Adelasia Cocco

Sassari 1885 - Nuoro 1983
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“Non è stato facile, essere accettata dalla società. C’erano troppi tabù da abbattere, ho dovuto lottare contro tutti, in un ambiente ostile che voleva il sesso debole relegato tra i fornelli di casa. Ho vissuto un’esperienza bellissima a contatto con i poveri, i contadini ed i pastori […].” 1

 

Adelasia Cocco nasce a Sassari nel 1885, figlia di Salvatore Cocco Solinas, intellettuale ed amico di Grazia Deledda. Respirare in famiglia atmosfere culturali innovative sarà un importante stimolo per questa grande donna sarda. Il padre infatti, poeta-narratore, nonché collaboratore del giornale “Sassari” e della “Rivista delle tradizioni popolari italiane”, è una figura di spicco nell’ambiente intellettuale sassarese. Incoraggiata a studiare, Adelasia sceglie di diventare medico. 

Per capire appieno la portata del suo impegno e del suo coraggio è necessario fare alcune premesse di carattere legislativo.

La riforma Gabrio Casati, prima legge sull’Istruzione del sistema scolastico italiano postunitario, stabilì che il primo biennio della scuola elementare fosse gratuito, obbligatorio e uguale per entrambi i sessi. Un livello di istruzione superiore non era facilmente accessibile alle donne e agli uomini appartenenti agli strati popolari. 

 

Adelasia Cocco, decisa a diventare medico, nel 1907 si iscrive (unica donna) alla facoltà di Medicina e Chirurgia a Pisa. Nel 1913 si laurea Sassari con una tesi dal titolo “Potere autolitico del siero di sangue come contributo alle reazioni immunitarie”.

Nel 1913, chiede di ricoprire l’incarico di medico condotto in Barbagia. Per questo si scontra sia con la comunità medica maschile sarda (e in generale italiana) secondo la quale “Nessuna donna è in grado di raggiungere un posto eminente nella professione medica”,2 sia con l’opinione pubblica sarda, che la guarda con sospetto. Il Prefetto, che definisce la sua richiesta “sconveniente e spudorata, perché è una donna!”, prima esita poi è costretto a firmarle l’incarico, in quanto non può appigliarsi ad alcun cavillo legale.

Adelasia inizia esercitare la sua professione a Lollove, sempre in Barbagia, un paese di circa 400 anime rimaste senza medico perché ucciso in un agguato. Per curare i suoi pazienti, contadini e pastori che segue con umanità e generosità, percorre, a dorso di mulo, strade impervie minate da banditi. Con lei, come scorta, c’è un incaricato del Comune. Questo fino al 1919, anno in cui decide di prendere la patente per arrivare in minor tempo dai suoi pazienti. La dottoressa Cocco non è quindi solamente il Primo Medico Condotto d’Italia, ma è anche la prima donna a prendere la patente in Sardegna (la prima in Italia è la torinese Ernestina Prola nel 1907). 

Grazie alla sua forza e alla sua capacità medica riesce a conquistare la fiducia dei pazienti, che iniziano a rispettarla e ad apprezzarla.

 

Adelasia sposa Giovannico Floris, un veterinario, da cui ha un figlio di nome Giovanni. La morte prematura a soli tre anni di Giovanni per scarlattina la segna tantissimo, ma è anche un ulteriore stimolo per continuare nella sua attività di medico condotto e per approfondire gli studi sulle malattie infettive. Adelasia è infatti un’ottima e stimata dottoressa, ma anche una moglie ed un madre attenta e presente. 

Nel 1928 diventa Ufficiale Sanitario a Nuoro ed in questa veste fa opera di educazione sanitaria. Raduna le donne ed insegna loro le nozioni basilari di medicina, contribuendo in questo modo all’ingresso delle donne nel campo della sanità e, come sarda, contribuendo all’istruzione delle giovani in un contesto regionale tutt’altro che aperto alle innovazioni.  

Adelasia considera la malattia come un fatto sociale e politico ed arriverà a dirigere nel 1935 il Laboratorio Provinciale d’Igiene e Profilassi: importanti i suoi studi di  Microbiologia a Roma, all’Istituto di Sanità Pubblica e presso l’Università di Pisa concentrati, in particolar modo, sulla rabbia, sulle enteriti e sulla malaria. 

 

Grazia Deledda, amica di famiglia, le dedica un racconto, ”Cosima, in cui evidenzia il coraggio di una donna colta in un contesto chiuso e tradizionalista. Coraggio che hanno anche altre dottoresse italiane che, come lei e con lei, in quegli anni combattono contro i pregiudizi e gli stereotipi (tra queste ricordiamo Clelia Lollini, Anna Kuliscioff, Amalia Moretti Foggia). Con queste colleghe lei, dalla Sardegna, mantiene sempre i contatti: successivamente svolge un ruolo attivo attraverso l’Associazione Nazionale Italiana delle Dottoresse in Medicina e Chirurgia, sorta nel 1921 (oggi conosciuta come Associazione Donne Medico).

 

Adelasia Cocco, donna colta, temeraria e combattiva, muore a Nuoro a 98 anni

Grazie a lei molte donne hanno scelto di intraprendere la professione medica, tanto che nel 1983, anno della sua morte, le iscritte all’Università di Medicina e Chirurgia di Sassari erano più di 1000 contro i poco più di 900 maschi.

La Dr.ssa Cocco è stata iscritta all’Ordine di Nuoro in data 20.10.1958, pagina 179 del registro dei verbali al n°386. 3

  1. Da un’intervista ad Adelasia Cocco  ^
  2. Frase pronunciata dal Professor Gughetti dell’Università di Pisa  ^
  3. L’immagine e i dati dell’iscrizione all’Ordine per gentile concessione del Dottor Giulio Mingioni (ordine dei medici chirurghi e odontoiatri Nuoro).  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Grazia Deledda, Romanzi e Novelle (prima parte) Cosima. Arnoldo Mondadori Editore  1971

Il novecento delle Italiane una storia ancora da raccontare -Editori Riuniti -2002

Ordine dei Medici di Nuoro

Articolo a lei dedicato su www.unione sarda.it

Volti di donne: Adelasia Cocco su sardegnasocieta.com

E. Tognotti,  «Il messaggero sardo», luglio 2001

Maria Grazia Colombari

Laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Torino. Già docente SISS presso la stessa Università. Docente di Lettere Scuole Superiori. Relatrice in convegni e Università nazionali e internazionali su tematiche femminili e letterarie. Consulente editoriale per testi di storia per Mondadori, Loescher. Ha pubblicato per la Robin Edizioni Roma: Tutt’è peccate murtale so ffemmene donne e pregiudizio nei proverbi dialettali italiani, Salvatore Morelli, il deputato delle donne (Palazzo Montecitorio - inaugurazione del Busto del primo femminista italiano), Non c'era una volta la donna. Dal codice Pisanelli al regime fascista (Giornata del Libro politico – Camera dei Deputati – Roma), La forza del sesso debole-Le donne e la rivoluzione Francese, Industriale, Sovietica, Pazzi per la scuola (il libro ha fatto parte del progetto Voltapagina: la fiera del libro di Torino entra nelle carceri). Analisi sull’art.37 della Costituzione. La donna lavoratrice di serie B (Pari opportunità – Parlamento Roma). Nel 2019 le viene conferita la cittadinanza onoraria di Carovigno “Per aver dato lustro con le sue pubblicazioni e le sue testimonianze in diverse cerimonie istituzionali e di approfondimento culturale a Salvatore Morelli”.
Sposata con il dottor Gaeta, vive a Saluzzo (CN) e ha due figli.

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