e l’appoggio del popolo, si dedica al buon governo del suo regno.

Nei restanti anni di reggenza si dedica a una vera e propria opera di riforma economica, legislativa e territoriale. Attraversa tutto il suo regno stabilendo confini e rivoluzionando il sistema di riscossione dei tributi, proprio quel sistema che aveva portato alla morte di Igor: da questo momento non saranno più i governanti ad occuparsi della questione ma funzionari di palazzo scelti dalla corte. È una riforma importantissima che costituisce il primo mattone di quella che sarà la stesura legislativa della Rus’ di Kiev, nominata Russkaja Pravda, giustizia di Rus’.

Organizza poi stazioni commerciali, territori di caccia, definisce i confini, migliora e modernizza le città. Soprattutto centralizza il governo tramite i Pogosti, centri di commercio che fungevano anche da centri amministrativi, importantissimi anche per l’unificazione etnica e culturale di un paese in costante espansione. Durante le campagne militari del figlio lei rimane a governare Kiev, nel palazzo, con i nipoti. Resta al potere anche durante l’assedio del 968 salvando la città dai Peceneghi, popolazione turca nomade dell’asia centrale.

In una storia così lontana, profondamente permeata di spirito agiografico e per tanto costitutiva di una mitologia della patria di Rus’, è certo che Olga si converta al cristianesimo. Nel 957 si reca personalmente a Costantinopoli per concludere con l’imperatore bizantino alcuni accordi commerciali e qui pare trovi la fede, viene battezzata dal patriarca Polieucte con il nome di Elena e Costantino VII Porfirogenito le fa da padrino. Non è certo che questa sua conversione sia dettata da questioni religiose o politiche, sta però di fatto che Olga diventa la prima sovrana Ortodossa della Rus’ e, una volta tornata in patria, si dedica ad una grande opera di evangelizzazione dei suoi sudditi.

Al netto delle sue buone intenzioni il popolo dei Rus’ è però fortemente legato alla tradizione pagana e inizialmente la regina trova molte resistenze alla conversione; per questo nel 959 chiede aiuto a Costantino VII che invia un piccolo gruppo di vescovi ad aiutarla in questa opera di evangelizzazione, ma, dopo poco tempo, gli emissari bizantini vengono cacciati dai soldati dello stesso figlio di Olga, Sviatoslav, radicalmente pagano. Olga perde consenso tra il suo popolo.

Nonostante la grande resistenza che si trova ad affrontare, Olga prosegue nel suo intento e fa edificare un gran numero di chiese per tutto il territorio della Rus’, facendo anche promettere al figlio che, quando lei non ci sarà più, non farà perseguitare i cristiani che piano piano si stanno convertendo. Nonostante Olga non riuscirà mai a convertire il figlio Sviatoslav, che governerà per tutta la sua vita come principe pagano, il nipote della sovrana, Vladimir, arderà invece di un forte spirito cristiano. Richiederà nel 988 il battesimo per sé, per la sua famiglia e per l’intero suo popolo, divenendo lui stesso evangelizzatore e poi assunto come santo dalla chiesa ortodossa.

Il processo di cristianizzazione della Rus’ non sarà semplice né tantomeno immediato. Si susseguiranno scontri e ribellioni tra i pagani, che verranno da Vladimir represse nel sangue. Nonostante questo l’opera verrà lentamente portata a termine. Olga muore l’11 luglio del 969, senza poter assistere alla trasformazione cristiana del suo paese. Tre giorni prima della sua morte si dice che Sviatoslav avesse annunciato di voler spostare la capitale e la sua corte a Perejaslavets, lungo il Danubio. Olga, troppo malata per il viaggio, gli chiede di restare con lei per i suoi ultimi giorni e il figlio acconsente.

Dopo la sua morte l’intero paese è in lutto e, nonostante le divergenze religiose, Sviatoslav decide di celebrare per lei un funerale cristiano, con il vescovo personale della madre, Gregorio, che officia la funzione, e nessun banchetto celebrativo, tipico della tradizione pagana.
Non è chiaro quando Olga venga canonizzata, secondo alcuni storici probabilmente nel 1284 insieme a Vladimir, quando il metropolita Maximos convocò i vescovi per un concilio, trovandosi nei resoconti dell’anno seguente notizie di come il metropolita stesse girando i territori ortodossi per annunciarne la canonizzazione. Nel 1547 la chiesa ortodossa la nomina ufficialmente santa con il titolo onorifico di isapostolos, uguale agli apostoli, e ad oggi Olga è santa sia per gli ortodossi che per i cattolici, patrona delle vedove e dei convertiti.



Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026