Yayoi Kusama è un’artista nata il 22 marzo 1929 a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, in Giappone. Diviene famosa per l’uso intensivo dei pois e le installazioni sull’infinito, che le sono valse tra l’altro la definizione di “artista ossessiva”. Si avvale di molteplici tecniche artistiche: pittura, scultura, videoarte, performance e installazioni. Esplora inoltre stili diversi come la pop art e il minimalismo, sperimentandosi anche con il cinema, la poesia, la narrativa, la moda.
La sua multiforme carriera artistica prende avvio da bambina, intorno ai dieci anni, quando inizia a disegnare pois di ogni dimensione. Nonostante l’iniziale opposizione della famiglia, riesce a ottenere il permesso di studiare alla City Specialist School of Arts di Kyoto, dove resta solo per un anno, dal 1948 al 1949. Gli attriti familiari, soprattutto con la madre, e il forte desiderio di diventare un’artista a tutto tondo la spingono a lasciare il Giappone e a stabilirsi negli Stati Uniti nel 1957. I primi anni a New York sono piuttosto difficili. “In quei primi mesi ero molto povera, realizzavo tanti quadri, ogni giorno disegnavo e dipingevo così potevo sentirmi realmente appagata, il mio unico scopo era quello di fare la storia dell’arte negli Stati Uniti, ormai non riuscivo a pensare a nient’altro. Quando ero in aereo vedevo dei motivi riflessi nell’oceano e li ricreavo nella mia arte” 1. Le sue prime opere a New York evidenziano da subito uno dei motivi fondamentali della sua espressione artistica: i pois, riprodotti in modo ossessivo sull’intera superficie di grandi tele, creando un effetto continuum, che coinvolge sia l’artista sia l’osservatore.
Negli anni Sessanta ha la possibilità di esporre i suoi dipinti alla galleria d’arte Brata, già trampolino di lancio per diversi artisti. È l’inizio di un periodo intenso di esplorazione e creazione artistica per Kusama, che si orienta presto verso la pop art e la performance, diventando una figura molto nota accanto a nomi quali Donald Judd, Claes Oldenburg e Andy Warhol. Esempi della sua produzione artistica di quegli anni sono le opere Accumulatium o Sex Obsession, o alcune performance audaci, in cui Kusama ricopriva di pois i corpi nudi dei partecipanti, trasformandoli in elementi stessi delle opere.
La ripetizione ossessiva dei pois si collega anche a un altro tema che viene alla luce in quegli anni americani: l’interesse marcato verso il sesso. Esempi sono una poltrona in Accumulation No. 1 (1962), ricoperta di piccole sculture falliche, oppure Infinity Mirror Room - Phalli’s Field (1965), una stanza rivestita di specchi, con il pavimento disseminato da centinaia di falli imbottiti e dipinti a pois rossi. L’artista era influenzata dai movimenti che sostenevano il pacifismo e l’amore libero. Nel 1973 ritorna in Giappone e dal 1977 sceglie di vivere in un ospedale psichiatrico, continuando comunque a fare arte. Si dedica alla scrittura di poesia e narrativa surrealista: si segnalano in particolare The Hustlers Grotto of Christopher Street (1984) e Between Heaven and Earth (1988).
A partire dal 1989 torna a farsi conoscere a livello internazionale con mostre a New York e in Inghilterra. Nel 1993 rappresenta il Giappone alla Biennale di Venezia con Mirror Room (Pumpkin): una sala rivestita di specchi e zucche ricoperte di pois. Nel 1994 collabora con Peter Gabriela alla realizzazione del videoclip per la sua canzone Lovetown (1994), in cui, ancora una volta, emergono i simboli della sua creazione artistica: pois, reticolati, cibo, sesso.
Tra il 1998 e il 1999 alcuni tra i maggiori musei del mondo – il Los Angeles County Museum of Art, il Museum of Modern Art di New York, il Walker Art Center e il Museum of Contemporary Art di Tokyo – ospitano retrospettive dedicate alla sua arte.
Nel 2006 riceve il premio Praemium Imperiale per la pittura conferito dalla Japan Art Association. Altri grandi musei si sono dedicati in seguito ad allestire mostre delle sue opere. Tra loro, il Whitney Museum of American Art (2012), di New York, e l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden (2017), di Washington, che in quell’occasione registra un numero di visitatori senza precedenti.
Nel 2012 spicca una collaborazione particolarmente prestigiosa tra l’artista e la casa di moda Louis Vuitton: vengono realizzati capi di abbigliamento e accessori ornati dei suoi caratteristici pois e reticolati. Nel 2017 a Tokyo viene inaugurato un museo a lei dedicato, il Yayoi Kusama Museum, situato vicino al suo studio e all’ospedale psichiatrico in cui ha vissuto.
Note
1 Yayoi Kusama. Alla scoperta di un’artista poliedrica: tra pois, arte e sogni, in NotiziArte, 5 ottobre 2020.